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Gladys Sica
VENTO ATLANTICO Prefazione di Gianni Pre
Ed. Quaderni di Controcorrente, Milano 2009
Euro 12,00
Primo Premio “Controcorrente 2009” |
La guerra che sommerge
una guerra che, non è nostra,
ovunque, ci sommergerà i piedi.
un dolore, all’inizio, coperto
dalle ombre smaglianti.
un vento con nomi sconosciuti
negli occhi senza innocenza.
tribù e concetti scomparsi,
uomini lontani con storie difficili,
davanti ai giardini, nell’alba confusa.
una guerra che, anche se non vogliamo,
un po’ per volta, ci sommergerà le mani.
un solo vero amore al nostro fianco
non basta, e non è più possibile la fuga.
un pensiero quotidiano o gli stupidi giochi
non bastano: inutile è tornare o partire.
ha molti genitori questo destino non riconosciuto,
la gestazione che nessuno ricorda,
i rituali della memoria che ci rinchiudono.
una guerra che, senza saperlo,
sommergerà, lentamente, le nostre teste…
La guerra que sumerge
una guerra que, no es nuestra,
desde todas partes, nos sumergirá los pies.
un dolor, primero, cubierto
por las sombras radiantes.
un viento con nombres desconocidos
en los ojos sin inocencia.
tribus y conceptos desaparecidos,
hombres lejanos con historias difíciles,
delante de los jardines, en el alba confusa.
una guerra que, aunque no queramos,
un poco por vez, nos sumergirá las manos.
un solo verdadero amor a nuestro lado
no basta, y no es más posible la fuga.
un pensamiento cotidiano o los estúpidos juegos
no bastan: inútil es partir o volver.
tiene muchos padres este destino no reconocido,
la gestación que nadie recuerda,
los rituales de la memoria que nos encierran.
una guerra que, sin saberlo,
nos sumergirá, lentamente, nuestras cabezas...
Il destino
il vento atlantico -come un
preludio ibrido- tra i profetici cieli incerti,
sulle città con quella lingua sognata.
bruciano ancora le parole,
aggrappati gli antichi frammenti
al corpo che respira dentro silenzi,
dentro un cammino senza stelle chiare.
memorie lesionate, cuore lesionato:
con le ambigue tragedie muta il rosso passato,
pulsano luce e ombra indebolite.
a malapena avanzando
avanzando faccia a faccia con l’universo
per strappar dal suo ventre
il proprio destino coi nostri denti
il dolce tesoro insospettato
nel vento atlantico
come un preludio ibrido
tra i profetici cieli incerti
sulle città con la lingua sognata
su questa città insospettata
il dolce tesoro celato
del destino.
El destino
el viento atlántico -como un preludio híbrido-
entre los proféticos cielos inciertos,
sobre las ciudades con esa lengua soñada.
queman todavía las palabras,
aferrados los antiguos fragmentos
al cuerpo que respira dentro de silencios,
dentro de un camino sin estrellas claras.
memorias lesionadas, corazón lesionado:
con las ambiguas tragedias muta el rojo pasado,
laten luz y sombra debilitadas.
a duras penas avanzando
avanzando con el universo cara a cara
para arrancar de su vientre
el propio destino con nuestros dientes
el dulce tesoro insospechado
en el viento atlántico
como un preludio híbrido
entre los proféticos cielos inciertos
sobre las ciudades con la lengua soñada
sobre esta ciudad insospechada
el dulce tesoro celado
del destino.
Piccoli fiori
ci sono risposte che non nascono
da domande,
crescono nel ventre della mattina
come piccoli spontanei fiori.
Pequeñas flores
hay respuestas que no nacen de
preguntas,
crecen en el vientre de la mañana
como pequeñas flores espontáneas.
