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La ballerina
Ogni oggetto della tua stanza adolescente
salta agli occhi con un balzo aggraziato
Inarca la schiena la capriata del soffitto
Ondeggiano le braccia della tenda
La sedia è sulle punte, e pure
il telefono ha il suo delizioso tu-tu
Girandola ancora, ragazzina
Il canto di tua madre dalla cucina
è una canzoncina da carillon
Volteggiano le mille pagine del libro
che ho in mente di scrivere per te
e non oso pensare
il tuo nome senza musica
(Spleenopoli, 13-15 Ottobre 2008)
Niente parole d'amore per un fucile
Un fucile uccide
Per questo è stato creato
Non ha scelta
Niente parole d'amore, per un fucile
La sua bocca è tuono
La sua lingua un lampo
La sua voce è morte
Solo questo sa dire
Un fiore è bellezza disarmata, disarmante
Bellezza che incombe alta
al di sopra delle lame affilate
dell'erba spada
Lassù l'ha posto il sangue della terra,
noi tutti, i globuli rossi
del piano economico mondiale,
il tramonto che arrossa
quelle stesse lame
E ugualmente esso non ha scelta
E' venuto al mondo come simbolo
e morirà su una bandiera
Ora, io sono certo di non sbagliare
quando affermo che Erica
è nata per l'amore,
per tenere i fiori lontani dalle bandiere
e gli uomini lontani dai fucili
E nemmeno per Erica c'è scelta
L'amore non sceglie
Si fa scegliere
Un fucile, un fiore, un'Erica
Morte, bellezza, amore
Questi i loro nomi
Questi i loro compiti
E da ragazzo
ho corso a spaccapolmoni
lungo prati sterminati
E da soldato mi sono addormentato
stretto ad un fucile
E se l'ho fatto è perché
questi sono i compiti
di un ragazzo e di un soldato
Calpestare le bandiere
e dormire abbracciato alla morte
E dopo, solo dopo, da poeta
ho raccolto in fila
la bellezza di tutti i fiori
e ognuno di essi l'ho armato
con un fucile di morte
Poi ho sistemato Erica
dall'altra parte dell'amore
e ho dato l'ordine
Perché questo è infine
il compito di un poeta:
mischiare le carte
e gridare “fuoco!”
Tienimi nel fazzoletto
Tienimi nel fazzoletto
Il mio cuore canta ancora, nonostante te
Fanne un nodo stretto, senza la gassa,
fanne un batuffolo, uno scorsoio
Tienimi nel fazzoletto
come si fa con le lacrime
Riponimi nella tua tasca più profonda
Nascondimi nella borsetta
Tienimi nel fazzoletto
mentre ti sei smarrita
nelle strade della città
e non sei più il mio amore
e forse hai perduto il fazzoletto
qui dove ognuno
può guardarti passare,
voltarsi e fischiare,
sbirciarti le gambe,
perfino provare a parlarti
e domandarti
se l'hai mai avuto, un fazzoletto
Cercami a mezzo pomeriggio,
immobile davanti a un attraversamento
svolazzante di kleenex,
a un ceffone di vento
Accarezzami il nodo nelle stanze
dove le ragazzine cavalcano a pelo
mentre siedono
sul trono del loro corpo
e la scimmia dell'amore
ti si spulcia in grembo
E quando specchi il tuo volto
nelle vetrine dei fazzolettai,
quando vedi te stessa
per la primissima volta
con gli occhi di un cieco guarito,
stringi forte il fazzoletto
sul tuo dito più dolce
fino a che la carne attorno
diverrà pallida carne da morto
Per ricordare
Solo per ricordare
cosa ti toccava ricordare
Così per sempre tu sarai
la regina della borghesia
e io sarò per sempre
il poeta nel fazzoletto
Uomini che contano
Oggi i capi che insieme
hanno complicato la situazione
hanno risposto semplicemente
che la soluzione è troppo complessa
perché un uomo solo
possa venirne a capo
Dopo la sottrazione del pane
hanno insegnato
la divisione dei popoli
