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Mario Quattrucci

FRANCO SANTAMARIA

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SALA DEGLI OSPITI

 

NARRATIVA / MARIO QUATTRUCCI


Fattacci brutti a via del Boschetto.
L’ultima inchiesta di Marè

 

Mario Quattrucci, Fattacci brutti a via del Boschetto

Mario Quattrucci
FATTACCI BRUTTI A VIA DEL BOSCHETTO
L’ultima inchiesta di Marè – Romanzo
Robin Edizioni 2011
ISBN 978─88─7371─636─5; pagine 432, € 14


Per ordinare il libro:
Robin BDV, Via Silla 35 - Roma
robinedizioni@robinedizioni.it - www.robinedizioni.it
 

 

I

Pensa di tutti loro
la mestizia e il dolore…

Cicerone

Tre monti in campo bianco
6 dicembre e seguenti

1 [6 dicembre e seguenti] Racconta l’autore.
Tre monti in campo bianco: l’insegna che ritrovi in cento posti: scolpita, graffita, incastonata: su facciate di case, muri di chiese e di palazzi, sotto a un davanzale, ar cantone d’una via, sotto una gronda… So’ tre dei sette colli, quelli plutarcheschi del fatale inizio, …Quae de septem totum circunspicit orbem / Montibus, imperi Roma sedesque Deum…: lo stemma, il segno del segreto originale del Rione Primo, l’Urione, er Rione. Che è il cuore, er còre, er cibborio dell’Urbe: e cuore di quel còre è la Subbura, la pancia della Roma antica e ancora adesso, ancora mo, pezzo della ciccia, pasta dell’impasto di vecchiumi, miraggio di tutte le epoche, epilogo di tutte le civiltà, segno di tutte le grandezze e di tutte le miserie, accordo di tutte le contraddizioni che ancora è Roma. Forse.
La pancia, la trippa, della Roma antica: l’accumulo di vicoli e casacce (ma anche un Vicus Patricius con la Casa di Pudentius che ospitò San Pietro, anche il luogo in cui abitò Cesare prima dell’ascesa), di botteghe e osterie, lupanari e covi, plebe e malavita… fuori e al di là – appena un mozzico al di là – della Roma splendida di marmi e travertini, di bronzi e d’ori: la Roma dei templi, dei palazzi, dei giardini pensili, delle terrazze verdeggianti e ville sontuose che coronavano tutte le alture e digradavano al piano, in un lusso di portici, di fori, di archi, di teatri… Altro, la Suburra: ma Roma. Dal sipario immenso di verde peperino e di gabina[1], eretto da Ottaviano Augusto Imperatore pe protegge dar fòco e da l’incendi…, uno al mese, uno al giorno…, il Tempio del suo Marte, Mars Ultor, e il suo Foro, e tutti i Fori e tutto il centro monumentale della Città da lui marmorizzata…, dal di dietro, dal culo di quel muro, adesso – adesso ab Innocenzo 1203 – nominato Via de Tor de’ Conti, saliva la Suburra in un brusio assordante di sussurri e grida, coi suoi odori forti, coi suoi segreti nefandi, verso il limite a nord, verso Porta Collina[2], fino all’Esquilino. In cima. S’arrampicava di popolo e vita, di grida e puzze, di quotidiane faccende e traffici loschi, là dove corono mo, corrono ora, ma da secoli, la Via Leonina, e la sistina Panisperna, l’Urbana barberina…, fino in cima al Cispius, dove adesso svettano, papali, la colonna e la chiesa della Madonna della neve, Liberiana Basilica ossia bene (a Roma) Santa Maria Maggiore. E, appoggiata al Fagutale[3], per il Vicus Suburanus, saliva invece al Portico di Livia e agli Horti Mecenatis, e adesso, per Via Giovanni Lanza va a li quattro Cantoni, co’ le Torri dei Graziani e dei Capocci, e a San Martino ai Monti.
Nel cuore di questa grande isola rionale, rimasta per secoli Suburra, poi rifatta, rabberciata, raddensata, ridisegnata, sventrata, ricostruita, inzeppata di chiese e di palazzi, di piazze e di vignae (come quella che sputò fòra er Laocoonte co’ tanto de serpenti, onde poi nome di strada lì nei pressi)…, di Medio Evo e Rinascimento, di Barocco e ancora, dopo Porta Pia, di inserti Umbertini e Novecento…, nel cuore del primissimo Urione, insomma, stanno Madon de’ Monti e Via Baccina, Sant’Agata dei Goti e li Serpenti, e Frangipane e li Zingari e… Via del Boschetto[4]: la quale il suo nome gentile lo deve, di contro ad ogni altra leggenda, al piccolo bosco di olmi proprio in quel sito piantato, secoli fa, dal Cardinal Reverendissimo Gonzaga. E qua ce vive ancora e ciàbbita, sebbene sempre più meticcio, sempre meno autoctono e antico, sempre più post-moderno, un pezzo de popolo romano. Romano d’oggi, va da sé.
E a un passo da quel cuore, quel giorno di dicembre, di bon’ora, si ritrovò per caso Marq Antoni. Con un morto ai piedi. O pe dì mejo: un morto assassinato.

