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Evelina Schatz

FRANCO SANTAMARIA

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SALA DEGLI OSPITI

 

POESIA / EVELINA SCHATZ


da “Quaderni Piacentini”
(CaffèLADOMIA, 2009 - E.book)

 

In qualità di prefazione

LETTERA AGLI AMICI
resto ai margini –
medioevale strega
anarchica d’un tempo
oggi – outsider
per dimenticanza altrui
o per la mia inconscia
adesione al concetto
ma gli amici – ecco
il tessuto dello spazio
che abito ai margini
trama e ordito –
allons garçon
come les garçon
vi scrivo una lunga lettera
o dedica piuttosto infinita
parole e immagini
amori e affetti — rari
arti e mestieri canti e errori
e delle scienze dimenticati passi
leggetemi, amici, e perdonatimi
la lingua vagabonda nomade
sfrontata, sempre reinventata
tra paesaggi dell’Eurasia incolori
quando non sono blu di Samarcanda
o ocra-sole del deserto, o verdi
in corsa olimpionica
tra la Foresta Nera e brughiera
tajga tundra e altri lune a colori
dell’Universo sempre clandestino
umile e furibondo. difficile pensarlo
moribondo!
(Milano, fine anno 2005)


Da “Stanze per Kiki 1973-2003”

BUON VIAGGIO, CARA PELLEGRINA
mi hai aperto i tuoi scrigni
gli ultimi della borghesia
che svanisce i suoi tesori
come il soldato di latta
alla ricerca del mitico Graal
guardai negli occhi d’oro
del cane giallo sciacallo
sta sopra la sua cuccia
come su piramide gialla
lo sguardo lontano i secoli
e la tua venezuelana veste
scroscio di pieghe arcaiche
palandrana gialla e verde
                        ali di vento
cosi
          sofisticata
                      sul prato verde
                                 rasato
dove l’oca e il beagle selvaggio
sono preziose porcellane
della tua nostalgia britannica
Buon viaggio, cara pellegrina


DOMENICA AD AGAZZANO
Il vino sapeva di spezie di opium di delirium
e altri profumi che la carne lentigginosa
possa mescolare nella campagna piacentina
le albicocche erano assolate dal calore delle spezie
pure loro lentigginose e calde come frutti di un pensiero al nascere.
Destino era già segnato
le ceneri del fallò non erano tiepidi né sottili
si scioglievano i nodi dei tronchi degli alberi cinesi
il lilium di maniera come un borzoj sovrastava ogni distesa grigia

 

E ORA, CARA PELLEGRINA
E ora, cara
Pellegrina
mi hai raggiunto
nel mio mitico altrove
qui – ora
Ricominciamo il volo tra le lune:
del tempo atroce attraversamento
ancora – tempo
finchè lo spazio non ci ingoia
nel suo denso luminoso
nulla
illustre sconosciuto ente
Il viaggio continua, cara
Pellegrina
in cerca del sapere
ma anche del godere:
dei sapori
delle immagini
e delle lingue il mistero
e, perchè no,
ancora dell’amore

cara fedele amica
ti sono grata
per etica = estetica
morale alta
alta è la mia stima/fiducia
credimi:
essere poeta
non è una congettura
è
suicidio al rallentatore
non angosciarti
amami solamente
tu sai come si fa
lo so io di te
amica mia


MALTEMPO NEL PIACENTINO
il campo
                                  sterminato giallo
il cielo
                                      liquido metallo
crudeli-in-rosso
                        tagli di Fontana
e tutto
           rovesciato
                    nelle risaie
                                     lucidi a specchio
in-naturali
           scoscesi cieli
        in-terra
                    precipitati
che ora dorme
             sonno irrequieto
             tra bagliori
                  stupita e
                               allucinata
                                 sotto
l’infinito stagno
                    il camposanto virtuale
                    del mistico laggiù
                        impervio remoto
                       del futuro
del bello il cielo
          non più deserto
        immensa
            virtuale
                              fossa comune
la stele è
       di Celan
                               cristallo di respiro
                                    nell’ immateriale
                            Nostos
(Agazzano, 13 aprile Pasqua 1998)


