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Alessandro Maria Ietti
NOTTURNO, ORE TRE - poesie
Casa Editrice Arti Grafiche Cinque
pagg. 96 - € 10,00+2,00 spedizione
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amico ritrovato
Ricordo quei riccioli dorati
incapricciati al gioco delle mani
de' tanti piccoli demòni innamorati,
l'arrampicarsi a groppa del domani
pròni i destrieri, e scàlpiti inventati.
Ricordo ancora le gare di quegli anni
veloci scorsi, tesi allo spronare
non più garrési, ma sopra i nostri panni
disegni di futuro a ritagliare
ingenui e freschi di sapone e ranni.
Ricordo infine lo stacco alla rincorsa
senza ansimare per alcuna invidia,
senza bruciori dell'altrui risorsa,
ma cavalcare un mondo d'ogni insidia
e comandarne le briglia nella corsa.
Ritrovo d'ogni pagina le pieghe...
e ti prendo sottobraccio, amico mio,
e lentamente racconto le mie fughe
e al passo tuo m'adeguo pure io,
e d'oggi in poi son mie quelle tue rughe!
chi sei?
Se tu m'adduci
per mano e da garante,
oppure al fianco
protesti le mie idee
su quel dissesto ponte
oltre il quale
son vane divergenze
e non conforta
più la connessione,
se traversarlo insieme
é da tenersi
al poco d'equilibrio
nella spirale
comune di quel seme,
se vuoi che uniti
noi dialoghiamo attenti
prima del varco
e certi dell'abbrivio,
non m'importa
se sei quell'io cosciente
o l'adattato
inconscio personale,
od ancor più
la tara collettiva
che mi trascina
su quella riva opposta,
io mi rifiuto...
rifiuto il non vederti
senza fattezze
e le intenzioni chiare:
se d'esse un giorno
ti furon ben incise
a sicurezza
di quest'attraversata
ci credo poco,
lascia che azzardi solo!
cuore di pietra
Fantoccio, lì,
inventato sulla spiaggia
la maschera grottesca
il ghigno amaro,
due valve scure
all'esca d'orizzonte
ed un salve!
vergato di traverso
in quel cartoccio
unto, legato al petto.
Sono lontane
le grida, ogni verso,
ogni sberleffo
a quel catino in fronte
che sul mattino
ti fu posto caro,
la corona
d'una manina saggia
perché un bambino
ti voleva Re...
...il pregno
che ti univa
s'è dissolto,
spariti gli occhi
il ghigno sul tuo volto,
in quel pugno di sabbia
tu hai risolto
tutti i problemi
del mondo
e dei perchè!
inutile resa
La sfera di vetro.
le carte,
nei solchi d'un palmo
la sorte migliore
cercata tra i segni brecciati...
...la benda sugli occhi
voluta da chi non ritrova
nel pugno la vita,
e spera nel bianco bastone
la guida sicura,
l'altrui compassione!
la sfida
Quando il tempo veniva ad incitarmi
per snidare alla corsa l'occasioni
rubando testimone alla staffetta
che ci vedeva insieme proiettati
in un futuro tutto da scoprire,
quando fratelli scevri da timori
ci leggevamo in volto quelle grida
che ci lasciavan capaci di soffrire
lungo una strada senza alcun ritorno
ma di rimpianti tersa d'ogni traccia,
quando nel pieno stadio della vita
io lo tradivo barando sulle curve
con tanta presunzione nello sguardo
per esser pronto, solo, al nuovo starter
dilapidando le membra e la saggezza,
quando, canuto, sul filo del traguardo
lui è volato leggero avanti a me
ed io l'ho visto lontano scomparire
senza voltarsi, beffardo della sfida,
senza degnarmi d'un solo attimo in più.
susine di santarosa
In quel giardino coltivo i miei ricordi
tra quei profumi di rose e biancospini
ripercorro le attese e i primi accordi
rubati a fantasie ai sogni a furberie
a rincorrere miraggi, agli acerbi
frutti strappati al ramo teso amico
e accarezzante la mano del bambino
senza incertezze, un premio al suo destino.
Delicate mie susine santarosa
al primo sole colorate e dolci
al primo posto nelle ruberie,
come tornare indietro di memoria
restituirvi al ramo cui pretesi
di sostenere puranco il mio futuro,
voi sapevate già della vita colta
solo d'una volta, mai più restituita.
© Alessandro Maria Ietti
Il libro
"Memore di una lezione di Dante
Alighieri, il quale insegnava che colui che ti conosce di persona
(per adulazione o per invidia - scriveva Dante - oppure per affetto
o rispetto - aggiungo io-) non può essere un critico imparziale, ho
sempre avvertito un disagio nel recensire autori coi quali avevo
instaurato rapporti differenti da quello puramente epistolare.
Perfino una chiacchierata telefonica, infatti, fosse solo per il
gradimento o per il fastidio del timbro di una voce, è in grado di
determinare un condizionamento emotivo che suggestiona, poi,
l’onestà del giudizio. Ciò è esiziale per l’esercizio critico perché
è nello specchio dell’opera che vanno ricercate la vera immagine e
la natura dell’artista, di norma ben differenti da come esse possono
apparire alla vista, all’udito, all’olfatto.
