Franco Santamaria,poesia,narrativa,pittura,culturapoesia narrativa pittura arte
   

 

Massimo Siviero

FRANCO SANTAMARIA

Opere
Hanno detto di
Franco Santamaria
Biografia
Biographie 
SALA DEGLI OSPITI
Poesia
Narrativa
Arte
Critica-Sagg.
Citazioni

Eventi Culturali Naz.
Concorsi Letter./Art.
Link Culturali

SALA DEGLI OSPITI

 

NARRATIVA / MASSIMO SIVIERO


Mater Munnezza

Massimo Siviero, Mater Munnezza - romanzo noir

Massimo Siviero
MATER MUNNEZZA, romanzo noir
Edizioni Cento Autori, Collana Tracce misteriose
ISBN 978-88-97121-13-8, pagine 216, € 13,00


Per ordinare il libro:
Edizioni Cento Autori
Via Genovesi, 5 –  80010 Villaricca (NA)
- tel./fax 081 5066684
- centoautori@centoautori.itwww.centoautori.it
 

 

Stralcio del romanzo

Trovarono il professore Basile ancora impegnato per un esame sommario del cadavere. Aveva appena finito con i rilievi sulla temperatura del corpo. Abruzzese ebbe un attimo di riflessione. Il sole, il mare, la piscina, i tavoli del ristorante all’aperto sotto un gazebo, l’atmosfera vacanziera fuori tempo e fuori luogo, la boutique con le luci lasciate accese facevano un contrasto solo apparente con quella scena di morte. Pensieri, azioni, movimenti incessanti con gente che andava e veniva, tutto sembrava così meccanico e tradiva un nervosismo collettivo. «Ecco la zavorra». Abruzzese si distolse e indicò i tre sub che poggiavano un blocco di pietra a pochi passi sul viale. C’era ancora legato il pezzo di fune spezzato. Si avvicinò alla duchessa rimasta un po’ distante: «Signora, dovete vedere se riconoscete il cadavere».
Il medico legale scostò l’ultimo lembo della benda che avvolgeva la testa, avendo cura di non asportare qualche pezzo di epidermide. Notò che le garze non si erano attaccate alla pelle.
«Accidenti!» l’omino ebbe un mezzo sussulto.
L’agente della Scientifica orientò la videocamera collegata al PC e trasmise le immagini al sistema centrale. Era scavato e alquanto sfigurato, ma non sfuggì che doveva essere il volto di una ragazza. Quello che subito colpì fu un cerotto sulle labbra. Basile provò a staccarlo, ma non si scollò di un millimetro.
«Mah…» sibilò.
«Guardate ncojie… non è una cicatrice…» Abruzzese fece notare uno strano segno sul collo.
Anche se di dimensioni piccole, era ben visibile una strana figura cerchiata.
Il professor Basile osservò attraverso una lente d’ingrandimento:
«Molto curioso, sembra un vecchio con la barba».
Abruzzese stava fissando il viso deturpato del cadavere.
«L’azione della fauna marina» spiegò il medico. Il commissario manifestò il suo dissenso:
«Ma era protetto dalla plastica ermeticamente chiusa col mastice».
«Qualche piccolo divoratore entrato dalle fessure».
Il commissario scosse la testa: «Bah, non direi a giudicare da quelle bende… e quiste…che significa? Un viso deturpato e imbellettato…È strano, molto strano».
Era visibile del fard su fondotinta.
«Strano che?» chiese il medico legale.
«È ttutte ne rattattuje…».
«Che c’entra il cartone animato del topo Rémy?».
«Ho detto rattattuje, sicuramente deriva da ratatouille e in fondo è la stessa cosa, dalle mie parti è confusione e in francese vuol dire pasticcio… tornando a noi, se si fosse bagnata l’immagine del vecchio si sarebbe cancellata». Basile sorrise: «Il tatuaggio è resistente all’acqua».
Abruzzese guardò meglio quel segno: «Non è un tatuaggio».
«Beh, sì, è inchiostro henné delle foglie di Lawsonia».
«Decalcomania, è ‘na decalcomania, si usava una cinquantina d’anni fa, si riproduce per pressione su un tampone di carta bagnata». La faccia di Basile assunse un’espressione feroce.
Miryam Levi si avvicinò e subito dette un urlo: «Cielo santo! Poveretta!...».
Ebbe un mezzo mancamento e fu sorretta da D’Errico. «Spiegatevi! La conoscevate?» fece perentorio Abruzzese.
La duchessa si passò una mano sui capelli, osservò di nuovo quei resti:
«No… no… Mio Dio, che spettacolo!… » girò la testa per non vedere. «Una ragazza… una ragazza era venuta una settimana fa e ha chiesto di fare la cameriera, le ho detto che non c’era posto e che le avremmo fatto sapere…». «E allora?» domandò il commissario.
«Si somigliano, le ragazze si somigliano tutte, potrebbe essere lei, non lo so…».
«Sapete come si chiamava? Voglio dire l’altra, l’ha accompagnata qualcuno?».
«Non so neppure come sia entrata, cioè…» girò lo sguardo verso il direttore. Cosimo Vitale tossì ripetutamente e spiegò: «Nini, l’ha portata Nini, ha pensato di fare un’opera buona, non sappiamo neppure il suo nome».
