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Reno Bromuro

FRANCO SANTAMARIA

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CRITICA-SAGGISTICA / RENO BROMURO


"Impronte digitali sulla mia anima" di Marcella Boccia *
(Prefazione)

 

L'intuizione lirica, di questa raccolta di poesie della giovanissima Marcella Boccia, non sì cristallizza tutta in immagini, ma ne trascende la particolarità nel canto, che le avvolge di un alone aereo, esprimendone quella spiritualità più profonda, che la rappresentazione concreta non bastava a dare.
A chiarire meglio queste osservazioni, e a prevenire l'obiezione di chi noterà come nell'analisi sembra che io dia maggiore risalto all'elemento pittorico e a quello musicale, ricorderò che il Botticelli fu chiamato pittore essenzialmente musicale, perché appunto il fascino dell'opera sua, come di quella del nostro poeta donna, non sta solamente nella perfezione del verso, nell'eleganza del colorito, ma in quel soffio lirico che sembra investire tutte le sue figurazioni: oggetti e colori, sostantivi ed aggettivi staccati si fondono misteriosamente nella melodia del verso in unità ritmiche - musicali.
Provate a scomporre certe strofe di questa raccolta, e vi parrà che, non resti altro se non, una teoria di parole affastellate, invece, i particolari si unificano in perfetta visione d'insieme; e l'unità stessa delle liriche sembra essere come riposta in quell'atmosfera di limpido azzurro, nella quale si formano e dileguano rapide le visioni variopinte: niente d'inafferrabile e misterioso, un atteggiamento costante verso la realtà; stato d'animo che è contemplazione, ora beata, ora adirata del mondo.
Contraddizioni apparenti che ci aiutano a penetrare il fondo della poesia di Marcella Boccia che, si scopre come continuità nella discontinuità, ricerca di toni nuovi ma in sostanziale accordo con una forse, precedente esperienza.
Più attenta a definire la fisionomia complessiva, la scelta di campo operata dal poeta, ed io porrò l'accento sugli elementi innovatori, polemici, dell'operazione, per mostrarvi una Marcella Boccia incamminata, verso l'anticipazione della moderna poesia.
Infatti, la raccolta parte da un punto di vista metafisico, come se l’uomo si trovasse già sulla cima del Purgatorio, nell’attesa della chiamata Divina e godere finalmente quella pace interiore, per non vedere più i solchi lasciati sull’anima dalle impronte digitali; per non sentirsi più incatenata, come Andromeda alla roccia, in attesa di essere liberata da Perseo, all’antico carro di Tespi:

«Tutta la mia Vita
su un titanico leggio
Sacerdote in fasce
altare sconsacrato
Sancta sanctorum
di un popolo ingrato»

La nostra ha individuato la tradizione autoctona, lucidamente, soprattutto da un punto di vista etico e tematico, prendendo lezione da Dante, da Leopardi, da Foscolo, senza disgiungersi dalla salda presenza d’autori fondamentali come Shakespeare, Browning e Baudelaire.

«Spalanca le sue fauci
di sapienza scaturigine
Incrocia le gambe il santo
si eleva Illuminato
Larvata prigionia
questo ambire libertà»

Il problema non si pone quindi in termini di rottura, ma piuttosto dal punto di vista di un confronto fra codice tradizionale e quel complesso di procedimenti antitradizionali che, sullo scorcio del secondo decennio del Novecento, già costituivano in qualche modo un nuovo codice.
In tale modo Marcella Boccia si colloca proprio nel solco della nuova poesia, caratterizzata esattamente da un programma di rivisitazione; anche se manca, purtroppo, un'analisi approfondita della poesia italiana del Novecento, e soprattutto un disegno serio e critico riguardante almeno i nomi più in vista come quelli di Campana, Saba, Ungaretti, Quasimodo, Montale, Selvaggi, Saya, Remil e Santamaria; anche se ogni volumetto di poesia pubblicato oggi, è sempre preceduto da un'interessante prefazione: non è il mio caso.
Oggi per la verità, certi pseudo editori pubblicano libri di poesia che tali non sono: sono opere di seconda mano, che svolgono funzione piuttosto di disturbo, o, se vogliamo essere sinceri fino in fondo, di zavorra che porta a fondo la vera poesia. Non solo, ma manca la discussione, manca la serietà a tal punto che sorgono dubbi divertenti; per esempio come mai si parla sempre e solo di poeti laureati e mai di poeti emergenti? Per il semplice motivo che ho accennato: troppa zavorra.

«Cammino su quel letto
senza esitare
urlando al caldo vento
la millenaria paura del buio»

A sbalzi appaiono spunti di un pessimismo solitario che l’autrice non tenta minimamente di nascondere, anzi, lo sottolinea, ne rende concreto l'originalità e non dimentica il suo ruolo di Vate, pur sapendo che non si vive solo di poesia, oppure che la poesia è dappertutto, dovunque si guarda.
Allora cercare, le risposte alle domande principali del nostro tempo, nella dimensione poetica del mondo e della vita è sempre più fruttuoso quando si cercano sulla faccia delle persone che incontri, negli occhi terrorizzati dei bambini, nello sguardo preoccupato dei genitori sull’avvenire dei figli, che non cercarle nella terra battuta dai carri armati e assordita dai fischi dei missili nucleari ...
Sono giunto alla conclusione di questo mio breve - lungo viaggio nella poesia di Marcella Boccia, dove ho trovato finalmente la speranza; perché la poesia di Marcella Boccia è in cammino per trovare la fortuna di essere letta come merita, perché non è necessario avere la poesia per pane quotidiano, come si sognava qualche tempo fa, ma di consumarla almeno per la festa.

© Reno Bromuro

 

* Marcella Boccia, Impronte digitali sulla mia anima
Prefazione di Reno Bromuro
Spring Editore, Caserta - pagg.87, € 10,00


 

FRANCO SANTAMARIA: LETTERATURA E ARTE
Quando LETTERATURA e ARTE esprimono, metaforicamente, la dura condizione dell'uomo.