POESIA /
EVELINA SCHATZ
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da
“Quaderni Piacentini”
(CaffèLADOMIA, 2009 - E.book)
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In qualità di prefazione
LETTERA AGLI AMICI
resto ai margini –
medioevale strega
anarchica d’un tempo
oggi – outsider
per dimenticanza altrui
o per la mia inconscia
adesione al concetto
ma gli amici – ecco
il tessuto dello spazio
che abito ai margini
trama e ordito –
allons garçon
come les garçon
vi scrivo una lunga lettera
o dedica piuttosto infinita
parole e immagini
amori e affetti — rari
arti e mestieri canti e errori
e delle scienze dimenticati passi
leggetemi, amici, e perdonatimi
la lingua vagabonda nomade
sfrontata, sempre reinventata
tra paesaggi dell’Eurasia incolori
quando non sono blu di Samarcanda
o ocra-sole del deserto, o verdi
in corsa olimpionica
tra la Foresta Nera e brughiera
tajga tundra e altri lune a colori
dell’Universo sempre clandestino
umile e furibondo. difficile pensarlo
moribondo!
(Milano, fine anno 2005)
Da “Stanze per Kiki 1973-2003”
BUON VIAGGIO, CARA PELLEGRINA
mi hai aperto i tuoi scrigni
gli ultimi della borghesia
che svanisce i suoi tesori
come il soldato di latta
alla ricerca del mitico Graal
guardai negli occhi d’oro
del cane giallo sciacallo
sta sopra la sua cuccia
come su piramide gialla
lo sguardo lontano i secoli
e la tua venezuelana veste
scroscio di pieghe arcaiche
palandrana gialla e verde
ali di vento
cosi
sofisticata
sul prato verde
rasato
dove l’oca e il beagle selvaggio
sono preziose porcellane
della tua nostalgia britannica
Buon viaggio, cara pellegrina
DOMENICA AD AGAZZANO
Il vino sapeva di spezie di opium di delirium
e altri profumi che la carne lentigginosa
possa mescolare nella campagna piacentina
le albicocche erano assolate dal calore delle spezie
pure loro lentigginose e calde come frutti di un pensiero al
nascere.
Destino era già segnato
le ceneri del fallò non erano tiepidi né sottili
si scioglievano i nodi dei tronchi degli alberi cinesi
il lilium di maniera come un borzoj sovrastava ogni distesa grigia
E ORA,
CARA PELLEGRINA
E ora, cara Pellegrina
mi hai raggiunto
nel mio mitico altrove
qui – ora
Ricominciamo il volo tra le lune:
del tempo atroce attraversamento
ancora – tempo
finchè lo spazio non ci ingoia
nel suo denso luminoso
nulla
illustre sconosciuto ente
Il viaggio continua, cara
Pellegrina
in cerca del sapere
ma anche del godere:
dei sapori
delle immagini
e delle lingue il mistero
e, perchè no,
ancora dell’amore
cara fedele amica
ti sono grata
per etica = estetica
morale alta
alta è la mia stima/fiducia
credimi:
essere poeta
non è una congettura
è
suicidio al rallentatore
non angosciarti
amami solamente
tu sai come si fa
lo so io di te
amica mia
MALTEMPO NEL PIACENTINO
il campo
sterminato giallo
il cielo
liquido metallo
crudeli-in-rosso
tagli di Fontana
e tutto
rovesciato
nelle risaie
lucidi a specchio
in-naturali
scoscesi cieli
in-terra
precipitati
che ora dorme
sonno
irrequieto
tra
bagliori
stupita e
allucinata
sotto
l’infinito stagno
il camposanto virtuale
del mistico laggiù
impervio remoto
del futuro
del bello il cielo
non più deserto
immensa
virtuale
fossa comune
la stele è
di Celan
cristallo di respiro
nell’ immateriale
Nostos
(Agazzano, 13 aprile Pasqua 1998)
Da “Il ballo di famiglia”
NOTTURNO
Il vento di stelle soffiava
nelle tue orecchie-conchiglie sciabordio
del mare, delle stelle silenzio cavo
cupo nella lucente parata di gemme
madreperla del volto tra agate scure
due lumi accesi per indagare gli Avi
due gocce – rugiada di mezzanotte
l’amore alla luce di pietre notturne
dà vita, e altresì l’idea, e la fiducia
(Agazzano, 27 Giugno 2005)
BELLEZZA DELLO SFORZO (a Carlo)
tu non sei diverso, mio cavaliere, oh! non lo sei
Piccolo Principe nella carrozza autogovernata
gesti complessi per la bellezza dello sforzo
Come
le uova
della bestia
che tu sai
covo il dolore
con arte
e astuzia
scrissi per te questi versi di noi diversi per affinità.
