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Mihai Mircea Butcovan
ALLUNAGGIO DI UN
IMMIGRATO INNAMORATO - romanzo
Postfazione di Mia Lecomte
Besa Editrice - ISBN 88-497-0339-2, pagg.114, € 10,00
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Capitolo I
Bucarest, quasi Giubileo
Cara Daisy,
ho ricevuto soltanto ieri la tua lettera ed eccomi qua, il più in
fretta possibile, a tentare una, spero breve, risposta.
Piacere, masochistico piacere!
Ho cercato durante la colazione, stamattina, una definizione di ciò
che provai leggendo le tue mnemoniche accuse.
Come sei bella incazzata e come ti amerei ancora se tu non fossi
proprio così!
A dire il vero ho impiegato non poco tempo per convincermi che il
destinatario di tanto veleno – iniettato con altrettanta veemenza
nel gambo di una innocente sequenza di carta da lettere, busta da
lettere, soprascritta, francobollo padano, odia-to destino, buca
delle lettere, ufficio postale lumaca, frustrato postino, ignaro-me-nottambulo
recapito sottoscritto – che il destinatario di tutto questo fossi
io. Tiriamo il fiato insieme.
Ma davvero è così facile buttare via diciotto mesi e venticinque
anni (è questo l’esat-to computo del nostro stare insieme!) d’amore
vero e sincero?
Perché io ho cominciato ad amarti un quarto di secolo prima di
incontrarti e ho smesso poco prima che ci lasciassimo come tu ben
sai o meglio fraintendi.
Facciamo pace? Sì, ma almeno litighiamo come si deve. Ormai una cena
insieme a te cambierebbe il menù delle nostre vite?
Anch’io vorrei un tetto, un divano, una colonna sonora ma non troppo
e birra per macchiarmi la camicia, togliermela e aspettare che
s’asciughi nel tuo letto.
Per mesi e mesi ho sognato “insieme al cinema, sfiorarsi al buio e
credere che pensi lo stesso”.
Vuoi sposarti? Fai molto bene, pensaci su, io stasera sono
impegnato.
Prometti di non farlo più. Va bene, ma per essere sicuro non ti darò
più l’occasione.
Hai compilato un catalogo di offese e improperi degno della più
grande casa editri-ce nel centesimo anniversario della fondazione.
Invidio la tua capacità di trovare metafore originali ma sono stato
io il tuo ispira-tore, il tuo souffleur.
Dici che non hai faticato neanche tanto per trovare espressioni
come, in ordine alfabetico: ‘amante sillogistico’, ‘barbone da
promemoria tributario’, ‘bodyguard con un solo pallino… quello degli
studi filosofici’, ‘corvo dell’interculturalità’, ‘dan-dy senza
patente’, ‘fidanzato da Oktober Fest’, ‘iena bibliotecaria’,
‘marxista sessuo-mane’, ‘palestrato d’osteria’, ‘parassita
fotocopiatore’, ‘poeta da corte marziale’, ‘pseudocomunista che
sputa nel proprio encefalogramma’, ‘robocop del terzo mon-do’,
‘romeno da carodiario’, ‘rubacuori con la chiave inglese’,
‘seminarista viziato e vescovo mancato’, ‘terrone romeno di radici
neolatine’ (questo però te l’avevo spiegato io!), ‘transilvano da
crociera’, ‘vampiro birraiolo’. Tira il fiato!
Interessanti come abbinamenti concettuali e come ritratto di uno che
dicevi d’amare!
Tu, esperta di informatica, non hai salvato niente, proprio niente,
di quello che è stato fra noi. Grave errore! I dati si perdono ma il
mio disco fisso, pieno di chiodi, fungerà da memoria eterna per
ambedue. E allora non posso fare a meno di ricor-dare e, perché no?,
ricordarti.
Il dado è stato tratto… dal minestrone del più povero.
E parlo io. E rispondo.
Capitolo II
Sono atterrato stanotte con un
volo da Milano. La tua missiva l’ho letta sull’aereo e sono stato
male. Sono abituato al treno.
No, non vado subito a casa, in Transilvania, perché devo sbrigare
alcune pratiche all’Istituto di Cultura Italo-Romeno. Soliti
attestati per l’università: diploma di ma-turità, curriculum
scolastico, stato di famiglia e reddito percepito all’estero ‘anche
se non imponibile ai fini Irpef ’.
Irpef, credevo fosse una divinità pagana o padana, invece mi dicono
che è romana…
Il tutto rigorosamente in traduzione giurata. E non ho conoscenze ai
vari ministeri. E neanche alla dogana.
Così ho dovuto lasciare in aeroporto le cassette che avevo
registrato per il papà. Piccoli racconti del grande mondo, per lui
che non può più leggere e che ascolta vo-lentieri con un walkman che
“non è facile maneggiare per quelli del ventotto”.
