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Enrico Pietrangeli
MEZZOGIORNO DELL’ANIMO
C.L.E.U.P Editrice, Padova, novembre 2011
ISBN 978 88 6129 775 3, Pagg. 100, € 12,00
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Incompleti
ideali
Nella mia vita incompleti
ideali dal primo giorno
incontrati amando, svuotato
per poi attiguo ritrovarmi
all’età che sporge la scure,
ficcato nell’eremo dell’animo
coltivando sterile disincanto.
Disillusa certezza infranta
da Goccia su lorica estesa.
Penetra la freccia pigiando,
pende sul costato conficcata,
di San Sebastiano squarcia
l’icona, la via compenetrata.
Disinfettami l’anima
Disinfettami l’anima,
se è quel che vuoi, sterilizzami.
Fallo piano, con tutto il bene
di un semestre terapeutico,
bombardando anticorpi
sopra inermi popolazioni.
La mia fede giungerà
donandoti Amore,
sacrificio mai invano.
Di fronte al martirio
si deve saper morire,
offrirsi per l’altro
fino in fondo, tutto.
Senza mai riserve
s’abbraccia la fede.
Cristo lo ha fatto,
ha fatto la rivoluzione.
Se prive di slanci,
le vie di mezzo
non salvano,
generano mediocri,
pasoliniani mostri,
vinti assoggettati,
vili conformisti.
Cristo è infinito,
incondizionato amore,
lo slancio più alto: il dono!
Predilige la sincerità
e dà forza e coraggio
che liberano il cuore
dai vincoli del nulla.
Ama i peccatori
che tornano, i ravveduti!
Disinfettami l’anima,
se è quel che vuoi, purificami.
Fallo piano, con tutto il bene
e la pietà nel dolore. Giungerà
la mia fede donandoti Amore,
quel sacrificio mai scorso invano.
Fammi sentire
Fammi sentire, o Signore,
non importa che sia dolore.
Temprami e dammi coraggio
che son pronto e lieto
per essere sacrificato,
ma non lasciarmi solo,
non abbandonarmi mai
tra l’inedia di un nulla
dove sprofonda l’animo.
Dammi un Tuo paterno castigo,
fammi piangere di commozione,
appendimi sulla Tua croce!
Ma non separarmi dal cuore,
donami speranza nel tormento
e troverò coraggio di resurrezione.
Porgimi il reale
“Che vita ti rimane? Per chi tu sarai bella? Chi più amerai?”,
Catullo
Porgimi il reale, il non vissuto,
colmando il vuoto idealizzato.
Tendimi una mano, svelati il volto
per tutto questo tempo d’assenza
che, nel torpore, di dolore crebbe,
e, verso il cielo, di geotropismo
ascende, mettendo nel basso
radici, fondi legami alla Terra.
Raccogliamo i frutti del dolore,
dell’ideale riprendiamoci tutto.
Se non presi per tempo,
marciranno frutti maturi
inseminando altro inutile,
superfluo dolore oppure
stipati saranno in frigo,
insipidi frutti fuori stagione.
Statico equilibrio
Non oscilla e sta,
di materia informe,
lo statico equilibrio
in attesa d’una spinta
sull’altalena del vivere.
L’attesa lacera gli uomini
e piega i deboli di spirito.
L’attesa pondera disegni
tra ageminanti rovine.
L’attesa resiste: occhi
testimoni di una gloria,
quanto sottende tempo
che immortala il tempio,
l’artista che intarsia
preservando essenza
di presenza assenza.
Passeggio tra rovine
una domenica mattina
e un vibrante sorriso
tra crepe sporge inciso:
l’attesa è inalterata resa,
odore di mastice eterno.
Morire per amore
Morire per amore
son pochi a farlo,
perlopiù psicotici,
vani ipersensibili.
Morire per amore
di norma è raggelarsi
spalmando strati d’inverno
sul cuore al posto della Nutella.
Morire per amore
è questo mondo
d’infelici zombi,
di doppi
e d’inganni,
di rappresaglie,
di orgogli,
perdoni omessi
ed egoismi
senza rese.
