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Massimo Giannotta / poeta, critico, traduttore

FRANCO SANTAMARIA

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SALA DEGLI OSPITI

 

POESIA / MASSIMO GIANNOTTA


da "Ciclo della crudeltà"

Massimo Giannotta, Ciclo della crudeltà / poesia

Massimo Giannotta
CICLO DELLA CRUDELTÀ - poesie
Empirìa - ISBN 88-87450-72-2, € 12

Per ordinare il libro:
- Empirìa ed. / via Baccina, 79 - 00184 Roma
tel. 06. 69940.850; fax 06. 45426832
- www.empiria.com / info@empiria.com

CRONACHE DELL’ASSEDIO


BANDIERE

Noi non lasciammo alcuna orma, alcun segno
tanto lievi furono i nostri passi

noi
superstiti stralunati
di non combattute guerre
di vittorie
decretate senza battaglia

proclamate dalla CNN

inserite in rete

smarrite
come le nostre parole
dentro paludi elettroniche
abitate da virus
che insidiano servo-cervelli.

Chi è sigillato
a difesa
dentro vasi ermetici
come di marmellata

circondato
da air bag

da vesciche
piene d’aria
trasformabili in palloni ad elio
in aerostati colorati
che andranno di moda la prossima stagione

ripete
patetici balbettamenti

vomitando
su vestiti antimacchia
cibi antifame
cancri antiuomo

parole che neanche commuovono l’aria.


Viene quasi voglia di uscire allo scoperto
alla vista di depuratori
che mescolano e rimescolano merda

a imitazione dei nostri cieli fangosi
per prendere una boccata d’aria.

Ma forse è illusione cercare
l’originaria nudità
tra le rovine
e le sterminate discariche

tra vecchiaie similgiovanili
scolpite ai siliconi

liporisucchiate
e sublimate in tecnologiche ricomposizioni.


Questa generazione mi disgusta
è nata già morta
e secondo il copione continua a decomporsi
ma con spirito barocco
senza alcun fetore

sempre tentando di stupire
indossando
multicolori deodorate corazze

praticando complessi onanismi

e la cura maniacale di se stessa
palestra e sauna
cibi non trattati con pesticidi

filosofia del male minore

saggia leggerezza del luogo comune

(minimo comune comprendibile
Massimo Comune Ignorabile).

Senza rinunciare all’eleganza dei gesti
anche
a far correre le dita su colorate tastiere
per la guida laser dei missili da crociera

che consentono
di tenere le debite distanze

pacifici
strumenti chirurgici
come bisturi e cannule

(per non cedere a scomposte emozioni)

trapani e divaricatori
che ci assicurano
che solo il male verrà asetticamente estirpato

e se vi è una
piccola necessaria violenza
essa è pur applicata in un luogo lontano
a recidere allogeni cancri
che non abbiamo mai visto
anzi
che non vogliamo affatto vedere.

Il nemico ha invece
arnesi grossolani
unghie adunche
e mani macchiate di sangue

purtroppo il nemico non è affatto elegante

con grosse scarpe infangate
fa la guerra
con scandalosa ferocia

non come noi
che combattiamo senza volgarità né odio
quasi per noia
pescando nei forniti arsenali
tra testate
e bombe ai neutroni
per civile rispetto delle opere dell’uomo.

Anche i profughi
qui e ora
restano disciplinatamente
di là dal vetro del televisore

lì si sa
il sangue è vernice rossa

e i morti
non lasciano infette carcasse

il peso
di livide carni morte
a disfarsi dentro fosse comuni

si rialzano nell’intervallo pubblicitario
e, coi vivi,
vanno a mangiare un panino.

Qui sono
le nostre bandiere.


DELLA CITTA’ ASSEDIATA

Questa città avvolta da antiche cerchie di mura, a proteggere il ben riparato porto, ha una sua fiera bellezza: la cinta, poderosamente bastionata, a forma di stella a irregolari punte, gli sproni potenti, le feritoie da dove spuntano le bocche da fuoco, le casematte i ridotti, gli spalti affollati di uomini in armi.
Ma nessuno sa come potrà sopravvivere a questo crudele assedio, nessuno lo crede possibile. Oggi, comunque, siamo vivi e domani è un altro giorno.
E mentre il cielo è solcato dalle traiettorie dei missili, ricamato dalle parabole dei traccianti, violentato dalla furia dei reattori, forse non serviranno a molto le decrepite armi che abbiamo ripescato nei magazzini: antiquate batterie antiaeree, vetuste bombarde, falconetti, pezzi antinave da 120, vecchi obici.
Eppure nella notte, a guardare i bastioni che s’incendiano come vulcani, che vomitano nel buio grandini di proiettili, verso un nemico invisibile, invulnerabile forse, sembra possibile resistere. Nella notte.


RAPPRESAGLIA

Alla fine si decida l’imbarco
un solo passo
dalla banchina alla passerella con corrimano

prudentemente a prevenire
il lieve rollio
di residua indecisione

ormai
ogni tempo è passato
da un’ampolla all’altra della clessidra
se pure
tutto è stato silenziosamente stivato
lunga
si prevede l’assenza.


Ormeggi mollati mentre cala la sera
da terraferma
pigro distacco.

Nero sommergibile,
anzi sottomarino
carena a goccia scafo fusiforme
forme idrodinamiche per la navigazione subacquea
con sezione maestra spostata a prora
silenziosa mole
che vibra di rattenuta forza.

