FBI rassicura su email Clinton, vittoria democratica più vicina?

L’FBI ha recentemente annunciato che le e-mail trovate e alla base della riapertura dell’indagine sul comportamento di Hillary Clinton nel suo mandato di Segretario di Stato non danno motivo per modificare la conclusione raggiunta in precedenza. Sicuramente una buona notizia per chi sta orchestrando la campagna elettorale della candidata democratica e, dunque, una mano d’aiuto non certo irrilevante a poche ore dall’apertura dei seggi, in una giornata elettorale che, salvo sorprese, dovrebbe permettere agli americani di eleggere la loro prima Presidente donna.

Nelle sue dichiarazioni, infatti, l’FBI ribadisce che non c’è evidenza che giustifichi imputazioni a carico di Hillary Clinton avendo “rivisto tutte le comunicazioni da e verso Hillary Clinton mentre era Segretario di Stato”. Sulla base dei sondaggi elaborati da RealClearPolitics (media dei principali sondaggi al 4/11/2016), che non tenevano ancora conto delle ultime notizie dall’FBI, Clinton aveva 216 delegati sicuri o quasi sicuri, contro i 164 di Trump; i delegati incerti erano invece 158 (in 13 stati), in aumento rispetto ai giorni precedenti. In termini di “voto popolare”, Clinton aveva un margine molto risicato, pari a 1,6 punti su Trump. Il pronostico per il voto presidenziale resta marginalmente a favore di Clinton, anche se il fatto che molti stati chiave siano in bilico rende particolarmente incerta la previsione.

Ci si domanda dunque, adesso, quale potrebbe essere il peso di questa buona notizia per Clinton. È probabile che l’ago della bilancia possa essere ulteriormente spostato in favore della candidata democratica, sebbene non ci si possa certamente sbilanciare apertamente nel prevedere l’esito di un voto che è, comunque, piuttosto incerto (e d’altronde sarebbe sufficiente osservare il comportamento dei mercati finanziari per averne tangibile dimostrazione).

Ricordiamo inoltre come la settimana sia senza alcun altro dato di rilievo negli Stati Uniti, dove tutta l’attenzione è unicamente incentrata sull’evento elettorale, anche a causa di un’incertezza che sta condizionando l’avversione al rischio. Lo scenario più probabile, anche alla luce di quanto avvenuto nelle ultime ore, è comunque quello di elezione di un Presidente democratico, con un governo diviso: la Camera dovrebbe mantenersi repubblicana, mentre in Senato è possibile l’emersione di una situazione di possibile parità. In termini di politica economica, è dunque molto probabile che agli statunitensi si prospettino almeno altri due anni di stallo legislativo. Vedremo, tra poche ore, se sarà effettivamente così.

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