La revisione
È scritto stillando a caldo,
necessita d’attenta analisi
tra sempreverdi dolenze;
rievocando viaggia, si posa
tra poesie di Tabory la rosa,
là paternamente conducevo
accompagnandoti nel verso.
L’ultimo percolante sangue
fido m’attende, nell’attesa,
d’attenta revisione al verso.
Come un soldato al fronte
raccatto morti, migliorandone
la forma con l’Eterno riposo
blaterato in fretta, affino
versi col cuore resi, le piaghe
tra i dolenti refusi confino.
© CLEUP – Enrico
Pietrangeli, da Mezzogiorno dell’animo
Il libro
Trascendenza ma anche carnalità di un mezzodì dell’anima
Quella che Enrico Pietrangeli porta a compimento è la sua terza
silloge poetica composta nell’arco di oltre un decennio. Tematica
portante della raccolta è quella amorosa dove, a dire il vero, non
prevalgono solo toni spirituali ma compaiono anche riferimenti più
strettamente carnali, seppure mai disgiunti tra loro. A tratti
vengono persino sovrapposti ricorrendo al mito, come quello di Eros
e Psiche, dando spessore alla valenza della condivisione del dolore
nella compassione più autentica, che passa anche attraverso un’
“onanistica deportazione“ “extrauterina”. Qualcosa che lungi
dall’essere peccato o perversione poiché “condivisa gravando / un
cancro in asportazione” evolvendo in una guarigione complessiva, che
contempla anima e corpo. La struttura del libro si suddivide in
dodici sezione tematiche che, nella parte conclusiva, comprendono
anche alcune prose e, come appendice, un resoconto di
CicloInVersoRoMagna 2011, manifestazione condotta per il secondo
anno consecutivo dall’autore a fianco di Gloria Scarperia insieme ad
altri alternatisi. Un ciclo che ritorna, scandito in versi: “Con
ciclo inverso e diverso, / altra ruota girerà sul verso,/
l’incompiuto giro d’una pausa / in attesa di un moto perfetto”
esordisce il prologo, altrove si scandisce che “epica è l’anima,
eroe colui / che la percorre concludendo / un ciclo” per concludere
con l’epilogo affermando che “compiuto è un ciclo e attendo, / di
virtù nel senno, altri frutti”. Diversi sono comunque gli elementi e
gli argomenti che si alternano, a tratti sovrapponendosi, nel corso
della lettura. L’oscurità evocatrice e rivelatrice, con il suo
sollecitare l’inconscio onirico nell’incombenza della notte, riporta
a un “mondo lontano” e il suo “il giardino proibito” che “sfuma
svanendo / sagoma di reviviscenza”. Un sogno che, “lentamente,
prende lo sguardo / di un teschio, l’ultimo a svanire / dalla tomba
segnando, secoli / prima dell’avvento della polvere, /
l’imperversante giorno: / la mancata unione sgomenta / il risveglio
generando attesa”. Notti che, altrimenti, scorrono “insonni, /
modellando dolore / come se fosse creta”, dove “non bastano cuscini
/ e camomille” poiché, come dichiara il poeta, “mi manchi / e scrivo
rideste poesie”. Notti che scorrono, parallelamente, invocando il
“Signore”, giacché, quel che l’innamorato vi riconosce “è l’ornato
giardino perduto”, notti che s’estinguono “poco prima che fu luce, /
librando in una preghiera”, con “coraggio che non desiste”. Un
libro, dunque, che, tra le altre, si alimenta anche di una forte
componente spirituale finanche ponendo in rilievo tematiche sociali.
Poesie che vogliono, a tutti gli effetti, essere un piccolo tassello
finalizzato verso un mondo migliore di quanto, ormai, in tanti
stentano a crederlo. Ma, probabilmente, il compito del poeta
corrisponde anche a tutto questo nell’ottica delle sue peculiarità
visionarie e premonitrici che, in un più generale attuale contesto,
non possono che ridestare speranze e un indispensabile ottimismo.
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