POESIA / MARIA PIA QUINTAVALLA
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RITRATTO IN PIEDI
Parlato a mio padre vestito da respirante, sussurrante
albero che parla (e che mi ama), cime alla luce
occhi luminosi ogni tanto esso è qui, davanti
sta dicendo precise cose. Respira. Commenta (mi
rimprovera anche, mi contraddice).
Di pomeriggio lo vedo bene che il sole fa luce,
di passaggio di nascosto che fa luce - e
me li porto con me per digiunare gli occhi,
per le scale per le strade, poi divento normale
sottile netta, e bianca.
(da “Corpus solum”, ed. Archivi del 900, 2002)
PARMIGIANA, I
Tutti gli amori ti furono infelici perché ci credevi,
tutta vi aderivi, alle promesse
dell’essere - al suo centro, ti innamoravi della vita
del paradiso dalle palme lente e dolci
dell’amore improvviso nelle dita,
degli amanti napoletani della forza che
ti travolgeva ma di messi astrali, bianche
di una stella carnale
antiche passeggiate e dolci mani,
della vita sentivi lì la forza intatta infrangersi
stupita appartenente a corse, statue di gaggie
erano tonfi al cuore, desiderio e copule del mare.
Forti le braccia i baci le lusinghe,
per amore della vita che perdevi
e lenta nell’amore ti perdeva.
PARMIGIANA, II
Rivorrei la mia infanzia una triste
prigione del cuore - dissi
a lei che più non capiva da dove
tutto questo avesse inizio, così
mi mandò a dire, Vattene un po’
all’inferno vattene, sì vai via,
la tua finestra più non ci appartiene
né mai lo fece, Esci di scena.
Stanca sconsolata lei assentì, ma l’altra
da lì stette fuori tappata,
bocche e orecchie spaventata la guardava,
né poteva più rispondere.
Rivorrei la mia infanzia con le finestrelle
chiuse ottuse, lì nascosta poco di sotto
al cuore - ritornava ritornello infelice
per donarsi al suo portone.
IL PADRE
Quell’altra bocca quella
intessuta al viso e quell’acre
odore stupito che sorride,
come una mezzaluna guarda affaccia
dove ti specchi acqua chiara
nube anche tu,
quel viso sempre amato
capitato a te accanto,
icona più addensata e pura,
forse lo amavi perché lo indicavi
con gesto fiducioso della mano?
Esso lo specchio di quest’altro,
più piccolo, sorriso a mezzaluna
della manina (lingua e cuore)
che gli si tendeva, t u a -
oh figlia strema, giù in attesa.
Saggezza a mezzogiorno,
filigrana alla finestra dei bei
sogni, e voci
sui più tenui prati che
su più bianca strada un
suo destino sogna.
© Maria Pia Quintavalla
(da "Album feriale", Archinto 2005)
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Biografia:
Maria Pia Quintavalla è nata a
Parma, e vive a Milano.
Ha pubblicato: Cantare semplice (Tam Tam Geiger 1984 prefazione
Nadia Campana), Lettere giovani (Campanotto 1990 prefazione Maurizio
Cucchi), Il Cantare (Campanotto 1991 prefazione Nadia campana), Le
Moradas (Empiria, 1996 prefazione Giancarlo Majorino), Estranea
(canzone) (Piero Manni 2000, introduzione di Andrea Zanzotto),
Corpus solum (Archivi del 900, 2002 prefazione di Giampiero Neri),
Pulcinoelefante 2000 e 2005, Album feriale ( Rosellina Archinto 2005
prefazione di Franco Loi )
Ha curato l’antologia Donne in poesia, Presidenza Comune di Milano
1985, ristampa 1988, edizioni Campanotto, dall’omonimo festival
nazionale, dal 1985, Milano.
Figura in numerose antologie della poesia italiana, di cui l’ultima
“Trent’anni di Novecento”, a cura di Alberto Bertoni, Book edizioni
2005.
Vincitrice ai premi: Tropea, Cittadella, Città S.Vito, Alghero
Donna, Nosside, Gold Winners Nosside, Marazza Borgomanero, finalista
in cinquina al Viareggio 2000.
Traduzioni in lingua tedesca su: Schema, Università di Tubinga 1988,
( a cura di Carlo Alessandro Landini), in lingua spagnola su Certa,
Barcelona, 2000, ( a cura di Fabio Scotto), in lingua inglese per
Yale Italian Poetry, a cura di Paolo Valesio, New York, 2005
Cura seminari sulla lingua italiana, e sul testo poetico, presso
istituzioni, tra cui l’Università Statale di Milano, Archivi del
‘900, libera Università delle donne.
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Narrativa di M.P. Quintavalla ||
Franco Loi su "Album feriale" |
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