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« HISTORIA MAGISTRA VITAE »
La Storia è maestra di vita (Cicerone)
La vita del Principe, considerata come opera d’arte
15 sequenze fantastiche per dire dell’epopea augustea.
π
= Prologo
Il giovane
conquistatore, « fratello » d’Alessandro. Il secondo fondatore di Roma, il garante dell’Impero.
Il divino figlio di Apollo, Gran Pontefice della religione di Stato, che non si è lasciato
affascinare come Antonio dal miraggio d’una teocrazia all’orientale.
Un dramma : la mancanza di eredi diretti.
Fino all’estrema vecchiaia, la ripetizione ostinata
di ciò che sarebbe dovuto essere un evento eccezionale : la scelta d’un figlio, degno di
addossarsi « il più gravoso compito conosciuto del secolo » secondo Tiberio, suo successore.
*****
Sole e ceneri su questo lungo regno, dalla vittoria decisiva di Azio
nel 31 a.C., che segna la fine dello scisma Oriente-Occidente, al
massacro delle Legioni di Varo in Germania nel 9 d.C.
L’imperatore conosce ben presto un’immensa popolarità,
che farà dimenticare il disonore della
guerra civile del 43 a.C. Si parlerà di propaganda abile. Perfino di
astuzia. Là dove Cesare aveva voluto imporre
delle riforme, Augusto agirà con prudenza e moderazione.
Il giovanotto esile e leggermente sciancato - di cui parlava Cicerone con una certa
sufficienza - dai grandi occhi profondamente incavati, dal viso
pallido e delicato, che dovette costantemente fronteggiare una salute precaria, saprà, con
un ultimo gesto a 77 anni, suggellare con nobiltà la sua immagine.
« Acta est fabula », la storia è finita, concluderà egli come a
teatro dopo essersi fatto truccare sul suo letto di morte. Una storia in cui i grandi
bagliori tragici convivono con il melodramma.
Una vita con i suoi meriti, le sue lotte, i suoi dubbi.
Ottavio Augusto : un eroe mitico-storico ? Un Romano straordinario.
Cerchiamo vo-ci melodiose per dirlo, un corpo fluido per animarlo, e, nulla volendo
dimenticare, osiamo volgere lo sguardo del Principe stesso sul film dei suoi giorni.
Sulle rive del Tevere, il teatro dedicato a Marcello. Sulla scena
finisce di bruciare un fuoco di cespugli, là ammucchiati a piccola
piramide.
Nella cavea, pronto a lanciarsi sulla scena, un giovane dai riccioli
densi raccolti sulla fronte, tunica corta di soldato, corazza
cesellata, il mantello scarlatto sulle spalle.
Il suo pensiero s’ipnotizza su queste fiamme, ricordo d’altri roghi
funebri in cui bruciarono tanti sogni dinastici. E nelle volute
d’aria calda, passano fantasmi che spazio-tempo abbellisce o deforma.
Figure emblematiche... l’amatissimo nipote Marcello, i Principi della Gioventù, Caio e
Lucio Cesare, Tiberio e Druso, spade dell’Impero...
Roma è sempre dentro Roma, Roma, scenario unico.
1. Dioscuri - 2. La profezia (63 a.C.) - 3. Le mani mozze di Cicerone (43 a.C.)
- 4. Il rapimento della bella Sabina (38 a.C.) – 5. Il ritorno da
Azio (31 a.C. ) - 6. Cena, il banchetto dei Dodici (31 a.C) - 7.
Alessandro, il favoloso spettacolo (30 a.C.) - 8. Tu Marcellus eris
…(23 a.C.) - 9. Alme Sol ! (17 a.C.) - 10. Druso, la spada spezzata
(9 a.C.) - 11. Varo, rendimi le mie legioni ! (9 d.C.) - 12. Giulia,
il disonore - 13. Acta est fabula ! (14 d.C.) – 14. L’ascensione -
15. La stella di Venere.
1. Dioscuri
Cimbali e tamburelli. Sorgano dal fondo della scena, sui loro
destrieri, gli atletici Dioscuri, protettori
dell’Urbe... Deciso ad offrirsi in
spettacolo, a interpretare la tragedia della sua vita, l’attore
che avanza con determinazione è Ottavio Augusto.