Da “Il ballo di famiglia”

NOTTURNO
Il vento di stelle soffiava
nelle tue orecchie-conchiglie sciabordio
del mare, delle stelle silenzio cavo
cupo nella lucente parata di gemme
madreperla del volto tra agate scure
due lumi accesi per indagare gli Avi
due gocce – rugiada di mezzanotte
l’amore alla luce di pietre notturne
dà vita, e altresì l’idea, e la fiducia
(Agazzano, 27 Giugno 2005)


BELLEZZA DELLO SFORZO (a Carlo)
tu non sei diverso, mio cavaliere, oh! non lo sei
                     Piccolo Principe nella carrozza autogovernata
                                      gesti complessi per la bellezza dello sforzo
Come le uova
      della bestia
              che tu sai
                        covo il dolore
                                  con arte
                                           e astuzia
scrissi per te questi versi di noi diversi per affinità.
E’ grave il giogo e non ci è dato d’infrangerlo.
La dignità, la mia - quella del vecchio poeta che smonta
oggi è in rialzo, grazie all’intensità dello sforzo che compiono
le piccole mani-farfalle per far girare le ruote, per afferrare le stelle
per voltare le pagine condivise come la partitura in concerto.
Vorrei ascoltare con te Rossini e Prince, vorrei donarti le ali
e incontrarti così nella tua carrozza alata
                                                           in piazza più bella del mondo
e insieme contare le stelle accese in cielo
               sopra la piazza di rosso-rubino
                                   il rosso più rosso che significa bello in russo
ed entrambi felici di esser al mondo sfogliando insieme il firmamento
So che entrambi siamo soli assai
                    come la rosa del Piccolo Principe.
                                                                    
Ma il deserto è denso
(Milano 2004, in Corso Concordia n°5)


Da “Xenia 2009”

COSÌ IL DONO
nello specchio si raddoppia la meraviglia di dono
e l’Infinito moltiplica l’eco riflesso.
infine anche piacere fa rima con dono

vuol l’Altro catturare —
del desiderio la rete a volte dona e uccide —
purezza possibile del dono impossibile

Xenia come Pandora ricca di ogni dono
l’imprevedibile evento tempo sopprimendo
scandaglia la generosità

per legge della prospettiva fra gli specchi
si diventa giramondo. Ogni paese è solamente un seguito di albe
della prima infanzia dell’esule
Così il dono
(Milano, 25 Giugno 2009)

Copyright © Evelina Schatz, 2009

 

Dal testo critico di Rosa Pierno:
Dalla prima poesia ci troviamo all’interno di un antro che si perde nella notte dei tempi, perché qui l’elemento paradossale è proprio la presenza del tempo: convocato, ma solo per essere rovesciato nel suo contrario. Che esista un tempo che vada in direzione opposta a quello indicato dagli orologi è di lampante evidenza. La Schatz ce lo mostra come un trofeo di cristallo: significati, nomi, storie sono contratte in astanza. L’asse diacronico è compresso. Esiste solo un punto sincronico ed è profondo come un buco nero. Che il poeta scelga di fatto che cosa far affiorare dal calderone è nondimeno atto casuale. Compresenza ha questo di peculiare: coesiste. Si vede solo quello che se ne può vedere, quello che emerge dal caotico ammasso, girandovi intorno. Come si potrebbe d’altronde realizzare la biografia di un essere umano che equivale a un tappo di bottiglia nel mare? Ci sono mille modi per narrarsi e nessuno di essi può esaurire l’argomento, ma ogni parola-mattone costruisce un edificio dal quale non si può prescindere. Infatti, la forma si sceglie: non è un atto casuale. E l’edificio costruito dalla Schatz ha una particolarità indeclinabile: il nido è costruito con la cultura, l’immagine che si viene formando negli occhi del lettore è l’immagine del poeta fatta di citazioni, frammenti di immagini e di parole che non hanno referente, quasi a voler volgere in ostico atto l’atto stesso della comunicazione, appena illuminato dalla soave scorrevolezza del verso: “a dicembre ad Agazzano nel ripetersi del rito \ luce lene gettata sull’amore \ perenne canto dell’universo al lume \ dell’incanto dell’essere. Così Natale!”. Anche la dimensione della scala è alterata: sono presenti soltanto i due estremi: ciò che si vede, gli oggetti quotidiani, la linea dell’orizzonte e ciò che non si vede, l’infinito, il non immaginabile. La Schatz ha costruito il suo libro solo in apparenza con materiali eterogenei, in realtà esso risulta coesissimo, forgiato da una temperatura esistenziale che li ha portati a fusione. Così questo libro, biografia di sé e insieme biografia di amici, è insieme libro dell’infinito. Esiste un universo possibile dove l’io si fa con gli altri.


