|
Di frequente mi tornano volti di nuvole
che il vento improvviso sbambagia e distrugge.
Volti che goccia dopo goccia versarono
pallide speranze nei canali e fuggirono
lasciando neppure iniziati argini.
O svuotati dall'immobilità della pietra
che la paura strettamente incastona ai dirupi,
o legati alla fede nell'umanità dell'artiglio
ancorché squarci il sentiero del sole futuro,
ad ogni ritorno d'alba cadono
come chi sfogliò in coro la sua non violenza
alla fame dei leoni nelle arene.
E odo dal salice il pianto ch'è mio, e tuo,
in questo campo di martiri
dove non si esaltano più baci di foglie innocenti.
|