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Luciano Somma, poeta

FRANCO SANTAMARIA

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Franco Santamaria
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SALA DEGLI OSPITI

 

POESIA / LUCIANO SOMMA


da "Momenti di versi"  (Montedit, I edizione)

Adesso
Ora che il vento
ha spento il fuoco
che circolava
ardendo nelle vene
e il tempo
lascia il suo segno
nella nostra carne
e nello specchio
sui nostri volti già
le prime rughe
trovami oggi
le parole giuste
dall’enciclopedia
della tua mente
per colmare i lunghissimi
silenzi
dei nostri inverni
sotto le lenzuola
mentre il camino brucia
fino all’ultima pagina
il nostro vecchio libro
di memorie.

Ora
Dove sono finite
le mie certezze
oggi
ferite sanguinanti del mio ieri
vissuto nell’infanzia
in quel giardino
dove ogni fiore
aveva sempre un nome femminile
mentre l’albero maschio
la pretesa
di vivere la sua virilità
incurante del vento di libeccio
che con la sua salsedine piegava
di giorno in giorno i rami
indebolendo le radici e il tronco.
Ora che il dubbio
è il pane quotidiano del pensiero
che nutre l’ansia
e accresce la paura
ora che affondo
in grumi di memoria
i desideri volti all’imbrunire
ora che è sera
non ci saranno palchi in prima fila
per vedere le stelle.
Quell’albero in giardino
è diventato un blocco di cemento.

Bronx
È una nota stanata
il palpito d’un poeta
in questo Bronx
non può sintonizzarsi
nell’etere
dove i suoni
hanno ritmi di rabbia
tra uragani criminali
su tangenziali di camorra
la voce del mare è lontana
anni luce
come distante, fin troppo,
il volo d’un gabbiano
non parlate mai d’amore
in questo Bronx
tra orge di sensi in delirio
sareste derisi
qui Cristo è il Giuda del momento
Dio un padre snaturato
la Madonna un quadro oleografico
come punto di riferimento
da invocare nel momento del bisogno
in questa giungla
dove l’urlo di Tartan
diventa legge
l’uomo
è solo un nome da dimenticare.

Echi nel tempo
Sepolte le lupare tra i canneti
nella terra di fichi d’india e zàgare
anche gli agrumi piangono
lacrime di tritolo
tra sguardi freddi rassegnati e stanchi
e bocche mute nonostante tutto
amara è l’isola
sotto il sole beffardo e un cielo terso
il Cristo Siciliano
è stato crocifisso col suo credo
e la speranza naviga in un mare
da forza sette tempestoso ed infido.
Risorgere? Ma dove come quando
la nave è ferma là nel continente
evocando fantasmi di promesse
echi nel tempo senza più memoria.

Datemi
Datemi l’aria vergine
dove non c’è rintocco di campana
che suona ad ogni attimo
rabbiosamente musica di morte
voglio il respiro
della dimenticata primavera
con la sua aurora e il canto d’usignolo
coi prati che profumano di viole
il mio non è un pensiero ergastolano
se cerca di volare ancora libero
stagliato in alto verso un cielo limpido
nella speranza dell’umano credere
datemi una certezza nelle lacrime
d’un bimbo slavo mutilato ed orfano.

Si resta qui
Si resta qui
a guardare gli uragani
una ruota girare all’incontrario
i treni fermi oziare sui binari
seduti su una comoda poltrona
si resta qui
tra oggetti inanimati indifferenti
disassociati ormai dal divenire
d’un altro giorno che sarà diverso
solo per chi lo vive in prima linea
si resta qui
nel guscio d’una squallida conchiglia
fieri d’un egoismo ch’è sovrano
che regna dentro al corpo e nella mente
che forse non ha più nulla di umano
si resta qui
a contare il trascorrere dell’ora
volta sicuramente all’imbrunire
in lenta attesa d’una lunga notte
si resta qui e restando è un po’ morire.

