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Sento la malinconia dell'autunno quando cede
colori e foglie al vento
e le foglie si fanno a pietà della terra
lenzuolo di antichi profughi.
Di vuota esistenza insistono smorti echi
e amori che la mente delira e consuma.
Per i cieli che inseguo molti altri soffrono
la solitudine, perché i cieli
sono ombrelli stracciati e non solidali con la fragilità
dell'ombra legata alla propria depressione
che la nebbia travolge e dissolve in silenzio.
Il bruno dei tuoi capelli è la luce
ancora posseduta dagli alberi, il morbido smarrimento
della seta agli addii della luna che muore
tra lunghe dita affioranti in radici.
Ma c’è odore umido nelle case,
di legno marcito e di mani aperte come ciotole,
fredde e ancora sporche di madia,
dalle timpe a picco si rimandano in echi
di tuono le grida dei precipitati insieme alla pioggia.
Non so se la morte conta i miei passi
mentre segno il rettangolo di un tronco disteso e rigonfio.
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