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I
Nel giro di un sorriso filtro lenzuola
per non ripetere il gesto delle sere.
Ti ostini ancora nelle incerte presenze
sciogliendo stanchezze:
eccomi al torchio, il resto tace in filigrane,
se bestemmia la sete e le veloci
dita distendono abbandoni.
Trasfiguro l'ascolto.
Fra le mie mani hai detto mille volte
la paura a colori, i ditirambi
d'una stagione tarda
senza più pudore.
Un epigramma ed uno schermo per stupide credenze
quando le mura raccontano le nebbie:
nasconderò la mappa di questo strano amore
che ci devasta.
II
Questo fuggire insieme oltre le coltri
spezza dinieghi,
stacca le dissezioni
rimarginando la custodia delle agende.
A metà della notte
le comuni fatiche hanno intenzioni
rassicuranti,
e tu affidi certezze a corridoi,
fra la carne e l'estate,
quando difficile è distinguere
fusioni o dolcezze,
nella imprevista gelosia.
III
Sei dirupo di ombre e di luci che stordisce,
battito strano nel tempo degli inchini:
festeggio la furbizia dei papaveri,
spoglio gli orpelli, mentri rimpasti l'indice
a germinare mottetti,
così per ventaglio di petali
disgregano pastelli
ed arde ed apre la lama della solitudine,
e parole, e parole, e parole d'abitudine...
sono eterno lacerto di baleni.
IV
Anche le tue lusinghe ravvolgono il silenzio.
Vivo colori, vapori dell'incenso,
soltanto per la luce del mattino,
ad accarezzare, appena socchiuse, domande
o bagliori della fantasia.
Ripetevo stupori
rapinando il golfo dai vicoli, dai tratturi,
ciondolando intorno alla mia gioventù, che un tempo
era febbre nel farmi compagnia.
Eccoti alle lusinghe, dietro lampade e sogni,
così infedele per storie del carminio,
del pastello ripetuti ai refusi,
dell'icona ornata di presagi.
V
Muteranno le curve, le tue cosce, il seno,
quando io lascerò le sillabe improvvise
tumefare le labbra.
Poterti ritrovare,
rimescolando il candido brillare
della luna insecchita,
fra sogno e stupore della mia vecchiaia:
nella stanza a spirale.
Sospeso inganno fra le tue composizioni
e la consegna al domani.
© Antonio Spagnuolo, da "Per
lembi"
Il libro
Poesie vere in
ogni senso, anzitutto poetico, senza una parola che strida nei
confronti del sentimento che le muove.
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Note critiche
sull'opera poetica di Antonio Spagnuolo
"L'adesione ad una idea
psicoanalitica della poesia, intesa come affiorare di un elemento
prelogico della esperienza mentale, comporta in Spagnuolo il rifiuto
di una sintassi vincolante, sul piano del linguaggio come su quello
del senso. È costante nella poesia di Spagnuolo la rappresentazione
di nuclei tematici, come la centralità dell'eros, la relazione
eros/tanatos e libido/morte, cui corrisponde il ricorso ad una
terminologia clinico psicologica, evidente sopratutto in melania,
sezione centrale del volume "Candida" prefato da Mario Pomilio"
(Dizionario della letteratura italiana del novecento - Ediz.
Einaudi, a cura di Alberto Asor Rosa – 1992).
"...in Spagnuolo la inafferrabilità della cosa, secondo l'ipotesi
della Kristeva , non è motivo di disperazione della coscienza, nè di
vittoria delle baccanti sulla parola inconscia. Poichè la parola è
più che mai cosciente: perciò tanto violenta nella propria perdita,
tanto rivoltosa nella disseminazione, da non decidersi di cedere
nemmeno nell'incomunicazione. Anzi fa della incomunicazione, della
esaltazione di un destino e di una desolazione il motivo di una
scenografia mitica, in cui l'oggetto vive totalmente, fino in fondo,
la propria drammaturgia. Una recita vitale, sull'orlo di una fine
che non verrà finché ci sarà parola, finché la parola saprà
resistere non ripercorrendo il tempo dissipato, bensì reinventando
fuori di ogni tempo la propria materica astanza..." (Gio Ferri, "La
ragione poetica" - Edizioni Mursia 1994).
"...Questa inequivocabile realtà retorico-metrica crea uno
straordinario stato di straniazione e di iniziazione a una forma non
ancora formata, ancorché progettata, che è, materialisticamente
(nella materia verbale densissima), niente affatto onirica, bensì
predisposta ad una stratificazione semantico-archetipa.
Che non ricorre nemmeno al mito, ma alla pura formulazione
sensitivo-concettuale. Un perfetto esempio di presenza organica allo
schema preconcettuale. In cui tutto è chiaro, sebbene non ancora
dicibile.
