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Incipit
Se ricordo bene iniziavano così le favole: racconti di castelli, a
corte dame, principi, principesse e giullari per i giorni tristi. Il
mio castello invece era fatto di vecchi mattoni, recintato da una
staccionata ma senza un cavallo, neppure quello che mio padre mi
aveva promesso quando avevo dieci anni. La mia tenera età è
trascorsa così velocemente tanto che anche i ricordi a volte sono
rarefatti. Ho nella memoria il pozzo della nostra fattoria che
talvolta era asciutto, o meglio secco fino al punto da non avere
acqua per giorni e quindi i campi non potevano essere irrigati e il
prato verde intorno alla nostra casa si seccava e non faceva più da
contrasto al quel mio alano di colore bianco con cui mi divertivo da
bambina. Giocavo distrattamente perché osservavo mio padre che
potava gli ulivi, cercavo di fermare la sua immagine per salvarla
nella mia mente, per tutte quelle volte che non avrebbe fatto
ritorno a casa, concentrato com’era nel suo lavoro; lui, il grande
faticatore, lo stacanovista, l’imperatore delle sue godurie e dei
suoi piaceri. Quante volte avrei voluto abbracciarlo, appoggiando la
mia guancia al suo collo e sussurrargli che avevo bisogno di lui, ma
mi bloccavo perché ero consapevole che non mi avrebbe sentita, non
perché fosse sordo ma perché il suo cuore era sempre stato
insensibile ai miei richiami e io non volevo soffrire per la sua
indifferenza. Neppure al mio dodicesimo compleanno arrivò in dono il
cavallo promesso; mi sarebbe bastato almeno avere mio padre lì con
me, sedermi sulle sue ginocchia, come vedevo fare a tutti i bambini,
lasciarmi accarezzare il viso, farmi raccontare delle favole. Ma lui
non c’era e allora lo immaginavo quando mi addormentavo: nel sogno
ricostruivo la sua immagine, mio padre, quel viaggiatore, anzi quel
trasportare di bestiame che, poco avvezzo alla pulizia, si portava
sempre appresso la puzza dei suoi amati animali.
©
Claudio Moica e Luca
Sacchetti
Il libro
Quarta di copertina:
Un uomo e una donna, le loro infanzie, le loro speranze, le loro
vite finalmente intrecciate. Nel futuro insieme, frammenti di ciò
che sono stati, mille insicurezze e un’infantile incapacità di
affrontare l’ignoto chiudendosi invece in se stessi. Le loro figure
sono al centro di questo Lasciati tradire, romanzo
corale in cui le voci narranti si avvicendano offrendo al lettore
un’affascinante pluralità di punti di vista.Feriti, fragili,
insicuri, i personaggi creati da Claudio Moica e Luca Sacchetti sono
gli irresoluti antieroi del nostro tempo, abituati a non seguire il
percorso più lineare, ma ad affannarsi per superare ostacoli che
loro stessi hanno eretto. Per godersi la felicità tanto attesa
dovranno forse espiare le proprie colpe rinunciando a una parte
della loro anima.
Commento di Rita Pacilio:
‘Lasciati tradire’ è un lavoro a quattro mani
realizzato da Claudio Moica e Luca Sacchetti che si racconta a cuore
aperto e con coraggio. Può essere definito un testo terapeutico
psicosociologico perché affronta tematiche psicosociali come
l’anoressia, i rapporti genitoriali o di coppia, la famiglia, la
famiglia allargata, il dolore filiale, l’integrazione multietnica,
la solitudine sociale, l’emarginazione territoriale.
A compromettere l’equilibrio degli intrecci di ogni storia di ‘Lasciati
tradire’ è la sofferenza inespressa: il sacrificio personale
che ognuno ha archiviato dentro se stesso. Così quando affiora il
dolore emerge con toni ricattatori come una ‘voglia di morire di
fame’: un credito da riscuotere. Oppure i malintesi di una coppia in
cui ognuno interpreta l’altro in base alla propria esperienza, al
proprio vissuto familiare, al proprio passato. ‘Alla base del
malinteso, dice Vignati (psicoterapeuta) c’è la scarsa
comunicazione’, cioè non ci si ascolta. Raggiungere la
metacomunicazione vuol dire ritrovare l’intesa iniziale perché solo
in questo modo la coppia ritrova se stessa e scioglie tutti i
malintesi accumulati nel tempo. E il marinaio lo scopre partendo da
se stesso, dalle proprie paure. Spesso diamo per scontato i nostri
sentimenti e quelli dell’altro e non siamo capaci di confessarci. E’
il vuoto e la mancanza dei gesti che lascia spazio all’immaginazione
e ai dubbi. Ecco l’insicurezza e le aspettative deluse. E i viaggi
dentro e fuori di noi. La ricerca altrove di noi stessi. Ma dove
finisce e dove comincia la linea di demarcazione del proprio
‘lui’/’lei’ clandestino? Chi o cosa definisce il limite sentimentale
o sessuale? E’ la piccola Jasmine a dare la grande lezione al
lettore. Viene al mondo un esserino che si posiziona in quell’unico
momento di dolcezza, in un’esistenza sentimentalmente difficile e
impossibile della vita di un uomo combattuto da una libertà
individuale e dal rispetto degli altri e di se stesso nella
consapevolezza di essere un pezzo di isola ma una parte di un tutto.
Gli intrecci sono dolorosi: Carmela vive, muore, forse rivive. Ogni
personaggio è capace di amare, di riamare dal buio più profondo
della propria anima. E il lettore combatte la sua guerra più
silenziosa e più dura. Ascolta. Comincia a rileggere la propria
infanzia. Partecipa in prima persona. Diventa ora il cartomante, ora
Carmela, ora Lucilla, ora la moglie, ora il marinaio. (continua)
Claudio Moica
Claudio Moica è nato in Sardegna nel 1963 dove vive attualmente. Ha
al suo attivo tre silloge di poesia “Vertigini di vita”
(lampi di stampa), “Oltre lo sguardo” (Edizioni il
filo) e “Angoli nascosti” (Edizioni Il filo).
Vincitore di numerosi premi letterari, direttore artistico della
Fiera del Libro del Sulcis-Iglesiente. Nel 2008 il Presidente della
Repubblica gli ha conferito, su segnalazione della Presidenza del
Consiglio, l'onorificenza di Cavaliere al Merito della Repubblica
Italiana per meriti socio-culturali.
Luca Sacchetti
Luca Sacchetti è nato a Figline Valdarno (FI) nel 1963. Animo
inquieto e alla ricerca continua della serenità. Trova rifugio
vivendo vicino al mare, che ama, e scrivendo tutte le sue emozioni
inarrestabili che tiene custodite gelosamente Uomo di grande
generosità nel sociale e di successo nel lavoro: è imprenditore nel
settore della cosmetica. “Lasciati Tradire” è il suo
primo romanzo.
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