Lento
ma non riluttante distacco.
(Scosta!)
timone alla banda
(avanti adagio)

Laconiche voci di comando
nella sera tranquilla
(timone in mezzo)
(avanti adagio)
ding.

Dritta 15 gradi
(dritta 10, dritta 15 gradi).

Scontra
(si scontra)

(via così)

avanti mezza

ding ding

si consuma il rito.


Nera macchina
che scivola
a cavallo della sua bianca scia.

E vento di mare
pieno profumato che apre i polmoni

riempi le tazze degli occhi
con la sera sontuosa
che occhieggia verso occidente
i polmoni
di vento salmastro
prima del nero tuffo
in acque già color della notte.

Voci
nella camera di manovra
(Pronti all’immersione rapida)
timoni 15 gradi a scendere

acqua alle casse di prora.


Ronzano turbine
che alla cieca forza impongono inflessibile disciplina.
Ma quale è il limite della ragione?
certo ridicolmente esiguo

paradosso dialettico
che discetta
tra una pressione immensa

8
10 atmosfere di pressione
(e aumenta)
20 atmosfere di pressione (e aumenta)

e un fuoco di atomi morenti
che si porta dentro
che brucia furiosamente senz’aria
silenziosamente
segretamente
febbrilmente
nelle acque d’inchiostro.


E in questo ventre cieco
ma con inquietanti occhi elettrici
qualcuno
col compito di controllare ogni apparecchiatura
esamina
le nere mute stagne

(valvole)
(attacco per la bassa pressione)
(lampo e flange)

appese
come a ganci di macellaio

pressione delle miscele
computer
apparecchi di erogazione
(autorespiratori dell’ultima generazione).

Ma anche
con il consueto scrupolo
attrezzature desuete
forse in disuso, ma in efficienza perfetta

scafandri autonomi Draeger
scafandri standard Siebe-Gorman
controlla e ricontrolla
(vestito
collare ed elmo in lamierino di rame)
(settore a vite)
(attacco per la manichetta)
(valvola automatica di sovrapressione)

Scarponi con puntali d’ottone
(ma con suole di piombo)

Bombole per l’equilibrio idrostatico
(sul davanti)
camera della calce sodata (dietro)
bombole di aria e di ossigeno.

Sacchi polmone
controlla e ricontrolla
by pass
rubinetti a due vie.


Serve un volontario
come nella Grande Guerra

un palombaro

che lasci
il guscio d’acciaio
per sprofondare verso profondità impensabili.

Gli sarà data
una lanterna come Diogene
per trafiggere oscurità sconfinate

e sarà affidato alla crudele immensità del mare

solo

col suo
robusto coltello alla cintura.

© Massimo Giannotta

Il libro

Vede la luce il “Ciclo della crudeltà“, quarto e ultimo libro del progetto di scrittura epica di Massimo Giannotta, che dopo “Portolano di mari iperborei“, “La conta di Lancelot“ e “La fortezza marina“, conclude un’opera complessa, in cui attraverso luoghi della scrittura, lungo inquieti itinerari, una pattuglia di straniati personaggi si muove, tracciando complesse geometrie che si piegano inesorabilmente verso l’abisso.
Il “Ciclo della crudeltà“ costruito da Massimo Giannotta con l’utilizzo, il rici-claggio, la reinvenzione di materiali “trovati” come oggetti, come reperti, si direbbe talora come relitti, con l’intento di conferire loro un nuovo assetto aperto, al tempo stesso plurale e terribilmente individualizzato, è davvero un opus heteroclitum posto sotto il sigillo di un progetto che fa sistema. (Dall’introduzione di Mario Lunetta)

Curriculum artis

Scrittore, critico, traduttore, si occupa di editoria, di teatro e di televisione. Collabora con diverse case editrici e riviste. Segue alcuni settori del Sindacato Nazionale Scrittori. Vive e lavora a Roma.
È impegnato da anni in un itinerario di ‘scrittura epica’ costituita da quattro libri: “Portolano“, “La conta di Lancelot“, “La fortezza marina“, ed “Esercizi di crudel-tà“. Il lavoro con caratteristiche ipertestuali, sincroniche ed enciclopediche, tende a superare la scrittura autoreferenziale e minimalista, ma anche gli impianti di narrazione diacronica di tipo ottocentesco.
Ha lavorato in teatro come autore e come regista su ipotesi di ‘teatro poesia’, esplorando le potenzialità dei testi letterari forti e la loro dilatazione nello spazio scenico.
Ha organizzato diversi seminari in collaborazione con mimi e danzatori per esplo-rare ipotesi di convergenza tra gesto forte e parola forte. Ha al suo attivo diverse esperienze di regia e conduzione di programmi televisivi.

Ha pubblicato / Poesia e narrativa:
Nostra Patria, Lecce, Edicoop 2, 1981; Roma, La città e le stelle, 1996;
Il Ventre della Notte, Roma, Scettro del Re, 1993;
Libro di Metamorfosi, Roma, Stampa alternativa, 1993;
Portolano di mari iperborei, Roma, Fermenti, 1998;
La conta di Lancelot, Roma, Empirìa, 1998.
La fortezza marina, Roma, IRECO, 2001
Ciclo della crudeltà, Roma, Empirìa, 2006


E.mail : m.giannotta@alice.it

 

Introduzione di Mario Lunetta al “Ciclo della crudeltà“

FRANCO SANTAMARIA: LETTERATURA E ARTE
Quando LETTERATURA e ARTE esprimono, metaforicamente, la dura condizione dell'uomo.