Telecom fa il pieno di richieste per il suo nuovo bond

Telecom Italia è tornata sul mercato delle obbligazioni per la terza volta dall’inizio dell’anno, e può ben festeggiare un collocamento di successo: la sua nuova emissione obbligazionaria a tasso fisso per 1 miliardo di euro, destinata ad investitori istituzionali, ha infatti riscosso un enorme successo, con una domanda complessiva che ha largamente superato la proposta. Il tutto, si noti, mentre è attesa la convocazione del consiglio di amministrazione del gruppo tlc sulle linee guida del piano industriale.

Tornando alle caratteristiche del titolo, è stato precisato che il nuovo bond con scadenza a nove anni ha registrato un picco di richieste per oltre 4 miliardi di euro a fronte di un’offerta che si fermava a un miliardo. Il rendimento del titolo è stato pertanto facilmente ridotto a 283 punti base, contro gli originari 300 punti base sopra il tasso “mid swap”. La cedola offre un tasso fisso del 3 per cento all’anno, con rendimento medio che è molto inferiore al costo del debito di Telecom, che si attesta al 5,1 per cento. Grazie alla nuova emissione, pertanto, il costo medio
scenderà sotto il 5 per cento.

Il comunicato che ha fornito qualche dettaglio formale sull’iniziativa ricorda come a curare l’operazione siano state Banca Imi, Deutsche Bank, Mediobanca e Morgan Stanley, affiancate da Commerzbank, Ing, Rbs, Santander e Ubs. Secondo quanto si apprende ancora dal comunicato, l’operazione ha registrato una importante partecipazione dei più importanti fondi internazionali: alcuni di questi, a quanto risulta nelle sale operative citate dal quotidiano Il Sole 24 Ore, avrebbero piazzato ordini superiori ai 100 milioni di euro. Fra i principali acquirenti si sono ad esempio registrati Amundi, Deka e Axa. I fund manager hanno quindi giocato la parte del leone, con una quota del 57% dei compratori, seguiti dalle banche (15%) e dai fondi pensione con il 14%.

Infine, per quanto concerne la ripartizione geografica (tenendo in considerazione che l’emissione era riservata agli europei), l’Italia è in testa con il 31 per cento, seguita dal Regno Unito con il 15 per cento, dalla Germania con il 14 per cento e dalla Francia con il 13 per cento.

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