Notte senza luna, giorno senza ombre
non bastano le parole prescelte,
rifugio o nascondiglio nella grande
notte senza luna o,
le immagini ossessivamente ritagliate
dall’accecante giorno senza ombre.
non basta guardare il mare distrattamente,
piegare a casa abiti senza strappi,
senza sudore né terra,
accumulare scatti nevrotici nella memoria
dell’io, e subito dire
“io ho viaggiato tanto”.
o, lo stesso, aprire il libro
libro vissuto da altri con suoni o idee
di novità riciclate, sensazioni rubate,
rifugio o nascondiglio nella grande
grande notte senza luna,
accecante giorno senza ombre.
non bastano le conferenze totemiche,
incollare rumori occasionali contro
le guerre lontane o i poderosi colpevoli di tutto
nel mosaico eterogeneo d’autore post,
programmare, rispondere rapido alle email,
e subito dire “io ho fatto tanto”
correndo sempre e calcolando di più.
cosa c’è, paura di perdere
che cosa
nell’attenta attesa?
che cosa c’è, paura di scoprire
cosa
nel vivo silenzio?
non basta questo meccanico fare per uscirne,
per ricostruire la vita, la nostra città o questo mondo.
notte senza luna, giorno senza ombre
rifugio o nascondiglio accecante.
Noche sin luna, día sin sombras
no bastan las palabras escogidas,
refugio o escondite en la gran
noche sin luna o,
las imágenes obsesivamente recortadas
del enceguecedor día sin sombras.
no basta mirar el mar distraídamente,
doblar en casa los vestidos sin desgarros,
sin sudor ni tierra,
acumular arrebatos neuróticos en la memoria
del yo, y enseguida decir
“yo he viajado tanto”.
o, lo mismo, abrir el libro
libro vivido por otros con sonidos o ideas
de novedades recicladas, sensaciones robadas,
refugio o escondite en la gran
gran noche sin luna,
enceguecedor día sin sombras.
no bastan las conferencias totémicas,
pegar ruidos ocasionales en contra de
guerras lejanas o los poderosos culpables de todo
en el mosaico abigarrado de autor pos,
programar, responder rápido los email,
y enseguida decir “yo he hecho tanto”
corriendo siempre e calculando más.
qué hay, miedo de perder
qué cosa
en la espera atenta?
qué es lo que hay, miedo de descubrir
qué
en el silencio vivo?
no basta este mecánico hacer para salir de aquí,
para reconstruir la vida, nuestra ciudad o este mundo.
noche sin luna, día sin sombras
refugio o escondite enceguecedor.
© Gladys Sica, da “Vento atlantico”
Il libro
Prefazione di Gianni Pre
Erich Auerbach, il grande filologo e storico della letteratura
tedesca, nella sua opera fondamentale: “Mimesis” , che da Omero si
spinge via via sino a Virginia Wolf, utilizza un metodo di
straordinaria efficacia analitica: isola un testo, talvolta un
frammento che reputa tipico nell’opera di un poeta o di uno
scrittore, per ricostruirne il tessuto connotativo la tematica di
fondo.
Dal microcosmo al macrocosmo, pertanto, in una disamina sempre più
perspicua e compiuta.
“La guerra che sommerge” fa parte della raccolta poetica “Vento
atlantico” che Gladys Sica ha elaborato in questi ultimi anni di
intensa quanto sofferta macerazione interiore.
È una lirica-cardine poiché contiene e sussume taluni elementi
topici della problematica dell’autrice.
Assunto tematico sostenuto da una ramificazione versificatoria ad
ampio spettro stilistico, in cui l’afflato lirico - preminente per
l'uso di una terminologia accesa e nervosa - si fonde felicemente ad
un dettato discorsivo, come per instaurare un rapporto dialogico con
il lettore e coinvolgerlo nei tanti quanto dicotomici viaggi
dell'anima e della coscienza.
In prima istanza, al quinto verso leggiamo: “un vento con nomi
sconosciuti”.
Dobbiamo, in tal senso, sottolineare la parola ‘vento’, che diviene
prolifico seme semantico del più vasto processo compositivo.
In Pablo Neruda è il termine ‘pioggia’ a rendere peculiarmente
uggiosa e sonora la scansione delle immagini del poeta cileno, nella
Sica - i cui testi sono in origine quasi tutti scritti in lingua
spagnola - le sinfoniche voci del vento, che assumono, in diversi
contesti, molteplici valenze contenutistiche.
