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III
Da una lingua marginale
Alta mane,
supraque tuos exurge dolores
Tu fragilemque animum, quod potes, usque tene
Pseudo Ovidio
Non è necessario mi scrivi (tu da
quel chiuso giro degli anni)
non è forse neanche possibile al dolore alla sofferenza
trovare un senso dare una ragione e il senso
invece
di me nella sofferenza o pagare a saldo il
dovuto
e allontanare per sempre la speranza dal bene ormai smarrito…
Ma io ti scrivo da qui da questa lingua marginale
da parole sbiadite consumate dall'uso – e forse ormai
prive di un senso
(quelle sillabe a forza raddrizzate) che non sia quello di chiederne
ancora
(e come in un monologo ronzante senza fine) di chiederne a me
a te agli alberi alle tortore ai gatti e perfino
ai grilli del focolare
di chiederne il perché sapendo che nessuno
né oggi né domani le saprà decrittare… –
ti scrivo dicevo incespicando
sulla trita frase che ogni giorno a ciascuno riserva la sua pena
(mentre so che a parlare di pena e dolori e sofferenze
qui da questo luogo – e anche se il viaggio con dolore
si avvia alla conclusione anche se non ne mancano di certo
neanche qui dolori e mali e incupite ragioni – non ethicos
licet)...
Ma una passione è una passione
mi rimbrotti o forse
solo mi rammenti e scalda o anche arde
e a volte
ti consuma…
E poi immancabile si spegne – replico in silenzio nel ronzio
solitario dell'abitacolo annebbiato
nel disordine diurno accatastato negli androni o ai lastricati
nelle vie di città con parvenze di vita come vecchie
mobilie di uno sfratto o di un rigurgito insensato (o metafisico
peut être)
di un artista infuturato – si spegne lo sappiamo lo sai
forse senza fragore forse senza voce
ma ogni volta lasciando cenere e rancore…
© Mario
Quattrucci
Il libro
Dalla Introduzione di Marcello Carlino:
Da una lingua marginale è libro di poesia civile e, come ogni libro
di poesia civile, si spende tendenzialmente per una sua utilità e
perciò appare dialettico, dialetticamente “didattico”… L’io subito
si protende a recepire istanze collettive e così si fa
rappresentante di un io collettivo, “diviene” un io pubblico e
sociale: più che “sentire”, pensa e riflette e discute e argomenta.
Sul ritmo di un verso che pertanto s’allunga e che dentro uno spazio
metrico dilatato ma conchiuso collude con la prosa, l’io svolge un
ruolo politico per una poesia che declina le proprie generalità
politiche; ed esplora il nostro scontento, pesa storture ed errori,
passività o inadempienze che gridano vendetta, e attacca, e si
indigna, e ironizza, e sprizza sarcasmo o spande la malinconia di un
sentore della fine che tutti ci riguarda, che tutte le coscienze
dovrebbe interpellare prima che si faccia troppo tardi…
Da una lingua marginale sta nei luoghi della città, frequenta
elettivamente quartieri e vie di Roma (e ne sbalza immagini come di
un viaggio avvertito e dolente, le cui stazioni sono anche parte di
una mappa mentale, tra materia e memoria), non soltanto – quel che è
evidente – in conseguenza della biografia dell’autore, ma pure e
soprattutto perché una poesia civile, “cittadina del mondo catenata”
come la dichiarava Rebora, non può che abitare la polis e venire a
contatto con la sua dimensione pubblica, oggettivarsi in essa
aprendo al plurale e oggettivando l’io, interagire con la sua realtà
pluridiramata che si mostra e si legge in modo perspicuo su di una
superficie e in una trama di esistenze urbane…
L'Autore
Dal 1953 impegnato nel lavoro
politico e amministrativo. Ha insegnato all’Istituto Palmiro
Togliatti, ha fatto parte di organismi dirigenti del PCI
(provinciali, regionali e centrali), è stato consigliere comunale
provinciale e regionale, presidente del Gruppo Regionale e poi
Segretario Regionale del PCI, membro del Comitato Centrale del
medesimo partito.
Si è occupato di teatro, cinema, arti visive.
Ha collaborato con giornali e riviste tra cui: Paese Sera,
L’Unità, Rinascita, Ricerche, Critica Marxista, Studi Storici, Teorj
in praxis (Lubiana), Hortus Musicus, Almanacco Odradek, Avvenimenti.
Ha pubblicato:
Poesia: La traccia (Roma 1983); Oblò appannato
(Padova 1989); Materia del contendere (Roma 1992);
Perché un occhio l’osserva (Roma 1994); Variazioni
(Roma 2001); Gra (2005).
Narrativa: A Roma, novembre (Lecce 1999);
Tariffe (Roma 2000); Il Governatore (Lecce
2001); La formula (hardboiled) (Lecce 2002). Con
Robin–Biblioteca del Vascello: È normale, commissario Marè
(2001 – 2007); Troppi morti, commissario Marè (2003 –
2007); Hai perso, commissario Marè (2004);
Questione di tariffe, commissario Marè (2005); È
novembre, commissario Marè (2006); Una vedova per Marè
(2006); Che spettacolo, commissario Marè (con
Alessandra Vitali, 2008); Marè in luogo di mare
(2009); Fattacci brutti a via del Boschetto (2010).
Di prossima pubblicazione: sempre per la Robin La formula
(hard boiled) - Nuova edizione; per Onix Finis
Historiae, Racconti.
Dirige la collana Segmenti delle Edizioni Quasar e la
collana Libri di Poesia della Robin.
Mario
Quattrucci,
La sera che andammo da Pollini (racconto)
Mario Quattrucci,
Omicidio a Santa Rosa (racconto)
Mario Quattrucci,
Fattacci brutti a Via del Boschetto (romanzo)
Mario Quattrucci,
Poesia per Mario
Socrate
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