‘Per mia sola gloria, ho io amato
conquistare popoli e territori ?
Mi si renda semplice giustizia.
Al contrario di Antonio,
non ho mai creduto d’essere Osiride,
pronto a regnare sulla Valle del Nilo,
con la sua Iside-Cleopatra.
Sopra ogni cosa, ho mirato
al bene dello Stato.
Altri, per me, hanno sognato
una vertiginosa ascesa celeste.
Apollo mi ha preso a bordo
del suo carro solare.
Agli uomini d’oggi
la decisione se io ne sia stato degno.’
2. La profezia
(fatta, secondo Svetonio, a Ottavio, il padre del fanciullo
predestinato)
‘Mio figlio, un essere invincibile
che circonda come aureola la torcia solare,
Giove Capitolino,
scettro e fulmine in mano,
Questo Principe miracolosamente
sta per farsi carne.
Renda egli i suoi giorni
un’opera d’arte unica !
La pace pregnante d’armonia
sia la sua visione del mondo !’
3. Le mani mozze di Cicerone
L’orrendo trofeo che espone Marc’Antonio, i cui soldati hanno
ucciso l’anziano console, il filosofo oratore
stimato ed eminente erudito. Gocciola sul
pavimento della scena l’autunno rosso delle Proscrizioni.
Il sangue d’un saggio troppo fiducioso.
Saprà metterlo
al riparo da ogni violenza,
al riparo da ogni punizione,
la sua devozione alla Repubblica ?
In nome di Marte Vendicatore,
i venti anni di Ottavio stanno per cadere.
Sussulto di legittimità vitale ?
O sarà ancora la grande paura
delle Idi di Marzo ?
Ormai, a passi felpati,
la Pace può incamminarsi.
4. Il rapimento della bella Sabina
Ardore amoroso.
Due matrimoni falliti si buttano via
sulla spinta d’una nuova passione:
Livia. Atto virile, pressante.
Al nemico di ieri, Claudio Nerone,
bisogna rapire la sposa incinta di Druso,
il minore di Tiberio e futuro
padre di Germanico !
Dure, solide spade
al servizio di Roma.
Egli non li ha secreti dalla sua linfa,
i giovani dèi guerrieri.
Ma per assicurare una dinastia immortale,
è Livia che gli occorreva.
E fino all’inverno dei loro giorni,
essi vivranno questo amore che niente
saprà logorare.
5. Il ritorno da Azio
La Stella Giulia – questo simbolo di Giulio, cometa apparsa
durante i Giochi di luglio del 44
in memoria di Cesare che pretendeva di discendere dalla dea Venere
tramite Enea e suo figlio Iulio…
Scintillìo.
Una notte in mare, Ottavio si dona
alla luce del suo destino.
Se limpida e una è la rotta,
tutte le occasioni si offrono a lui.
Azio l’ha favorito
più del figlio del grande Cesare.
I sogni più smisurati
emergono dal loro nulla.
Il giovane ambizioso, sua luce è la Stella,
naviga verso Roma.
Viaggio nuziale
che uno straordinario mareggio accompagna.
6. Cena, il banchetto dei Dodici
Sacrilegio al ritorno da Azio. Il banchetto dei Dodici Dèi
che il Principe, travestito da Apol-lo
presiede.
Abbigliati come altrettante divinità,
s’ammolliscono i convitati del Principe.
Attorno ai triclini, Roma mormora
per questa sfida sacrilega.
A somiglianza delle divinità
che animano i Lettisterni,
gli ospiti diverrebbero
effigi di pietra?
“Questo festino sontuoso,
non era per scimmiottare
poteri sovrannaturali,
per spogliare dei loro scettri
la coorte degli dèi.