...In questo caratteristico stilema si insinuano sorprendentemente
interiori frequenze addirittura dada-surrealistiche: cosicché anche
l'idea psicoanalitica di cui dice Asor Rosa trova ovviamente il suo
posto ma non nel senso, credo non tanto dell'inconscio e
dell'onirico, quanto di un predisposto programma di aggregazione
assurda e insieme cosmico-olistica..." (Gio Ferri, "Luoghi della
parola" - Porto Franco, Apr.-Giugno 1996)
"...Si tratta di aggregati linguistici particolarmente sofferti e
posti in uno stato di irreversibilità perenne rispetto alla fluidità
delle ricordanze. È il rifiuto, risentito e dissonante, di un
linguaggio divenuto ormai oggetto di manipolazione ideologica prima
ancora che scientifica fino a gettarsi nell'abisso creato dalla
diffusione di una generica idea di progresso... È il rifiuto insomma
della fiera dei sogni creata dal mercato della scienza e del fascino
che essa esercita attraverso i suoi mille abbagli sull'immaginario
dell'uomo ... Ciò che allora propone S. col suo gettarsi tra le cose
è una topografia dell'uomo moderno, la configurazione, attraverso la
rinomazione di tutto quanto gli appartiene in emotività e stupori,
del suo essere al mondo come radice vivente, misura della vita (G.
Battista Nazzaro, "Profilo critico di Antonio Spagnuolo" - Oltranza
N° 1 - 1993)
"... per l'originalità di un discorso che è narrativo e meditativo,
visionario e puntualmente descrittivo, con perfetta armonia di toni
e misure . Hai inventato una forma assolutamente nuova, di fascinoso
splendore..." (Giorgio Bàrberi Squarotti per "Pausa di sghembo" - 3
dic. 1994).
"...Nel senso dell'onirico e dell'inconscio che si muove tra eros e
thanatos, sul topos della malattia, sulla linea di fondo
dell'attuale gratuità del linguaggio, che risponde poi alla gratuità
della parola, quando sono messi in discussione tutti i valori e,
quindi, la parola che li esprime .
In questa linea è la partecipazione dell'autore alla complessa
realtà contemporanea, con senso di angoscia, che, anche se vista
attraverso un'analisi, occupa pena e dolore. Essa resta ferma
all'oggi e non postula un oltre, e tuttavia ne avverte la nostalgia
e l'esigenza, nella stessa nudità delle forme ellittiche non
facilmente decodificabili, in disarmonia con il reale. Come la vita
stessa e le povere umane aspirazioni, dietro l'apparente eleganza
del gioco ossia della casualità stessa dell'esistere. È il
sentimento della distanza delle cose e dell'essere, l'impossibilità
cioè di vera partecipazione, in cui l'io stesso si sente vittima del
gioco stesso dell'esistenza, e a sua volta giocabile, nell'illusione
di risolvere tutto con la parola scritta al di fuori del reale."
(Carmine Di Biase, "La letteratura come valore" - Ed. Liguori 1993).
"...Tutto ciò per sottolineare il valore prelogico della poesia di
S., la natura di un linguaggio che non mira in alcun modo alla
sintassi, ovvero, se si preferisce, rimane al polo opposto dai
processi aggreganti che sono tipici della comune espressività, e
invece è come se perseguisse la scommessa di misurarsi con quanto
c'è di albicante, di preconscio, di disaggregato, di informale nella
nostra esperienza mentale. A servirci di un paradosso diremmo quasi
che qui la parola interviene a manifestare ciò che sta anteriormente
alla parola, il pensato allo stato ancora amorfo, i materiali
mentali prima che si coordinino, i reagenti insomma della nostra
esperienza intima sorpresi allo stato prenatale e quasi fetale,
prima comunque che siano subordinati a quella che per convenzione
chiamiamo coscienza e invece vagano ancora al fondo del nostro Es
alla ricerca di un coagulo." (Mario Pomilio, prefazione al volume
"Candida" - Editori Guida 1985).
"...L'attività poetica di A.S. si è frequentemente mossa tra una
professionale consuetudine con il lessico scientifico e l'abilità di
usufruirlo e di estenderlo a sensi ampi, totali, che alludono ad una
condizione, che non è soltanto fisica, dell'uomo immerso nella
storia, nella sua storia... La poesia è legata all'inconscio,
coincide con l'Eros ed in esso si identifica per quella forza
necessaria ad interrompere il sopraggiungere di Tanatos. È questa
l'utopia del testo, che può trasformare gli strabici segnali della
realtà in chimere inaspettate. Poesia della vita e della morte è
questa ancor più che poesia dell'amore, un amore anche fisico che ne
avvolge il tormento in una dizione sapiente e, forse,
pacificatrice..." (Giuliano Manacorda, "I Limoni / la poesia
italiana nel 1993" - Ed. Caramanica, aprile 1994).
"... Il percorso di A.S. va con il suo rapido precipitare da una
chiamata di correo nella quale tutti potremmo sentirci colpevoli di
esistere per le paure le angosce i silenzi i segreti che ci dannano,
alla propria personale sofferenza. ... il pronome e l'aggettivo
della prima persona sono continuamente espressi e rafforzati dalla
presenza della seconda persona. Il dolore, la delusione, gli sprechi
del vivere, la visione ormai lontana della giovinezza, i presagi del
lutto segnano, a quanto di continuo appare, queste ceneri della vita
- forse irrimediabilmente almeno sinché non rinasca il gusto della
trasgressione." (Giuliano Manacorda, prefazione all'antologia
"Disordinate convivenze" - Ed. L'Assedio della poesia 1996).
