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Marcella Boccia
WELCOME A BAIA GIULIVA - romanzo
Meglio un mandolino milanese, oggi, o un mandolino napole-tano, domani?
Edarc Editore - ISBN 88-86428-11-1; p. 72, € 11,00
Per ordinare il libro:
- Edarc Editore, Firenze -
www.edarc.it -
edarc@edarc.it
- Marcella Boccia <posta@marcellaboccia.it> |
Premessa
Premesso che "la filosofia e tutto quello che attiene al genio, ovvero la vera
letteratura, di qualunque genere sia, non vale un cazzo"! (non ci
crederete, ma sono parole di Giacomo Leopardi!), la domanda è:
"Perché siamo nati?".
"Per mostrare che era meglio che non nascessimo affatto", è la
risposta di un affranto giovinetto vissuto a cavallo tra il XVIII ed
il XIX secolo di nome, per l'appunto, Leopardi (Giacomo per gli
amici, ma solo quelli più intimi!) che credeva molto poco, anzi per
nulla, nella potenziale capacità dell'individuo di trovare una qualsiasi felicità.
La realtà, per costui, è illusoria.
Vita e sogno coincidono perfettamente, poiché, come scrisse Calderon
de la Barça, "tutti sognano ciò che essi sono" (en esta vida todo es
verdad y todo es mentira).
Dunque, noi, infelici mortali, siamo condannati a desiderare
eternamente quella felicità e quel piacere sempre sperati e mai
posseduti, sempre futuri e mai presenti.
...E pensare che ciò è dovuto al fatto che un bel giorno due tizi di
nome Adamo Rossi ed Eva Bianchi, trovandosi ingrassati, decisero di
pranzare con una sola mela!
Possiamo solo illuderci che non sia così, e sperare che la fantasia,
madre di tutte le illusioni, giammai abbandonerà le "nate a
vaneggiar menti mortali"...
In questo modo un altro strano personaggio dalla personalità
piuttosto ambigua, ma attualissima proprio per tale ragione, il
Foscolo (i suoi lo chiamarono Ugo perché Massimiliano sarebbe stato
lunghissimo, e non sarebbe mai passato alla storia!) nato solo
vent'anni prima del recanatese, si rifugia nel fantastico mondo
delle illusioni, come in un santuario che lo difenda dalla realtà.
Non importa che Ugo invochi le illusioni e Giacomo le "larve", ciò
che conta è che, a distanza di oltre un secolo, siamo ancora
costretti ad illuderci che qualcosa possa mutare.
Ci rendiamo conto che, spesso, il cammino della storia non è verso
il progresso, bensì verso il regresso, ma cosa fare?
Non possiamo certo accontentarci di ingoiare la pillola ed
addolcirla con un po' di zucchero, perché quello stesso dolore si
ripresenterà, più lancinante che mai.
Ognuno di noi si chiude nel proprio inespugnabile santuario,
nell'attesa che altri, al nostro posto, modifichino la realtà dei fatti.
Nessuno, tuttavia, è disposto a farlo...
"Oh infinita vanità del tutto!".
Dolore e sofferenze ci appartengono...
Quando, poi, cessa il dolore non subentra il piacere, bensì la noia,
poiché, con un evidente punto di contatto con lo Schopenhauer, noto
(per chi lo conosce!) filosofo del pessimismo cosmico universale, la
vita oscilla inarrestabilmente come un pendolo tra il dolore e la noia.
Ma essere pessimisti non aiuta, certo, al miglioramento.
Se, nonostante gli sforzi, non si riesce a conquistare una visione
ottimistica dell'esistenza, meglio non pensarci, meglio ignorare
tutto quanto di doloroso vi sia al mondo, poiché il vero è nemico
della felicità, e quest'ultima è ignoranza del vero: sapere di più
vuol dire soffrire di più e chi aumenta la conoscenza aumenta il dolore.
Stupende le parole del Nostro nella canzone (credo rap!) A Silvia:
"All' apparir del vero, tu, misera, cadesti"... (sbucciandosi le ginocchia!).
Miei appassionati e fedeli lettori (si fa per dire!), nella mia più
profonda ignoranza del Vero e, quindi, felicità, rimetto (non nel
senso di vomitare!) il mio componimento nelle vostre mani, mi auguro indulgenti.
