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Massimo Siviero
MATER MUNNEZZA, romanzo noir
Edizioni Cento Autori, Collana Tracce misteriose
ISBN 978-88-97121-13-8, pagine 216, € 13,00
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Stralcio del romanzo
Trovarono il
professore Basile ancora impegnato per un esame sommario del
cadavere. Aveva appena finito con i rilievi sulla temperatura del
corpo. Abruzzese ebbe un attimo di riflessione. Il sole, il mare, la
piscina, i tavoli del ristorante all’aperto sotto un gazebo,
l’atmosfera vacanziera fuori tempo e fuori luogo, la boutique con le
luci lasciate accese facevano un contrasto solo apparente con quella
scena di morte. Pensieri, azioni, movimenti incessanti con gente che
andava e veniva, tutto sembrava così meccanico e tradiva un
nervosismo collettivo. «Ecco la zavorra». Abruzzese si distolse e
indicò i tre sub che poggiavano un blocco di pietra a pochi passi
sul viale. C’era ancora legato il pezzo di fune spezzato. Si
avvicinò alla duchessa rimasta un po’ distante: «Signora, dovete
vedere se riconoscete il cadavere».
Il medico legale scostò l’ultimo lembo della benda che avvolgeva la
testa, avendo cura di non asportare qualche pezzo di epidermide.
Notò che le garze non si erano attaccate alla pelle.
«Accidenti!» l’omino ebbe un mezzo sussulto.
L’agente della Scientifica orientò la videocamera collegata al PC e
trasmise le immagini al sistema centrale. Era scavato e alquanto
sfigurato, ma non sfuggì che doveva essere il volto di una ragazza.
Quello che subito colpì fu un cerotto sulle labbra. Basile provò a
staccarlo, ma non si scollò di un millimetro.
«Mah…» sibilò.
«Guardate ncojie… non è una cicatrice…» Abruzzese fece notare uno
strano segno sul collo.
Anche se di dimensioni piccole, era ben visibile una strana figura
cerchiata.
Il professor Basile osservò attraverso una lente d’ingrandimento:
«Molto curioso, sembra un vecchio con la barba».
Abruzzese stava fissando il viso deturpato del cadavere.
«L’azione della fauna marina» spiegò il medico. Il commissario
manifestò il suo dissenso:
«Ma era protetto dalla plastica ermeticamente chiusa col mastice».
«Qualche piccolo divoratore entrato dalle fessure».
Il commissario scosse la testa: «Bah, non direi a giudicare da
quelle bende… e quiste…che significa? Un viso deturpato e
imbellettato…È strano, molto strano».
Era visibile del fard su fondotinta.
«Strano che?» chiese il medico legale.
«È ttutte ne rattattuje…».
«Che c’entra il cartone animato del topo Rémy?».
«Ho detto rattattuje, sicuramente deriva da ratatouille e in fondo è
la stessa cosa, dalle mie parti è confusione e in francese vuol dire
pasticcio… tornando a noi, se si fosse bagnata l’immagine del
vecchio si sarebbe cancellata». Basile sorrise: «Il tatuaggio è
resistente all’acqua».
Abruzzese guardò meglio quel segno: «Non è un tatuaggio».
«Beh, sì, è inchiostro henné delle foglie di Lawsonia».
«Decalcomania, è ‘na decalcomania, si usava una cinquantina d’anni
fa, si riproduce per pressione su un tampone di carta bagnata». La
faccia di Basile assunse un’espressione feroce.
Miryam Levi si avvicinò e subito dette un urlo: «Cielo santo!
Poveretta!...».
Ebbe un mezzo mancamento e fu sorretta da D’Errico. «Spiegatevi! La
conoscevate?» fece perentorio Abruzzese.
La duchessa si passò una mano sui capelli, osservò di nuovo quei
resti:
«No… no… Mio Dio, che spettacolo!… » girò la testa per non vedere.