E’ grave il giogo e non ci è dato d’infrangerlo.
La dignità, la mia - quella del vecchio poeta che smonta
oggi è in rialzo, grazie all’intensità dello sforzo che compiono
le piccole mani-farfalle per far girare le ruote, per afferrare le
stelle
per voltare le pagine condivise come la partitura in concerto.
Vorrei ascoltare con te Rossini e Prince, vorrei donarti le ali
e incontrarti così nella tua carrozza alata
in piazza più bella del mondo
e insieme contare le stelle accese in cielo
sopra la piazza di rosso-rubino
il rosso più rosso che significa bello in russo
ed entrambi felici di esser al mondo sfogliando insieme il
firmamento
So
che entrambi siamo soli assai
come la rosa del Piccolo Principe.
Ma
il deserto è denso
(Milano 2004, in Corso Concordia n°5)
Da “Xenia 2009”
COSÌ IL DONO
nello specchio si raddoppia la meraviglia di dono
e l’Infinito moltiplica l’eco riflesso.
infine anche piacere fa rima con dono
vuol l’Altro catturare —
del desiderio la rete a volte dona e uccide —
purezza possibile del dono impossibile
Xenia come Pandora ricca di ogni dono
l’imprevedibile evento tempo sopprimendo
scandaglia la generosità
per legge della prospettiva fra gli specchi
si diventa giramondo. Ogni paese è solamente un seguito di albe
della prima infanzia dell’esule
Così il dono
(Milano, 25 Giugno 2009)
Copyright © Evelina Schatz, 2009 |
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Dal testo
critico di Rosa Pierno:
Dalla prima poesia ci troviamo all’interno di un antro che si perde
nella notte dei tempi, perché qui l’elemento paradossale è proprio
la presenza del tempo: convocato, ma solo per essere rovesciato nel
suo contrario. Che esista un tempo che vada in direzione opposta a
quello indicato dagli orologi è di lampante evidenza. La Schatz ce
lo mostra come un trofeo di cristallo: significati, nomi, storie
sono contratte in astanza. L’asse diacronico è compresso. Esiste
solo un punto sincronico ed è profondo come un buco nero. Che il
poeta scelga di fatto che cosa far affiorare dal calderone è
nondimeno atto casuale. Compresenza ha questo di peculiare:
coesiste. Si vede solo quello che se ne può vedere, quello che
emerge dal caotico ammasso, girandovi intorno. Come si potrebbe
d’altronde realizzare la biografia di un essere umano che equivale a
un tappo di bottiglia nel mare? Ci sono mille modi per narrarsi e
nessuno di essi può esaurire l’argomento, ma ogni parola-mattone
costruisce un edificio dal quale non si può prescindere. Infatti, la
forma si sceglie: non è un atto casuale. E l’edificio costruito
dalla Schatz ha una particolarità indeclinabile: il nido è costruito
con la cultura, l’immagine che si viene formando negli occhi del
lettore è l’immagine del poeta fatta di citazioni, frammenti di
immagini e di parole che non hanno referente, quasi a voler volgere
in ostico atto l’atto stesso della comunicazione, appena illuminato
dalla soave scorrevolezza del verso: “a dicembre ad Agazzano nel
ripetersi del rito \ luce lene gettata sull’amore \ perenne canto
dell’universo al lume \ dell’incanto dell’essere. Così Natale!”.