Sappiate farne buon uso (la carta usata è altamente infiammabile,
con l'aiuto di un buon fiammifero. Sconsigliato l’uso in toilet!).
Un grande e particolare ringraziamento va fatto, oltre ai miei
genitori per avermi generata così perfetta! e a Ciccio, il mio
dàimon che si adopera affinché la mia vocazione si realizzi appieno,
a tutti quanti, direttamente o per vie traverse e controverse,
consapevolmente o ignari della gravità della situazione!, mi abbiano
ispirata nella narrazione delle vicende, talvolta surreali, di un
villaggio che, da sempre, ho visto un po' dal di dentro, un po' dal
di fuori, capovolto come un maglione messo ad asciugare che,
inevitabilmente, si è ristretto...
Inutile aggiungere (ma lo aggiungo ugualmente...) che ogni
riferimento a cosa, persona o animale (o persona-animale) è
volutamente e sentitamente "fatt' a 'pposta", cioè di proposito,
anche considerando che gran parte dei fatti esposti nella mia favola
quasi vera sono più autobiografici della mia stessa carta
d'identità....., su cui ho falsificato l'età...
L'autrice (che non è necessariamente una donna che giuda l'automobile, ma
piut-tosto una che fa dell'autocritica la propria philosophia vitae!)
"Se ti opponi a tutte le sensazioni,
non avrai alcun metro di giudizio
per distinguere quelle vere dalle false”(Epicuro)
Ogni favola degna di Esopo, che abbia una morale, perché se ne possa
parlare, farne un sunto, discuterne con gli amici un tantino
depressi e concludere con la frase magica "morale della favola",
inizia necessariamente con "C'era una volta".
La mia, essendo quasi vera, comincerà così:
C'era una volta e adesso non c'è più, una storia quasi vera che ti
tirerà un po’ su, se sei triste o melanconico, se hai perso il gatto
e sei nel panico......ma se hai dei grossi debiti, a questo devi
pensarci tu...
Cera una volta, la spalmai sui pavimenti, scivolai battendo i denti,
ed il mio posteriore diventò anteriore...
C'era, sempre quella volta, una favola quasi vera, che narrava di un
villaggio in cui esser conformisti non era certo un vantaggio.
C'era, sempre lì, una controversa storia d'amore tra un mandolino
napoletano ed uno milanese, che aveva mille e più pretese.
C'erano, poi, una famiglia di artisti, un saggio, un mago ed un
paggio, sotto un grande faggio, che a ospitarli tutti aveva proprio
un bel coraggio.
Era forse il mese di maggio, il mese del formaggio o del foraggio, o
forse agosto, ma non fa rima...
...e allora iniziamo con la narrazione, così ci sbrighiamo prima...
© Marcella
Boccia da "Welcome a Baia giuliva"
Il libro
Presentazione dell’Editore
Più che un racconto umoristico, e lo è, “Welcome a Baia giuliva” è una vera
e propria esplosione di scintille d’allegria. Una esilarante
sarabanda di giochi di parole, di scherzi, di citazioni colte e
citazioni “folli” che piacerebbero senz’altro a quel gran maestro
che fu Achille Campanile, l’immenso manipolatore di parole, genio e
creatore di infiniti “nonsense”. “Welcome a Baia giuliva” si
legge d’un fiato lasciando il lettore desideroso di avere ancora tra
le mani qualche pagina di Marcella Boccia per leggere altre
avventure (o disavventure) di personaggi come Viola, Polpettina, il
maestro Stecca e Fabbio (proprio così, con due b), per non parlare
degli altri e viene un gran desiderio di trascorrere una vacanza
alla Baia di Assuntina, evitando naturalmente, per carità, il
tragico Kazzzakistan (proprio così, con tre z).
Marcella Boccia, con quest’opera, si inserisce a pieno diritto nella schiera
di quei scrittori che la parola la deformano, la piegano, la
torcono, finchè non prende la forma desiderata e cioè significhi
qualche altra cosa. scrittori umoristici e ci sentiamo di sostenere,
si parva licet (e qui Marcella troverebbe il modo di inventare
chissà quali calembours), che il grande Campanile ha trovato in lei
una nipotina d’adozione.