Mi restituiranno i nastri domani, dopo il controllo dei servizi di
sicurezza.
Intanto, per far passare i regali (cappellino della Ferrari su
richiesta di Marius, mio fratello trentacinquenne, mixer da cucina
per mia sorella, uno scaffale di dolci per le cinque nipotine, tre
lumini del giubileo per mia madre, S¸tefan e Iulian, da accen-dere
per loro al cimitero in collina), ho dovuto ‘muovere le orecchie’,
come si dice da noi.
Dopo otto anni di soggiorno nel Belpaese e appena tre rientri in
patria avevo prepa-rato tutto; sigarette, tavolette di cioccolato,
lines for lady e caffè sono molto graditi da doganieri e rispettive
signore. Loro chiudono un occhio (mai due!) e tu devi esse-re
riconoscente.
E poi ti sorridono, forzatamente complici e comprensivi, perché un
romeno non sta quasi un decennio in Occidente “se non c’ha un
motivo”.
Non hanno visto la tua foto nel portafoglio. Soltanto i dollari,
maledetti dollari!
Il tassista, appreso che studio a Milano, m’ha chiesto se fossi
parente di un certo ministro. Ho risposto affermativamente, quindi
ho mentito per farmi fare lo sconto, anche se non capiva perché
andassi in albergo. Improvvisai un gesto più italiano che romeno ma
con significato da villaggio globale.
“Fai bene, sei giovane!” rispose con aria da Guido ramazzottiano,
insistendo per-ché prendessi il resto.
© Mihai Mircea Butcovan,
da “Allunaggio...”
Il libro
Questo libro,
scritto magistralmente nella nostra lingua, è l’invito di un
immigrato romeno a tenere aperti, sempre, i confini del proprio
pensare. La storia d’amore tra l’imperfetto immigrato protagonista e
una bellissima militante leghista diventa così soltanto il pretesto
per le riflessioni esistenziali sulle situazioni di quotidianità
esemplare ed esemplificativa, su amore, vita e morte, su confini,
ideologie e razzi-smi. Riflessioni che formano un originale,
provocatorio, raffinato e poetico invito per chiunque leggerà l’Allunaggio
di un immigrato innamorato. L’autore confessa d’aver cercato di
seguire il consiglio di suo padre Gheorghe, colui che, nella Romania
del 1975, gli ripeteva: «Mihai, se non puoi dire quello che pensi,
almeno evita di pensare cazzate…». Almeno in questo libro Mihai ci è
riuscito.
Dalla quarta di copertina:
“Allunaggio di un immigrato innamorato è la stralunata avventura
d’amore di un migrante ironico e consapevole di sé e della realtà
storica e sociale del proprio paese, il viaggio poetico nei
sentimenti di una quotidianità urbana, la nostra, di cui non
riusciamo più a vedere i paradossi, né a riderne.”
Dalla postfazione
di Mia Lecomte:
“Giochi di parole, calembours, aforismi, tutte le libertà concesse
dall’avventura di impadronirsi di una nuova lingua, dal piacere di
farla veramente propria, di possederla sempre più in profondità, ma
sorrette da una ragion d’essere, da una consapevolezza etica che sa
fare della vertigine a capo riverso sull’altalena il moto
oscillatorio di una crescita progressiva, umana e testuale.”
Hanno detto di questo libro:
“La Romania nella sua storia ha offerto meravigliosi atti d’amore
verso l’essere umano e il suo mondo; esempi - da scoprire e
diffondere - di irriducibili amanti che non sono stati fermati dalle
fatiche, dalle soffe-renze, dai tradimenti. Da questi affetti
intensi nascono le vicende del racconto di Mihai Butcovan, dove si
narra della tormentata passione di un uomo e di una donna e
dell’inquieto amore di un romeno nei confronti della terra dove
abita, che è l’Italia. Se si parla di sesso è per raccontare
d’amore; se si parla di culture è per generare Cultura. Per chi
conosce la differenza, la lettura sarà feconda.” (Claudio
Mustacchi)
“Si sa che non è facile scrivere sui dolori personali. Farlo con
ironia e senza auto-commiserazione esige una capriola mentale. […]
Nel romanzo di Butcovan, le vicis-situdini politiche e amorose si
confondono fino a diventare riflessioni esistenziali che portano
oltre la storia individuale. […] Forse, senza che l'autore se ne
renda conto, in Allunaggio di un immigrato innamorato spesso
è il poeta a prendere la mano del narratore.” (Christiana de
Caldas Brito)
“Vedere oggi l’Italia e Milano con gli occhi di Mihai, immigrato
rumeno, ci fa coglie-re uno sguardo inedito, di cui non possiamo che
avere bisogno, per meglio com-prendere i paradossi e alcune nostre
contraddizioni.” (Luciano Pagano)
“Soprattutto, a permeare di sé tutto il romanzo, c'è un'ironia
dolente e graffiante, resa grazie a una sorprendente padronanza
della lingua, perché Mihai Butcovan, oltre ad essere stato davvero
il protagonista di questa improbabile storia d'amore, è davvero
rumeno e sa davvero scrivere. […] Solo un “assaggio” per cominciare,
prima di regalarci, a seguire, aforismi e giochi di parole,
esercizio, sacrificio e fatica per possedere una nuova lingua, con
il piacere di sentire, prima ancora di sapere, di esserci riuscito.