L'Autrice
Evelina Schatz è nata a Odessa e da tempo vive a Milano. Si è laureata alle Università di Mosca e di Milano in storia dell'arte. Poeta in lingua italiana e lingua russa, artista, saggista, storico e critico dell'arte, giornalista, regista, ricercatrice culturale, interprete parlamentare, suoi saggi sono apparsi in riviste e libri specializzati in Italia e all'estero, in quotidiani in Italia e in Russia, tra cui Corriere della sera; si occupa di teatro e di cinema, di musica e di multimedia, Docente universitario, consulente editoriale con l'accento sull'editoria elettronica; è Vice Presidente del Consorzio Internazionale Capolavori dell'arte (strategie e nuove tecnologie per la cultura, l'educazione e la comunicazione) con sede a Mosca.
È autrice di numerosi libri e testi di saggistica, di programmi teatrali e cataloghi d'arte, nonché di libri di poesia pubblicati in Italia e all'Estero.
Ha pubblicato raccolte di poesie tra cui: Facezie o dell'ardore (1976, premio città di Como), Samarcanda o delle cerimonie (1986), Lettere d'inverno (1986), Atlante delle cerimonie (1988, premio Gozzano), Variazioni sul nero (1992), Romanzo autobiografico minimo in 13 capitoli (1992), Lapidi (1993), Tamburi di Sicilia (1993), Catottromanzia ovvero il libro dei riflessi (1993), Per alcuni le stelle (1996), Pathos del nascosto (1996), Inventario della melanconia (1996), Stanze sicule, (1997, in stampa), Edinorog (1997, in russo, in stampa), Evelinae Carmina (1997, in stampa), Hotel Londonskaja (1997 - 1998, in corso di preparazione).
Compositori italiani e russi hanno tradotto in musica molte delle sue poesie e prose poetiche. Ha creato numerosi libri-oggetto e libri d'arte con artisti di rilievo italiani e europei. Dal 1996 lavora su opere plastiche, creando poesie-sculture e icone di nettezza urbana.
A partire dalla Biennale di Venezia nel 1978 ha esposto libri-oggetto, poesia visiva, re-melt e opere concettuali in Italia e all'estero.
Sue opere si trovano nel Museo Literaturnyj e Museo dell'Arte Occidentale e Orientale di Odessa (ex-URSS), alla BAN (Biblioteca Museo dell'Accademia delle Scienze, San Pietroburgo); in collezioni private in Italia, Russia, Ucraina, Giorgia, Estonia, Kazakistan, Uzbekistan, Tadzikistan, Bulgaria, ex-Jugoslavia, Germania, Inghilterra, Francia, Svizzera, USA, Brasile.
Ha collaborato con testate italiane e straniere, tra cui: Corriere della Sera, Delovoi mir (Mosca), Celovek i priroda (rivista di scienze e filosofia di Mosca), Filologica (Università di Parma), Rassegna Sovietica, Slavica, D'ARS, Theatre dell'Europe (Francia), Area, La Mia Casa, Harper's Bazar, Harper's Bazar at Home, Vogue, Vogue Casa, Vanity, Prospettive d'Arte, Sipario, Gola, L'Etichetta, OFX, Eurasia (Mosca/Parigi), Zolotoj Vek (Mosca).)


Evelina Schatz, Poesie inedite


FRANCO SANTAMARIA: LETTERATURA E ARTE
Quando LETTERATURA e ARTE esprimono, metaforicamente, la dura condizione dell'uomo.