L’ispettore ricordò al commissario che Nini era il gestore dei posti barca. Il sostituto Giametta uscì dal silenzio: «Non vedo un collegamento tra i due soggetti».
«Chi può dirlo, c’è sempre tra i viventi» fece un po’ enigmatico Abruzzese che cacciò da una tasca tre o quattro semi di arachidi e cominciò a ruminarli. Malinconico capì che l’indagine era in pieno svolgimento. Abruzzese si rivolse alla duchessa: «Portare una sconosciuta nella villa è stata un’azione a dir poco meritoria». «Faccio molta beneficenza nelle dame di carità» la duchessa era provata e si ritirò. Un uomo distinto dai capelli brizzolati fissava sgomento il cadavere e l’insolito assembramento. Indossava una polo blu, pantaloni alla zuava di lino bianco e aveva gli stivali. «Posso sapere che succede?» domandò. «Se mi dite chi siete» lo invitò Abruzzese che attizzò il sigaro facendosi venire la tosse.
«Levi, Quadriziano Levi. Ho visto tutte quelle auto, immagino che siate un poliziotto».
«Il marito della duchessa?». Intervenne il direttore: «No, il fratello… duca, vi presento il commissario Abruzzese». «Si soffoca, fate un po’ di spazio!» il medico legale cercò inutilmente di aprirsi un varco. «Capo, chiamo la pattuglia» disse Malinconico.
«Adesso sì, avverti pure i ragazzi prima che vanno via» continuò a osservare tutte quelle facce che fissavano la macabra scena. Malinconico andò a chiamare la pattuglia in sosta davanti all’ingresso mentre i tecnici della Scientifica stavano uscendo. Li fermò appena in tempo per i rilievi sulla porta di casa Levi.
Abruzzese domandò al professore: «Come è morta?».
Si udì un sottile brusio tra la gente che si era accalcata per vedere. «Non ci sono segni apparenti di violenza, comunque il cadavere ci racconterà la sua morte». Intendeva dire sul tavolo delle autopsie. Il commissario osservò: «Non è questa la scena del delitto, il cadavere gettato a mare, niente armi o ferite mortali evidenti, tutto è ribaltato». I presenti erano alquanto disorientati. Gli agenti mantennero a distanza i curiosi.
«Quiste corpo rimasto in acqua ci complica un po’ la vita. Avete stabilito l’ora della morte?» domandò Abruzzese a Basile. Il medico sospirò, verificò la rigidità dei muscoli, guardò l’orologio.
«Dunque?» domandò il magistrato Giametta. Abruzzese calcolò: «Sono le undici e quaranta, più o meno sei o sette ore fa?».
Ercole Basile rispose: «Non c’è autolisi e nemmeno putrefazione, sì, la ragazza è morta tra le quattro e le sei di questa mattina». «È già un dato prezioso» commentò il sostituto Giametta.
«Questo passa il convento» osservò Abruzzese.
Il medico nano gli lanciò un’occhiataccia, poi girò il cadavere sulla schiena. Erano visibili alcune chiazze violacee: «Lo confermano le macchie ipostatiche, adesso ci trasferiamo all’obitorio». Abruzzese sospirò: «Allora siamo a posto, almeno questo esclude i motonauti… Milie, fatti dare le generalità». «Già fatto» spiegò Malinconico.
Un giovane ascoltava, età sui venti, ironico più che gentile. Era appena arrivato nel suo carro armato scuro e un po’ lugubre: tipico dei Suv.
«Eccomi qua, sono anch’io uno di loro se non è un delitto».
«Uno di che? Qua non potete stare» Abruzzese non fu tenero. Intervenne di nuovo il cerimoniere Vitale, un accenno di sorriso per allentare la tensione: «Commissario, è Diego Levi Colonna».
Il ragazzo aveva un sopracciglio con finta cicatrice alla Tyson, giubbino di pelle leggera sopra una t-shirt e scarpe bianche particolari. Niente acne, il viso levigato e senza un brufolo.
Il commissario pensò che l’aria e il sole in riva al mare dovevano fargli bene.
«Nostro nipote» precisò il duca Quadriziano. «Eggià, il rampollo, studente?». «Primo anno di medicina». «Anche voi motonauta, suppongo» Abruzzese prese da una scatola con la scritta Ozona un pizzico di snuff e tirò nelle narici. «Volete dire campione di motonautica» disse fiero.
Diego Levi che si accese una sigaretta e la lasciò pendere all’angolo della bocca.
«Le avrete assicurate contro le rapine» Abruzzese indicò le scarpe.
«Ah, Paciotti, pelle di cervo e argento, sì, una serie limitata».
«Una fortuna, immagino» il commissario starnutì.
«Non esageriamo, solo settecento euro».
Entrò e si fermò a due passi nel viale il furgone nero della mortuaria. Scesero in due e si avvicinarono a un cenno del professore. Caricarono il corpo sulla lettiga dopo averlo insacchettato. Partirono per l’obitorio in via Pansini sul versante ospedaliero
della collina.

