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Valeria Serofilli

FRANCO SANTAMARIA

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POESIA / VALERIA SEROFILLI


La parola e la cura
Amalgama

 

Valeria Serofilli, La parola e la cura/Amalgama

Valeria Serofilli
LA PAROLA E LA CURA
(Monografia con la raccolta AMALGAMA)
Note critiche di Gianmario Lucini
Puntoacapo Editrice (coll. I Quaderni di Poiein) (*)
ISBN 978-88-96020-57-9, pagg. 48, € 7,50

Per ordinare il libro:
Puntoacapo Editrice di Cristina Daglio
Via Aldom Massiglia 3/4, 15067 Novi Ligure (AL)
www.puntoacapo-editrice.com/index_file/Page384.htm
acquisti@puntoacapo-editrice.com
 

 

Dalla sez. 1 - Morsi di parola

II. Pane quotidiano

Pane a morsi
ingoiato su ginocchia
vorace bocca
fatica quotidiana
unto di sudore
giusto lavoro / polpa d’osso
cartilagine rigenerante
pane per sgualcite
merende sui banchi
ricreazione
azione / non azione
calda pagnotta
primo treno alla stazione
o nelle piazze
in molliche per piccione
Per me / pane
è questa poesia.


III. Bevitrice d’inchiostro

Non lapidare i bevitori di birra
tu che bevi solo coca-cola
la felicità di un foglio bianco
non appaga lo sforzo dell’astemio
La luna piena stanotte
non sussurra che versi
stanchi a me / stanca in ascolto
bevitrice di birra
più o men bionda
ma più d’inchiostro
che come malto non finisca
in orzo.


IX. Indosso arcobaleno

Foschia dietro la rocca
così il mio animo
Ma a ben guardare c’è l’arcobaleno
Si. Ora arcobaleno / in tutti i sensi
E sorride la ragazza in motorino
mentre un rosa / accende la mia voce
se ti dico - Aspettami che arrivo -
Resisterà nell’animo / dietro le nubi:
intanto indosso il mio più bel sorriso
o meglio, arcobaleno.


X. Ben altra controversia

Risparmia il verso che corre controvento
riscopri il senso che nutra di risveglio
il giusto pane, lievito / impastamento
per non rischiare cadute di non senso
falsi richiami a miti desueti
ferri lisi che non tessono divieti
freno che non unto si consumi
Tieni a ricordo il tempo del tuo gioco
di calcio, vicoli, urla e di risate
Tingi d’inchiostro il tuo accorato coro
e non ti curar di loro
ma vivi in ben altra controversia
per cinger tempie del più verde alloro.


XIV. Preghiera del Poeta

(…)
quando uscirà / il mio nuovo libro
avrà pagine di vento
i colori del tramonto
inchiostro d’alba / la pelle dei bambini
di tutto il mondo

Il mio nuovo libro
quando uscirà / sarò uscita anch’io
e fuor di scena detterò
parole intrise della saggezza
di chi non più la cerca

Sarà allora che il mio Editore
venderà copie a milioni
e le ristampe
e presentazioni ovunque
ed interviste

Quando uscirà / il mio nuovo libro
sarò famosa d’erba e nuvole
e da un angolo di cielo
assaporerò finalmente
ciò a lungo negato

E se mi commuoverò
il mio sorriso / rifranto all’infinito
avrà tutte le sfaccettature
della luce
rugiada mattutina le mie lacrime

il mio pubblico immenso:
ogni poeta / ogni ricerca di senso.

Sarà storia il trascorso
il vissuto un esempio
consiglio ogni sbaglio.

Senza rilegature le pagine
si spargeranno a mille
seme di giudizio / maturato a pelle
perle di esperienza

Rilassata / altrove, ne gusterò
il sapore, raccogliendo il frutto
del mio trascorso ardore

Ora che più non preme
anche se oltre, il senso, non
verrà disperso / eredità sofferta
ma mai rimorso, il tentativo di
suggerimento

Non più resoconto
né agli altri, né a me stessa

Unico giudice l’Eterno.