Con A. M. Jetti, credo di poter affermare, questo rischio non
esiste: Alessandro è giusto quello che emerge, con sintomatica
coerenza, dai suoi scritti, dalle sue poesie. Egli è il corridore
della bellissima ‘Sfida’, un uomo pronto a mettere in discussione sè
stesso, a far tesoro delle esperienze e a non nascondere i propri
sbagli, le occasioni non colte, senza con questo vivere di
rimpianti; nonostante le “irrise speranze” del suo ‘cavalluccio di
legno’, egli è un poeta ottimista che “guarda l’orizzonte”, che
attende, dietro i vetri della ‘Folgore silenziosa’, che “spunti
l'alba”; egli si compiace del ‘Fastidioso tarlo’ il quale, a
discapito del “pan raffermo di perse occasioni”, continua a
“rosicare” nella sua madia.
Per me, che venero la dialettica e i conflitti tra gli opposti,
Alessandro Maria Jetti è un poeta da gustare nella sua
problematicità, scevra da proterve convinzioni e millantate
certezze; egli è il viandante che ricerca, sul “dissesto ponte”
dell’umano passaggio, la risposta all’eterna domanda del ‘Chi sei?’
soprattutto in sé, essendo cosciente che, in definitiva, è il libero
arbitrio che decide e che ogni passo, per quanto meditato esso possa
essere, è alfine un azzardo.
Ecco: forse chi conosce Alessandro meglio di me, e ne ha apprezzato
la robusta produzione di genere sociale o satirico, potrà
meravigliarsi di questo mio fissare l'attenzione sulla sua poesia
introspettiva. E' in questo genere, infatti, che io ritengo che lui
eccella. E' nelle opere nelle quali egli narra di sè che io ho
notato come il suo verso s'innalza, come il metro scorre fluido,
come la parola è oculatamente scelta, quasi in empatia con una
ricerca interiore che non lascia spazio alle ovvietà e agli eccessi,
come il sospiro si spersonalizza e diviene respiro universale, a
differenza dei tanti ansimi e sbuffi esacerbati che, sempre più,
caratterizzano la letteratura introspettiva dei nostri giorni dove,
all'amore per la conoscenza dell'uomo, si sostituisce la venerazione
del proprio io." (Prefazione di Lino Lista*)
* Lino Lista, poeta e scrittore, è autore di monografie di critica estetica e
simbolismo. Tra le sue opere più note si citano i saggi -pubblicati
dalla rivista internazionale di Scienza e Filosofia "Episteme"-
sulla Primavera di Botticelli, interpretata come l'Eden della Divina
Commedia, e sulle allegorie della Cappella San Severo a Napoli.
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Autobiografia di Alessandro Maria Ietti
Sono nato Abbruzzese, ad
Avezzano, nella incantevole Marsica, a far tempo dal... millennio
decorso, anno 1934.
Devo a mia madre l'inclinazione alla poesia, la cara defunta
genitrice mi ha sempre sostenuto nella continua ricerca di poter
esprimere quella spinta interiore che av-vertivo, quel voler
rincorrere, e riversare nella poesia, ogni intima sensazione, ogni
interpretazione di eventi, ogni sfaccettatura di questo splendido
diamante che è la vita stessa.
Nel corso degli anni ho raccolto in libricini, sotto diversi
pseudonimi, dati in stampe non venali, molte delle mie poesie: così
un Jalmar in "mano nella mano", Daniele Rossatti in "gocce di
arcobaleno", Asteria di Télson in "animali alla sbarra", Leardo di
Saint-Seti in "piante al Suo cospetto", Antileo Tessardi in
pubblicazioni su riviste, per me tutti emblemi in quel chiaro scuro
ed anche tanta insicurezza che mi hanno accompagnato nel corso
dell'esistenza.
Tuttavia, una delle più gratificanti emozioni per me è stata, ed è
tutt'oggi, quella di sentir recitare alcune mie poesie oltre oceani,
in un Network australiano: "Rete-ItaliaRadio" di Sydney (unica rete
sul continente in lingua italiana). È ascoltata dagli oltre 150mila
degli italiani ivi emigrati, e per questo devo il mio più sincero
grazie al Direttore e Conduttore dott. Paolo Rajo.
Oggi, pur se attardato nell'età, mi sento ancora carico di energia
espressiva, teso sempre alla ricerca dell'essenza dei tanti
sentimenti che avverto agitarsi ancora in me.
Ho così abbandonato ogni simbolismo e cerco dare tutto me stesso e
con tutto il mio cuore, sempre più gonfio di amore e dedizione,
attraverso la poesia, quelle che sono le emozioni che vivo giorno
dopo giorno, ma sopratutto con la piena dei sentimenti e la
sensibilità di un essere... semplicemente umano.
Ed è allora e soltanto per questo che umilmente chiedo, a tutti
coloro che hanno ed avranno la bontà e compiacenza di leggermi, di
sentirsi con me sempre uniti appar-tenenti a questa umanità, dove
vorrei che potessimo tranquillamente avvicinarci ed abbracciarci, ai
margini dati dal piccolo specchio della nostra vita che ci fa, se
non eguali, tanto fraternamente somiglianti.
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