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Mihai Mircea Butcovan, poeta, narratore

FRANCO SANTAMARIA

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NARRATIVA / MIHAI MIRCEA BUTCOVAN


Allunaggio di un immigrato innamorato

Mihai Mircea Butcovan, Allunaggio di un immigrato innamorato

Mihai Mircea Butcovan
ALLUNAGGIO DI UN
IMMIGRATO INNAMORATO
- romanzo
Postfazione di Mia Lecomte
Besa Editrice - ISBN 88-497-0339-2, pagg.114, € 10,00

Per ordinare il libro:
- Besa Editrice, Duca d. Abruzzi, 13 - 73048 Nardò (LE)
- tel. 0833.871608, fax 178 2776708
- redazione@besaeditrice.it - www.besaeditrice.it



Capitolo I

Bucarest, quasi Giubileo

Cara Daisy,
ho ricevuto soltanto ieri la tua lettera ed eccomi qua, il più in fretta possibile, a tentare una, spero breve, risposta.
Piacere, masochistico piacere!
Ho cercato durante la colazione, stamattina, una definizione di ciò che provai leggendo le tue mnemoniche accuse.
Come sei bella incazzata e come ti amerei ancora se tu non fossi proprio così!
A dire il vero ho impiegato non poco tempo per convincermi che il destinatario di tanto veleno – iniettato con altrettanta veemenza nel gambo di una innocente sequenza di carta da lettere, busta da lettere, soprascritta, francobollo padano, odia-to destino, buca delle lettere, ufficio postale lumaca, frustrato postino, ignaro-me-nottambulo recapito sottoscritto – che il destinatario di tutto questo fossi io. Tiriamo il fiato insieme.
Ma davvero è così facile buttare via diciotto mesi e venticinque anni (è questo l’esat-to computo del nostro stare insieme!) d’amore vero e sincero?
Perché io ho cominciato ad amarti un quarto di secolo prima di incontrarti e ho smesso poco prima che ci lasciassimo come tu ben sai o meglio fraintendi.
Facciamo pace? Sì, ma almeno litighiamo come si deve. Ormai una cena insieme a te cambierebbe il menù delle nostre vite?
Anch’io vorrei un tetto, un divano, una colonna sonora ma non troppo e birra per macchiarmi la camicia, togliermela e aspettare che s’asciughi nel tuo letto.
Per mesi e mesi ho sognato “insieme al cinema, sfiorarsi al buio e credere che pensi lo stesso”.
Vuoi sposarti? Fai molto bene, pensaci su, io stasera sono impegnato.
Prometti di non farlo più. Va bene, ma per essere sicuro non ti darò più l’occasione.
Hai compilato un catalogo di offese e improperi degno della più grande casa editri-ce nel centesimo anniversario della fondazione.
Invidio la tua capacità di trovare metafore originali ma sono stato io il tuo ispira-tore, il tuo souffleur.
Dici che non hai faticato neanche tanto per trovare espressioni come, in ordine alfabetico: ‘amante sillogistico’, ‘barbone da promemoria tributario’, ‘bodyguard con un solo pallino… quello degli studi filosofici’, ‘corvo dell’interculturalità’, ‘dan-dy senza patente’, ‘fidanzato da Oktober Fest’, ‘iena bibliotecaria’, ‘marxista sessuo-mane’, ‘palestrato d’osteria’, ‘parassita fotocopiatore’, ‘poeta da corte marziale’, ‘pseudocomunista che sputa nel proprio encefalogramma’, ‘robocop del terzo mon-do’, ‘romeno da carodiario’, ‘rubacuori con la chiave inglese’, ‘seminarista viziato e vescovo mancato’, ‘terrone romeno di radici neolatine’ (questo però te l’avevo spiegato io!), ‘transilvano da crociera’, ‘vampiro birraiolo’. Tira il fiato!
Interessanti come abbinamenti concettuali e come ritratto di uno che dicevi d’amare!
Tu, esperta di informatica, non hai salvato niente, proprio niente, di quello che è stato fra noi. Grave errore! I dati si perdono ma il mio disco fisso, pieno di chiodi, fungerà da memoria eterna per ambedue. E allora non posso fare a meno di ricor-dare e, perché no?, ricordarti.
Il dado è stato tratto… dal minestrone del più povero.
E parlo io. E rispondo.