Ora dense di “nomi sconosciuti” dalle “memorie lesionate”, ora
agitate in una sorta di sommovimento tellurico che trascina e
disperde “le parole, i colori, i ritmi, le forme, i movimenti”, le
“opere amate”.
Ma ritorniamo nel solco della poesia-guida.
“una guerra che, non è nostra / ovunque, ci sommergerà i piedi / un
dolore, all’inizio, coperto dalle ombre brillanti”.
Questa metaforica guerra è una prerogativa inoppugnabile
dell’habitat o è determinata dagli aspri e spesso disumani conflitti
tra gli uomini in perenne lotta per il potere e/o la sopravvivenza?
È comunque evidente l’ambivalenza: “un vento con nomi sconosciuti /
negli occhi senza innocenza. / tribù e concetti scomparsi, / uomini
lontani con storie difficili, / davanti ai giardini, nell’alba
confusa”.
Sembra che la poetessa voglia tuffarsi nello sconfinato mare della
Storia, facendo riemergere in una specie di ondeggiante tela, dalle
tonalità delicate e violente al tempo stesso, intere generazioni di
individui come cancellati e confusi dall’usura di uno spazio-tempo
ineluttabile.
Di nuovo esplode il turbine della guerra: “una guerra che, anche se
non vogliamo, / un po’ per volta, / ci sommergerà le mani” .
L’opera di devastazione continua il suo inesorabile corso: dapprima
i ‘piedi’ rimangono sommersi ed avviluppati in una sorta di boue
rimbaudiana, ora le ‘mani’.
L’essere umano resta così impedito nel suo naturale cammino e, di
conseguenza, tarpato nelle sue inderogabili funzioni quotidiane.
Dalla dimensione pubblica, la Sica ci riporta con un ardito
passaggio poetico nella sfera privata: “un solo vero amore al nostro
fianco, / non basta, e non è più possibile, la fuga. / un pensiero
quotidiano o gli stupidi giochi / non bastano: inutile è tornare o
partire”.
Pur stigmatizzando l’importanza dell’amore a due, la poetessa prende
atto che non è possibile sfuggire alla sorte che pare coinvolgere
ogni cosa, ogni specie in un’infinita voragine cosmica, in quanto:
“ha molti genitori questo destino non riconosciuto, / la gestazione
che nessuno ricorda, / i rituali della memoria che ci rinchiudono”.
“una guerra che, senza saperlo, / sommergerà, lentamente, le nostre
teste...”.
Piedi, mani, teste risucchiati nel buco nero della morte?
Tale tragica atmosfera protesa in una visione apocalittica, che
risuona nei versi polposi, sanguigni e tesi de “La guerra che
sommerge”, non la dobbiamo vedere però, simile ad un pessimismo
senza appelli, né redenzioni, bensì come un doloroso, accorato
ammonimento nei confronti di un’umanità che, in una comune e
solidale lotta contro i soprusi dell’uomo sull’uomo e sulla Natura,
potrebbe salvare il destino planetario di tutti e della nostra
“Madre Terra”.
È opportuno, infine, sottolineare che l’assegnazione del primo
premio assoluto non è dovuto a questa o un’altra singola poesia,
bensì alla pregnante quanto stigmatizzante validità della
pluriennale attività letteraria della poetessa.
Postfazione di Glady Sica
“Vento atlantico” è il terzo libro pubblicato, sempre
attraverso i concorsi. Solo ora mi rendo conto che tutti formano una
trilogia sul viaggio: prima, durante, dopo.
La traduzione dallo spagnolo all’italiano è fatta a specchio da me,
anche se è giusto dire che non sono pochi i lavori nati in modo
misto o direttamente in italiano.
Spiegare quello che c’è sotto può arricchire ancora di più la
comprensione di un’opera, ma certamente se la poesia o l’arte hanno
bisogno di questo per respirare, qualcosa di vitale manca.
Queste poesie appartengono al dopo-viaggio, sono come una specie di
bilancio finale, il momento in cui si comprende il senso delle cose
passate, presenti e, forse, anche future.
