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Franco Santamaria, (In)conoscenza, pittura

FRANCO SANTAMARIA

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Nota a Storie di echi di Franco Santamaria
Lorenzo Anastasio

 

Nel campo strettamente letterario le liriche sono, a mio modesto parere, nel solco della corrente letteraria del Simbolismo - si pensi al distico:
"Anche queste mie pietre saranno / granelli quali scene di infinite sconfitte", mentre nella scia del Surrealismo rimangono versi come quelli della quartina: "Prima del morso della sabbia, / tenace e avvolgente i suoi fianchi di antica / quercia, ai gridi dei gabbiani si confuse il grido mai / rilevato sulla riva d’un naufrago morente."

Dalla prima all’ultima delle liriche traspare una forte sensibilità, che è propria di una persona spinta dal profondo del suo Io a misurarsi con la dura realtà quotidiana, una realtà che il costante progresso tecnologico non riesce in alcun modo a ridimensionare.

Attraverso le espressioni simboliche alla mente del lettore si presenta una sequenza di immagini, che possono trovare una plausibile spiegazione soltanto nella storia del Mezzogiorno d’Italia, a partire dal tramonto dell’Impero Romano d’Occidente; si era nel secolo V dell’era volgare, ed in particolare da allora è venuta sempre più a mancare una certa fiducia nel potere centrale, poco attento e sensibile alle esigenze delle popolazioni meridionali. Purtroppo l’unità politica italiana si sarebbe realizzata soltanto nella seconda metà del secolo XIX.
La problematica socio-economica, il poeta la “sente” fortemente, ed egli indirettamente allude alle responsabilità di coloro che, da un’epoca all’altra, hanno avuto in mano il potere politico, poco o niente occupandosi delle sofferenze dei deboli, dei derelitti, di coloro che nulla contavano nel gioco di interessi contrastanti, dei lavoratori che producevano ricchezza vuoi in un campo vuoi in un altro, ed in particolare in quello agricolo.

*****

Se l’attenzione del lettore va alquanto al di là della storia letteraria, se non si ferma ai limiti dell’orizzonte dei rapporti civili, allora si avverte l’eco di una solitudine esistenziale. Tale “status” è il “leit motiv” che rivela il rapporto del poeta con il cosmo, il senso di isolamento che egli avverte di fronte al mistero, il bisogno pressoché costante di chiamare in causa la "matrigna" Natura.

Nel gran libro dell’Universo l’uomo non può confidare con i suoi sogni in una forza benefica e protettrice, ma deve essere continuamente guardingo nella drammatica realtà in cui è immerso, consapevole dell’estrema fragilità del suo essere. E’ inevitabile andare al di là di ogni speranza, sembra ricordare il poeta a se stesso ed al lettore, ed il suo stato d’animo felicemente corrisponde alla "malinconia dell’autunno quando cede / colori e foglie al vento / e le foglie si fanno a pietà della terra / lenzuolo di antichi profughi."

Come la luce a poco a poco va scomparendo per dare posto alle tenebre, così l’uomo si avvicina alle soglie della morte nel timore che tutto si dissolva nel silenzio.

Solitudine, lotta, sofferenza, anelito recondito del trascendente, dubbio, mistero sono le fonti da cui scaturiscono le aspirazioni poetiche di Franco Santamaria.

Lorenzo Anastasio

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FRANCO SANTAMARIA: LETTERATURA E ARTE
Quando LETTERATURA e ARTE esprimono, metaforicamente, la dura condizione dell'uomo.