Nient’altro che un gioco ardito
per richiamare su di noi
la benevolenza divina.
Lasciatemi un po’ di tempo
e vivremo un secolo
di ore sublimi.”
7. Alessandro, il favoloso spettacolo
Per un affascinante incontro in Egitto, i segni del Tempo
sono annullati sotto l’impulso del Principe.
Tirare dalle sue tenebre
il corpo leggendario d’Alessandro.
Farsi aprire il suo sarcofago
e con le proprie mani, coronarlo d’oro,
a profusione, sommergerlo di petali.
Con gli occhi, la bocca, l’anima sua tutta,
egli lo venera pari ad un dio.
Pulsioni solari, palpiti di sangue.
Il sommo eroe di Macedonia infonde
quale lezione d’ardore e di audacia
all’erede del divino Cesare ?
Sprofondando nel silenzio del sogno
davanti a questa spoglia regale,
Ottavio vive l'armonia suprema.
Alleato ideale che conobbe un potere
uguale a tutti gli dei,
che il Grande Conquistatore,
dal regno delle ombre
venga a consacrare la sua avventura romana !
8. Tu Marcellus eris... (Virgilio,
Eneide, Canto VI)
Seducente, un’educazione da principe. Egli sposa sua cugina
Giulia, figlia d’Augusto. Già, alcuni
incarichi militari in Spagna. A Roma di amministratore. Edile
curule, ha organizzato Giochi straordinari.
Virgilio lo include nell’Eneide, questo tempio sorto a gloria
di Roma e di Augusto.
Falciato all’alba dei suoi vent’anni.
Tra le fiamme vacillanti,
sorge il profilo di questo destino perduto.
Tu Marcello sarai : elogio assai struggente !
Scoppia in singhiozzi il Principe
e sviene la madre Ottavia.
Ma il genio del poeta non è consolazione?
L’indimenticabile Marcello si fa tigre.
La sua grandezza eroica che, sola,
avrà vinto una maligna febbre,
apre qualche bestiario da favola.
Per l’inaugurazione del teatro,
dedicato al nipote e genero adorato,
e per la prima volta a Roma,
Augusto esibisce questo grosso gatto venuto dall’Asia.
Dal suo dolore potrà lui forgiare
una speranza feconda ?
Deve proseguire la sua ricerca di erede
anche se nessun seme è uscito da lui.
9. Alme Sol ! Il canto secolare di Orazio.
O Sole fecondo !
Uno stuolo di fanciulli e di fanciulle
apre la processione primaverile.
Fondare una dinastia.
Imporsi oltre il pianto.
Il dramma della posterità che fallisce
avrà per troppo lungo tempo osteggiato
il suo fondo d’ottimismo romano.
Visione grandiosa della Roma futura,
serena, salda, senza possibile declino.
Giovinezza eterna. Almo Sole !
10. Druso, la spada spezzata
A Magonza, nel campo romano immerso nella tristezza.
Nel tormento d’un cielo plumbeo,
la cavalcatura che s’imballa…
Nel suo mantello scarlatto, al limite della foresta
scossa da furiose bufere,
agonizza l’ardimentoso vincitore di Germania.
Agli accenti funebri d’una spietata tempesta,
sui bordi della notte che a poco a poco lo porta via,
lo chiama, lo aspetta chi con lui sottomise
tante tribù, tanti paesi.
Allora si lancia al galoppo Tiberio –
cavalcata prodigiosa e amara,
perché i Dioscuri siano riuniti
presso il fiume del campo maledetto.
Prima che lui sia spento, prenderà l’aspetto
di suo fratello, uccidendo la Morte in lui.
Ai valorosi Neroni, gli dèi
avranno donato questa vittoria suprema.
Mentre la tormenta e i lupi strappano
alla foresta assai lugubri lamenti,
mentre Roma prepara un nuovo rogo,
l’imperatore si piega sotto il peso della sua pena…
11. Varo, rendimi le mie legioni !
Tradito dall’incapace Legato,
Augusto che sta invecchiando si lamenta.