© Luciano Somma, da “Momenti di versi” (Montedit, I edizione)

Il libro
Prefazione di Olivia Trioschi :
Curioso il titolo di questa raccolta. Suona come un gioco di parole: "Momenti di versi". Sono le poesie momenti di versi, e diversi al tempo stesso? Ma, prima ancora di tentare una risposta, soffermiamoci un poco sull’effetto visivo, più che sonoro, di questa paroletta: di versi; diversi. Grande dono della parola scritta! Basta uno spa-zio in più, o uno in meno, e subito si aprono nuovi orizzonti di senso, nuove possi-bilità di riflessione. Siamo certi che questo aspetto della scrittura non è sfuggito a Luciano Somma, navigato poeta napoletano forse abituato, in virtù dell’assidua produzione in vernacolo, a scoprire i tesori nascosti dentro i circuiti che segreta-mente si creano all’interno di una cosa solo apparentemente esplicita e arida come il vocabolario. È anche questo a rendere le poesie momenti diversi, a dare loro la caratteristica inconfondibile della scoperta.
Come rendere l’idea di questo processo? Fuori c’è un mondo sempre piatto, sempre uguale; dentro c’è un uomo con il suo occhio, il suo orecchio, la sua sensibilità. A lui sta interpretare il mondo, trovare parole vecchie e nuove grazie alle quali riela-borare situazioni e persone conferendo loro spessore, originalità, senso; disegnando così un mondo nuovo, pazientemente e intelligentemente depurato di tutto ciò che non è essenziale. Perché, in fondo, la poesia altro non è che la ricerca dell’essen-zialità; e la storia della letteratura ci insegna che nessun’altra forma espressiva sa arrivare diritta al cuore delle cose con tanta potenza e lucidità.
Certo non è facile dirsi poeta. Non è un titolo che si possa acquistare frequentando scuole o svolgendo professioni particolari. Possiamo osare di chiamarlo dono? Ma sì, osiamo. La poesia è un’esigenza, una specie di febbre, una cosa che ce l’hai op-pure no. Senza vie di mezzo. Poi, è ovvio, la lunga frequentazione del verso, la lettura, lo studio dei grandi sono tutti strumenti che affinano la sensibilità e di conseguenza la tecnica. Ma la vera poesia, anche se può imitare le forme, non potrà mai ripetere un solo contenuto. Questa è la sua ardua e incomparabile bellezza. Questo fa di ogni singolo verso una sfida al tempo che passa: i versi restano lì, eter-ne pietre, a incastonare per sempre il tormento e la gioia dell’essere uomo.
I poeti sanno di essere, a volte, voci scomode. Succede sempre a chi guarda le cose con troppa lucidità, scavalcando d’un balzo tabù e convenzioni sociali. Non a caso la raccolta di Somma si apre con una lirica dal significativo titolo Perdonateci. Perdonateci –scrive l’autore– se rifiutiamo limiti e frontiere / e trasformiamo / fili spinati in palpiti d’amore / non ci è concesso forse d’impazzire? Poesia è dunque sinonimo di pazzia? Anche, perché no? Già i greci lo sapevano. Non dobbiamo avere paura delle parole. La pazzia, come la poesia, può essere una condizione drammatica e privilegiata al tempo stesso, che conferisce nuove ali al pensiero. A queste ali, con sensibilità e intelligenza, Somma si affida. Per volare a ritroso nella propria vita, come la farfalla di "Ti sembrò", e ritrovare antiche emozioni, antiche speranze. Il filo della memoria corre attraverso tutte le poesie della raccolta, legan-dole tra loro come tanti anelli di una catena che poco a poco, forse all’insaputa e certo con stupore del poeta stesso, si ricompongono disegnando il profilo di una vita già per metà vissuta. Si intravede un’infanzia contadina in cui lo splendore del sole e della giovinezza temperano solo in parte l’asprezza di un lavoro ingrato, la fatica del vivere quotidiano (Quasi al tramonto / lasciavo i campi / con le spalle curve / e un senso indefinibile / di rabbia / per il magro raccolto ereditato / da una lunga fatica / e lei in attesa / ricca di pazienza / sull’uscio della casa intonacata / rafforzava radici / di una speranza / quasi affievolita); ed ecco poi svelarsi un pre-sente ricco di agi ma, forse, ormai vuoto di attese; un presente fatto di libri e lenzuo-la pulite che non servono a colmare assenze irreparabili. Ma il pessimismo che esplode, ad esempio in "Ora" (ora che è sera / non ci saranno palchi in prima fila / per vedere le stelle), non si fa mai lamento. Somma non versa lacrime sul tempo che fu, né si culla in morbosi stati d’animo fatti di autocommiserazione per la giovi-nezza trascorsa: si legga in tal senso, di nuovo, la lirica intitolata "Ora", dove com-pare l’albero maschio in cui è forse possibile ravvisare il poeta stesso e la trasformazione che egli ravvisa in sé (in quel giardino / dove ogni fiore / aveva sempre un nome femminile / mentre l’albero maschio / la pretesa / di vivere la sua virilità / incurante del vento di libeccio / che con la sua salsedine piegava / di giorno in giorno i rami / indebolendo le radici e il tronco… Quell’albero in giardino / è diventato un blocco di cemento). La maturità, acquisita e accettata nonostante tutto, comporta una certa dose di sopportazione del dolore proprio e altrui. Dolore e sofferenza esistono, si possano spiegare o no. Questo Somma lo sa. E per questo, senza timori, li guarda in faccia, fissandoli nelle tenere spalle di un bambino costretto a portare una croce che lo spezza (Mirko) o, ancora, nella scheggia d’una mina portata in volo da un passero con le ali insanguinate (Waterloo). Esiste una certezza in questa assurda Waterloo? Nessuna risposta è possibile. Solo il passero, chissà, ha sfiorato Dio, prima di spiccare il suo volo. Noi, è la coraggiosa conclu-sione del poeta, si resta qui / a contare il trascorrere dell’ora / volta sicuramente all’imbrunire / in lenta attesa d’una lunga notte. (Olivia Trioschi)