" ... C'è in effetti, nella pronuncia poetica di Spagnuolo, una
continua oscillazione - ma preferirei chiamarla tensione,
conflittualità costitutiva - tra un modello, diciamo, di rigorosa
affabilità raziocinante e, perchè no?, metafisica (che può
richiamare, tanto per intenderci, grandi esempi dell'altro novecento
come Rebora o Sbarbaro) e un modello più corrente, più novecentesco,
nel senso meno inusuale del termine, cui potrebbe bene adattarsi la
formula simbolistico-ermetica della poetica della parola .... Il
difficile equilibrio tra i due estremi (anzi tra le due serie di
estremi) si mantiene, nella realtà della verbalizzazione, saldo e
produttivo quanto che proprio il conflitto che precede l'equilibrio
e ne costituisce il serbatoio, l'entroterra vitale, finisce con
l'entrare in questa poesia - garantendone oltre e al di là della
compattezza formale, l'unità di senso - come oggetto segreto e
profondo, come metafora delle metafore." (Giovanni Raboni,
prefazione al volume "Graffito controluce" - 1980).
"... la passione carnale si consuma nella esaltazione spaziale della
materia in cui la pietra si fa aria, cielo, acqua, corrente,
metamorfosi fluente. Piega piegandosi e spiegandosi. Invocazione,
esclamazione, rovello percorrono senza intervalli il rivolt/arsi
(rivolta e arsura) tra le pieghe di una ricerca di sublimazione, che
suona- opportunamente - enfatica quanto basti a (s)coprire
l'indifferenza di una contemporaneità senza luogo e senza mito. ...
La valenza onirica è in buona parte il fondamento della sua poesia
... quella luminescente poesia della cripta, poesia 'criptica' come
si suol dire, ... quindi luce e sensibilità sinaptica alla luce.
Trasmissione della luce." (Gio Ferri, "Forme barocche nella poesia
contemporanea" 1996).
"... Qui, nel tema erotico, già così ricco di risvolti esistenziali
in Candida, s'innesta, per precipui scambi, anche il tema del
disgregarsi della gioia di vivere. Lo Spagnuolo parte dal
presupposto che, inizialmente almeno, l'elemento orgiastico debba
manifestarsi come forma vitale di consapevolezza nella ricerca del
piacere; e che questa vada intesa proprio come segno della
consapevolezza dell'esserci e del fare in propulsione amorosa. Ma
tenendo conto che l'attività erotica è un'attività di per se
diabolica, come insegnava a suo tempo Bataille, perchè creata
sostanzialmente dall'uomo in coincidenza della morte; Antonio
Spagnuolo, che del diabolico mostra orrore, finisce per tributare
valore poetico non più alla gioia propulsiva del piacere che scava
nel linguaggio infernale, ma alla dissoluzione della vita e, di
conseguenza, al compianto di sé.... Viene ad identificarsi insomma
con il lottare, di frammento in frammento, per liberare, in
sconnessioni temporali e in disperse disarmonie ritmiche, il
disumano contesto socioculturale che ci costringe all'ossessionante
ricerca della necessità di vivere." (G. Battista Nazzaro, "Dibattito
col poeta" 1997).
"... Oggi le poesie intelligenti sono spesso prive di vita, sono
meri giochi pseudocreativi, effettivamente di matrice barocca, come
nota G. Ferri ed altri prima di lui. Le sue poesie, almeno queste
inedite in mio possesso, non mi pare siano tali . Sono vive,
induttive, hanno atmosfera, ereditano ed ampliano, passando con
coscienza nei torpori avanguardistici, l'insegnamento simbolista ed
ermetico (non così negativo, come si dice da più parti). Così una
passione viva, lessicalmente ricca e sorprendente, allo stesso tempo
avita e nuova, emana dai suoi versi, sempre alti, intelligenti,
forti.
Credo che il giudizio si compia sul discorso dell'analogia. Lì si
crea il limite tra barocco e neobarocco e postmoderno, che è in
verità, secondo me, altro dal decadentismo come solitamente si
considera, e cioè altro dal barocco, dal manierismo, dal
surrealismo, e così via: lì dove l'analogia è gratuita, come dice
Finzi, e dove è tono. Insomma la sua poesia rientra in quella
letteratura che ho chiamato postcontemporanea e che è una risposta
scientifica e non semplicemente tecnologica , alla modernità."
(Roberto Bertoldo - Ivrea, 30.6.1997)
“…e ciò per chiarire quel che ho provato di fronte a queste tue
poesie , che mi sono parse vere in ogni senso, anzitutto poetico,
senza una parola che strida nei confronti del sentimento che le
muove, un sentimento sincero, profondo, sofferto …” (Giuliano
Manacorda, per il volume “ Io ti inseguirò” – 16.5.1999).
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