Dalla sez: La chiocciola

I. La chiocciola (o telamone)

Ti abiti ad oltranza/ inquilino moroso di se stesso
T’indossi/ Telamone dal gravoso fardello
ma abito o anima il tuo guscio?
Botte di Diogene, la verità nel profondo.
E tu poeta non farti lumaca
nel tuo guscio
se a sfiorarti è mano di poesia!


Dalla sez. Dantesche

Paolo e Francesca
(Inferno, canto V)

Lo sguardo complice
il furto di una vita
in quella mela / labbra rosse

Adamo ed Eva
clonati dal peccato / prima radice
rinati pallidi dalle pagine
di un libro, da quel bacio
unico/ sia pur imitativo

A tanta passione / troppa condanna

Con Dante io vi comprendo!


Il Conte Ugolino
(canto XXXIII)

Come Francesca parli e piangi insieme
ma il ricordo è diverso e men soave

E duro il cuore, come il teschio che rosicchi
al pensiero che per cibo ti si offerse
il sangue tuo congiunto

quando eterna si fece la condanna
a fame certa
e certa la fine.

© Valeria Serofilli

L'opera

L’INEDITO (Gianmario Lucini)
Amalgama è l’inedito che vogliamo presentare in questa monografia, nel tentativo di indagare l’evoluzione del verso nella poesia di Serofilli e nello stesso tempo cercare di intuire quali siano le direzioni che la sua poetica va maturando.
Iniziamo la nostra analisi dallo strano titolo della raccolta: l’amalgama infatti è una sostanza a base di mercurio usata in antichità dagli alchimisti e in tempi recenti per la lavorazione dell’oro e anche, in ambiente chirurgico, per l’otturazione dei denti. Scartando quest’ultimo significato, che non ci sembra pertinente, cercheremo di intuire il senso che l’autrice stessa attribuisce alla sua scrittura, soffermandoci sui primi due. Amalgama, ossia sostanza per lavorare i metalli preziosi, come metafora del linguaggio per veicolare il senso. O amalgama come sostanza alchemica, come metafora dell’indagine di senso attraverso al poesia. In tutti e due i casi, ci sembra, l’intenzione dell’autrice è quella di ribadire la sua poetica, definita già nella raccolta Nel senso del verso e confermata nella successiva Chiedo i cerchi.
Amalgama peraltro non dovrebbe essere lontana, dal punto di vista cronologico, da quest’ultima raccolta. Infatti ne riprende, in modo più approfondito, alcuni temi. La prima sezione, intitolata Morsi di parola, di fatto è interamente dedicata alla riflessione sulla poetica – e, anche qui, come si rilevava sopra riflettendo sui temi della sua poesia, non si tratta di una dichiarazione di poetica tout court, ma piuttosto di una riflessione sul proprio ruolo. A qualcuno potrà sembrare strano o comunque ridondante questo continuo ritorno (già in tre raccolte) sul tema del proprio ruolo e della propria poetica, ma se si considera la cosa in maniera profonda, bisogna pur riconoscere che è meglio riflettere una volta in più che in meno su questo aspetto: troppi poeti infatti non si sono mai posti alcune semplicissime ma (almeno per me) sconvolgenti domande: per quale motivo scrivo poesie? Che obiettivo mi propongo scrivendo poesie? Che senso ha, oggi, scrivere poesie? Chi scrive questa nota non ha ancora saputo rispondere con argomenti definitivi e spesso si interroga con queste domande.
Si tratta di domande che sempre e in ogni tempo un poeta dovrebbe porsi, perché la vera poesia non ha tempo, soltanto diversi interpreti: ricordiamo le parole della stessa Serofilli alla fine della sezione La poetica, in questo quaderno: “il mio personale concetto di poesia: una parola poetica in grado, per la sua universalità, di eternizzare andando al di là del contingente e del particolare”.