La lingua è conquistata, noi lettori, anche.” (Michela Sfondrini)
“Il giovane protagonista del romanzo grazie al suo ‘pensiero
immigrato di chi si è rifugiato per necessità e non per turismo’,
con disincanto e ironia, e con la forza evo-cativa dei doppi sensi e
dei calembours, ci rivela una società, un po’ ridicola e
di-sgregata, popolata da divinità pagane e padane, neo-feste
nazionali d’importa-zione, gallerie di ex, rituali consumistici,
retoriche di ‘destra’ e di ‘sinistra’.” (Paolo Trabucco)
“Sono essenziali e significativi i riferimenti alla cultura
d’origine, non solo per i riferimenti a Cioran, Ionesco, Eliade, ma
per la presenza di personaggi di forte impatto emotivo: il padre del
protagonista, il maestro Julian, nel ricordo di una Romania dell’era
Ceausescu. […] I giochi di parole, il gusto dell’invenzione verbale
anche attraverso alcuni esilaranti rap, si innescano in un tessuto
narrativo molto mosso, dove la trama principale vede inserirsi
ulteriori racconti, aneddoti, citazioni, aforismi, in un
inarrestabile camaleontismo linguistico. (Luigi Cannillo)
“Un libro da leggere con la matita in mano. Per sottolineare almeno
cinquanta afori-smi degni di Anche le formiche nel loro piccolo
s’incazzano.” (Anonimo)
Biobibliografia di Mihai Mircea Butcovan
Mihai Mircea Butcovan è nato nel
1969 a Oradea, in Transilvania, Romania. In Italia dal 1991, vive a
Sesto San Giovanni e lavora a Milano come educatore profes-sionale
nell’ambito dell’interculturalità e del recupero dei
tossicodipendenti.
Ha pubblicato il romanzo “Allunaggio di un immigrato innamorato”
(Lecce, Besa 2006) e con la raccolta di poesie “Borgo Farfalla”
(Eks&Tra 2006) ha vinto la XII edi-zione del Premio Eks&Tra.
Narratore e poeta, alcuni suoi testi sono inseriti nelle antologie
A New Map: The Poetry of Migrant Writers in Italy (a c. di
Mia Lecomte e Luigi Bonaffini, Los Angeles 2006), Ai confini del
verso. Poesia della migrazione in italiano (a c. di Mia Lecomte,
Firenze, Le Lettere 2006), Nuovo Planetario Italiano. Antologia
della letteratura ita-liana della migrazione (a c. di Armando
Gnisci, Troina 2006), Sapori. Incontri. Fragranze (a c. di L.
Dugulin e M. Richter, Trieste, Cacit 2006) e sono stati pubblicati
sulle riviste «Pagine», «Sagarana», «Kùmà» e «El Ghibli». Ha scritto
anche la raccolta di poesie, inedita, “Dal comunismo al
consumismo” e il romanzo, inedito, “Di romeni, d’allegati e
d’altri viaggiatori”. Ha partecipato con racconti a varie
raccolte di imminente pubbli-cazione.
Singolare la storia del manoscritto dell’Allunaggio di un
immigrato innamorato. Ha vinto nel 2003 un premio per scrittori
migranti, sezione narrativa, ed ha atteso invano per 3 anni la
riscossione del premio previsto (una somma in denaro e la
pubblicazione del manoscritto). Dopo tre anni il danno ricevuto è
incalcolabile ma, ci assicura Butcovan, sopportabile, nonostante
egli abbia sospeso l’attività di scrit-tura in quel periodo. Forse
ha perso un editore disonesto. Di certo ne ha guadagnato uno serio.
La casa editrice Besa ha il merito d’aver recuperato un manoscritto
di sicuro valore - ormai destinato al dimenticatoio - e d’averlo
reso pubblico, dopo che qualcuno di dubbia onestà, ci ha negato, per
qualche anno, un’ottima lettura. Ora finalmente questo libro è a
disposizione dei lettori. |