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Enrico Pietrangeli

FRANCO SANTAMARIA

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POESIA / ENRICO PIETRANGELI


da "Ad Istambul, tra pubbliche intimità"

Enrico Pietrangeli, Ad Istambul /poesia

Enrico Pietrangeli
AD ISTAMBUL, tra pubbliche intimità
Prefazione di Simonetta Ruggeri
Edizioni Il Foglio, 2007 - ISBN 978-88- 606-164–6; € 10,00

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- Enrico Pietrangeli <enrico.pietrangeli@fastwebnet.it>

 

Microcosmo di pianeti e di stelle

Polvere che riluce
da socchiusa finestra
oscilla, orbitante
armonia celestiale,
magnifica un creato,
microcosmo di pianeti
e di stelle attraversa
ellittico la stanza.
È un raggio di sole
filtrato nella serranda,
nell’ombra si oscura,
passato ormai scorso
sopra divino istante.


Non è l’amore...

Non è l’amore che non trovo,
è un sentire morto, annichilito,
pavido desiderio appassito.

Non è l’amore che non trovo,
è la paura dei sentimenti
tra impalpabili, ordinari orrori.

Non è l’amore che non trovo,
è una nauseante umanità
per cui vomito inchiostro.

Non è l’amore che non trovo,
è l’arido fondo di una coppa
dove non scorre più il suo vino.


Alchimia

Si cela oltre il confine
segnato sui nostri corpi,
nutre una speranza sincera
e dimora nella terra,
nell'armonia accordata
ai primari elementi.
Viaggia, l’ermetica formula,
di sconsiderata innocenza,
attraversa consueti sogni
per abbandonarsi al vento,
improbabile eterea essenza
che nel lambire il limite
brucia di rinnovata esistenza
e si disperde, dolcemente,
nel soffice congiungersi
alle perdute origini,
per liquefatta sorgente
dove scorre la vita.


A Rumi

I
Vaga smarrito,
ebbro del vino
fermentato dall’amore,
illuminato e deriso
da un mondo d’argilla
nel palmo germogliatogli.

II
Dal grembo della terra,
umido sesso informe
che appare fecondato,
zampilla amor regale,
mistero del sublime
per amanti congiunti,
ubriachi, nella luce accecati.

III
Roteando, pia e blasfema
centrifuga di lavatrice,
volge al suo ventre,
altresì ombelico
per effimeri ed epici
trascorsi industriali.

IV
Odo un lamento,
solitario e notturno,
vento che carezza
nostalgia struggente,
il gemito del flauto
dal canneto divelto
e colgo amori, perduti amori.

© Enrico Pietrangeli, da "Ad Istambul, tra pubbliche intimità"

Il libro

Dalla Prefazione di Simonetta Ruggeri :
“Il viaggio, sviluppato dentro la città esotica, erotica e comunque esoterica, è anch’esso un tentativo di elevazione dello spirito e assume il rigore della necessità. Gli interstizi dei luoghi sono spiati e dall’osservazione si può ipotizzare una sintesi che, in qualche modo, spieghi la storia nella sua miracolosa connivenza di contraddizioni e simmetrie. Una dimensione spazio-temporale danzante, permette all’autore di gettare ponti tra ciò che è stato vissuto e l’ignoto, di interrogarsi sulla propria condizione di bilico tra le epifanie del passato e l’assurdità del presente”.