© Massimo Siviero


Il libro

Il commissario Abruzzese è tornato a Napoli. Dopo diversi anni passati alla questura di Milano, è stato trasferito nuovamente nella città dai mille problemi, dove ogni emergenza diventa cronica, dove i doveri sono ignorati, o considerati optional, e i diritti puntualmente calpestati. Ma Abruzzese, di nome e di nascita, non è affatto scoraggiato. Appena messo piede nel suo nuovo ufficio, si imbatte in un efferato omicidio, vittima una ragazza, sul cui corpo l’assassino, o gli assassini, hanno infierito con un rituale agghiacciante. Purtroppo, questo delitto è solo il primo di una serie…
Il romanzo “Mater Munnezza” di Massimo Siviero, edito da Edizioni Cento Autori è un noir napoletano nato dalla fantasia di uno scrittore molto apprezzato nel panorama letterario di genere. Un intreccio tra fatti di cronaca vera, legati allo smaltimento illecito dei rifiuti, sfruttamento della prostituzione, infiltrazioni mafiose e i problemi atavici della città, con delitti fantasiosi, alcuni dei quali commessi con pratiche di magia nera.

L’Autore
Giornalista, scrittore, saggista, redattore de Il Mattino per trent’anni, per dieci corrispondente del Messaggero, componente del Consiglio direttivo e responsabile per la Campania del Sindacato nazionale degli Scrittori, membro dell’European Ombudsman Institut, Massimo Siviero è attualmente l’unico napoletano contemporaneo a essere inserito nel dizionario enciclopedico Pirani del giallo mondiale. Oltre a diverse pubblicazioni di saggi sulla letteratura gialla, è creatore del personaggio del Commissario Abruzzese di cui ha pubblicato: Il diavolo giallo (Camunia 1992), Il terno di San Gennaro (lo Stagno Incantato 1999); Un mistero occitano per il Commissario Abruzzese (Claudiana 2001); Vendesi Napoli (Flaccovio Editore 2005).


 

 

FRANCO SANTAMARIA: LETTERATURA E ARTE
Quando LETTERATURA e ARTE esprimono, metaforicamente, la dura condizione dell'uomo.