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Sono una notte testarda le nuvole nere di pioggia,
fintanto che il vento scova e disperde fragili
linee nelle brughiere
e veste il colore delle foglie morte
alla linfa nei grandi querceti.
Non più,
fanciulla, la dolcezza serena di ieri che ardeva di zagara
e della tua voce profumava
a farti zolla e sudore
come me, come altri che nel sonno inquieto dei fiumi rimangono.
Non più
la danza vibrante delle ali sull'arcobaleno
a succhiarne i colori e il nome di ogni singolo fiore.
Non più
il calice sacrificale, in alto, delle nostre
angosce che il tuono esplode e precipita
sui muschi delle dimore dei fuochi emigrati.
L'estasi dell'ombra in carezze
e il nitrito fervente dei cavalli sulle tracce della luna,
la cadenza della mano che orchestra fiamme nei falò,
quanto come sangue invenato in noi riverberava
in goccia dissolta si dilegua
a rinnovato vento che ancor più oscura e dilaga.
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