«Una ragazza… una ragazza era venuta una settimana fa e ha chiesto
di fare la cameriera, le ho detto che non c’era posto e che le
avremmo fatto sapere…». «E allora?» domandò il commissario.
«Si somigliano, le ragazze si somigliano tutte, potrebbe essere lei,
non lo so…».
«Sapete come si chiamava? Voglio dire l’altra, l’ha accompagnata
qualcuno?».
«Non so neppure come sia entrata, cioè…» girò lo sguardo verso il
direttore. Cosimo Vitale tossì ripetutamente e spiegò: «Nini, l’ha
portata Nini, ha pensato di fare un’opera buona, non sappiamo
neppure il suo nome».
L’ispettore ricordò al commissario che Nini era il gestore dei posti
barca. Il sostituto Giametta uscì dal silenzio: «Non vedo un
collegamento tra i due soggetti».
«Chi può dirlo, c’è sempre tra i viventi» fece un po’ enigmatico
Abruzzese che cacciò da una tasca tre o quattro semi di arachidi e
cominciò a ruminarli. Malinconico capì che l’indagine era in pieno
svolgimento. Abruzzese si rivolse alla duchessa: «Portare una
sconosciuta nella villa è stata un’azione a dir poco meritoria».
«Faccio molta beneficenza nelle dame di carità» la duchessa era
provata e si ritirò. Un uomo distinto dai capelli brizzolati fissava
sgomento il cadavere e l’insolito assembramento. Indossava una polo
blu, pantaloni alla zuava di lino bianco e aveva gli stivali. «Posso
sapere che succede?» domandò. «Se mi dite chi siete» lo invitò
Abruzzese che attizzò il sigaro facendosi venire la tosse.
«Levi, Quadriziano Levi. Ho visto tutte quelle auto, immagino che
siate un poliziotto».
«Il marito della duchessa?». Intervenne il direttore: «No, il
fratello… duca, vi presento il commissario Abruzzese». «Si soffoca,
fate un po’ di spazio!» il medico legale cercò inutilmente di
aprirsi un varco. «Capo, chiamo la pattuglia» disse Malinconico.
«Adesso sì, avverti pure i ragazzi prima che vanno via» continuò a
osservare tutte quelle facce che fissavano la macabra scena.
Malinconico andò a chiamare la pattuglia in sosta davanti
all’ingresso mentre i tecnici della Scientifica stavano uscendo. Li
fermò appena in tempo per i rilievi sulla porta di casa Levi.
Abruzzese domandò al professore: «Come è morta?».
Si udì un sottile brusio tra la gente che si era accalcata per
vedere. «Non ci sono segni apparenti di violenza, comunque il
cadavere ci racconterà la sua morte». Intendeva dire sul tavolo
delle autopsie. Il commissario osservò: «Non è questa la scena del
delitto, il cadavere gettato a mare, niente armi o ferite mortali
evidenti, tutto è ribaltato». I presenti erano alquanto
disorientati. Gli agenti mantennero a distanza i curiosi.
«Quiste corpo rimasto in acqua ci complica un po’ la vita. Avete
stabilito l’ora della morte?» domandò Abruzzese a Basile. Il medico
sospirò, verificò la rigidità dei muscoli, guardò l’orologio.
«Dunque?» domandò il magistrato Giametta. Abruzzese calcolò: «Sono
le undici e quaranta, più o meno sei o sette ore fa?».
Ercole Basile rispose: «Non c’è autolisi e nemmeno putrefazione, sì,
la ragazza è morta tra le quattro e le sei di questa mattina». «È
già un dato prezioso» commentò il sostituto Giametta.
«Questo passa il convento» osservò Abruzzese.
Il medico nano gli lanciò un’occhiataccia, poi girò il cadavere
sulla schiena. Erano visibili alcune chiazze violacee: «Lo
confermano le macchie ipostatiche, adesso ci trasferiamo
all’obitorio». Abruzzese sospirò: «Allora siamo a posto, almeno
questo esclude i motonauti… Milie, fatti dare le generalità». «Già
fatto» spiegò Malinconico.