Forse nessun poeta sa rispondere alle domande esistenziali sul suo ruolo e sul suo status di poeta, ma è evidente che la Serofilli non si rassegna e cerca in qualche modo, con lo slancio tipico del suo carattere, di inscenare un senso, o forse di rassicurarsi. Tant’è che in alcune poesie balza fuori un tratto un po’ romantico e intimista del suo carattere, ma è un tratto vero perché vera e profonda è la domanda che ella si pone (si veda IX e XII). In altri balza fuori una certa irruenza di carattere, un certo vitalismo che si esprime anche in lemmi particolarmente forti e una certa irrequietezza in campitura, o forse insofferenza come nelle poesie I, IV, V, X e XIII. Certo, c’è in queste liriche una forza che esce un po’ dagli schemi così equilibrati della poesia di Serofilli, che va interpretata; ma credo che questa debba essere un’interpretazione che va lasciata totalmente al lettore: mi sembra infatti troppo restrittivo fornire seppur vaghe indicazioni. Mi limito pertanto, solo a registrare queste oscillazioni.
L’ultima lirica, intitolata La preghiera del poeta, continua il discorso sul ruolo della poesia, che si allarga in un nuovo “cerchio” che consente una diversa lettura anche dei “cerchi” precedenti che trattavano il medesimo argomento; questa poesia però, molto articolata e di ambientazione magico/onirica, mi pare riassuma con molta grazia e molta leggerezza le riflessioni dell’autrice sulla sua poetica, in uno scenario che la prefigura come spettatrice “al di fuori” della situazione, in una posizione identica a quella del lettore, in un tempo che non è tempo e forse sta dopo il tempo che ci è dato di vivere, spettatrice lei stessa di fronte al “suo” libro – che evidentemente non è la sua opera, ma la grande opera di poesia della quale ella si sente partecipe, con il piccolo indispensabile contributo che ogni poeta può dare a questa particolare lettura del mondo che si chiama “poesia”. È questa probabilmente la migliore poesia in tutta la raccolta, per la grazia, la serenità, quel briciolo di ironia e insieme quella profondità e soprattutto quella serie di rimandi incrociati che puntano non soltanto alle precedenti poesie sul medesimo tema, ma anche a un orizzonte più generale, più corale, più sodale con le menti che cercano nella poesia e nella cultura quel “senso” che da sapore alla vita.
La seconda parte, ispirata ai canti de l’Inferno dantesco, continua il proposito dell’autrice di omaggiare i poeti della tradizione (come nelle due raccolte precedenti), e in questa occasione tocca a Dante, ma non solo: Dante con i suoi personaggi forse più celebri dell’Inferno, due dei quali letterati essi stessi. Sono temi che rappresentano altrettanti simboli nella ricerca umana: l’amore, la conoscenza, il potere, il sapere. Qui il tono si fa particolarmente alto, come in atteggiamento di maggior rispetto e la vicenda di ogni singolo personaggio viene semplicemente evocata, senza commenti, quasi a sottolineare il rispetto per il testo dantesco.
È l’omaggio alla tradizione, alle origini, come a dire che non ha senso un percorso evolutivo senza un passato: insomma, come a dire che non è possibile “farsi da sé” in poesia (soprattutto); e pertanto è un’indicazione forte che avvalora la tesi che sosteniamo: che la sua poesia vuole più una estrosa e personale evoluzione del verso tradizionale che una scrittura sperimentale o vicina allo sperimentalismo.

La raccolta prosegue poi, nella terza parte intitolata La chiocciola, con schizzi veloci e ben delineati in stile epigrammatico, che raccontano momenti di amore un po’ movimentati e, anche qui, densi di domande, che sono una specie di corrispettivo alla sezione precedente su un piano però di comunicazione e relazione. Puntualizzazioni, schermaglie, momenti di abbandono, altri di stizza, ma sempre nella ricerca – su un piano etico più che estetico – di un senso nel quotidiano. Sullo sfondo la ricerca di identità femminile e di ruolo, affatto priva di sostrati ideologici, giocata su un concreto registro relazionale.