Nella Foresta di Teutoburgo
affonda l’onore di Roma.
Arminio, il giovane capo germano,
non ha dato valente prova
massacrando sei coorti,
tre squadroni di cavalleria
e altrettante legioni?
Il pianto dei soldati agonizzanti
rimbomba alle tempie del Principe,
prigioniero della sua disperazione.
Con movimento insistente,
alle quattro pareti della sua stanza,
egli batte la fronte.
Già il freddo della morte. Capelli lunghi arruffati
e barba in segno di lutto, geme senza fine:
“Varo, Varo, rendimi le mie legioni !”
12. Giulia, il disonore
L’emancipazione femminile divulgata da Ovidio torna a rovina
familiare con le due Giulie, figlia e nipote
del Principe.
Quattro donne: le Sagge e le Folli.
Bianche: Ottavia, la sorella; Livia, la sposa.
Romane degne dell’età d’oro.
Nere: le Giulie, bandite, cacciate il più lontano possibile.
Hanno preso l’Arte d’Amare alla lettera,
hanno creduto che niente è mai troppo.
Grida di rabbia e d’impotenza di queste donne,
troppo belle e truccate con libertà.
Il castigo. L’esilio fino alla morte
e la maledizione paterna.
Isolare la loro macchia.
Tra esse e Roma, tutta l’acqua del mare.
13. Acta est fabula !
Sordo accompagnamento di raganelle e tamburelli.
Augusto non è più nudo davanti alla storia. Tiberio, l’ultimo
dinasta adottato, generale eccezionale, dopo
il disastro di Varo, ha ristabilito l’ordine in Germania. Tutto come
in Illiria e in Pannonia. L’ultima spada del
Principato funziona.
Alla fine dell’avventura, sorpresa divina,
un figlio, ancora un figlio: Tiberio!
Il sipario può ricadere,
un altro proseguirà l’azione.
Truccato da ballerino,
sul suo letto di morte, Augusto dice :
“La storia è finita!” , ultime parole.
Mentre ricade dolcemente,
un nugolo di fanciulli,
coronati di fiori e coperti
di tuniche magnifiche,
stanno per guidarlo verso gli Altri-Luoghi.
Suo ultimo sogno, bisbigliato a mezza voce :
non è il corteo dell’Almo Sole
sorgente alle porte dell’Eternità trionfante?
Per pietà, il mondo romano si turba,
il quale vorrebbe vivere dopo di lui.
14 L’ascensione (Secondo
Numero Attico, pretore)
Ecco giunta l’ora della grazia,
l’Apoteosi promessa dagli dèi.
Testimone, il Senato unanime ammette
la visione prodigiosa…
Per avvolgere la figura imperiale
in solenne elevazione, si dilata
il bagliore del rogo funerario.
Spiccando il volo di un’ala possente,
un’aquila va a planare, grandiosa,
al di sopra del fuoco piramidale.
Al nome di Augusto, un Secolo si battezza.
15. La stella di Venere
Lo sguardo del Principe, dopo aver rivisto le ore cruciali
della sua vita, si fa più da vicino.
Come quelle del vecchio imperatore
molto truccato, le sue dita si distendono.
Il palmo aperto abbandona il suo simbolo.
E’ la Stella della Famiglia Eletta che brilla –
l’immagine di Azio, sua prima vittoria.
Ovunque, qui, la pietra ha custodito
il suo senno e la sua grandezza.
Sul cammino della gloria che i petali
dei secoli cospargono a decine –
anima nuova in un corpo antico,
Roma, sempre fiorente,
trascorre la sua primavera eterna.
Prima di gettare questa storia al rogo, prima che la sommerga una
tempesta di pioggia, i Dioscuri, per correre
al nostro incontro, saltano sui loro destrieri.
© France Ferran
© trad. Franco Santamaria
Testo originale in ‘ENVOLS-POESIE’
http://www.envols-poesie.com/index.htm |