|
 |
Adele Desideri
IL PUDORE DEI GELSOMINI
prefazione di Tomaso Kemeny
Raffaelli Editore, Rimini 2010
ISBN 978-88-89642-2, pgg. 67, € 10,00
Per ordinare il libro:
Raffaelli Editore, Vicolo Gioia 10, Rimini
Tel. 0541 21552
raffaellieditore@rimini.com
|
Elegia
Padre, io amo.
Esisti
e sei un altrove.
***
Non madre, non figlia,
non troppo.
Chi tesse l’intrigo
dei sensi gelosi?
L’invidia senile
coglieva i tuoi cocci,
arido il seme
ti sterminerà!
Non madre, non figlia
non contro.
E, madre,
io scelgo la figlia
e tengo da conto
il ricatto del tempo
che langue
e che tu mi rinfacci
perché senti il tuo tempo
che se ne va.
E veglio, non dormo
consumo i relitti
e spargo i detriti
di nuove passioni
e teneri amori.
Poi graffio e mi perdo.
Ma tu non lo sai
cosa passa nel cuore
cosa vive di notte
e tace di giorno.
O muore con te,
per me o per l’altra
che è stata,
e ormai non è più.
Non madre, non figlia,
non tra noi due.
Non padre, non qui.
E dove c’è fatto
e misfatto
io scrivo
e poi me ne vado.
Silente, raminga,
furiosa, beffarda,
disperdo le ossa,
pago lo scotto
e non mi consolo.
Addio vita esclusa
o reclusa
comunque sconfitta.
***
Viso di rughe,
palpebre stanche,
seni avvizziti,
letto poi vuoto.
Notte ingiuriosa
e romanzi ammuffiti
che poi svenderò
per due vecchie lire.
Il padre tradisce
la figlia e la figlia
la figlia lusinga.
Io, madre, non dormo,
distruggo la vita
e canto l’inferno.
Non sogno altri lidi
imbianco e poi sbianco.
Trattengo il respiro
fingo tre passi
di orgoglio,
un salto nel vuoto.
Poi morte del sonno
e freddo sorriso.
I morti non sanno
le lacrime, i sogni
dei vivi.
I vivi dei morti
non sanno che il gelo.
Non figlia, non madre,
non padre, non qui.
E sia luce cupa,
si offuschi
il gesto tuo insano
che tu non volevi
e io non archivio.
Io morte,
io lucida insegna,
io sola detergo
le membra, ma poco,
e veglio il dolore
o meglio il sapore
di vita che muore.
Addio a mio padre,
addio all’amante
di tante parole.
Ora, tiepido amore.
***
Gesti
un po’ spenti,
l’ insonnia mi culla.
Non padre, non qui.
È madre la figlia
e, figlia, è nemica,
perché amata da troppi.
Non c’è alcun bisogno
della tarda tua età.
Solo la forza
d’un verso tiranno.
Tu sei la mia pena,
il lento morire
se volgi le spalle
o distogli lo sguardo.
E ancora tu sei
latte e miele
sorella distorta
venere acerba
seno mal tolto,
poi nulla più.
Non posso, non posso
violare il ricordo,
calcare dolente
le strade di Dio.
Non posso, non posso
restare quaggiù
senza madre né padre.
Senza te,
Giuda Iscariota
o Isacco indifeso
o Abramo solerte.
Ti amavo,
mi amavi,
ma il treno,
lutto e destino,
scorreva e fischiava.
***
Resto alla gogna
il buio è dolore,
non placo il rancore
e conto e riconto
i miei pochi averi.
Torva, io strega
mi accingo
a languire,
a finire la sorte,
a gettare la veste
e perire in silenzio.
© Adele
Desideri, da "Il pudore dei gelsomini"
Il libro
“Il
pudore dei gelsomini” di Adele Desideri (Bruno Nacci)
Al limite del gesto, la poesia di Adele Desideri sembra mossa da
un’insofferenza più che da una ribellione, dalla coscienza che il
modello alto delle Scritture, a cui pure tenderebbe, è alle spalle
irrimediabilmente e il resto è solo un annaspare, un balbettio
disorientato dei sentimenti, una guerra d’unghie, per
citare Caproni.