Capitolo II

Sono atterrato stanotte con un volo da Milano. La tua missiva l’ho letta sull’aereo e sono stato male. Sono abituato al treno.
No, non vado subito a casa, in Transilvania, perché devo sbrigare alcune pratiche all’Istituto di Cultura Italo-Romeno. Soliti attestati per l’università: diploma di ma-turità, curriculum scolastico, stato di famiglia e reddito percepito all’estero ‘anche se non imponibile ai fini Irpef ’.
Irpef, credevo fosse una divinità pagana o padana, invece mi dicono che è romana…
Il tutto rigorosamente in traduzione giurata. E non ho conoscenze ai vari ministeri. E neanche alla dogana.
Così ho dovuto lasciare in aeroporto le cassette che avevo registrato per il papà. Piccoli racconti del grande mondo, per lui che non può più leggere e che ascolta vo-lentieri con un walkman che “non è facile maneggiare per quelli del ventotto”.
Mi restituiranno i nastri domani, dopo il controllo dei servizi di sicurezza.
Intanto, per far passare i regali (cappellino della Ferrari su richiesta di Marius, mio fratello trentacinquenne, mixer da cucina per mia sorella, uno scaffale di dolci per le cinque nipotine, tre lumini del giubileo per mia madre, S¸tefan e Iulian, da accen-dere per loro al cimitero in collina), ho dovuto ‘muovere le orecchie’, come si dice da noi.
Dopo otto anni di soggiorno nel Belpaese e appena tre rientri in patria avevo prepa-rato tutto; sigarette, tavolette di cioccolato, lines for lady e caffè sono molto graditi da doganieri e rispettive signore. Loro chiudono un occhio (mai due!) e tu devi esse-re riconoscente.
E poi ti sorridono, forzatamente complici e comprensivi, perché un romeno non sta quasi un decennio in Occidente “se non c’ha un motivo”.
Non hanno visto la tua foto nel portafoglio. Soltanto i dollari, maledetti dollari!
Il tassista, appreso che studio a Milano, m’ha chiesto se fossi parente di un certo ministro. Ho risposto affermativamente, quindi ho mentito per farmi fare lo sconto, anche se non capiva perché andassi in albergo. Improvvisai un gesto più italiano che romeno ma con significato da villaggio globale.
“Fai bene, sei giovane!” rispose con aria da Guido ramazzottiano, insistendo per-ché prendessi il resto.

© Mihai Mircea Butcovan, da “Allunaggio...”

Il libro

Questo libro, scritto magistralmente nella nostra lingua, è l’invito di un immigrato romeno a tenere aperti, sempre, i confini del proprio pensare. La storia d’amore tra l’imperfetto immigrato protagonista e una bellissima militante leghista diventa così soltanto il pretesto per le riflessioni esistenziali sulle situazioni di quotidianità esemplare ed esemplificativa, su amore, vita e morte, su confini, ideologie e razzi-smi. Riflessioni che formano un originale, provocatorio, raffinato e poetico invito per chiunque leggerà l’Allunaggio di un immigrato innamorato. L’autore confessa d’aver cercato di seguire il consiglio di suo padre Gheorghe, colui che, nella Romania del 1975, gli ripeteva: «Mihai, se non puoi dire quello che pensi, almeno evita di pensare cazzate…». Almeno in questo libro Mihai ci è riuscito.

Dalla quarta di copertina:
“Allunaggio di un immigrato innamorato è la stralunata avventura d’amore di un migrante ironico e consapevole di sé e della realtà storica e sociale del proprio paese, il viaggio poetico nei sentimenti di una quotidianità urbana, la nostra, di cui non riusciamo più a vedere i paradossi, né a riderne.”

Dalla postfazione di Mia Lecomte:
“Giochi di parole, calembours, aforismi, tutte le libertà concesse dall’avventura di impadronirsi di una nuova lingua, dal piacere di farla veramente propria, di possederla sempre più in profondità, ma sorrette da una ragion d’essere, da una consapevolezza etica che sa fare della vertigine a capo riverso sull’altalena il moto oscillatorio di una crescita progressiva, umana e testuale.”

