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Oltre la valle degli echi vaganti
in lenta pena e in solitudine di voci,
si rapiscono ombre agitate e mute nella foschia dei motori.
Treni come ancestrali mostri s'inseguono lunghi
e in nere bocche si esauriscono.
Si perdono vele su conchiglie d'oro.
Da altissimi vetri che fissano un cielo incolore
stilla il ritmo del count-down, bruciando
pagine d'aria dopo calcoli di sicuro ritorno lunare.
Prevede l'automa inserto di lotte più aperte, più dure
a cicli di più inumane fecondazioni.
Diritta si può rendere la parabola
solo strappando le catene di creta fossile e di ferro,
solo zittendo la sirena del ghetto che ulula.
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