Uomini il cui destino è certo
hanno parlato di futuro vago
a uomini il cui destino è segnato
(Genova, 10 Ottobre 2008)
Voce che detta dal cielo
Torni, come tutti tornano
Dopo tutto questo tempo
è attraverso il tempo che torni
La città non ha battuto ciglio
E' la stessa, luminosa e leggera
ha scavalcato la storia
come una bimba in una vestina
di due taglie più grande
Ti sei ingannato, amore mio
Sei ancora un poeta
lo stilista della tua epoca
e il solo uomo
capace di vestire la nuda verità
Niente più importa, ormai
Non che tu abbia smesso di cercarmi
o io abbia finito di aspettarti,
solo l'immagine che da ragazzo
avevi della bellezza:
la tua donna nella luna
e ciò che nel tuo capo si genera
alla vicinanza delle mie cosce accavallate
Ti ci è voluto del coraggio, lo riconosco
Hai ben meritato un posto d'onore
negli annali della lagnanza
Hai riposto la mia fotografia
nella tasca più profonda
dei tuoi pantaloni
e attraversato gli anni
per non tardare
a questo nostro ultimo appuntamento
Spegni la radio, adesso,
e getta indietro la testa
E' il ventunesimo secolo
e stai entrando in Genova,
la città dove dio mi ha messa al mondo,
nel millenovecentosettantotto
Torni, come tutti si torna
Ho avuto tutto il tempo
per prepararmi al peggio
Ho spazzolato i capelli,
diluito l'immaginazione,
mi sono messa addosso
gli straccetti buoni del cattolicesimo
e ho scelto scarpe altissime,
che si addicessero
alla tua statura d'uomo
Poi ho raccolto me stessa
e mi sono messa in attesa di te
come un premio
attende di essere ritirato
Ma oggi, finalmente, sei qui
Oggi carezzerò l'inverno sui tuoi capelli
e perdonerò, infine, la tua amicizia
Coraggio, vieni tra le mie braccia
So quanto sei stanco
So quanto sei stato in pena
per te stesso
Lascia che il ponte che hai eretto
durante il tuo viaggio
verso l'amore crolli miseramente
e che il fiume l'abbia vinta,
una volta ancora
Fallo, e io ti saluterò,
spiritello del ragazzo
che ha divorato tutto
e assaporato così poco
E adesso slaccia i pantaloni
del ricordo e leva alta
la tua preghiera
alle vittime dell'inondazione
E' il ventunesimo secolo
e stai entrando in Genova,
la città dove dio mi ha assassinata
nel millenovecentonovantanove
(Spleenopoli, Maggio-Giugno 2008)
© Cesare Oddera
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Biografia
Cesare Oddera è nato a Savona nel
1977. Vive in provincia, a Mallare, in Valle Bormida, dove sbarca il
lunario in una piccola azienda metalmeccanica. Ha pubblicato
un'unica silloge poetica, “Plasticolandia” (Edizioni
Joker) nel 1999. Il libro piace e, negli anni che seguono, ottiene
qualche premiuccio, poi qualche premio importante (tra cui il
Polistilus e il Jacques Prevert) e intanto i suoi testi, editi e
inediti finiscono non si sa come su mazzetto di riviste prestigiose
come La Clessidra, Atelier, Il Segnale. Roba da non credere. Scrive
anche una manciata di racconti, alcuni dei quali vanno bene, e
inizia un romanzo che gli pare sempre più simile ad uno di quei
cantieri statali infiniti. Alcuni suoi lavori sono raccolti nell'Antologia
della poesia italiana a cura dell'Università di Urbino e
nell'Antologia della poesia erotica contemporanea.
Partecipa e organizza una sterminata serie di reading in giro per la
nazione mentre lavora da quasi dieci anni alla sua seconda raccolta,
che promette farà uscire presto, editori permettendo. Si intitolerà
“Ho dormito fra Giulietta e Romeo”.
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