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Mariacarla Rubinacci
LA BAMBOLA SULLA SEDIA - romanzo
Statale 11 Editrice, collana Gli Spostati, anno 2010
Presentazione di Marisa Vettali
ISBN 978-88-6534-186-5, pp.138, euro 12,00
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“La bambola sulla
sedia” – Incipit
La storia inizia qui o forse... forse è iniziata prima, prima che la
foto fosse scattata, prima che i miei occhi si perdessero in quelli
che luccicano dalla copertina.
«Devo concentrarmi sull’esame di tedesco, ma non ne ho proprio
voglia. Dai Lidia, stammi vicina, aiutami a non farmi distrarre
dalle mie fantasie».
«Anch’io devo dare un esame, fra due settimane, e questo Lucrezio
con i suoi esametri sulla Natura è senza dubbio ostico quanto il tuo
Deutsch. Ma ti aiuto lo stesso. Aspetta però, tutto ha un prezzo:
cosa mi dai in cambio?»
«Vediamo... ti presterò il mio tubino nero che fa tanto Audrey
Hepburn, un’eleganza che non scade mai, così quando uscirai con
Claudio, lui cadrà a tuoi piedi. Va bene... ?»
L’appartamentino, a Milano, di due stanze e cucina, con un bagno
tanto stretto da doverci entrare di traverso, è testimone delle
nostre complicità, ci vede vivere la spensieratezza della nostra
gioventù, mista ai mille e ancora mille progetti che riempiono i
nostri momenti pieni di fantasticherie sul futuro.
Io ambisco a diventare una brava e, perché no, interessante
insegnante di lettere, il latino e il greco li mastico come il pane,
penso a un marito affettuoso, ad una famiglia con magari due figli,
ad una vita senza troppi scossoni dove esercitare il mio senso
pratico, perché ho già capito che sono un panzer, faccio, sbrigo e
via così.
Gisella è l’esatto contrario di me. Lei viaggia sempre su una nuvola
di vapori profumati che la portano a volteggiare come una libellula
in un mondo che esiste solo nella sua mente. Ha la capacità
particolare di giocare con i vestiti e di rendersi chic e originale
anche con niente. Studia lingue perché dice Io viaggerò. Lo so con
certezza: il mondo mi sta aspettando.
Ci conosciamo fin dai tempi dei banchi della scuola media e le
nostre personalità in contrasto si sono incontrate proprio come
recita un certo proverbio. Siamo da subito diventate amiche, sorelle
quasi, lo stesso liceo si è inumidito del nostro sudore mentale per
raggiungere il diploma di Maturità, sempre complici tanto da
sentirci amalgamate e formare un’unica persona. Siamo però
consapevoli di essere in possesso di doti differenti, le sue dalle
mie, le mie dalle sue. Ciò spiega il perché non ci sia alcuna
competizione fra di noi, bensì un’amicizia che ha assunto la
tipologia di uno statuto di convivenza condominiale. Seguiamo uno
schema dove l’una agisce per l’altra. Io riordino le mie e le sue
idee quando vorrebbero rimbalzare da un intento all’altro, mentre
Gisella sogna e mi fa sognare come se vivessi in un interminabile
film pieno di colori.
© Mariacarla
Rubinacci
Il libro
“La bambola sulla sedia” di
Mariacarla Rubinacci è un romanzo imperniato su personaggi
femminili: protagoniste sono due amiche, Gisella e Lidia che, dopo
aver condiviso gli anni dell’adolescenza, si separeranno per
rincorrere i loro sogni. A riunirle sarà Chantal, top model e figlia
di Gisella, vittima dell’anoressia e divenuta l’ombra della donna di
successo che era stata in gioventù. Intrigante il gioco di specchi
fra queste due donne legate da un rapporto simbiotico e portatrici
di valori antitetici che, come in una sintesi, si ricompongono:
tradizione/trasgressione, sentimento/passione, normalità/follia.
“La bambola sulla sedia” (Statale 11 Editrice) è la
nuova prova letteraria di Mariacarla Rubinacci e la vede impegnata
nella stesura di una storia tutta al femminile. Mariacarla Rubinacci
è molto legata a vicende che parlano di donne. Di lei ho recensito
La fantasia di Francesca (Alfredo Guida Editore),
romanzo che per quanto raccontasse il dipanare della vita di un
uomo, alla fine si chiude con una voce ed una rivelazione tutta al
femminile. Ma se nella Fantasia di Francesca la
narrazione si muove in un ambito molto onirico e con un linguaggio
che ricorda l'elegia, la poesia (tra l'altro la Rubinacci ha
esperienze come poetessa). La bambola sulla sedia
racconta invece di una storia dalle forti caratteristiche ”umane” e
con un linguaggio più asciutto, anche se l'uso delle parole da parte
della scrittrice mantiene una costante di leggerezza poetica, di
scioltezza e questo sembra uno dei pregi principali. Attraverso la
scorrevolezza della lettura, infatti, la storia che la Rubinacci ha
voluto narrare entra subito nella mente e nei cuori delle persone.