Dal punto di vista dello stile, l’autrice ribadisce le scelte già consolidate nelle sue due ultime raccolte. Si può notare in aggiunta un più profondo lavoro di lima e di ricerca, con soluzioni che puntano a una scrittura essenziale, priva di qualsiasi elemento (anche dal punto di vista sintattico e grammaticale) che non sia strettamente necessario. Ne risulta, specie nella seconda parte un verso senza dubbio più elegante (e per eleganza nello stile intendiamo il raggiungimento della maggior efficacia espressiva, con l’uso della minor quantità possibile di lemmi) ma non sempre di immediata comprensione, come nelle raccolte precedenti, e che richiede quindi una lettura più attenta a cogliere i nessi e connetterli fra loro. L’aspetto però che viene avvantaggiato è quello del ritmo e della prosodia, che in questo modo risultano più puliti e più gradevoli all’orecchio. Anche questo è un tratto non nuovo nello stile della nostra autrice: “Ci sono inoltre alcune poesie particolari, in cui un’ironia diretta, a tratti tagliente, si sposa ad un ritmo perfettamente consono a tale briosa e acuta osservazione. È notevole la distanza apparente tra queste specifiche liriche ed altre, molto più classiche nel tono e nella scansione, tipiche dell’autrice”; così osservava Ivano Mugnaini a proposito di alcune poesie della raccolta Chiedo i cerchi.
Anche in questo caso, non è nostra intenzione formulare giudizi di merito rispetto a queste scelte stilistiche: l’una vale l’altra e dipende dal gusto personale di chi legge. E come sopra, ribadiamo la nostra intenzione di fermarci soltanto alla pura segnalazione di questo duplice aspetto dello stile della nostra autrice, che in parte è dovuto anche all’esigenza di dovere/volere rendere certi effetti collegati al senso del messaggio. Ad esempio, nella poesia XII della terza parte:
Non rinchiudetemi fra quattro mura
o su cattedre trincea:
non sognerei soffitti viola.
Sono una farfalla / non
macchia nera su muro bianco
Il cielo in una stanza
è solo un miraggio.
E non chiedetemi/ entusiasmi
legati ad uno spago:
io non sono un aquilone nano.

In questa stanza ogni parola e particella lessicale non indispensabile è stata abolita: ne guadagna la prosodia che rende una metrica molto accentata, che si accompagna a un sentimento quasi di stizza, a voce alta. Ma il significato non è subito, qui, chiaro e definito come in altre poesie: non è certo misterioso, ma neppure subito afferrabile: questo si intende, ed è questo l’aspetto che non possiamo giudicare, perché risponde al particolare gusto e alla particolare intenzione di chi scrive; e lo mettiamo in evidenza soltanto per i lettori meno esperti: per altri si tratta di considerazioni piuttosto ovvie.
Anche Amalgama, dunque, si muove nella scia già tracciata dalle due ultime raccolte, dal punto di vista dello stile e anche di quello dei contenuti. Il tema non è cambiato (e credo che per molto non cambierà nella poetica della nostra autrice: è infatti molto vasto e indagarlo non è certo possibile in una sola esistenza...). Sarà l’autrice stessa, nelle sue future raccolte, a illuminarci sulle sue scelte.

SORPRESE D’ESTATE (Paolo Stefanini)
Mentre aspettavamo con interesse il nuovo libro di Valeria Serofilli, questa generosa estate –sorpresa!- ci ha portato due libri: uno di Valeria ed uno su Valeria, entrambi pressati in un quaderno di Poiein, ovviamente a caratteri minuscoli. (continua)

COMMENTO A TRE TESTI DI AMALGAMA (Maria Giovanna Missaggia)
Dei tanti, tantissimi scrittori di versi che affollano sia le pagine a stampa che quelle elettroniche, in una sinfonia vastissima e frastornante di voci, i versi di Valeria Serofilli ricordano il suono di un diapason che fissi la misura, il “senso del verso”, per l’appunto, ossia la sua ragion d’essere e, per così dire, la direzione del suo moto, ossia i punti cardinali verso cui risulti oggi possibile orientare la ricerca poetica.
Questo carattere ragionativo-inquisitorio emerge dalla tessitura dei testi... (continua)