Anche la dimensione della scala è alterata: sono presenti soltanto i
due estremi: ciò che si vede, gli oggetti quotidiani, la linea
dell’orizzonte e ciò che non si vede, l’infinito, il non
immaginabile. La Schatz ha costruito il suo libro solo in apparenza
con materiali eterogenei, in realtà esso risulta coesissimo,
forgiato da una temperatura esistenziale che li ha portati a
fusione. Così questo libro, biografia di sé e insieme biografia di
amici, è insieme libro dell’infinito. Esiste un universo possibile
dove l’io si fa con gli altri.
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L'Autrice
Evelina Schatz
è nata a Odessa e da tempo vive a Milano. Si è laureata alle
Università di Mosca e di Milano in storia dell'arte. Poeta in lingua
italiana e lingua russa, artista, saggista, storico e critico
dell'arte, giornalista, regista, ricercatrice culturale, interprete
parlamentare, suoi saggi sono apparsi in riviste e libri
specializzati in Italia e all'estero, in quotidiani in Italia e in
Russia, tra cui Corriere della sera; si occupa di
teatro e di cinema, di musica e di multimedia, Docente
universitario, consulente editoriale con l'accento sull'editoria
elettronica; è Vice Presidente del Consorzio Internazionale
Capolavori dell'arte (strategie e nuove tecnologie per la cultura,
l'educazione e la comunicazione) con sede a Mosca.
È autrice di numerosi libri e testi di saggistica, di programmi
teatrali e cataloghi d'arte, nonché di libri di poesia pubblicati in
Italia e all'Estero.
Ha pubblicato raccolte di poesie tra cui: Facezie o
dell'ardore (1976, premio città di Como), Samarcanda o
delle cerimonie (1986), Lettere d'inverno
(1986), Atlante delle cerimonie (1988, premio
Gozzano), Variazioni sul nero (1992), Romanzo
autobiografico minimo in 13 capitoli (1992), Lapidi
(1993), Tamburi di Sicilia (1993), Catottromanzia ovvero il libro dei riflessi (1993), Per alcuni le stelle (1996), Pathos del nascosto
(1996), Inventario della melanconia (1996), Stanze sicule, (1997, in stampa), Edinorog
(1997, in russo, in stampa), Evelinae Carmina (1997,
in stampa), Hotel Londonskaja (1997 - 1998, in corso
di preparazione).
Compositori italiani e russi hanno tradotto in musica molte delle
sue poesie e prose poetiche. Ha creato numerosi libri-oggetto e
libri d'arte con artisti di rilievo italiani e europei. Dal 1996
lavora su opere plastiche, creando poesie-sculture e icone di
nettezza urbana.
A partire dalla Biennale di Venezia nel 1978 ha esposto
libri-oggetto, poesia visiva, re-melt e opere concettuali in Italia
e all'estero.
Sue opere si trovano nel Museo Literaturnyj e Museo dell'Arte
Occidentale e Orientale di Odessa (ex-URSS), alla BAN (Biblioteca
Museo dell'Accademia delle Scienze, San Pietroburgo); in collezioni
private in Italia, Russia, Ucraina, Giorgia, Estonia, Kazakistan,
Uzbekistan, Tadzikistan, Bulgaria, ex-Jugoslavia, Germania,
Inghilterra, Francia, Svizzera, USA, Brasile.
Ha collaborato con testate italiane e straniere, tra cui: Corriere
della Sera, Delovoi mir (Mosca), Celovek i priroda (rivista di
scienze e filosofia di Mosca), Filologica (Università di Parma),
Rassegna Sovietica, Slavica, D'ARS, Theatre dell'Europe (Francia),
Area, La Mia Casa, Harper's Bazar, Harper's Bazar at Home, Vogue,
Vogue Casa, Vanity, Prospettive d'Arte, Sipario, Gola, L'Etichetta,
OFX, Eurasia (Mosca/Parigi), Zolotoj Vek (Mosca).)
Evelina Schatz, Poesie inedite
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