L'universo femminile che tratteggia l'autrice racconta dell'amicizia
tra due donne: Lidia e Gisella, la prima concreta che ha ben chiaro
il suo futuro (un marito, l'insegnamento), una donna che desidera
poche cose ma ben definite. L'altra molto bella e con la volontà di
diventare indossatrice, che sembra non avere sentimenti e vita
propria ma solo quelli che “indossa” momento dopo momento, come gli
abiti che usa per le sfilate e i servizi fotografici. Insomma quasi
una donna manichino che non ha altre aspirazioni se non quelle
legate al mondo rutilante e forse fatuo della moda di cui entrerà a
far parte dalla porta principale, perché diventerà una indossatrice
affermata e ricercata con il nome d'arte di Claude.
Tra le due amiche c'è un legame molto forte, tanto che Lidia, che ha
una vita che scorre sui binari della consuetudine, si specchia nella
vita agitata di Gisella, per suggere tutta la vitalità e per
riviverla, questa vita agitata, nel suo riflesso. Quasi che
Mariacarla Rubinacci abbia voluto inserire, nel personaggio di
Lidia, il concetto di pirandelliana memoria di una vita vissuta,
appunto, attraverso le vita degli altri. Ma non è solo questo,
perché la centralità del romanzo si raggruma proprio nel forte
legame tra le due amiche e, appunto, sulla loro specularità, sul
loro modo di essere così legate l'una all'altra. Infatti
all'improvviso la vita di Gisella si ribalterà, cambierà l'immagine
di donna quasi algida, e lei finalmente scoprirà sentimenti veri
poiché s'innamorerà di Manuel, un modello conosciuto durante una
sfilata, e sognerà di avere una esistenza sentimentale completa e
felice, come quella che Lidia vive con Claudio il marito. Ecco
l'intercambiabilità: questa volta tocca a Gisella specchiarsi nella
vita dell'amica, per vivere questa nuova dimensione. È un rapporto
osmotico quello che lega le due donne, è uno specchiarsi l'una nella
vita dell'altra, come si diceva.
Gisella ad un certo punto confesserà, disperata, a Lidia che aspetta
un figlio da Manuel anche se quest'ultimo l'ha lasciata e non ha
voluto prendersi alcuna responsabilità in merito a questo nuovo
accadimento. Lidia, che purtroppo non ha avuto figli, vagheggia di
poter aiutare Gisella a crescerlo insieme il bambino. Ma la
debolezza psichica che domina Gisella in quel momento s'incarica di
dividere le due donne, disfa progetti ed illusioni. Gisella
scomparirà all'improvviso senza far sapere nulla di sé. Lidia
naturalmente la cercherà in ogni modo, anche attraverso Adele la
madre dell'amica; tanti anni dopo vedendo sulla copertina di una
rivista femminile patinata una modella che somiglia in tutto e per
tutto a Gisella, anche se non può essere lei a causa dell'età,
scoprirà piano piano la verità.
Il finale a sorpresa, vero coup de théatre, ci
consegna la chiusura di una storia palpitante e moderna, raccontata
dalla voce di Lidia, voce amorosa che ha echi consolatori e di
assoluzione piena nei confronti di Gisella, dei suoi errori. Una
storia che durante tutta la narrazione mantiene un ritmo vitale,
anche grazie alle vivide descrizioni delle ambientazioni: la Milano
degli anni '70, operosa nella sua vita universitaria, non ancora la
“Milano da bere” e Como con il suo lago immoto e rassicurante, dove
si svolge la fanciullezza delle due protagoniste e che fa da sfondo,
con il suo paesaggio crepuscolare, quasi in un tempo sospeso,
all'epilogo doloroso ma pieno di speranza del finale della storia.
Moderni e pieni di sfumature sono altresì i personaggi: le due
protagoniste Lidia e Gisella, Claudio il marito di Lidia, Adele la
mamma di Gisella e Chantal, la “terza donna”, quella che appare
sulla copertina della rivista letta da Lidia dopo tanti anni dalla
scomparsa di Gisella e che le somiglia. Chantal, sognatrice ma
concreta, che chiude l'ideale cerchio della storia, incarnando in sé
le peculiarità caratteriali delle due protagoniste.
Con una scrittura che usa il tempo presente e che ogni tanto fa
delle equilibrate incursioni nel tempo passato, costruita come una
scacchiera in cui i pedoni si muovono in tutti i sensi
nell'andirivieni tra presente e passato, che indaga nella psiche
femminile e che, in fondo, vuole mostrare le due facce della stessa
medaglia. Poiché citando nuovamente Pirandello, Lidia e Gisella sono
due donne di certo, ma le loro personalità s'intersecano talmente da
figurare come se fossero appunto i due volti di una stessa psiche
femminile: la quiete e la tempesta, il sogno e la ragione. Una voce
narrante, quindi che si sdoppia in due, per una storia che tratta di
donne e ne indaga con perizia gioie e dolori, luci ed ombre come è
nella vita di tutti gli esseri umani. Un romanzo da leggere e in cui
l'autrice ne mantiene le redini, il controllo, nella sinfonia dei
vari accadimenti che compongono la narrazione”. (Relazione di
Delia Morea)
L'Autrice
Milanese trapiantata a Napoli,
Mariacarla Rubinacci esordisce nel 2002 con “Il covo di villa
Arzilla” (2002, Guida Editori) a cui fa seguito “Il giorno che mi
amerai” (2004, Guida Editori). Nel 2009 conquista il favore della
critica con “La fantasia di Francesca” (Guida Editori),
classificatosi al terzo posto al Premio Emily Dickinson e vincitore
del Premio Letizia Isaia (sezione narrativa) e del Premio Megaris.
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