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Mirella Floris
FIAT VOLUNTAS, romanzo
Edizioni Joker, Novi Ligure (AL)
ISBN 9-78-88-7536-263-8, € 16
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Parte Prima
- Lo stallo
Tenue nebbia. Nella trasparenza, pareti… chiare. “Dove sono?”
Ombra liquida... Marco è respinto a un oscuro nulla. Vaghezza…
veglia confusa: strano luogo ai suoi occhi sbiaditi. Vertigine...
bruma ondeggiante. Una finestra… lieve una tenda. Ombre … figure…
cavalli di fumo in corsa. Li segue con sguardo annebbiato: si
sfaldano; si forma un gatto slanciato, avanza … galleggia... si
perde in oscuri fondali. Sogno… campagne assolate, case… persone…
d’un tempo lontano. Tra i sogni, un pensiero… affiora, scompare...
riemerge alla mente intralciata, diventa domanda: “Questo luogo…
cos’è?”
Biancore… bianca coperta su bianco lettino, bianca parete di fronte.
Qualcosa si forma allo sguardo: è un quadro... Madonna… Madonna
celeste. Spossato, Marco ricade nel buio... Sogna di nuovo…
d’infanzia lontana. S’allarga dal buio una voce, una voce di donna:
- Come sta? Apra gli occhi, mi guardi.
- Saa-raa - sospira.
Solleva le palpebre pese: è sera. La donna è vestita di bianco. Lo
guarda:
– Mi vede? – adagio lo scuote – Si SVE-GLI!
Affanno… risucchio dal buio. La donna ancora lo scuote con mano
leggera. Uno sforzo… la vede: occhi neri.
– Bravo! – sorride la bianca figura.
Ora il suo sguardo, più chiaro, si volge all’intorno: sedia,
armadietto... poltrona.
La donna prepara qualcosa… un bicchiere:
– Beva adesso, da bravo.
Muovere il capo… è inchiodato al cuscino.
Riprova: la testa è di piombo, inerte, restia.
La donna lo aiuta, solleva il suo capo, accosta il bicchiere: un
liquido dolce, gradevole scende, rinfresca la gola.
“Dove soo–no?”
Una clinica… forse.
– Cos’è accaduto? – vuol dire, ma il suono non viene, la voce s’è
persa nel buio d’un nulla sfuggente. Ritenta: tenue il fiato si
forma, spinge… la voce flebile emette, alla fine, una frase
spezzata:
– Coo-sa è... su-cces-so?
La donna gentile risponde:
– Ora non pensi. È stato un momento... soffriva... chissà! Sorride:
– È vivo! Un miracolo sa?
Marco si calma, a lei s’abbandona:
“Non fare domande. Sei vivo!”
1.
Seduto nella posizione del loto tenta di fare il vuoto mentale.
Quella prassi orientale mal s’addice a lui, scaltrito occidentale
plasmato da secoli di filosofie, speculazioni, ideologie… Ha voluto
provare anche questo: la meditazione.
La voce del maestro gli torna alla mente:
– Inspira… lasciati andare… espira… calmo… allontana il pensiero.
Sospetta si tratti di fuga, mera fuga dal presente. Ha tentato per
mesi; cosa ne ha tratto? Non il distacco voluto, solo brevi momenti
di vago relax.
Il Monastero tace.
Ha fatto bene Marco a venire quassù.
– Un periodo di riposo: lei ha bisogno di pace, silenzio – gli ha
prescritto il Primario che lo ha avuto in cura.
La pioggia, fitta e continua, suona da ore una stretta melodia sulle
foglie del bosco millenario.
Mura spesse su un’altura, il Monastero domina il paese e la valle;
ha dato prova di sopravvivere a secoli di intemperie.
Marco è arrivato da poco. Raggiunge l’alta finestra: fitti alberi
sferzati dal vento nel bosco sottostante.
“Pieno di vento: ecco come sono.” si dice smarrito.
La crisi che l’ha attraversato l’ha quasi condotto alla morte; gli
ha lasciato una scia dolorosa, frastagliata in pensieri confusi da
mettere in fila, cancellare, limare…
La testa gli duole a pensare: fitte di lame oscure balenano
improvvise a stornarlo e poi lasciarlo spossato.
– Buongiorno, disturbo?
