|

Glenn e altri mondi
Oh, mio vecchio cuore di cane
Insufficienza mitralica
bocciatura in materia di cuore
senz’appello né debiti
degenerativa, infame scuola di vita.
Indelebile ferro nel fuoco nel rogo del giogo delle mie carni
impotenti
incidente senza soccorso la vista
di valvoline bucate impazzite
come ante di saloon sbattenti
ad arginare nubifragi di sangue allo sbando
fiumane di soldati di ventura, disertori che invertono le fila
affrontando mastini i propri fratelli.
Posso credere al Male come premio dell’uomo superbo
ma vedendo il solo bene di cui sei capace
quando con le zampe incurvate, maledettamente non prensili,
tenti di serrarmi in un abbraccio
non posso credere a un Disegno Benigno.
La tua anima porterò in Cielo sulla schiena
a costo di scalare chilometri di vetrate d’aria
di sfondare i Maestosi Cancelli con la testa inerme
di arrestare la lama dell’Arcangelo Michele a mani giunte
perché mia è la forza della Preghiera
mio indimenticabile amico Glenn
riposerai sulla tua cuccia-nuvola
lontano dai dolori di questa vita crudele.
Te lo prometto.
Ti accompagnerò oltre la soglia
mio vecchio cuore di cane cieco e claudicante
a costo di restare eretico spettro vagante per l’eternità.
(Poesia V classificata al “Premio Animo Animale”)
Dal libro “Duetti Solisti”
(Editrice Italia Letteraria 2005):

Ralph
Cosa c’è dentro le scatolette
Simmenthal
(omaggio al genio di Raymond Carver)
Cosa c’è dentro,
le immense scatolette,
della Simmenthal?
Per quanto mi riguarda,
tutte stipate là dentro,
stavano voragini immense.
Come quando in quel parcheggio assolato,
dopo averle viste divorare nel cuore,
dal mio fulvissimo amico peloso,
ci ho guardato dentro,
ruzzolando in un pozzo senza fondo,
scavato nella mia anima,
che sapeva esser quello,
l’ultimo dono,
prima della partenza.
La lingua perfetta
La lingua perfetta aveva quattro zampe,
da virtuose mani callose
in una carriola sospinta,
alle prime luci del promettente giorno.
E tutte le domande
che nell’inquietudine dei giovani ardono,
parevano aver trovato la pace
nel ritmico sfarfallio di una coda,
chetate dalle infinite sorprendenti variazioni,
eseguite su quell’unica nota parola:
“Bau”.
© Marco Baiotto
Note
Il linguaggio s’interseca con gli stati d’animo in trame spesso
insostenibili, e la debolezza intrinseca dell’uomo genera schiere di
sofferenti, impediti nella visione cosciente del mondo.
Linguaggi apparentemente più semplici mitigano le ferite di cuori
delusi, come solo l’affetto di un cane può fare.
Ispirato alla visione concreta di un giovane contadino che procedeva
sulla strada sospingendo una carriola, nella quale stava seduto come
in un portantino regale, il suo fedele cane.
Testi e immagini: ©Archivio
Claudia Manuela Turco / Marco Baiotto
|