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FRANCO SANTAMARIA

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SALA DEGLI OSPITI

 

POESIA / ÇLIRIM MUÇA


da “Da oltre il mare, poesie clandestine”

Çlirim Muça, Da oltre il mare

Çlirim Muça
DA OLTRE IL MARE, poesie clandestine
Alba Libri editore, Milano
ISBN 88-89618-01-09, pag. 120, € 10,00

Per ordinare il libro:
- Alba Libri editore, via Sesto S. Giovanni 31 – 20126 Milano
- albalibri@libero.it

 

Il clandestino

Si leggeva la paura nei suoi occhi.
Come una gazzella nella savana,
era assalito dal suo destino.
Salì su u camion pieno
di carne macellata,
la carne viva,
da clandestino.
In mano a gente senza scrupoli
e scrupolose burocrazie, il viaggio.
Il suo destino lo precedeva,
effimero e incerto,
come una nuvola di passaggio.


Di rose rosso è diventato il Golfo di Valona

Le vite le avevano diverse
uguale l’incontro con la morte
chiusi in una bara di ferro arrugginito
il peso dell’Adriatico sulle loro teste.

Cercavano pace in un paese straniero
pace divina trovarono le loro anime.
“Acqua in bocca!” pieni i polmoni,
con le mani verso il cielo gridano “Giustizia!”

Di rose rosso è diventato il Golfo di Valona
amare lacrime con la schiuma delle onde si mischiano,
ma laggiù al buio sotto il pesante scudo dell’acqua
sono le sirene, le ninfe degli abissi ad aver cura di loro.


Odissea

Noi scappiamo Albania, scappiamo…
Ci allontaniamo dalle tue coste
i nostri stracci usando come vela,
albero centrale i nostri corpi.
Come aiutati dagli dèi antichi,
il mare davanti a noi come olio.
Scivolano le barche
oh, come scivolano le barche!
E a noi gira la testa,
ci si rivolta lo stomaco
come ubriacati dalla fuga.
Odissea dei tuoi figli, Albania…
Ma questa non è “l’Odissea”!
Odissea à la peripezia del ritorno.
Frustati dalle piogge, dai venti,
coi cuori gonfi come una vela,
cercheremo di toccare
le tue coste.
Adesso continuiamo a fuggire.
Il destino, gli dèi antichi
ci hanno dimenticati.
Per sempre dimenticati.
Chi ha detto che questa è “l’odissea”?
L’Odissea è la peripezia del ritorno.
Noi continuiamo la nostra fuga…


Pensieri migratori

I miei pensieri come uccelli migratori
hanno preso il volo;
i miei pensieri come uccelli
sono atterrati nel campo di grano
che i miei hanno mietuto:
due, tre quintali in più
e sicuramente oggi sono felici.
Mio padre alla sera torna ubriaco
perché il raccolto è stato abbondante
e mio fratello fa festa in casa.

I miei pensieri si siedono
sul vecchio quaderno dei conti
che i capelli di mia madre ha brinato,
con le tante notti passate in bianco.
Sono segnati sui fogli unti
i giorni bui e le sofferenze
e con l’inchiostro ancora fresco,
le nuove tasse e i debiti.

I miei pensieri passeggiano
per le vie della mia infanzia,
vie piene di polvere e rumori
e tuttavia gioiose:
perché il raccolto è stato abbondante
e in casa sono entrati un po’ più di soldi.

Per le strade si vede qualche vestito nuovo,
nelle bettole è aumentato il consumo di raki,
stimolando la gioia di molti,
perché il raccolto è stato abbondante.

I miei pensieri vanno anche
agli ubriachi per le strade,
a quella gioiosa ebbrezza collettiva,
che ha i giorni contati;
perché si dimenticano presto i raccolti abbondanti
in una cittadina povera come la mia;
le prime piogge d’autunno
l’allegria di tutti laveranno via.
Ed io gioisco e mi rattristo per i miei,
nella mia piccola cittadina.

I mie pensieri?!
Pensieri da emigrante.


Notte d’amore

La via lattea del tuo sorriso
illuminava la notte d’amore,
un meteorite mi era caduto fra le braccia, bruciavo anima e corpo.

Le stelle come milioni di coriandoli
gocciolavano luce sulle nostre teste,
si ritirava la notte ai margini del campo,
i nostri corpi festeggiavano con le stelle.

La via lattea del tuo sorriso
illuminava la notte d’amore…

© Çlirim Muça, da “Da oltre il mare, poesie clandestine”

Il libro
Çlirim Muça viene Da oltre il mare, da quel luogo dove aspre terre si aprono alla malinconia e alle promesse, dove il selvaggio si stempera negli arcobaleni dei sogni o dove risuonano, portati da sconosciute brezze ed aure, gli echi di melodiosi – e ferali – canti di mitiche sirene.
Çlirim Muça è stato un clandestino – e niente nel mondo è più clandestino del destino di un poeta –. Çlirim ha fatto naufragio mille e mille volte a Valona, nel suo Golfo colorato di rose rosse, e ha gridato mille e mille volte mentre affogava, il cuore colmo di versi e disperazione, e ha urlato mille e mille volte mentre l’anima risorgeva.
La voce lirica di Çlirim è potente, feconda, rabbiosa e nostalgica, chiarissima nel suo inesorabile fluire quale un leggendario fiume agli inevitabili oceani dell’esistere...
Inutile sarebbe citare la tradizione letteraria balcanica o Nazim Hikmet, i mistici d’Oriente o la letteratura dell’emigrazione (forzata? voluta?), poiché Da oltre il mare è una creazione letteraria di stupefacente e struggente bellezza formale con interrogativi eterni e dubbi che sorgono dalla macchina del vissuto, dall’ineluttabile corsa del Tempo nel quotidiano, atti e verbi che rotolano nell’infinità dei nostri spazi e dimensioni interiori… [...] (Alberto Figliola, dalla Prefazione)

 

FRANCO SANTAMARIA: LETTERATURA E ARTE
Quando LETTERATURA e ARTE esprimono, metaforicamente, la dura condizione dell'uomo.