Presentazione di Enrico Besso (Poetilandia.it)
"Welcome a Baia giuliva" è un racconto
giovanile, a cui la scrittrice lavorò, di getto, all’età di
diciannove anni. E’ la storia surreale di un villaggio in cui si
compie una originale storia d’amore che supera le diversità, e le
diffidenze, tra nord e sud. Quali sono le differenze tra un
mandolino milanese ed un mandolino napoletano? La protagonista del
racconto, una studiosa di storia della musica, svelerà finalmente al
mondo intero questo annoso mistero…
Presentazione di Enzo Landolfi (Rivista *New Age & Dintorni*)
“…..frivola favola, ma frivola
frivola, forse anche di più; lo stile usato dall’autrice invita il
lettore a imentarsi in analoga impresa ma, ovviamente, è cosa non
facile, per cui ci limitiamo alla frase di apertura.-
Scritto brioso, piacevolmente scorrevole, eppure intenso, attraverso
il quale l’autrice offre, come su un fresco tappeto di foglie,
l’immagine della vita campestre di cui si avverte il profumo.-
Semplicemente ma in modo arguto, l’autrice non perde l’occasione di
trattare i temi a lei più cari, come il richiamo della terra natia,
l’amore, la politica, la religione.-
Probabilmente influenzati dalla conoscenza dei luoghi e delle
persone, riusciamo a cogliere la evidente satira in cui Marcella,
giovane, già si cimenta, attraverso la grottesca raffigurazione –
non del tutto favolesca – dei personaggi (Antonio Santo il primo
cittadino, il curato Don Peppino), ai quali non vengono risparmiate
vigorose stoccate.-
La vita del villaggio scorre lenta e piacevole, fino a che non è
turbata dalla politica e dalla religione, delle quali l’autrice ha
già una concezione ben chiara e non troppo dissimile.-
Ciò che conta, tuttavia, è la spontaneità delle persone, la
semplicità della vita bucolica, che trova il suo limite in ciò che è
nuovo ed imprevisto, per questo imbarazzante ed incontrollabile; ma
ecco che arriva l’amore che, in uno alla musica, rappresenta il
fulcro intorno al quale fluttua il cosmo, fino ad assumere una
funzione catartica rispetto a ciò che è male…
Semplicemente gustoso….”
Biografia
Marcella Boccia, poeta,
scrittrice, giornalista e voce rap, nasce a Baia e Latina nel 1974.
Nel 1996 pubblica l'album dal titolo ”Canzoni da ricordare”, col
nome d'arte di Dafne, poi abbandonato con la nascita delle Sfairos,
con cui pubblica, nel 2000, l’album “Next Age”. Nel 2005 nasce il
progetto “Teatro No-Made”, sperimentazio-ne poetico-sonora, in
collaborazione con il musicista Alfred K. Parolino.
La produzione poetica è particolarmente vasta negli anni 1996 -
1998, della sua permanenza a Roma, prima, e nell'isola di Lampedusa, poi.
Vince il 2° Premio all’Elsa Morante 2003, di Roma, e lo stesso anno
viene incoronata Poeta top 2003, votata da una giuria tecnica e dal
pubblico del web.
Riceve una menzione speciale al Premio «Parole Nuove, 2004» con la
seguente motivazione: «Per i temi affrontati, per le spiccate
capacità dimostrate dall'autrice nel tradurre in versi le più
complicate afflizioni dell'animo, per la notevole spiritualità dei
versi, questa Giuria, ha deciso di assegnare alla silloge intitolata
Impronte digitali sulla mia Anima una menzione speciale».
Ha ricevuto il Premio internazionale “Mandir della Pace – Assisi
2005” per il suo impegno nella diffusione di una cultura di pace e
non violenza.
È direttore della rivista «New Age & Dintorni».
Insegna Yoga e filosofia indiana nella scuola Shanti di Baia e
Latina, Associazione per la pace e i diritti umani. È presidente
dell’Associazione P.E.A.C.E. (Per Elargire Amore con Estro).
Suoi componimenti sono presenti in numerose antologie e riviste
letterarie in Italia, in Kossovo ed in India.
Ha pubblicato «Impronte digitali sulla mia Anima» (Spring Editore),
«Welcome a Baia giuliva» (Edarc Editore), «Diario dell’India» (Edarc Editore).
MARCELLA BOCCIA
Official website: www.sfairos.it
- www.marcellaboccia.it
www.myspace.com/marcellaboccia (la musica di Marcella Boccia)
Email: Marcella Boccia <posta@marcellaboccia.it>
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