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Patrizia Buracchi

FRANCO SANTAMARIA

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POESIA / PATRIZIA BURACCHI


da "Dentro e fuori il vento"

Patrizia Buracchi
DENTRO E FUORI IL VENTO, poesie
LietoColle, 2007 - ISBN 978-88-7848-305-7, € 10,00

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C.P. 72 - 22020 Paré (CO); tel. +39.031.986292
info@lietocolle.com - www.lietocolle.com/backend.php
- Patrizia Buracchi <maidoc@libero.it>

incantamento



*
discorsi innocenti animati da raggi incatenati
ruotano le parole
che l’ebbrezza si dichiara ai movimenti
tratteggiati in fattezze illusorie
l’invadenza densa ci trapassa nel contatto sinuoso
d’insaziabili fibre
raffinato residuo d’ogni spostamento tra due mortali
anche se riconduco al perenne godere
il grido stempera in un sussurro
fioca la voce si dibatte
brancola in questi pochi gemiti che annegano
la mia carne

*
tardi arriva la coscienza
verso l’alto zampilla sulle bugie scritte come preferiti ritagli
puoi trovarmi
quando la storia s’intreccia per alternanze
dondolii dove sparire con te
perché sei in ogni segreto mai sconfitto
nelle flessioni d’ogni arco narrato da volute scomposte
raccolgo l’atto incandescente che mi si appiglia
avido contagio il desiderio si compie

*
quando carezza il mantello la fata
abbia ogni gesto il gusto di un tramonto
che la magia delle dita immerge nel calore
sfoglio leggera falde di pelle all’apertura del vento
le stagioni non reggono il clima dei nostri incontri
oasi in noi schianta ogni resistenza
infrange ogni divieto tra i rossi filari s’inerpica
esile trama dei miei contorni
il fianco soffoca nel tuo indenne da ogni squarcio
rivive ancora seppure ferito
versato il miele sopra riceve

*
di madreperla le lingue in un intermezzo
risposta rituale alle nostre serate
striate all’impaziente consuetudine di violini
la pioggia accanto a noi fingeva una veglia svolgevo
interminabili viaggi sul petto disteso
risacca lenta abbreviato tragitto d’acqua feroce nella bocca
che nel silenzio la notte senza fretta agguanta

*
probabilmente mai era stato vero
confusamente arrotolati
la cadenza lenta della fusione era stata un sigillo
oltre ogni lucidità il gioco aveva svegliato
inesplorati contorni
seta s’era avvolta intorno massaggiando ogni spiraglio
per quanto la bocca si fosse ammansita
e avesse gridato della bollente saliva s’erano dileguate
le palpebre racchiuse
per udire meglio il gorgoglio
rimbalzava ininterrotto
corde distese alla ricerca di un sapore che placasse il rogo
sceso in fondo levigando angoli
perforando nudità

*
per un sorso d’uva trovato dietro il campo
nel bicchiere bevi sorsi acri
caldi liquidi sulla sanguigna guancia
non abbandonare il mondo della foresta
traccia la luce scene
bisbigli
si sbriciola il ruscello mentre l’emozione
tra i tuoi ansiti la mia duttile lamina prega
si fa presente e la testarda bellezza ingorda
un diverso incantesimo per te
non consumato dirò
qui fertile rovina
la volontà s’inceppa nella sabbia senza radici annienta
cristalli incendiati


ricamo

*
so che in questo nero cielo
si scarica il tuono della memoria
so che non c’è limite alla fervida veggenza
perché la vita va oltre ogni significato ogni corpo
ogni sembianza ogni volto ogni seno
ogni scrittura rappresa
di quattro righe avvolte nell’insenatura azzurra
bollenti righe scritte a catena
in questo nero cielo
il giardino delicato resta un profumo
la prigione di ogni amante rimane indicibile
per me che sono da poco nata
una vita trascorsa morigerata
a cucire il bordo della storia
non reggo il cielo quando s’imbrunisce
il cielo leggero mi sfiora ma odio il suo annerire
sia nella notte
sia nella pioggia
l’aspettativa mai indietro per cambiare sistema
bugie gustate senza respiro
la brama di te la terra ardeva
la terra s’avvicinava legandomi tra i suoi rami
non avrò il petalo né la rosa né la spina né il ramo
- bianca pelle ricuce il sangue -
non avrò il desiderio
né otterrò il sole il nero cielo mi si addice
inganno il tardo crepuscolo che s’insinua in un vento
sospeso nel vuoto verso un residuo timore di morte
triste la nota rimescola la percezione
hai arrotolato lo spartito
la fionda non ha palpato il tronco lasciato sul verde
appartato senza finzioni questo non è
abbraccio ma storia troncata
uscita dalla tua parabola

ma
voglio
che il sole e il vento entrino
nella pelle mangino la carne voglio
[...]

© Patrizia Buracchi, da "Dentro e fuori il vento"

Il libro

Il vento è vita, sempre in movimento, sempre s’ingrossa e sale di potenza fino a che si riposa. Simile alle onde del mare, simile alle moltitudini di atti d’amore che resta-no, dopo. Il ricordo.
Parole che s’intrecciano. Non poesie. Solo versi, o parole in poesia. O forse semplici parole.
Semplici versi che rasentano la poesia.
Non poesia, né credere d’essere poeta. Solo, unicamente decantare realtà e immagi-nazione. Fondere. Cesellare.
Non poesie. Piccoli rintocchi che hanno accompagnato un cammino.
Il solito, vecchio cammino. Dove ci s’incontra, ci si possiede. Il solito, vecchio cam-mino del vento, mai stabile, mai lo stesso.

Nelle giornate che si compiono resta l’aria che si è vissuta. Resta la possibilità di raggomitolarsi accanto alla fragranza del corpo e respirare.
Immobili le note, ultime, ritornano dove la nascita ha avuto inizio e il piacere è stato assillo.

Ci lascia, il vento, un po’ storditi.

Biografia:

Patrizia Buracchi vive in campagna, nella provincia di Arezzo. Laureata nell’85 in materie letterarie, ha pubblicato "Non uccidere l’usignolo", un breve romanzo. Suoi testi sono apparsi su diverse antologie. "Dentro e fuori il vento" è la sua prima pubblicazione di poesia.

FRANCO SANTAMARIA: LETTERATURA E ARTE
Quando LETTERATURA e ARTE esprimono, metaforicamente, la dura condizione dell'uomo.