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L'INTRUSA
Correva, senza fermarsi, nel tentativo vano di cancellare il ricordo
di quel corpo riverso sull’asfalto, esposto agli sguardi morbosi dei
curiosi di turno. Lacrime di rabbia rigavano il suo volto sudato,
prostrato dal dolore, con le tempie che gli pulsavano come se
qualcosa dentro di lui stesse per esplodere.
Ancora stentava a credere, dopo averla vista farsi avanti tra la
folla, sgomitando e scalciando, che ora giacesse sull’altro lato del
marciapiede, un rivolo di sangue ai lati della bocca, i lunghi
capelli scarmigliati, l’espressione serena e non esaltata come
quando era viva.
Diego se l’era trovata quasi di fronte, troppo tardi per scansarla o
per fingere di non conoscerla, quando una vecchia utilitaria l’aveva
travolta, sbattendola con violenza per terra, nel corso di un
improvviso ed azzardato attraversamento.
Incredulo, le si era avvicinato, colpito da quel viso gonfio, reso
irriconoscibile dai farmaci, e dalle forme flaccide, trattenute a
stento dall’abitino a fiori leggero, sdrucito e rammendato in più
punti.
Proprio quel vestito l’aveva riportato indietro nel tempo, ad un
pomeriggio trascorso sul balcone di casa a guardare le moto che
sfrecciavano nel traffico cittadino, incurante del freddo che, pur
facendogli battere i denti, lo intimoriva meno di quegli occhi
lucidi, a tratti esagitati.
Sul balcone ci sarebbe rimasto a lungo se suo padre, custode della
palazzina in cui abitavano, non fosse rientrato a casa prima del
previsto, trovandolo in uno stato pietoso, quasi febbricitante.
Come un pacco dal destinatario incerto, faceva la spola tra la
scuola e la portineria, ignaro delle sorti di sua madre che viveva
da reclusa in una clinica angusta dalle parti di Mergellina.
Almeno fino a quando si era imbattuto in quel fantasma inquieto,
comparso all’orizzonte giusto per alimentare i suoi sensi di colpa.
Maledicendo la vita stessa che lo costringeva a maturare
precocemente e a difendersi proprio da chi l’aveva messo al mondo,
rallentò il passo, stremato, e si abbandonò ad un pianto convulso.
In un rapido susseguirsi di immagini rivide la propria esistenza
come un’eterna corsa ad ostacoli, superati con la destrezza di chi
non può permettersi un passo falso.
Vissuto nel terrore che la verità venisse a galla, condannandolo a
serbare il rancore alla stregua di chi, pur non essendo diverso
dagli altri, viene trattato come tale, aveva arrancato
disperatamente alla ricerca di una presunta normalità che, con tutte
le sue banalità e storture, gli sembrava un miraggio
irraggiungibile. Il ricordo di suo padre curvo a raccogliere le
buste della spesa alla gente che sostava nell’androne del palazzo lo
ferì nell’orgoglio, esasperandolo. Ingoiò a fatica le lacrime, si
guardò attorno e si scagliò contro un contenitore di rifiuti
stracolmo di volantini pubblicitari e bottigliette di plastica.
Al ritorno Diego non avrebbe riferito nulla dell’accaduto. Non era
di altra compassione che aveva bisogno ma di rispetto per un dolore
da cui poteva difendersi solo col silenzio, continuando a rinnegare
il passato e chi ne aveva fatto parte.
Intanto, l’incidente aveva turbato il chiassoso viavai di Posillipo,
suscitando lo sterile chiacchiericcio delle persone perbene,
scandalizzate all’idea che una donna visibilmente fuori di testa
fosse sconfinata nella loro zona, girando, indisturbata, tra la
gente comune.
© Monica Florio
ilmondodisuk.com
L'Autrice
Monica Florio (Napoli, 21/11/1969), giornalista pubblicista, è Press
Office/Communication & PR Manager.
Giornalista pubblicista dal settembre 2001, ha scritto su “Cronache
di Napoli”, “Il Denaro”, “L’Avanti!”, “L’isola”, “Sìlarus”, “Arte &
Carte” e su numerose testate online. Esordisce come saggista con “Il
guappo – nella storia, nell’arte, nel costume” (Kairòs Edizioni,
2004).
È presente nelle antologie “Enciclopedia degli scrittori
inesistenti” a cura di Giancarlo Marino e Aldo Putignano (Boopen LED
Editore), “Lavoro in corso” (Albus Edizioni, 2008), Partenope
pandemonium” (Larcher Editore, 2007), “San Gennoir” (Kairòs
Edizioni, 2006), “Vedi Napoli e poi scrivi” (Kairòs, 2005) e ha
partecipato al volume “Dario Argento – Confessioni di un maestro
dell’horror” di F. Maiello (Alacràn Edizioni, 2007).
Con il racconto “Padre Rock” ha vinto nel 2006 il 1° premio per la
narrativa inedita alla 38a edizione del "Premio Nazionale Sìlarus”.
Monica Florio, Un posto al sole (racconto)
Monica Florio, Il segreto
(racconto)
Monica Florio, da "Il guappo" (saggio)
Monica Florio, "Se la
catena non si spezza" di F.Santamaria (recensione)
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