Un frate s’affaccia alla porta; ha volto cordiale, figura robusta.
Marco si gira:
- Buongiorno.
– Sono frate Agostino. Vengo a darvi il benvenuto. Se volete
qualcosa… nessun riguardo, chiedete.
L’accento napoletano. dà calore al suo dire; lo sguardo è gentile e
pronto.
– No grazie, non manca nulla – fa lui guardandosi intorno. La cella
è essenziale: un letto di ferro, il crocefisso pendente dalla nuda
parete, due sedie… un tavolino addossato sul fondo. A destra un
piccolo bagno… uno specchio.
– Tenete poco o niente qui – continua il frate seguendo il suo
sguardo.
– Dovete accontentarvi. Noi frati ci siamo abituati; ci attacchiamo
poco alle cose, noi. Ringraziando Dio – sorride a scusarsi. Il
sorriso gli viene dagli occhi, grandi, scuri. - Beh, ci vediamo
dopo; buona permanenza. Ripeto: se vi serve qualcosa, chiamate. In
fondo a destra c’è la cucina, frate Leo vi prepara di tutto: caffè,
the, bevande. Chill’è ‘nu vero barista! –, ammicca prima di uscire.
Un lieve tepore del cuore entra nel gelo, si allenta la presa del
male: la venuta del frate gli ha dato conforto.
Fuori si sente la pioggia che batte ritmata.
La guarda dal vetro alla stretta finestra; si perde incantato da
quel ticchettio nel grigio del parco, sugli alberi folti. Una sorta
d’ipnosi lo prende, avvolge la mente sperduta in pensieri confusi…
ricordi spezzati: l’amore sfinito, sfibrato, corroso da troppe
parole… l’onda dei bruni capelli di Sara.
Poi, tutto si sfoglia sommerso da altri ricordi. Amari: pila di
libri invenduti… voce, la propria, che dice sciocchezze in sale
semivuote. Acuta l’ansia lo stringe… a interrogarsi… le cause di
quel deserto, gli errori commessi: e se... e se….
Reagisce: scaccia quel ragionare contorto, richiama il profumo di
una donna, gli scorci primaverili di un mare incantevole… gli aromi
dei sentieri in agosto...
Invitante, un profumo di caffè. Un fraticello, esile, dal viso
lungo, l’espressione ammiccante, compare alla porta:
– Buongiorno, professore, benvenuto!
Ha una voce profonda, sproporzionata al suo aspetto minuto.
– Entri pure. Scommetto che lei è frate Leo.
– Proprio io, professore.
Porge una tazzina fumante.
– Ha bisogno di qualcosa? – gli chiede gentile.
– Grazie. Qui non manca nulla.
Sorseggia il caffè: un vero piacere!
– Mi chiami, se vuole: io sto sempre in cucina, a destra in fondo al
corridoio.
Entra da fuori il cupo della brutta giornata: settembre è
all’inizio. A volte è presago d’inverno, poi il sole ritorna e
riporta l’estate.
Marco, solo nella nuda cella, è in preda a una fosca mestizia,
svuotato di attese o speranze.
“Che fare?” gli chiede una voce interiore “Puoi scrivere. Riprendi
il lavoro interrotto.”
Il pensiero di scrivere è angoscia per lui. Il noto malessere lo
afferra alla gola: “Cosa scrivi? E chi sei?” Autore ignoto in crisi
creativa: ecco chi è! Che si dice di uno scrittore non più
emergente? fallito? Deve abbandonare ogni tentativo? “No!” gli
risponde la voce: “Riprendi, prova ancora, con serietà,
concentrazione, metodo.”
“Hai ragione!” si risponde. Una piccola luce di speranza appare in
fondo al tunnel della sua disperazione. Riprendere a scrivere! Da
tempo non ne trova la forza. Ma qui... isolato, lontano dal chiasso
cittadino, in mezzo a magnifici boschi… tra monaci silenziosi e
discreti...
– Ora esco - decide bruscamente. Si lascerà dilavare dalla pioggia,
come da bambino, quando inebriato correva sui prati inondati senza
ascoltare la madre: – Marco… Marcooo –, lei lo chiamava. Adesso
nessuno c’è più che lo chiama.