COMMENTO A CINQUE TESTI DI AMALGAMA (Maria Giovanna Missaggia)
Intenso ed allusivo è il titolo della nuova raccolta di Valeria Serofilli, Amalgama, ma la chiave interpretativa dei cinque testi tratti da questa, e pubblicati sul sito di Ivano Mugnaini, è data dal titolo di una singola lirica: “Sovrasenso”.
Già questi pochi componimenti delineano un percorso complesso, e la ricerca, ragionata e tenace, ancora una volta del “senso del verso”, per riprendere il titolo di una precedente raccolta della Serofilli, ossia della ragione d’essere del poetare. Gli strumenti di questa ricerca consistono in una tecnica versificatoria che è divenuta la cifra personalissima della Serofilli... (continua)

 

Note biobibliografiche

Valeria Serofilli insegna Lettere presso gli Istituti d’istruzione secondaria. Come operatrice culturale è Presidente del Premio Nazionale di Poesia “Astrolabio”, nella giuria di altri premi letterari e organizzatrice degli incontri letterari presso il Caffè storico dell’Ussero sul lungarno pisano. È curatrice della collana “Passi - Poesia, I libri dell’Astrolabio” per la Puntoacapo Editrice di Novi Ligure.

È autrice di poesia, saggistica e testi di prosa, tra cui racconti brevi, (alcuni inseriti in Pisanthology della collana antologica di Perrone editore, e già vincitrici del Castelfiorentino 2007), nonché racconti per ragazzi raccolti in Comete per la coda (uno dei quali finalista premio Teramo 2005).
In qualità di saggista ha pubblicato il volume I Gigli di Nola, pp. 254, Rotary Club, Nola – Pomigliano d’Arco, 1993 di cui uno stralcio è stato inserito nel testo Tra pietra e cielo edito dalla Pro loco di Massarosa (Lucca, 2005); sua opera prima di poesia è Acini d’Anima (Pisangrafica, Pisa, 2000), vincitrice del Premio Astrolabio 2000, sez. poesia, poi rilevato, rinnovato e presieduto dall’autrice; sempre in poesia ha pubblicato Tela di Eràto, (Sovera Multimedia, Roma, 2002) nella Collana “La Fronda Peneia”, con nota critica di Giorgio Bàrberi Squarotti; Fedro rivisitato (Ed. Bastogi, Foggia 2004), collana di poesia “Il Capricorno”, curata da Maria Grazia Lenisa, con prefazione di Dino Carlesi e nota critica di Giorgio Bàrberi Squarotti; il cofanetto libro con audiolibro Nel senso del verso (Ed. ETS, Pisa 2006), contenitore multimediale che comprende un estratto delle varie raccolte poetiche dell’autrice e nuove poesie, recitate e interpretate liricamente, con accompagnamento musicale al pianoforte e clarino, rappresentato al Teatro Verdi di Pisa in forma di spettacolo; Chiedo i cerchi (puntoacapo Editrice, Novi Ligure, 2008); Nel senso del verso - Nuovo Volume (Leonida Edizioni, Reggio Calabria 2009), opera vincitrice del Premio Gaetano Cingari 2008; Premio Astrolabio 2008, Antologia (puntoacapo Editrice, Novi Ligure 2009).
Collabora con la rivista di poesia, arte e filosofia La Mosca di Milano e autrice di recensioni per volumi di poesia, arte e saggistica per altre riviste nazionali fra le quali Pomezia-Notizie, Il Laboratorio del Segnalibro (Roma), Il Convivio (CT) e Alla Bottega (MI) e internazionali quali Gradiva Publication (Rivista Internazionale di Poesia Italiana dell’Università dello Stato di New York), di Luigi Fontanella.
Pubblica note di lettura anche su riviste telematiche. In particolare Vico Acitillo 124-Poetry Wave, www.vicoacitillo.it,  curata da Antonio Spagnuolo e Emilio Piccolo e Literary, www.literary.it, diretta da Giampietro Tonòn. È socia e collaboratrice del Gruppo Internazionale di Lettura di Pisa, a suo tempo fondato dalla scrittrice pisana Renata Giambene.
Suoi testi, in particolare il lavoro multimediale Nel senso del verso e lo studio storicofolkloristico I Gigli di Nola, la cui documentazione è conservata presso gli archivi del Museo Etnomusicale di Nola in seguito al gemellaggio tra le città di Pisa e di Nola, sono stati presentati in vari teatri fra cui il Verdi di Pisa, e in sedi quali la Sala Baleari del Comune di Pisa e Palazzo Panciatici di Firenze, al Rotary Club di Nola e in Caffè letterari quali “Le Giubbe Rosse” di Firenze e “Il Caffè dell’Ussero” di Pisa.
Sue liriche sono state tradotte in inglese, francese, spagnolo, giapponese e recitate in sedi quali la Cattedrale di Tokio in occasione della Festa dell’Assunta. Alcune varianti poetiche dell’autrice, richieste dal Centro di Documentazione sulla Poesia Contemporanea Lorenzo Montano, sono depositate presso la Biblioteca Civica di Verona. È inserita in Letteratura Italiana dal secondo Novecento ad oggi (Bastogi, Foggia 2007, vol. 1) e in numerose antologie e riviste italiane e straniere fra cui Gradiva, Lo Scorpione Letterario diretto da Antonia Arslan, La Clessidra (Novi Ligure), il quotidiano Il denaro di Napoli, con pubblicazione di singoli testi poetici in siti che si occupano di poesia quali Poiein, Modulazioni di Franco Santamaria e nel sito di Samuele Editore nonché in numerosi blog fra cui Dedalus di Ivano Mugnaini, Viadellebelledonne di Antonella Pizzo, Borgolibrario, Liquida. Suoi testi editi e inediti sono stati premiati o segnalati in concorsi nazionali (Premio “Montano”, “Alessandro Tassoni” “Città di Tortona”, “Cinque Terre”, “Città di Pompei” e altri) e internazionali fra cui il Fiur’lini (l’Aia, Olanda, dell’associaz. culturale Forum) e letti e commentati all’interno delle trasmissioni radiofoniche di Toscana Classica, Radio Alma di Bruxelles nella rubrica culturale La Tela Sonora e televisive quali “L’Impallato” e “Luci della Città” dell’emittente 50Canale, visibili anche sul canale 897 di Sky e “Arcobaleno” di Telegranducato.