Biografia
Luciano Somma è nato a Napoli il 18 marzo 1940. Centinaia i premi ottenuti, numerosissimi primi premi assoluti, due volte medaglia d'argento del Presidente della Repubblica. Inserito in moltissime antologie, anche scolastiche, e nella prestigiosa “Nati per la vita” stampata in Russia dall'edizione Raduca di Mosca dove figurano firme come Quasimodo, Pasolini, Saba, Bevilacqua, De Filippo.
Iscritto all'albo dei giornalisti nell'elenco speciale, ha pubblicato e pubblica sui periodici e sui quotidiani più importanti d'Italia (oltre 150 testate). Paroliere iscritto alla S.I.A.E., dal 1967 ha all'attivo oltre 500 canzoni edite o incise.
Dal 1976 al 1990 ha condotto rubriche di poesie e canzoni in diverse emittenti private e televisive. Per un paio di anni ha collaborato, con rubriche varie, con Tele5 Napoli.
Nonostante studi irregolari, nel 1987 gli è stata conferita la Laurea Honoris Causa in Lettere e Filosofia per chiari meriti letterari.
È presente in un numero imprecisato di siti web, diversi giornali e periodici lo indicano come il poeta più presente on line. ll suo nome figura, tra l'altro, in antologie come: "Dizionario storico dei poeti italiani", “Poetica napoletana del Novecento”, “La poesia a Napoli”, “Natale napulitano”. È presente dal primo anno nell' “Agenda dei Poeti” (Edizioni OTMA di Milano).
Ha partecipato, e partecipa, in veste di giurato, a moltissimi concorsi di poesia e narrativa.
Nell'ottobre del 2005 è stato ospite in RAI2, nella rubrica “Non è mai troppo tardi”.
Ha pubblicato:
Ddoje voce ‘e Napule (Ed.La Commerciale, Napoli 1968)
La mia ricchezza (Ed. L’Araldo del Sud, Napoli 1971 - Ed. www.ricordati.com 2001, eBook)
Dimane (Ed. degli Artisti, Napoli 1977-1978, I e II edizione)
N’atu dimane (Ed. Del Delfino, Napoli 1982)
‘E ggranate (Ed. Terre, Napoli 1990)
Musica nuova (Ed. Lo Stiletto, Napoli1993)
Momenti di versi (Ed. Montedit, Melegnano1997 - Ed. www.ricordati.com 2001, ediz. telematica)
Memorie d’alba (Ed. Otma, Milano1999)
Brividi di ricordi (Ed. Oceano, San Remo 2000, I ediz. - Ed. Di Salvo, Napoli 2000, II ediz.)
Cristo napulitano (Ed. Oceano, San Remo 2000, I ediz. - Ed. I Miei colori, Pontassieve 2000, II ediz. - Ed. Inediti, 2001 – eBook)
Il pianeta dei silenzi –(Ed. Inediti, 2001 – eBook)
Ll’appuntamento (Ed. www.ricordati.com 2001, eBook)
Immagini (Ed. Menna, Avellino 2001)
L'alba di domani (Ed. I Miei Colori, Pontassieve 2003, e-Book - Ed. Noialtri, Pellegrino 2005 con CD)
Omaggio a Napoli (CD con 11 Poesie napoletane recitate da Antonio Mencarini)

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FRANCO SANTAMARIA: LETTERATURA E ARTE
Quando LETTERATURA e ARTE esprimono, metaforicamente, la dura condizione dell'uomo.