La ricerca poetica e artistica di espressione si completa in me,
dall’inizio, con il percorso filosofico e spirituale di
consapevolezza.
Il viaggio non è mai inteso come curiosità turistica o fuga; parlo
di viaggio come trasformazione della coscienza e dell’anima, nel
senso di conoscenza delle proprie forze, realizzazione dei propri
sogni e gestione sempre maggiore del proprio destino.
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L'Autrice
Gladys Sica (1959), poetessa
italo-argentina. Vive e lavora da quasi vent’anni in Italia.
È presente in antologie poetiche, riviste, biblioteche, siti web e
blog d’Italia, Spagna, Grecia, USA, Argentina, Chile, Colombia,
Peru, Venezuela e Mexico.
Collabora con alcune riviste italiane, corrispondente inoltre in
Italia della rivista di letteratura e arte "Generación abierta"
d’Argentina, con recensioni e saggi su artisti, interviste e
traduzioni di poeti contemporanei.
Interviste all’autrice: rivista digitale “Jirones de Azul”,
Spagna (2006), sito letterario
“i-racconti”, Italia (2007), rivista culturale “Generación abierta”,
Argentina (2008).
Testi critici sulla sua opera: Gianni Pre, Domenico Cara,
Luis Calvo, Luis Benítez, Sergio Spadaro, Giuseppe Possa, Franco De
Faveri, Fortuna Della Porta, Massimo Giannotta, Marco Saya,
Gianmario Lucini.
Altri libri: "Tenerezza animale" Ed. La sociedad de los
Poetas vivos, Buenos Aires, 1997 e “Nel fuoco del silenzio – il
viaggio” Ed. Archivi del ’900, Milano, 2005.
Inediti: “Ritratto di viaggio” romanzo breve, Finalista al
Concorso di Narrativa “Ibiskos 2008” di Empoli e una lunga raccolta
poetica.
Fra gli ultimi premi in letteratura: 1° Premio Concorso
“Antonia Pozzi“ Milano (2004), Segnalazione di merito "Aspera" Pavia
(2005), 2° Premio “Ad Novam” Nova Milanese (2005), Finalista “Logos”
Perrone Editore Roma (2006), Menzione d’onore Premio di Poesia
“Lorenzo Montano” Verona (2006), 1° Premio “Ioscrivo” Perrone
Editore Roma (2007), Premio Speciale della Giuria “Gino Recchiuti”
Teramo (2007), Menzione con encomio Associazione culturale “Versilia
Club” Massa (2007), Finalista Concorso di Narrativa “Ibiskos 2008”
Empoli (2008), Segnalazione di Merito “Massa città di mare e di
marmo” Massa (2008), Segnalazione Premio “David Maria Turoldo”
Sondrio (2009).
Fra gli ultimi reading: Cenacolo “S. Eustorgio” Milano
(2004-2006), “Menti e Mondi" Auditorium San Carlo Milano (2005),
“Giornata Mondiale della Poesia” Annotazioni d’Arte Milano (2005),
”Rassegna Poesiarte” Associazione Quintocortile Milano (2005-2006),
Premio “Antonia Pozzi” Libreria Archivi del ‘900 Milano (2005-2006),
"Palazzo Bo" aula dell’Università Padova (2005), “Nel fuoco del
silenzio –il viaggio” Bistrot-Libreria “Agave” Roma (2005), “Di
bocca in bocca” Associazione Punto txt Vercelli (2006), “Giornata
Mondiale della Poesia” Caffè Pedrocchi Padova (2006-2007), “La
poesia della contemporaneità” Libreria "Archivi del ‘900 Milano
(2006), “Festival Internazionale di Poesia” Casa della Poesia Milano
(2006), "Omaggio alla donna" Villa Casati Stampa Cinisello Balsamo
Milano (2007), Poesia in Mostra “Nottetempo” Edizione di latta
Libreria RizzoliMilano (2007), “Nottetempo” Ed. di Latta Parco
Trotter Milano (2008), “Aperitivo con la Poesia” Biblioteca Civica
Mastronardi Vigevano (2008), Decennale dell’Associazione Archivi del
‘900 Milano (2009).
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