Pil, i migranti contribuiscono per il 10%

Secondo quanto afferma un recente dossier di McKinsey, i migranti contribuiscono al Pil mondiale per quasi il 10 per cento del totale. Il report afferma infatti che i 247 milioni di immigrati, pari al 3,4 per cento della popolazione mondiale, forniscono un contributo alla ricchezza globale per una cifra intorno ai 6.700 miliardi di dollari (al cambio attuale, un pò più di 6.450 miliardi di euro), l’equivalente del prodotto interno lordo di Giappone e Francia messi assieme.

Scondo quanto dichiara l’analisi di McKinsey, “a dispetto delle inquietudini e delle controversie che le circondano, le migrazioni transnazionali sono il normale risultato di un mondo più interconnesso e di un mercato mondiale del lavoro”. Lo studio distingue inoltre gli immigrati in tre categorie: i migranti volontari (o economici), che rappresentano circa il 90 per cento del totale; i rifugiati e i richiedenti asilo, che rappresentano circa 25 milioni di persone, e i dipendenti delle multinazionali e gli espatriati, che vengono ritenuti migranti, al contrario dei lavoratori frontalieri, che invece si spostano ogni giorno in un Paese di destinazione per lavoro.

Per quanto concerne invece le principali destinazioni, la prima è rappresentata dagli Stati Uniti, con 47 milioni di migranti, anche se è l’Unione Europea (con Svizzera e Norvegia), la prima terra di accoglienza con 58 milioni, una cifra che però include anche le migrazioni intraeuropee. Alla luce di ciò, oggi i migranti rappresentano il 15 per cento della popolazione totale degli Stati Uniti, il 13 per cento di quella dell’Europa occidentale, e il 48 per cento di quella dei paesi del Golfo Persico.

Sotto il profilo economico, i migranti sono generalmente più produttivi proprio se espatriano. Per McKinsey, infatti, i migranti apportano circa 3 mila miliardi di dollari in più all’anno di quanto farebbero se fossero rimasti nel loro paese di origine. Considerando solamente quel che avviene negli Stati Uniti, ad esempio, l’apporto degli immigrati è nell’ordine dei 2.500 miliardi di dollari. Su tale territorio, un recente studio del National Bureau of Economic Research afferma inoltre che negli Stati Uniti più della metà dei PhD che lavorano nel settore cosiddetto Stem (Science, Technology, Engineering and Mathematics) sono proprio immigrati.

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