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Paolo Ragni / poesia, narrativa

FRANCO SANTAMARIA

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POESIA / PAOLO RAGNI


La nuova casa

Accanto alla mia casa sono ulivi e more,
intorno un oleandro rosa, un pero, un nespolo,
un pergolato d’uva, una veranda. Ecco
dove starò. D’inverno, quando è freddo al fuoco
del camino metterò le castagne a cuocere.

Facendo questi sogni vado a letto allegra
così che quando spengo la lucina azzurra
che mi serve per leggere io chiudo gli occhi.
Che mistero passare le giornate senza
capire esattamente quel che accade. C’è.
Fino alla fine ancora non sappiamo niente.


L’estate è molto bella e dispersiva

L’estate è molto bella e dispersiva
da quando, sulla strada, a Buonconvento
non vado a domandare queste cose –
Si lotta ogni momento, specie quando
risento il suono di un violino elettrico,
mi sembra che noi stiamo conquistando
diversi e nuovi spazi nel Paese.
Davanti al Palasport c’è un baracchino e
andiamo in pizzeria dov’è il Fiorella.
Il freddo della pietra sotto i ponti.
Tra un bacio e l’altro non dato ho pensato
Non è che gli facevi tenerezza?
A causa della pioggia quest’estate
ho cercato a lungo il braccialetto.
Ci vuole qualche cosa che mi desti
da questo sonno ingiusto, stanco.


L’angelo

Che succede a quest’età? forza, ditemelo!
che si vede, cosa è stato? è un angelo (si dice)
che mi ha ridato la vita, è incredibile, ma
fruscia leggero il cotone, incantano il tuo rosso e il bianco.


Aria di attesa

Andavo avanti nell’aria di attesa,
ogni cosa passava indifferente, stanca,
come il sole che a giugno porta caldo,
affanno e la voglia di finire l’estate.

L’estate andava avanti lentamente, come
il battito dell’orologio nel corridoio.
Quando tutti furono andati via, ecco
mi parve che qualcosa di più grande

fosse accaduto. Io c’ero. Restammo così,
intenti, ad aspettare che qualcuno ci dicesse
che era finito. Le cose finiscono, il difficile
è capire quando poi ritorneranno.


Ultime riflessioni dopo un litigio

Questo è il dolore delle cose morte, a marzo,
l’affetto, la dolcezza, tutto è spento per un niente,
rimangono pezzetti di passato che io
non voglio ricordare più, è tempo perso.

La notte mi risveglio, mi alzo e penso che non è giusto
interrompere un rapporto tanto forte, ma accade:
è un incantesimo che ci ha distrutti (credo) e
non ha ancora finito di accadere, vedo.

Per questo non ti scrivo, non ti sento e aspetto.
Ma adesso sono qui che mi domando e non so
cos’altro tra di noi possa succedere, è tutto

compromesso. Ancora pochi giorni fa
era impensabile, ma non mi importa se chiami
o no. So che non ti cerco, non rispondo, non ci sono.


Segreteria telefonica

Se questa è una poesia che veramente
ti lascio nella tua segreteria,
ecco che mi rinasce un’allegria
che in qualche modo stasera mi riempie.

Lenta è la notte e il sonno mi ritarda:
mi alzo, bevo un bicchiere d’acqua, provo
a dormire, con un balzo sto a sedere,
c’è qualcosa di nuovo e mi riguarda.

Sentire la tua voce e non vederti
è un dispiacere strano già accaduto -
vano è riflettere su questa croce.

Io questa cosa non avrei creduto,
così come le lettere che invano
scrivo, straccio e poi getto in un rifiuto.

© Paolo Ragni

Sito: www.paoloragni.it
E-mail: paoloragni@paoloragni.it

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