Prende la giacca, chiude piano la porta: il Monastero tace. Chissà
dove si vanno a cacciare i frati tra le due e le cinque del
pomeriggio; certo riposano o leggono o scrivono o s’incontrano tra
loro…
Marco raggiunge una portafinestra, esce sul vialetto, le sue
calzature cittadine calpestano il tappeto di foglie bagnate; cerca
di non scivolare. Il temporale incalza: dai grossi alberi, come un
pianto, gocce pesanti cadono; fragori di tuoni sferzano l’aria.
Si butta a capofitto nel viale centrale, corre a perdifiato. La
pioggia battente lo assale, ricopre il suo corpo: rivoli sotto la
giacca, piedi immersi in pozze traslucide.
Esaltato si offre al diluvio:
“Chi sono? io chi sono?” grida nel vento. “ … non lo soo!” disperato
urla all’aria bagnata, alle foglie vibranti del bosco, al cielo
invisibile sotto la coltre pesante di nubi. Piange un pianto
confuso, il volto all’acqua scrosciante: lacrime-pioggia, un solo
lavacro.
I rami creano ombre sul pelo lucente dell’acqua nella strada
allagata.
Marco smarrito si sente ormai parte del tutto, mischia se stesso
alla pioggia, alla strada, alle piante. Dirige i suoi passi sui
tratti asciutti, saltella sui cumuli di ghiaia che emergono dalle
pozzanghere; come da piccolo, conta i suoi passi ignaro dei piedi
inzuppati nel sandali estivi. Un filo di lieve allegria s’insinua
nel suo avvilimento, lo volge a speranza; vago per ora un sollievo
insperato lo allevia.
Il peso dei panni bagnati lo porta al momento concreto. Si vede: un
uomo da solo folleggia smarrito sui ciottoli di un viale tagliato
nel bosco.
Mura grezze in penombra diffusa, sul fondo il Monastero incombe.
Ora la pioggia rallenta, dirada, si ferma: dagli alberi gocce
residue.
Rientra, l’acqua cola dagli abiti zuppi, lascia una scia slabbrata
sul lungo corridoio. Poi pulirà. Entra in fretta nella piccola
cella: bisogna cambiarsi.
Un tocco alla porta:
– Mio Dio, siete fradicio! Cambiatevi subito per carità! –
Frate Leo si affanna, lo aiuta, raccoglie gli indumenti bagnati, lo
asciuga; dalla valigia aperta sul tavolo ne pesca di nuovi.
– Le porto qualcosa di caldo!
Esce veloce.
Lui siede passivo, volati lontano i pensieri di prima, rimane lì,
inerme fantoccio stremato.
Il frate ritorna: la tazza fumante promette ristoro.
- Beva, questo le farà bene. È una tisana di erbe del nostro
laboratorio.
Il piccolo frate lo guarda in silenzio, vede infine il colore
tornare al volto patito di Marco.
– Se non sono indiscreto, di cosa è stato ammalato? – osa curioso.
– … una forte intossicazione da farmaci - risponde Marco restando
nel vago. Guarda lontano agli alberi fuori ancora agitati dal vento.
Frate Leo tenta un breve bilancio:
– Allora non può mangiare… certi cibi… fritture…
– Faccia lei frate – taglia corto lui - Non si preoccupi troppo per
me: sono più forte di quanto si creda.
Lo accompagna alla porta.
Ora sta meglio, il freddo s’è sciolto; un lieve torpore lo invade.
“Lasciati andare, basta pensare!” consiglia la voce interiore. Ha il
tono del maestro orientale:
– Fai vuoto in te. Sii qui, ed ora.
Inesorabile, l’arrovello riprende, ma come snervato, ovattato, è
solo un ronzio indistinto dell’animo in pena. Sovrasta un’idea: deve
far ordine in sé. Per non morire. Prima, di morire.
© Mirella
Floris
Il libro
Marco è un professore che,
trovandosi in un momento difficile, cerca rimedio e consolazione
concedendosi una vacanza presso un monastero di montagna nel quale
conoscerà tanto la bontà e la semplicità quanto la insipienza dei
monaci, tanto la tranquillità quanto la difficoltà di essere in
pace.
Il romanzo ci propone le lunghe passeggiate e discussioni (le due
cose paiono inscindibili) tra il professore, ateo e razionalista, e
frate Agostino., simpatico religioso partenopeo evidentemente
disposto ad accogliere con estrema serenità, senza critica e
autocritica, le contraddizioni del proprio credo.
