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Mariacarla Rubinacci

FRANCO SANTAMARIA

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NARRATIVA / MARIACARLA RUBINACCI


“La bambola sulla sedia”

Mariacarla Rubinacci, La bambola sulla sedia

Mariacarla Rubinacci
LA BAMBOLA SULLA SEDIA - romanzo

Statale 11 Editrice, collana Gli Spostati, anno 2010
Presentazione di Marisa Vettali
ISBN 978-88-6534-186-5, pp.138, euro 12,00

Per ordinare il libro:
Statale 11 Editrice
Tel. 0444 381692 - E-mail: info@statale11.it

 

“La bambola sulla sedia” – Incipit

La storia inizia qui o forse... forse è iniziata prima, prima che la foto fosse scattata, prima che i miei occhi si perdessero in quelli che luccicano dalla copertina.

«Devo concentrarmi sull’esame di tedesco, ma non ne ho proprio voglia. Dai Lidia, stammi vicina, aiutami a non farmi distrarre dalle mie fantasie».
«Anch’io devo dare un esame, fra due settimane, e questo Lucrezio con i suoi esametri sulla Natura è senza dubbio ostico quanto il tuo Deutsch. Ma ti aiuto lo stesso. Aspetta però, tutto ha un prezzo: cosa mi dai in cambio?»
«Vediamo... ti presterò il mio tubino nero che fa tanto Audrey Hepburn, un’eleganza che non scade mai, così quando uscirai con Claudio, lui cadrà a tuoi piedi. Va bene... ?»
L’appartamentino, a Milano, di due stanze e cucina, con un bagno tanto stretto da doverci entrare di traverso, è testimone delle nostre complicità, ci vede vivere la spensieratezza della nostra gioventù, mista ai mille e ancora mille progetti che riempiono i nostri momenti pieni di fantasticherie sul futuro.
Io ambisco a diventare una brava e, perché no, interessante insegnante di lettere, il latino e il greco li mastico come il pane, penso a un marito affettuoso, ad una famiglia con magari due figli, ad una vita senza troppi scossoni dove esercitare il mio senso pratico, perché ho già capito che sono un panzer, faccio, sbrigo e via così.
Gisella è l’esatto contrario di me. Lei viaggia sempre su una nuvola di vapori profumati che la portano a volteggiare come una libellula in un mondo che esiste solo nella sua mente. Ha la capacità particolare di giocare con i vestiti e di rendersi chic e originale anche con niente. Studia lingue perché dice Io viaggerò. Lo so con certezza: il mondo mi sta aspettando.
Ci conosciamo fin dai tempi dei banchi della scuola media e le nostre personalità in contrasto si sono incontrate proprio come recita un certo proverbio. Siamo da subito diventate amiche, sorelle quasi, lo stesso liceo si è inumidito del nostro sudore mentale per raggiungere il diploma di Maturità, sempre complici tanto da sentirci amalgamate e formare un’unica persona. Siamo però consapevoli di essere in possesso di doti differenti, le sue dalle mie, le mie dalle sue. Ciò spiega il perché non ci sia alcuna competizione fra di noi, bensì un’amicizia che ha assunto la tipologia di uno statuto di convivenza condominiale. Seguiamo uno schema dove l’una agisce per l’altra. Io riordino le mie e le sue idee quando vorrebbero rimbalzare da un intento all’altro, mentre Gisella sogna e mi fa sognare come se vivessi in un interminabile film pieno di colori.

© Mariacarla Rubinacci

Il libro
“La bambola sulla sedia” di Mariacarla Rubinacci è un romanzo imperniato su personaggi femminili: protagoniste sono due amiche, Gisella e Lidia che, dopo aver condiviso gli anni dell’adolescenza, si separeranno per rincorrere i loro sogni. A riunirle sarà Chantal, top model e figlia di Gisella, vittima dell’anoressia e divenuta l’ombra della donna di successo che era stata in gioventù. Intrigante il gioco di specchi fra queste due donne legate da un rapporto simbiotico e portatrici di valori antitetici che, come in una sintesi, si ricompongono: tradizione/trasgressione, sentimento/passione, normalità/follia.

