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In questo
periodo in cui la letteratura italiana riporta a galla “il
nepotismo”, ogni scrittore, secondo un reportage di “Panorama”, è
nipote di qualcuno che ha fatto la storia della letteratura. Così
spuntano i nipoti di Marziale, di Catullo, di Carmelo Bene, di
Marguerita Duras, ecc…; Marcella Boccia nella sua «Baia giuliva» non
si sente nipote di nessuno e partendo dal presupposto è «Meglio un
mandolino milanese, oggi, o un mandolino napoletano domani?», si è
divertita tirando fuori dal cassetto, dove dormiva, il manoscritto
ormai sveglio e scalpitante, come la folla che ha festeggiato i
campioni del mondo, ed ha fatto divertire anche noi con la sua
storia, o mille storie in una?
Il libro si legge d’un fiato e se non ci fossero le massime di
scrittori celeberrimi, diventate luoghi comuni, però anche queste
hanno fatto la medesima fine, sarebbe meglio perché invece di
arricchire la narrazione la smorzano e la impoveriscono. In parole
povere ci tolgono il gusto di chiudere gli occhi e sognare con lei
nella «Baia giuliva», forse anche suonando il mandolino con
Assuntina, Ciccio, Peppino, Viola e il Professor Di Pisa che con la
sua nota «L’alunno Giorgi Paolo, senza chiederne il permesso a me
medesimo, si è momentaneamente allontanato dalla crosta terrestre,
mettendo così in pericolo la propria vita» è il massimo dell’ironia
sottile e spontanea.
«La baia giuliva» è un libro che raccoglie una serie di racconti uno
più brioso dell’altro, il libro si legge bene e ci si diverte, ma è
un divertimento intelligente perché anche il dramma è narrato con
briosa ironia, giulivamente.
Giulive sono anche «i milioni di ostriche sul fondo del mare», con i
loro pomodori verdi fritti alla fermata del treno, come afferma Jon
Avnet che con un granello di sabbia riesce a far costruire una perla
all’ostrica, mentre racconta che Evelyn, grassa e depressa donna di
mezza età, incontra in una casa di riposo per anziani la vivace
ottantenne Ninny che le racconta la storia dell'amicizia tra la
fiera Idgy e la dolce Ruth con le drammatiche peripezie che le
portarono a gestire il Bar alla fermata di un treno, dove si poteva
gustare la specialità locale: pomodori verdi fritti.
Stimolata da questo racconto, Evelyn cambia vita e si porta a casa
la vecchia amica. La storia raccontata da Fannie Flagg scorre e
s’intreccia allegramente passando di bocca in bocca tra gli abitanti
della Baia, che diventa sempre più giuliva, come il maestro Gennaro
Stecca, oppure il sindaco Antonio Santo, ma la più felice è
Assuntina perché ha capito di aver fatto innamorare perdutamente, il
primo cittadino.
Una storia del profondo Sud tutta al femminile che avvince e
funziona, nonostante la furbetta rievocazione di maniera e
l'insufficiente sottigliezza nell'analisi del rapporto tra le
persone.
A pag. 61 sono state inserite due poesie, due liriche forse tra le
più belle e moderne della produzione bocciana:
«Solo un bambino può vedere le mie Ali
ma se gli chiedi cosa veda
non ti dirà la verità
ma solo ciò che vuoi sentirti dire…»
Liriche che esaltano il pensiero filosofico inserite in un libro di
tanti racconti giulivi narrati in una “Baia giuliva” sollevano lo
spirito fino a farlo gridare di gioia repres-sa per paura di perdere
la giocondità che avvolge l’anima.
«Per troppo tempo aveva pianto solo
ora condivide la vita con la Luna
e si incanta ad un sorriso
della sua stella»
Non solo il bambino condivide la vita con la Luna ma anche il
lettore, anche il più distratto si trova a convivere con Selene e
parlare con lei di sé e delle sue aspira-zioni. Almeno lui è
fortunato, può condividere i pensieri con qualcuno, ma l’uomo comune
con chi divide i suoi pensieri, se sullo stesso pianerottolo non si
conosce chi vi abita, come si chiami e se lo s’incontra in ascensore
questi guarda per terra o per aria, non rispondendo nemmeno al
saluto?
E qui l’ironia si fa più sottile per integrarsi con la filosofia…
Non vi dico di più, se volete veramente divertirvi pensando
leggetevi il libro e dopo che lo avete letto incontriamoci per
parlarne ne guadagneremo noi perché, finalmente, non avremo più
bisogno della Luna per sentirci in compagnia.
© Reno
Bromuro
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Marcella Boccia,
Welcome a Baia giuliva
Edarc Editore - ISBN 88-86428-11-1; p. 72, € 11,00
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