Arrivano i rimborsi per i pensionati

II Consiglio dei ministri ha approvato il c.d. “bonus Poletti”, il decreto che permetterà a 3,7 milioni di pensionati (il premier Renzi ha arrotondato positivamente a 4 milioni, ma il numero non arriverà a tale cifra) di ottenere un rimborso una tantum per i due anni di mancata indicizzazione (2012-2013), il riconteggio della pensione per il biennio 2014-2015 e l’introduzione di un meccanismo d’indicizzazione dal 1 gennaio 2016. Purtroppo, il tutto proverrà da quel tesoretto pubblicizzato qualche settimana fa, il cui utilizzo sembra dunque essere destinabile esclusivamente – o quasi – per riparare ai danni della legge Fornero.

Nella sua conferenza stampa, è il premier Renzi a ribattezzare il provvedimento come “bonus Poletti”, dichiarando che “nessuno perde un centesimo nonostante la crisi” e che tuttavia “non è possibile restituire per intero i 18 miliardi di mancata indicizzazione” perché verrebbero tolti a qualcun altro. Ancora, all’opposizione è stato diretto un messaggio piuttosto netto (“è il colmo che chi ha votato quella norma venga da noi a chiedere che venga restituito tutto”) mentre ancora più importante sembra essere il messaggio lanciato all’Europa (“In Italia non si scherza e non si gioca sulle pensioni”) e ai mercati finanziari (“Non c’è nessuna tensione, vera o presunta, pre-elettorale che ci fa essere timidi rispetto alla realtà”).

A far eco al primo ministro è il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan, che precisa come “dover fronteggiare tutti gli esborsi implicitamente previsti dalla sentenza avrebbe impegnato per il solo 2015 risorse che avrebbero portato l’indebitamento al 3,696: questo avrebbe comportato l’ingresso dell’Italia in una procedura di deficit eccessivo”.

Ma a quanto ammonta il rimborso che i pensionati riusciranno a intascare nel mese di agosto? Stando a quanto reso noto, la restituzione degli arretrati sarà progressiva, dando qualcosa in più a chi ha un assegno più basso, e qualcosa in meno a chi ha un assegno più ricco. Il rimborso dovrebbe quindi andare da un minimo di 278 euro netti per chi ha 2.700 euro ed è nella fascia tra 5 e 6 volte il minimo Inps, e 754 euro netti chi sta tra le 3 e le 4 volte il minimo Inps (circa 1.500 euro di assegno mensile). In ogni caso, a nessuno sarà rimborsato più del 40% del dovuto, anche se i sindacati sostengono che la percentuale massima sarà ancora più bassa. Al di sopra dei 3 mila euro lordi al mese, infine, la restituzione sarà pari a zero.

Che ne pensate? Ritenete che il governo abbia agito correttamente o siete d’accordo con le opposizioni?

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