La lingua è semplice, ma la narrazione è stringente e senza
concessioni, le ambientazioni vivide e soprattutto il panorama
mentale è ricco e avvincente, specialmente quando si intersecano
riflessioni sulla storia d'amore del protagonista che fa da
sottofondo, o quando la discussione viene retta da un monsignore
astronomo, incarnazione autentica della necessità, e soprattutto
della difficoltà, di scegliere.
Mirella Floris ci raconta questa storia privileggiando il suo essere
una bildung, o meglio un cammino interrotto dagli eventi
concluusivi, verso la pace interiore che può nascere solo dalle
risposte ai propri grandi interrogativi, obiettivo tanto fondante
quanto irraggiungibile. (Sandro
Montalto)
Mirella Floris, prima di tutto donna eccezionale per intelligenza e
sensibilità, ha presentato nel suo sito Fiat voluntas con l’ironia
che la distingue: “Non è un nuovo tipo di auto, ma un romanzo”
E che romanzo!
Solo una scrittrice suo pari poteva partorire un lavoro tanto
attraente. Gli argomenti avrebbero rischiato pesantezza:
ragione-fede; Big ben- Creazione - opera di Dio.
La Floris è ricorsa a escamotages essenziali per generare
leggerezza: dialoghi stringenti, ironici, descrizione accurata della
natura in estate e primavera nelle Alpi, il dialetto napoletano di
un fraticello, interlocutore della prima parte del libro: “Lo
stallo”, con il quale il protagonista, Marco, un ex professore
d’ideologia agnostica si trova a dialogare nelle lunghe passeggiate
in montagna, per aver scelto un monastero come luogo di riposo e
ripresa psicologica. La seconda parte “ La svolta” vede proseguire
la conversazione con un monsignore astronomo e pure in questo caso
non appaiono segni di ponderosità.
Altra forza della scrittura, la ricorrente prosa poetica... (Lucia
Visconti -
continua)
L’Autrice - Mirella
Floris
Mirella Floris ha attraversato
attivamente le dinamiche della società italiana, partecipando nel
‘68 alle manifestazioni di piazza con il movimento politico
“rivoluzionario” o con quello femminista. S’è poi occupata di
volontariato laico e ora di letteratura. È proiettata verso la
cultura alternativa, perché considera lo scrittore un “testimone del
proprio tempo”.
Scrive da sempre, esprimendosi in vari generi, dalla poesia al
romanzo, all’articolo giornalistico ... Si è cimentata anche nella
scrittura sperimentale con racconti in ipertesto
(www.mirellafloris.com).
Ha pubblicato:
“Lampi d'estate”, Prospettiva editrice - libretto di poesie intense
e musicali;
“Venuta dal mare”, Besa editrice - romanzo giallo particolare, con
un racconto nel racconto, leggibile “tutto d’un fiato”;
“Lampi del tempo”, Proposte Editoriali - poesie, ricerca del senso
nelle problematiche e nelle sofferenze del nostro tempo;
“La terrorista”, Effedue editore – romanzo, nel segno del giallo,
racconta le vicende di una donna dedita all’ideologia comunista, che
agisce tra l’Italia e il Marocco; l’intreccio di un’intensa storia
d’amore percorre il romanzo;
“Strisce di vento”, Besa editrice 2007, 2a ed. 2008 - poesie. Nei
versi della sezione Il Tempo vivono la testimonianza e la denuncia
dei mali del nostro tempo, nella sezione I Giorni trovano
l’espressione del canto emozioni e sentimenti;
“Fiat voluntas”, Joker edizioni - romanzo
filosofico-psicologico-esistenziale.
Numerose opere inedite sono pubblicate in siti letterari.
Mirella Floris insegna scrittura creativa, pubblicando libri degli
esordienti al termine dei corsi di approfondimento.
Sul territorio promuove cultura con l’ADI (Associazione Donne
Insieme), che presenta temi di attualità, conferenze, scrittori,
ecc.
Via Brede, 14 - 25073 Bovezzo (BS)
Tel. 0302009440 - E-mail: mirfloris@tin.it
Sitoweb: www.mirellafloris.com
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