Per questo, pur capovolgendo l’esito scritturale, volentieri la
poetessa torinese accosta sacro e profano («Sono la pergamena, tu lo
scriba»), poco curandosi della retorica letteraria, come se le
parole fossero un ingrediente alchemico, un umore da mescolare in un
attimo di rabbia o di consolazione.
Poesia d’amore? Forse, ma non del tutto e a patto di non crederci,
di non cedere alle facili lusinghe, alle svariate forme dell’inganno
e dunque sempre attenta a premere sui pedali, per correggere,
smorzare, lasciare sfogo alla risonanza senza tradire la precisione
del suono, tentata solo dall’immagine («Il mio pennino intinto
nell’inchiostro / dipinge la frattura tra il tutto e il certo»).
Per essere una poesia d’amore, questa raccolta eccede nell’ostendere
il corpo, quello tumultuoso degli amplessi («È una morsa tra
l’inguine e la schiena / il tuo furore / nella gola lo spasimo di
un’allodola sotto / lo sparviero») e quello non meno incombente dei
sogni e dei rimorsi («le rotte proibite»), e mai rinuncia alla
contaminazione, là dove il corpo e lo spirito si uniscono
conciliati: «Le anime bevono / liete / un tocco di vino».
Ci sono, in un dettato denso e a volte aspro, dolcezza, rancore e
nostalgia per le figure della madre e del padre che, a differenza
del nobile affetto di Sbarbaro («Padre, se anche tu non fossi il mio
/ Padre….»), sembrano spettri mai domi («Addio a mio padre, / addio
all’amante / di tante parole. / Ora, tiepido amore»; «Non madre, non
figlia / non contro. / E, madre, / io scelgo la figlia»), antiche
ripulse e tentazioni, ferite da non rimarginare.
In questa poesia così vicina all’invettiva (di nuovo la memoria
biblica), ci sono anche rari momenti di abbandono e di gioco:
«Voglio regalarti un frisbee / e chiuderti nella cassa magica / con
i birilli e le biglie colorate»; ma il senso complessivo se non
finale sembra essere quello di una esposizione febbrile alla vita,
dove realtà e metafora si scambiano sapientemente i ruoli, per
illuminare meglio un’anima che s’interroga, con inquietudine, con
tormento ma anche con lucida e cristiana severità: «Una vita spesa
/a bruciare i crocefissi / nei giorni appesi ai chiodi». (Bruno
Nacci)
“Il
pudore dei gelsomini” di Adele Desideri (Paolo Ruffilli)
La chiave di lettura della poesia di Adele Desideri è il filo
onirico: quel tanto di inventività fantastica, di visionarietà che
interviene sempre ad animare le situazioni facendole levitare e
caratterizzando in aerea leggerezza le presenze di persone e di
paesaggi per virtù dell’autrice nel suo stesso farsi leggera. I
luoghi sono prima sognati o intravisti nella visione che
effettivamente documentabili, anche se reali. E questo vale anche
per le presenze umane, rese diafane e lattiginose da uno schermo
che, mentre le vela, nella loro improvvisa luminosità anche le
rivela; in particolare, per forza e suggestione, il padre. Del resto
tutto vive nella raccolta Il pudore dei gelsomini in
una intermittenza dominata da una direttrice intellettuale: la voce
della morte, che non è qui tanto un’ossessione quanto invece una
misura di consapevolezza, nel rapporto e nel colloquio costante con
le ombre dentro l’alone di una musica particolarissima. [continua]
L'Autrice
Adele Desideri
- poeta, saggista e critica letteraria, studiosa di fenomenologia
delle religioni - vive e lavora a Milano. Ha pubblicato tre libri di