Fra i critici e autori che hanno presieduto giurie in cui sono stati premiati suoi testi o hanno scritto note e commenti sui suoi lavori ricordiamo Sandro Angelucci, Luigi Blasucci, Lia Bronzi, Alberto Caramella, Dino Carlesi, Igino Creati, Mauro Ferrari, Luigi Fontanella, Giuliano Ladolfi, Paola Lucarini Poggi, Lorenzo Fort, Maria Grazia Lenisa, Dante Maffia, Marco Marchi, Pasquale Matrone, Ivano Mugnaini, Aldo Onorati, Floriano Romboli, Paolo Ruffilli, Andrea Salvini, Franco Santamaria, Maria Luisa Spaziani, Giorgio Bàrberi Squarotti, Ciro Vitiello.

http://www.valeriaserofilli.it/

 

Valeria Serofilli, Poesie inedite
Valeria Serofilli, Nota critica a "Radici Perdute" di F. Santamaria

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(*)
I Quaderni di Poiein
Collana di monografie poetiche diretta da Gianmario Lucini. Redazione: Viola Amarelli, Mauro Ferrari, Letizia Lanza.
Ogni volume, di 48 pagine, ha formato 17 x 24 e offre l’autorevole monografia critica di un poeta, il cui lavoro è illustrato da:
a) Presentazione critica dell’autore nel contesto della poesia italiana contemporanea
b) Bio-bibliografia
c) Nota personale di poetica, o intervista
d) Cenni critici sulle pubblicazioni precedenti, con poesie esemplificative
e) Presentazione critica e ampia silloge di una trentina di testi inediti
Un numero € 7,50. Sottoscrizione per i 5 numeri annui: € 28,00 (per i soci dell’Associazione Poiein: € 20,00) che darà anche diritto a un volume omaggio dal catalogo Puntoacapo scelto dall’Editore.
www.puntoacapo-editrice.com/index_file/Page384.htm

 

FRANCO SANTAMARIA: LETTERATURA E ARTE
Quando LETTERATURA e ARTE esprimono, metaforicamente, la dura condizione dell'uomo.