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[1] Il peperino è una pietra di colore grigio verde che si trova in zone vulcaniche (ad esempio nel territorio di Marino Laziale) molto adatta alla realizzazione sia di strutture murarie sia di elementi decorativi ed artistici. La gabina è una pietra chiara di Gabi.
[2] La Porta Collina era la porta Nord delle antiche Mura Repubblicane (dette serviane), e si trovava pressappoco dove ora è Termini, la Stazione centrale di Roma.
[3] Cispius e Fagutal erano due delle sommità dell’Esquilino, l’altra era l’Oppius. Tre dei sette originari “fatali” colli di Roma. Il Fagutale è ancora oggi toponimo persistente nella Via che si snoda all’apice occidentale del colle, tra P. Peikov e San Francesco di Paola. Al centro della Via s’erge ancora la Torre della Famiglia Annibaldi.
[4] Madonna dei Monti, Sant’Agata dei Goti, Baccina, Serpenti, Frangipane, Zingari, Boschetto, sono nomi di vie e piazze.

© Mario Quattrucci

Il libro
Quarta di copertina:
Una serie di brutti fattacci sconvolge il Rione Monti di Roma: il più antico e popolare dei rioni dell’Urbe, ora elegante vivace quartiere á la page della Capitale post-moderna. Anche Peppe Dell’Arco, un artista di fama che è altresì un majoréngo del Rione, viene ucciso nella sua bottega-galleria di Via del Boschetto. L’intera popolazione ne è commossa e le feste di Natale e Capodanno dei bravi monticiani ne vengono turbati. Sono loro a chiamare il vecchio Maré, amico d’infanzia dell’artista assassinato, perché affianchi o piuttosto sostituisca la stanca e inconcludente indagine ufficiale del Magistrato e della Questura. Assistito dalla nipote giornalista Flavia Pasti e dal privato Marq Antoni, si calerà in una full immersion, che per lui è anche un ritorno in luoghi speciali della memoria, fra la gente antica e nuova di Madonna dei Monti.
Narrato in una lingua colta e popolare, pura e meticcia, antica e vivissima, in una lingua che non occulta la realtà e le sue spaventose contraddizioni, ma cerca invece di rendere possibile percepire la sostanza del mondo, questo romanzo popolare – nono col commissario Maré – si presenta apertamente come una favola congetturale, o se si preferisce un gruppo di favole realiste, che commuovono e appassionano, aprono alla conoscenza e divertono fino al pianto e al riso.