Nota critica di Gino Scartaghiande :
Un tuffo “critico” nel profondo di alcune poetiche dell’otto-novecento, massime la deriva decadente, da Baudelaire in poi, passando per Kavafis, fino all’ ermetismo nostrano, è quanto sorprendentemente ci aveva rivelato Enrico Pietrangeli nella sua prima raccolta poetica: Di amore, di morte. In questa sua seconda silloge, Ad Istanbul, tra pubbliche intimità, la medesima indagine diventa in qualche modo ancora più vasta ed incisiva, a tratti “impietosa”, vista com’è dalla primaria angolazione di una propria infanzia usurpata, o comunque spossessata, dai detriti di quanto di più ideologicamente funesto in quelle poetiche era contenuto. Pietrangeli, non senza una sua lucida quiete, ci fa avvertiti di quanto irrimediabilmente abbia dovuto esperire l’ideologia negativa di quelle poetiche, come persona e soggetto “storico” innanzitutto, prima ancora che come lettore. Sente la costitutiva inaccettabilità di quei “movimenti” letterari, nella loro più intima essenza-causalità, come nesso di morte e poesia, di gloria mitica da una parte e devastazione dell’immagine dell’uomo dall’altra. Valga su tutto, a dimostrazione di un persistente quanto ineludibile sostrato ermetico nelle esperienze poetiche degli anni settanta, il grido ungarettiano, invero a sua volta di già fortunatamente di un ordine restaurativo petrarchesco, con cui si aprono le Invettive e licenze bellezziane: “Ma non saprai giammai perché sorrido”. Da qui l’affondo di Pietrangeli nell’ermetismo si spinge storicamente nelle sue più lontane e smarrite sedimentazioni, dove gli avviene di sondarne inquietanti implicazioni con l’esperienza totalitaria del Novecento - non sarebbe poi tanto casuale la prefazione di Mussolini a Il porto sepolto, come il montaliano “ciò che non siamo” rivolto alla dittatura non andrebbe oltre l’ipocrisia “liberale” di un flatus voci; la vera resistenza “epocale” semmai è stata quella di un Rebora, di uno Sbarbaro, di un Campana, fino alla definitiva disfatta dell’ermetismo operata da La libellula di Amelia Rosselli, e saremmo di già nel 1958, ma si stenta a prenderne atto -. Dell’ideologia ermetica Pietrangeli riattraversa l’origine cabalistica quattro-cinquecentesca, indugia doverosamente su alcune tra le molte caratteristiche che la legano alla cultura alessandrina, da qui estendendo la propria indagine fino al punto critico - per l’Impero e per ogni singolo individuo - di Bisanzio-Costantinopoli; di poi risale alla fenomenicità prima di quella scissione che fu il colpo di lancia, davvero una primeva “finzione” totalitaria, che la cabala ermetica inflisse al corpo di leggi mosaico della Thorà. Da questi poemi, così altrettanto dimessi nella nudità dello stile, quanto incisivi nella visione della catastrofe, sembra che ci parlino ancor più gli occhi di Antonietto, il figlioletto morto di Ungaretti; sembra di ascoltare ancor più le voci dei giovinetti scampati ai disastrosi “idilli” di Penna, a quella sua finzione di ontologia pitagorica su di cui anche noi ci eravamo dapprima illusi, come catturati dalla banalissima mimesi ermetica del suo “tuffatore”. Il libro invece, questo libro, si chiude sommessamente e si posa su quel po’ che di un vivo Mosè è stato dato di salvare da tanta “grafica onnivora”: “Mosaic, suo primogenito,/nel pieno di beltà/giace archiviato,/ricordo sopra un tempo/non ancora compiuto”.

Biografia:

Enrico Pietrangeli, autore della raccolta di poesie "Di amore, di morte", pubblicata in versione cartacea (Teseo editore 2000) ed in versione elettronica (Kult Virtual Press 2002), collabora con riviste e siti internet pubblicando articoli e racconti brevi. Attraverso la traduzione poetica, si è dedicato all'opera di alcuni autori poco conosciuti.
Redattore di Controluce e dell’Osservatorio Letterario, gestisce il sito "Poesia, scrittura e immagine" (www.diamoredimorte.too.it).
Ha recentemente ripubblicato il suo romanzo d’esordio “In un tempo andato con biglietto di ritorno” (Proposte Editoriali - 2005) con una seconda edizione in elettronica (Kult Virtual Press - 2007).


da "Di Amore, di morte"
da "In un tempo..."
da "Mezzogiorno dell'animo"

FRANCO SANTAMARIA: LETTERATURA E ARTE
Quando LETTERATURA e ARTE esprimono, metaforicamente, la dura condizione dell'uomo.