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Maria Benedetta Cerro
REGALITÀ DELLA LUCE
Prefazione di G. Fontana
Salvatore Sciascia Editore 2009
ISBN 978-88-8241-317-0
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L’amore
naufragò
come una perla.
Rotolò nel cuore delle fontane
nel vento delle foglie.
E tutto cantava
un canto di pollini
che stringeva il respiro.
Dai quartieri
dal grembo della terra
ciò che era venuto
risaliva.
La goccia perpetua
scavò una fresca ferita.
La gola annunciava la luce
con suono di ritorta conchiglia.
Vi fu un tempo di sferica armonia
e di orgogliosa immunità.
La mite aurora cresceva gelosa
l’estiva melagrana.
Dopo la promessa giacevano
sparsi i pallidi rubini.
Avrebbe morso il piede della morte
ma volle per cacciarla spine di luce.
Elogio della danzatrice rossa e della piccola viola
(a due voci)
Lei è l’assenza
e perciò è lontana.
So che ha bracciali alle caviglie
chiome ventose e collane
di semi e di conchiglie
Ho danzato per te la scorsa sera:
fino all’alba ho rincorso
Armonia e una follia leggera.
Sa destare parole irreparabili
e nominare il vuoto:
riconosce la folgore del canto
e accende la vita.
Ho letto versi ai piedi di una rupe:
la civetta scandiva musicale
e attenta il metro e la cesura.
Lei conosce a mente
tutti i meridiani
della nostra distanza:
li enumera ogni volta che mi pensa.
Ti sorveglio da una torre saracena.
Determino l’immenso perché l’infinito
non è mai abbastanza.
Poi è stanca e al buio esplora
il sogno in un presidio
di fiaccole gitane.
Fuggi da una vita dalla prosa spenta
- ti dico fuggi - da una vita
dalla prosa spenta…
Ma una vaga nostalgia
è il suo non essere.
Se vuoi – le dico –
puoi morire con me
© Maria
Benedetta Cerro, da "Regalità della luce"
Il libro
Un percorso
simbolico in uno spazio indefinito e come sospeso, che sta per il
cammino dell’uomo che si cerca, che spera: su di una scena di
bilanciate proporzioni, fra le pietre miliari di oggetti stilizzati
e dall’alto rilievo visivo, simili a strumenti per il compiersi di
un rito o ad iconografie d’arte, scorrono lente le immagini del
viaggio dell’Anima, fra geli e precipizi, nel profondo di sé, verso
il tempo degli inizi e, nel riflesso della antichissima memoria di
una “sferica armonia”, verso la luce. Verso un regno pacificato di
pienezza, di auto-rivelazione e di autocoscienza. Verso il luogo
“regale” dove torna ad originarsi e a riaccendersi la vita. Verso
l’utopia.
E l’utopia s’affida al linguaggio, che ne fa mostra indiretta,
tremolante: insufficiente a dire, eppure, nella essenzialità a cui
lo chiama il discorso della poesia, motore del viaggio dell’uomo che
si cerca, che spera.
L'Autrice
Maria
Benedetta Cerro, nata a Pontecorvo e residente a Castrocielo, è tra
le voci più significative della poesia italiana contemporanea. Ha
pubblicato: Licenza di viaggio (Dioscuri 1984),
Ipotesi di vita (Laicata 1987), Il sigillo della
parola (Piovan 1991), Lettera a una pietra
(Confronto 1992), Il segno del gelo (Perosini 1997),
Allegorie d’inverno (Manni 2003). I suoi testi,
accolti con favore fin dagli esordi da critici, quali Scrivano,
Spagnoletti, Giudici, Ulivi, Pellecchia, Manica, Carlino, hanno
ricevuto prestigiosi riconoscimenti e sono stati ospitati in
numerose riviste e antologie.
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