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Antonio Spagnuolo, scrittore, poeta

FRANCO SANTAMARIA

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POESIA / ANTONIO SPAGNUOLO


“Misure del timore”
Antologia poetica dai volumi 1985-2010
 

Antonio Spagnuolo, Misure del timore, antologia poetica

Antonio Spagnuolo
MISURE DEL TIMORE
Antologia poetica dai volumi 1985-2010
Kairòs Edizioni, Napoli 2011
ISBN : 978-88-95233-64-2, pagine 168, € 14,00

Per ordinare il libro:
Kairòs Edizioni, via Nilo 28 - 80138 Napoli
www.edizionikairos.com, kairosedizioni@virgilio.it

 

Guglie
Guglie
come cerimoniale:
sbilenca fra cespugli
batti cosce alla mia mente
scagli segnali ai platani
in fondo l’arco
Napoleone espugna aquiloni
da giganti!
Sconosciuti i tuoi occhi
divorano improvvise taglie:
alla storia imprimo
fingendo isteroscopie ,
il nudo
il goduto delle insonnie erotiche
l’ultimo shunt.
Confessioni all’impronta
racconti soltanto dopo
il rito.


Nike
Ritrovo la Nike di Samotracia
improvvisa,
tu nascosta al di la dell’obiettivo
ricomponi le ali.
Ritmi
non permettono impazienze
inventiamo fontane e cattedrali
d’una breve estate
la scelta delle arcate
angoli lastricati dalle
nostre favole.
La Villars di Fontainbleau
titilla a stimolare giochi
Gabrielle D’Estree
tappeti intrecciati a colori
di parrucche
il Trono
la Tomba.
Il maresciallo Barthier
rattoppa gesti ventosi.


Impazienza
Improvvisa impazienza delle decisioni.
Rovesciata fantasia del tepore
ripromesso nella tappa:
mordi esperienze
nel passo divenuto breve,
cronaca di girasoli.
Colui che ruba l’azzurro antiquariato
torna licantropo livido nei marciapiedi,
col girotondo il mio falso scrosciare
ricuce rondini alle rughe.
Disattenta la tua caverna
attira rami lungo il deflettore
e la testa fatta a pezzettini
scaglia dita incostanti.
La logica dei fatti trova doni
tra gatti e canarini:
labbra rattoppate sino alla paranoia.
Ti inseguo naufraga di parole
eppure il tuo possesso è improbabile
dalla stoffa arroventata
clava nell’inventario sulla porta
metti al sicuro l’ennesimo distacco.
Desideri mentire:
è dunque vero, attutisci richiami.


Artigli
Trascino artigli per le dissonanze.
Non intendo presagi
o vocalizzi:
nelle mie proiezioni
l’occhio non varia ed il silenzio
precede seduzioni.
Mi scoppia in un pugno la realtà
nel cappio dei miliardi
e una volta per tutte
scarto saggezze.
In breve la variante:
ancora un tentativo
riavvolgere le immagini cadute.


Il tuo sorriso
Esplode il tuo sorriso nella gola del tempo,
una incertezza che cela il sapore di rovine,
oggi che l’inerzia è sacrificio senza data e le gemme
altro non sono che pietre di un incanto.
Ad ogni tua bugia, nella irripetibile storia dei colori,
avvampa la vena per fingere le cifre contro i giorni.
Dalle tue cosce ormai proviene meraviglia di sussurri,
quasi a gioco, fuori del corpo, nello stupore incerto
del ricordo.
Cerco lo smalto della tua bocca, come un tempo,
furtive le dita, guizzando fra i taciuti desideri,
ma non riaccendo la voluttà del luogo,
vagabondo ai confini dell’indifferenza.


