Mi avvolge ala di roccia
dove il tuono s'inonda in echi profondi.
Sono acino di quiete,
minuscola goccia depurata dal vuoto
che il ragno sospende con mani di velluto.
Alle fibre arse del giorno
svanisce il fiume
rotolante catene di macerie e fuochi
soffiati dalle cavità dell'argilla,
attorno al gheppio che grida la sua solitudine
s'inebriano rondini filando reti per il cielo
e vie che ancora siano calde di miti.
Porgo la fronte al lavabo della speranza
e, in alto un canestro di petali levando,
avverto il profumo di nascite
non legate alla pietra o all'umido potere della pioggia.
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