Hanno detto di questo libro:
“La Romania nella sua storia ha offerto meravigliosi atti d’amore verso l’essere umano e il suo mondo; esempi - da scoprire e diffondere - di irriducibili amanti che non sono stati fermati dalle fatiche, dalle soffe-renze, dai tradimenti. Da questi affetti intensi nascono le vicende del racconto di Mihai Butcovan, dove si narra della tormentata passione di un uomo e di una donna e dell’inquieto amore di un romeno nei confronti della terra dove abita, che è l’Italia. Se si parla di sesso è per raccontare d’amore; se si parla di culture è per generare Cultura. Per chi conosce la differenza, la lettura sarà feconda.” (Claudio Mustacchi)
“Si sa che non è facile scrivere sui dolori personali. Farlo con ironia e senza auto-commiserazione esige una capriola mentale. […] Nel romanzo di Butcovan, le vicis-situdini politiche e amorose si confondono fino a diventare riflessioni esistenziali che portano oltre la storia individuale. […] Forse, senza che l'autore se ne renda conto, in Allunaggio di un immigrato innamorato spesso è il poeta a prendere la mano del narratore.” (Christiana de Caldas Brito)
“Vedere oggi l’Italia e Milano con gli occhi di Mihai, immigrato rumeno, ci fa coglie-re uno sguardo inedito, di cui non possiamo che avere bisogno, per meglio com-prendere i paradossi e alcune nostre contraddizioni.” (Luciano Pagano)
“Soprattutto, a permeare di sé tutto il romanzo, c'è un'ironia dolente e graffiante, resa grazie a una sorprendente padronanza della lingua, perché Mihai Butcovan, oltre ad essere stato davvero il protagonista di questa improbabile storia d'amore, è davvero rumeno e sa davvero scrivere. […] Solo un “assaggio” per cominciare, prima di regalarci, a seguire, aforismi e giochi di parole, esercizio, sacrificio e fatica per possedere una nuova lingua, con il piacere di sentire, prima ancora di sapere, di esserci riuscito. La lingua è conquistata, noi lettori, anche.” (Michela Sfondrini)
“Il giovane protagonista del romanzo grazie al suo ‘pensiero immigrato di chi si è rifugiato per necessità e non per turismo’, con disincanto e ironia, e con la forza evo-cativa dei doppi sensi e dei calembours, ci rivela una società, un po’ ridicola e di-sgregata, popolata da divinità pagane e padane, neo-feste nazionali d’importa-zione, gallerie di ex, rituali consumistici, retoriche di ‘destra’ e di ‘sinistra’.” (Paolo Trabucco)
“Sono essenziali e significativi i riferimenti alla cultura d’origine, non solo per i riferimenti a Cioran, Ionesco, Eliade, ma per la presenza di personaggi di forte impatto emotivo: il padre del protagonista, il maestro Julian, nel ricordo di una Romania dell’era Ceausescu. […] I giochi di parole, il gusto dell’invenzione verbale anche attraverso alcuni esilaranti rap, si innescano in un tessuto narrativo molto mosso, dove la trama principale vede inserirsi ulteriori racconti, aneddoti, citazioni, aforismi, in un inarrestabile camaleontismo linguistico. (Luigi Cannillo)
“Un libro da leggere con la matita in mano. Per sottolineare almeno cinquanta afori-smi degni di Anche le formiche nel loro piccolo s’incazzano.” (Anonimo)

Biobibliografia di Mihai Mircea Butcovan

Mihai Mircea Butcovan è nato nel 1969 a Oradea, in Transilvania, Romania. In Italia dal 1991, vive a Sesto San Giovanni e lavora a Milano come educatore profes-sionale nell’ambito dell’interculturalità e del recupero dei tossicodipendenti.
Ha pubblicato il romanzo “Allunaggio di un immigrato innamorato” (Lecce, Besa 2006) e con la raccolta di poesie “Borgo Farfalla” (Eks&Tra 2006) ha vinto la XII edi-zione del Premio Eks&Tra.
Narratore e poeta, alcuni suoi testi sono inseriti nelle antologie A New Map: The Poetry of Migrant Writers in Italy (a c. di Mia Lecomte e Luigi Bonaffini, Los Angeles 2006), Ai confini del verso. Poesia della migrazione in italiano (a c. di Mia Lecomte, Firenze, Le Lettere 2006), Nuovo Planetario Italiano. Antologia della letteratura ita-liana della migrazione (a c. di Armando Gnisci, Troina 2006), Sapori. Incontri. Fragranze (a c. di L. Dugulin e M. Richter, Trieste, Cacit 2006) e sono stati pubblicati sulle riviste «Pagine», «Sagarana», «Kùmà» e «El Ghibli». Ha scritto anche la raccolta di poesie, inedita, “Dal comunismo al consumismo” e il romanzo, inedito, “Di romeni, d’allegati e d’altri viaggiatori”. Ha partecipato con racconti a varie raccolte di imminente pubbli-cazione.
Singolare la storia del manoscritto dell’Allunaggio di un immigrato innamorato. Ha vinto nel 2003 un premio per scrittori migranti, sezione narrativa, ed ha atteso invano per 3 anni la riscossione del premio previsto (una somma in denaro e la pubblicazione del manoscritto). Dopo tre anni il danno ricevuto è incalcolabile ma, ci assicura Butcovan, sopportabile, nonostante egli abbia sospeso l’attività di scrit-tura in quel periodo. Forse ha perso un editore disonesto. Di certo ne ha guadagnato uno serio. La casa editrice Besa ha il merito d’aver recuperato un manoscritto di sicuro valore - ormai destinato al dimenticatoio - e d’averlo reso pubblico, dopo che qualcuno di dubbia onestà, ci ha negato, per qualche anno, un’ottima lettura. Ora finalmente questo libro è a disposizione dei lettori.


Postafazione di Mia Lecomte ad "Allunaggio...":

 

FRANCO SANTAMARIA: LETTERATURA E ARTE
Quando LETTERATURA e ARTE esprimono, metaforicamente, la dura condizione dell'uomo.