Con la superba iridescenza del pavone,
custode e simbolo
di ciò che si credeva duraturo,
di ciò che si credeva possedere l'affilata penetrazione delle spade,
nell'umida ebrietà dell'autunno l'albero ardeva
confermando un patrimonio estremo
nella regione dei fossili.
La bocca filtrava la rugiada dei sogni,
a sé volgeva un diapason di sicura vittoria.
Ora, con le sue linee di ossa svuotate
zufola il vento,
il gufo
cadenza il suo requiem
disperando di un'altra esistenza di gemme.
|