La bambola sulla sedia” (Statale 11 Editrice) è la nuova prova letteraria di Mariacarla Rubinacci e la vede impegnata nella stesura di una storia tutta al femminile. Mariacarla Rubinacci è molto legata a vicende che parlano di donne. Di lei ho recensito La fantasia di Francesca (Alfredo Guida Editore), romanzo che per quanto raccontasse il dipanare della vita di un uomo, alla fine si chiude con una voce ed una rivelazione tutta al femminile. Ma se nella Fantasia di Francesca la narrazione si muove in un ambito molto onirico e con un linguaggio che ricorda l'elegia, la poesia (tra l'altro la Rubinacci ha esperienze come poetessa). La bambola sulla sedia racconta invece di una storia dalle forti caratteristiche ”umane” e con un linguaggio più asciutto, anche se l'uso delle parole da parte della scrittrice mantiene una costante di leggerezza poetica, di scioltezza e questo sembra uno dei pregi principali. Attraverso la scorrevolezza della lettura, infatti, la storia che la Rubinacci ha voluto narrare entra subito nella mente e nei cuori delle persone. L'universo femminile che tratteggia l'autrice racconta dell'amicizia tra due donne: Lidia e Gisella, la prima concreta che ha ben chiaro il suo futuro (un marito, l'insegnamento), una donna che desidera poche cose ma ben definite. L'altra molto bella e con la volontà di diventare indossatrice, che sembra non avere sentimenti e vita propria ma solo quelli che “indossa” momento dopo momento, come gli abiti che usa per le sfilate e i servizi fotografici. Insomma quasi una donna manichino che non ha altre aspirazioni se non quelle legate al mondo rutilante e forse fatuo della moda di cui entrerà a far parte dalla porta principale, perché diventerà una indossatrice affermata e ricercata con il nome d'arte di Claude.
Tra le due amiche c'è un legame molto forte, tanto che Lidia, che ha una vita che scorre sui binari della consuetudine, si specchia nella vita agitata di Gisella, per suggere tutta la vitalità e per riviverla, questa vita agitata, nel suo riflesso. Quasi che Mariacarla Rubinacci abbia voluto inserire, nel personaggio di Lidia, il concetto di pirandelliana memoria di una vita vissuta, appunto, attraverso le vita degli altri. Ma non è solo questo, perché la centralità del romanzo si raggruma proprio nel forte legame tra le due amiche e, appunto, sulla loro specularità, sul loro modo di essere così legate l'una all'altra. Infatti all'improvviso la vita di Gisella si ribalterà, cambierà l'immagine di donna quasi algida, e lei finalmente scoprirà sentimenti veri poiché s'innamorerà di Manuel, un modello conosciuto durante una sfilata, e sognerà di avere una esistenza sentimentale completa e felice, come quella che Lidia vive con Claudio il marito. Ecco l'intercambiabilità: questa volta tocca a Gisella specchiarsi nella vita dell'amica, per vivere questa nuova dimensione. È un rapporto osmotico quello che lega le due donne, è uno specchiarsi l'una nella vita dell'altra, come si diceva.
Gisella ad un certo punto confesserà, disperata, a Lidia che aspetta un figlio da Manuel anche se quest'ultimo l'ha lasciata e non ha voluto prendersi alcuna responsabilità in merito a questo nuovo accadimento. Lidia, che purtroppo non ha avuto figli, vagheggia di poter aiutare Gisella a crescerlo insieme il bambino. Ma la debolezza psichica che domina Gisella in quel momento s'incarica di dividere le due donne, disfa progetti ed illusioni. Gisella scomparirà all'improvviso senza far sapere nulla di sé. Lidia naturalmente la cercherà in ogni modo, anche attraverso Adele la madre dell'amica; tanti anni dopo vedendo sulla copertina di una rivista femminile patinata una modella che somiglia in tutto e per tutto a Gisella, anche se non può essere lei a causa dell'età, scoprirà piano piano la verità.
Il finale a sorpresa, vero coup de théatre, ci consegna la chiusura di una storia palpitante e moderna, raccontata dalla voce di Lidia, voce amorosa che ha echi consolatori e di assoluzione piena nei confronti di Gisella, dei suoi errori. Una storia che durante tutta la narrazione mantiene un ritmo vitale, anche grazie alle vivide descrizioni delle ambientazioni: la Milano degli anni '70, operosa nella sua vita universitaria, non ancora la “Milano da bere” e Como con il suo lago immoto e rassicurante, dove si svolge la fanciullezza delle due protagoniste e che fa da sfondo, con il suo paesaggio crepuscolare, quasi in un tempo sospeso, all'epilogo doloroso ma pieno di speranza del finale della storia.
Moderni e pieni di sfumature sono altresì i personaggi: le due protagoniste Lidia e Gisella, Claudio il marito di Lidia, Adele la mamma di Gisella e Chantal, la “terza donna”, quella che appare sulla copertina della rivista letta da Lidia dopo tanti anni dalla scomparsa di Gisella e che le somiglia. Chantal, sognatrice ma concreta, che chiude l'ideale cerchio della storia, incarnando in sé le peculiarità caratteriali delle due protagoniste.
Con una scrittura che usa il tempo presente e che ogni tanto fa delle equilibrate incursioni nel tempo passato, costruita come una scacchiera in cui i pedoni si muovono in tutti i sensi nell'andirivieni tra presente e passato, che indaga nella psiche femminile e che, in fondo, vuole mostrare le due facce della stessa medaglia. Poiché citando nuovamente Pirandello, Lidia e Gisella sono due donne di certo, ma le loro personalità s'intersecano talmente da figurare come se fossero appunto i due volti di una stessa psiche femminile: la quiete e la tempesta, il sogno e la ragione. Una voce narrante, quindi che si sdoppia in due, per una storia che tratta di donne e ne indaga con perizia gioie e dolori, luci ed ombre come è nella vita di tutti gli esseri umani. Un romanzo da leggere e in cui l'autrice ne mantiene le redini, il controllo, nella sinfonia dei vari accadimenti che compongono la narrazione”. (Relazione di Delia Morea)
 

L'Autrice
Milanese trapiantata a Napoli, Mariacarla Rubinacci esordisce nel 2002 con “Il covo di villa Arzilla” (2002, Guida Editori) a cui fa seguito “Il giorno che mi amerai” (2004, Guida Editori). Nel 2009 conquista il favore della critica con “La fantasia di Francesca” (Guida Editori), classificatosi al terzo posto al Premio Emily Dickinson e vincitore del Premio Letizia Isaia (sezione narrativa) e del Premio Megaris.
 



Mariacarla Rubinacci, La fantasia di Francesca

 

FRANCO SANTAMARIA: LETTERATURA E ARTE
Quando LETTERATURA e ARTE esprimono, metaforicamente, la dura condizione dell'uomo.