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Roberto Bertoldo
L'ARCHIVIO DELLE BESTEMMIE, poesie
Mimesis, Milano 2006
ISBN 88-8483-478-3, pp. 96, € 11,00
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FORSE NON È IL LAGO
Forse non è il lago che fuma.
È la sera che, scendendo, spezza i rami
dell’acqua morta. Poi volano anche le anatre,
allungate come serve. Anche i pesci evadono
e hanno un occhio sconfitto, sanno
il nostro odore di uomini, quella puzza
di cadaveri trascendentali.
Oggi non è più il lago che fuma,
è l’eccetera della coscienza.
(11 settembre 2001)
L’ULTIMA
Signori, io ho appesantito la pioggia
con le lacrime delle bestie
che avete gettato nella fangaia
insieme a questi versi che ho lucidato
per accogliere il grido che risale
dalle orde, al clivo dei mattatoi.
Ma io sono di questa carne il peccato
che piange, l’onere promiscuo
che raffina la mattanza.
APRICA
Piovono in me i meandri del cielo
e spalanco le lacrime all’ingiuria
trascinata per i capelli nelle vie
della Kabul disperata e tagliata
al collo e appesa per le zampe
mentre la scodella della pace fedifraga
le succhia il sangue non c’è grido
nelle parole neanche a squartarle
per sgocciolarne inchiostro.
LA PELLE
Ho braccia da morto e queste finestre
che mi sprecano. Ditelo alle rondini
che violano le strade come un piovasco,
ho scomunicato la pelle dalle mie insegne.
Domani aprirò la notte, le strapperò
i bottoni, sarà una guerra d’operaio.
E poi spenderò il pane come fosse poesia
per le orecchie dei miei discepoli
e dirò: questa è per sempre la carne
che occupa le vostre lacrime di brina
perché la mia donna nascondeva la pelle ai miei baci.
LA COMUNIONE
Rendimi le tue labbra che il mio bacio
ha voluto districare dalle nubi,
inventa un altro proposito per le tue campagne,
l’amore è quel cirro che la vetta del pino
ingoia come un’ostia.
Sorprendi la tua rendita
con la veste di donna che neghi
e rincuora questo mio cervello affranto
che dileggia l’anima.
Noi viviamo d’ansia e di giustizia affascinata
in queste camicie di forza
che spezzerò come il corpo di cristo,
io ribelle che ho la ventura
con la mia bocca pazza e bastarda
di consegnarti l’eucarestia.
© Roberto
Bertoldo, da "L'archivio delle bestemmie"
Il libro
«Roberto
Bertoldo ci ha abituati a libri di forte impatto, ma in poesia aveva
finora mediato la sua protesta tramite un linguaggio pregno,
difficile, che nascondeva nelle sue maglie una verità emotiva e
concettuale a più piani. La tessitura logica dei suoi versi
compattava, e ancora compatta, l’apparente dispersività
dell’apparato fonico e metaforico. Nessun verso era ed è in lui
casuale o meramente formale. La compresenza di piani semantici,
vivace soprattutto nella produzione precedente l’Archivio ma
ancora presente, è immessa in un correlativo oggettivo e, come dice
l’autore, «tonale» che soddisfa ogni esigenza espressiva. Non c’è
surrealismo, insomma, ma piuttosto, è di nuovo parola dell’autore,
«surrazionalismo».
Però, in questo libro Bertoldo lascia più libero sfogo
all’emotività. C’è rabbia non più trattenuta, in questi versi. Le
immagini ora faticano a contenerla. Siano la donna, la morte o il
potere, gli avversari non devono più difendersi solo dalla logica,
dalla musica e dalla natura. Il poeta si rivolta. Il suo impegno
civile diviene guerra, sia pure non distruttiva: «Non posso tradire
(…) / l’inchiostro delle lacrime / sulle mie guance di carta».
(…)
Il canto di questo scrittore tormentato è la maledizione. C’è un
mondo bruciato, ci sono uomini violentati e profonde intuizioni
nella sua poesia. In "L’archivio delle bestemmie" il poeta
riduce in parte, rispetto alla sua precedente produzione poetica, il
proprio simbolismo per un dettato più esplicito, nonostante la
struttura sintetica che lo fonda; ma resta una poesia “tonosimbolica
e intersemica” come lui stesso l’ha definita, una poesia delicata e
vigorosa in cui la realtà viene sí trasposta, come in Forse non è
il lago, scritta l’11/9/2001, la sera del disastro al World
Trade Center, ma risulta per questo, per questo suo “correlato”
anche “emotivo”, più pregna e più violenta. "L’archivio delle
bestemmie" è un libro di denuncia, brutale, intenso, sof-ferto,
apparentemente empio ma molto più cristiano dei libri di tanti
credenti» (Rudy Steiger)
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L'autore:
Roberto Bertoldo ha scritto libri
di poesia, di narrativa e di filosofia. I suoi ultimi testi editi
sono: i romanzi "Il Lucifero di Wittenberg - Anschluss",
Asefi-Terziaria, Milano 1998 e "Anche gli ebrei sono cattivi",
Marsilio, Venezia 2002; i saggi "Nul-lismo e letteratura",
Interlinea, Novara 1998; "Principi di fenomenognomica con
applicazione alla letteratura", Guerini, Milano 2003; "Sui
fondamenti dell’amore", Guerini, Milano 2007; i libri di poesia "Il
calvario delle gru" (Bordighera Press, New York 2000-2003) e
"L’archivio delle bestemmie", Mimesis, Milano 2006.
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Roberto Bertoldo,
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Roberto Bertoldo,
Ladyboy
(romanzo)
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