Non lasciarmi solo-
Non lasciarmi solo: hai l’incanto sotto i piedi
ed il rintocco che segna già il passato
più fragile,
hai le stranezze di una luce che raffredda ogni istante
e traccia sul muro del tempo quelle figure
che sono le segrete angosce della mia solitudine.
Tutto intorno – ti prego – il tonfo che protegge
la roccia improvvisa e sanguinosa,
lo schermo che protegge la visione distorta
della fiamma.
Con un balzo , oscuri nel silenzio, i segugi
svelano gli ultimi segni della primavera
che ormai non ci appartiene più,
ed incolla baci mentre si confonde annegando,
e chiudendo il tocco alle finestre.
Incomprensibile
come la schiena nuda alle pareti
il battito della succlavia al collo.
Quando tutto sembra incantare i vecchi temi
la mano aggancia parole per dominare
la memoria
nelle immagini incompiute per accontentare
ogni cedimento.
L’incubo è al dondolio delle ombre
aspettando una deviazione che sia filigrana e tremore.
E gli occhi a ripetere il pericolo
posseduti dal brusio del cappio di un delirio.

© Antonio Spagnuolo, da "Misure del timore"

Il libro

Nando Vitali (quarta di copertina):

Venticinque anni di versi che formano un tessuto unico e perfettamente controllato dal linguaggio calibrato delle parole. Un chiarore sensuale, amoroso, che per il lettore diventa lentamente una sorta di meccanismo perfetto che coinvolge, resta nella bocca, negli occhi, sulla pelle.
Esempio di come l’esattezza, diremmo scientifica, della grammatica, e il suono dell’urgenza di un grido necessario, ineludibile, si mischiano. E resistono al disfarsi del tempo. Nella dimostrazione di quanto l’atto creativo venga prima del tempo, e duri oltre la corrente del suo disfarsi.
Un viaggio che rasserena e turba somigliando a un’ombra di passaggio, o al giro completo di un intero alfabeto.

**

“Spagnuolo: un’antologia di 25 anni, il tempo, l’amore, il mito e le parole” (Piero Antonio Toma, in Poesia/1 - Repubblica, 29 ottobre 2011)

Una vita in versi centellinata lungo un quarto di secolo e una decina di antologie. Una laboriosità forse misconosciuta, come purtroppo accade da vivi, un arco intenso di versi.
“Radunando alfabeti”, dichiara Antonio Spagnuolo in questa silloge che racchiude lo scrigno della sua milizia poetica, dal lessico spesso ricercato e colto in punture di autoironia: “Io scrivo distorsioni aspettando l’artrosi”. Un poeta di lungo corso come lui lascia il segno nell’anima del lettore spalancandogli la luce “bianca dove la marina è dolce”. Un lascito di bellezza ordita di amore e di vita. D’altronde “io non offro che parole”, dice di sé. Come il venditore di almanacchi di leopardiana memoria. Ma in questi versi il lettore percorre mano nella mano col poeta prima il tessuto del mito, moderno e antico, da Parigi a Londra a Nausicaa confidando che Montmartre e la Pignasecca (borgo di Napoli, n.d.r.) lo conducano “impaziente e attardato in contraddizioni”. Ora il mito è l’ombra della caverna di Platone sconfitto dall’eros: “ti inseguo naufraga di parole”. Ma via via che il tempo passa e le stagioni scolorano, dall’amore alla sua rievocazione il passo, come il giorno, è breve. “La tua vaga sembianza ha le grida di assenze”. Non tutte le ciambelle vengono col buco specialmente quando la penna intende rifare il verso all’amore, e quando ormai “il tempo è distante”. E qui la poesia di Spagnuolo attraversa le terre di confine. Questa stagione torna sulla pelle, si dice e ci dice il poeta, ma “nel triste regno dei fantasmi il tuo fantasma/ è straniero”. Ormai “e sillabe... bruciano nel nulla”.
«Un viaggio che rasserena e turba», osserva Nando Vitali nella quarta di copertina. Ci rimane la poesia. Che non vacilla e non tramonta. Per nostra fortuna. (Piero Antonio Toma)

 



 

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