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A tregua dell'oscuro categorico dei sarmenti
in acqua di fiume montano si scioglie il dolore,
quando rari angeli passano da noi
a rendere il verde a un lembo aspro di terra.
E' tepore quasi consunto all'improvviso tramonto
il masso che la luce ora purifica e morde sui cigli
e nell'incubo dei profughi, sgomenta, penetra.
Anche s'illumina la voce dell'armonia originaria
in foglia sonora alla pioggia, in estensione
e respiro di interrotto silenzio.
L'acqua del fiume mi avvolge con fremito d'ali,
mi vince sorriso di zagara vergine,
di grido secolare attesissima eco.
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