“Mario Quattrucci, Fattacci brutti...” (recensione di Mario Lunetta):
Dopo una catena di otto ”polizieschi” molto sui generis che hanno a protagonista il commissario Gigi Marè, col recente Fattacci brutti a via del Boschetto (uscito, come i precedenti, dall’Editore Robin), Mario Quattrucci ci offre il suo romanzo più corale e più internamente articolato. Si sa come il montaggio perfino “incongruo” di materiali eterocliti sia sempre stato, nella progettualità delle avanguardie e dei vari sperimentalismi, un principio pressoché ineludibile: e appunto soprattutto in questo libro lo scrittore romano, sempre molto attento al gioco delle dinamiche diegetiche e insieme alla dialettica “autonomia” dei linguaggi, lo elegge a struttura primaria del racconto in modi addirittura esibiti, quasi a costruire un reticolo di cui il lettore venga informato e come messo a parte, da fruitore e insieme da complice dell’autore. Ecco quindi che la narrazione assume un aspetto immediatamente plurale, diventa conversazione dipanata da un groviglio di voci non solo italiane, tra le quali quella del commissario Gigi Marè finisce per essere la più pacata, la più riflessiva e la più capace di innestare molte retromarce di memoria, e comunque quella che – più strategicamente decostruttiva delle altre – riesce alla fine a costruire il terribilmente frammentario disegno del puzzle complicato, torbido e infine delittuoso, che sotto le feste natalizie di un anno prossimo a noi, ma che nella sua fabula (che Quattrucci definisce “congetturale”), può anche essere di un tempo trascorso. Trascorso nel mondo intero, certo: ma col microscopio dell’autore puntato sul romano quartiere Monti, millenaria concentrazione di vita e sottovita popolare, e ormai da tempo denaturato in spazio chic, quasi un enclave nel quale la parlata capitolina è attraversata e ingoiata da una quantità di altre lingue dialetti gergalità, e il modo di fare e d’essere dei nuovi residenti e frequentatori (che non sono sempre corretti cittadini, ma talora alieni dediti a traffici di scarsa pulizia se non criminali tout court) ha progressivamente e irrefrenabilmente “inquinato” di discutibili disinvolture postmoderne... (continua)

L'Autore
Dal 1953 impegnato nel lavoro politico e amministrativo. Ha insegnato all’Istituto Palmiro Togliatti, ha fatto parte di organismi dirigenti del PCI (provinciali, regionali e centrali), è stato consigliere comunale provinciale e regionale, presidente del Gruppo Regionale e poi Segretario Regionale del PCI, membro del Comitato Centrale del medesimo partito.
Si è occupato di teatro, cinema, arti visive.
Ha collaborato con giornali e riviste tra cui: Paese Sera, L’Unità, Rinascita, Ricerche, Critica Marxista, Studi Storici, Teorj in praxis (Lubiana), Hortus Musicus, Almanacco Odradek, Avvenimenti.
Ha pubblicato:
Poesia: La traccia (Roma 1983); Oblò appannato (Padova 1989); Materia del contendere (Roma 1992); Perché un occhio l’osserva (Roma 1994); Variazioni (Roma 2001); Gra (2005).
Narrativa: A Roma, novembre (Lecce 1999); Tariffe (Roma 2000); Il Governatore (Lecce 2001); La formula (hardboiled) (Lecce 2002). Con Robin–Biblioteca del Vascello: È normale, commissario Marè (2001 – 2007); Troppi morti, commissario Marè (2003 – 2007); Hai perso, commissario Marè (2004); Questione di tariffe, commissario Marè (2005); È novembre, commissario Marè (2006); Una vedova per Marè (2006); Che spettacolo, commissario Marè (con Alessandra Vitali, 2008); Marè in luogo di mare (2009); Fattacci brutti a via del Boschetto (2010).
Di prossima pubblicazione: sempre per la Robin La formula (hard boiled) - Nuova edizione; per Onix Finis Historiae, Racconti.
Dirige la collana Segmenti delle Edizioni Quasar e la collana Libri di Poesia della Robin.
 



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FRANCO SANTAMARIA: LETTERATURA E ARTE
Quando LETTERATURA e ARTE esprimono, metaforicamente, la dura condizione dell'uomo.