Un giovane ascoltava, età sui venti, ironico più che gentile. Era
appena arrivato nel suo carro armato scuro e un po’ lugubre: tipico
dei Suv.
«Eccomi qua, sono anch’io uno di loro se non è un delitto».
«Uno di che? Qua non potete stare» Abruzzese non fu tenero.
Intervenne di nuovo il cerimoniere Vitale, un accenno di sorriso per
allentare la tensione: «Commissario, è Diego Levi Colonna».
Il ragazzo aveva un sopracciglio con finta cicatrice alla Tyson,
giubbino di pelle leggera sopra una t-shirt e scarpe bianche
particolari. Niente acne, il viso levigato e senza un brufolo.
Il commissario pensò che l’aria e il sole in riva al mare dovevano
fargli bene.
«Nostro nipote» precisò il duca Quadriziano. «Eggià, il rampollo,
studente?». «Primo anno di medicina». «Anche voi motonauta,
suppongo» Abruzzese prese da una scatola con la scritta Ozona un
pizzico di snuff e tirò nelle narici. «Volete dire campione di
motonautica» disse fiero.
Diego Levi che si accese una sigaretta e la lasciò pendere
all’angolo della bocca.
«Le avrete assicurate contro le rapine» Abruzzese indicò le scarpe.
«Ah, Paciotti, pelle di cervo e argento, sì, una serie limitata».
«Una fortuna, immagino» il commissario starnutì.
«Non esageriamo, solo settecento euro».
Entrò e si fermò a due passi nel viale il furgone nero della
mortuaria. Scesero in due e si avvicinarono a un cenno del
professore. Caricarono il corpo sulla lettiga dopo averlo
insacchettato. Partirono per l’obitorio in via Pansini sul versante
ospedaliero
della collina.
© Massimo
Siviero
Il libro
Il commissario Abruzzese è
tornato a Napoli. Dopo diversi anni passati alla questura di Milano,
è stato trasferito nuovamente nella città dai mille problemi, dove
ogni emergenza diventa cronica, dove i doveri sono ignorati, o
considerati optional, e i diritti puntualmente calpestati. Ma
Abruzzese, di nome e di nascita, non è affatto scoraggiato. Appena
messo piede nel suo nuovo ufficio, si imbatte in un efferato
omicidio, vittima una ragazza, sul cui corpo l’assassino, o gli
assassini, hanno infierito con un rituale agghiacciante. Purtroppo,
questo delitto è solo il primo di una serie…
Il romanzo “Mater Munnezza” di Massimo Siviero, edito da Edizioni
Cento Autori è un noir napoletano nato dalla fantasia di uno
scrittore molto apprezzato nel panorama letterario di genere. Un
intreccio tra fatti di cronaca vera, legati allo smaltimento
illecito dei rifiuti, sfruttamento della prostituzione,
infiltrazioni mafiose e i problemi atavici della città, con delitti
fantasiosi, alcuni dei quali commessi con pratiche di magia nera.
L’Autore
Giornalista, scrittore, saggista,
redattore de Il Mattino per trent’anni, per dieci corrispondente del
Messaggero, componente del Consiglio direttivo e responsabile per la
Campania del Sindacato nazionale degli Scrittori, membro
dell’European Ombudsman Institut, Massimo Siviero è attualmente
l’unico napoletano contemporaneo a essere inserito nel dizionario
enciclopedico Pirani del giallo mondiale. Oltre a diverse
pubblicazioni di saggi sulla letteratura gialla, è creatore del
personaggio del Commissario Abruzzese di cui ha pubblicato: Il
diavolo giallo (Camunia 1992), Il terno di San Gennaro (lo Stagno
Incantato 1999); Un mistero occitano per il Commissario Abruzzese
(Claudiana 2001); Vendesi Napoli (Flaccovio Editore 2005).
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