Bot a tasso zero, il Tesoro si finanzia gratis

Il Tesoro si finanzia gratis. È quanto emerge al termine dell’ultima asta, con la quale lo Stato ha collocato BoT semestrali per un controvalore di 6,5 miliardi a tasso zero. Nonostante ciò, la domanda degli investitori è stata il quasi il doppio (11,7 miliardi) dell’importo offerto. Il risultato principale? Lo Stato riuscirà a ridurre di alcuni miliardi la spesa annua nominale per interessi sul debito pubblico, da 85 miliardi del 2014 a 75 miliardi.

Ma quale è la convenienza di acquistare titoli di Stato a tasso zero? “Se ci stupisce che qualcuno compra un BoT italiano a “0”, teniamo sempre presente che c’è chi è disposto a comprare carta tedesca o finlandese fino a sette anni a tassi negativi” – riportava sul quotidiano Il Sole 24 Ore la strategist di Intesa Sanpaolo, Chiara Manenti, precisando poi che il motivo per cui l’asta ha ottenuto un risultato così soddisfacente è derivante dall’eccesso di liquidità dovuta dalle politiche monetarie espansive delle banche centrali. E, probabilmente, anche dalla necessità di volersi tutelare da turbolenze esterne.

A proposito di ciò, si osservi come la Borsa di Atene, in controtendenza con le altre piazze finanziarie, ha rimbalzato positivamente sulle voci di un possibile referendum sull’eventuale accordo con i creditori – voci peraltro confermate dal premier Alexis Tsipras il giorno dopo il siluramento del ministro delle Finanze Yanis Varoufakis dal ruolo di coordinatore del negoziato sul debito con Fmi e Ue.

Ne è conseguito un clima più sereno sul fronte internazionale, ribadito per altro anche dal nuovo calo dei rendimenti dei titoli a due anni di Atene, scesi di 147 punti al 19,6% (la scorsa settimana erano al 30%). Nello stesso frangente elevata è stata l’attenzione nei confronti del dato sulla fiducia dei consumatori negli Usa, che nel mese di aprile è sceso a sorpresa a quota 95,2, in netto ribasso rispetto alle stime degli economisti che invece avevano ipotizzato una crescita a 102,2.

Ne è derivato altresì che dopo la pubblicazione del dato sono scattate nuove vendite sulla valuta verde, con il dollaro che era già debole nel corso della seduta, e che ha ceduto il passo all’euro. A nulla è rilevata la seduta del Fomc (il comitato federale della Federal Reserve) nel quale non si attendono novità di sorta. Occorrerà attendere ancora qualche settimana per comprendere se il rialzo dei tassi avverrà realmente a metà anno, o slitterà – come ritengono alcuni, sempre più consistenti – addirittura al 2016 o all’ultima parte dell’esercizio in corso. Che ne pensate?

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