poesie: Salomè (Il Filo, 2003) con nota critica di
Vito Riviello, Non tocco gli ippogrifi (Campanotto,
2006) con postfazione di Ottavio Rossani, Il pudore dei
Gelsomini (Raffaelli, 2010) con prefazione di Tomaso Kemeny;
e le plaquettes Aforismi (Pulcinoelefante, 2005);
Hommage à Piero Manzoni (Pulcinoelefante, 2005); La
terra delle croci, con sette opere di Angela Bucco, (La
collana dei numeri, n. 184, Signum Edizioni d’Arte, 2008);
Cementi surreali (Isaia 53,2), immagine di copertina:
E. Barber, Balcone fiorito (1950 ca.), Copertine di
M.me Webb, giugno 2009. Sue opere sono inserite in varie antologie:
Milano in versi, una città e i suoi poeti, a cura di
A. Gaccione (Viennepierre, 2006); Il silenzio della poesia
e Lo spirito della poesia, a cura di Alessandro
Ramberti (Fara, 2008); Il rosario dei poeti. Autori vari,
a cura di Alfredo Alessio Conti, Ecumenical World Patriarchate
(Boopen, 2009); Le avventure della Bellezza
(1988-2008), a cura di Tomaso Kemeny (Arcipelago, 2009). Ha ottenuto
premi e menzioni in diversi concorsi letterari. È stata finalista al
Festival di Poesia San Pellegrino Terme, 2006, più
volte menzionata al Premio Lorenzo Montano e
vincitrice del premio Giuseppe Longhi, Romano di
Lombardia, 2007, per il quale - nell’edizione del 2009 - è stata
presente in qualità di giurata. La poesia Inganno (da
Non tocco gli ippogrifi) è citata nella tesi di laurea
di Carla di Quinzio, Dopo il figlicidio come dare spazio alla
speranza, Facoltà di Medicina e Chirurgia, Milano, 2006.
Versi della poesia Preghiera (da Non tocco gli
ippogrifi) sono inseriti nella Messa, Cinque
composizioni per tre fisarmoniche e sei voci miste, a cura
del Laboratorio di Musica Contemporanea al Servizio della Liturgia,
Fondazione Radici nel futuro (prima esecuzione assoluta domenica 19
ottobre 2008, Basilica di San Marco, Milano). La poesia
Rondine sciocca è stata selezionata, nel settembre 2009, per
i Murales a Diamante (Cs). Ha ideato e organizzato, in
collaborazione con Alessandro Ramberti, il convegno La poesia,
il sacro, il sublime (Milano, 28 novembre 2009) e ne ha
curato i relativi Atti, che saranno a breve pubblicati in volume
antologico per le edizioni Fara. Nell’ambito didattico è stata
responsabile di un laboratorio on line di scrittura
creativa per i giovanissimi e ha realizzato progetti indirizzati
all’educazione alla cittadinanza con La Casa Circondariale San
Vittore di Milano. È stata tradotta in inglese, francese, spagnolo e
arabo. Scrive per diversi siti, riviste culturali e quotidiani, tra
cui Il Tempo (rubrica L’Orlando curioso,
a cura di Davide Rondoni), L’immaginazione, La
Clessidra, La Mosca di Milano, La Rosa
nel Cristallo, Le Voci della Luna, Il
cavallo di cavalcanti. Sue poesie o note critiche sulle sue
liriche sono apparse su Corriere della Sera,
Corriere della Sera on line (blog di poesia a cura di
Ottavio Rossani), l’Unità, Il Giorno,
La Nazione, CalabriaOra, Poesia,
La Mosca di Milano, La Clessidra,
Eos, Leggere donna, Poliscritture.
Ha terminato il suo primo libro di narrativa, un romanzo di
formazione. Collabora con il Quotidiano della Calabria.
Adele Desideri, da "Salomè"; "Non tocco
gli ippogrifi" e Poesie inedite Adele Desideri,
"Resurrexi" di Roberto Mussapi (recensione) Adele
Desideri,
"Campocroce" di Erika Reginato (recensione)
|