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Mariacarla Rubinacci

FRANCO SANTAMARIA

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NARRATIVA / MARIACARLA RUBINACCI


La fantasia di Francesca

Mariacarla Rubinacci, La fantasia di Francesca

Mariacarla Rubinacci
LA FANTASIA DI FRANCESCA - romanzo
Alfredo Guida Editore, Napoli 2008
Presentazione di Marisa Vettali
ISBN 978-88-6042-401-3, pp. 116, euro 11.00

Per ordinare il libro:
- Alfredo Guida Editore, via Port’Alba 19 – Napoli

“La fantasia di Francesca”: incipit

Chi non si è chiesto in un qualsiasi momento della sua esistenza “ che cos’è la
vita?”, per darsi poi una qualsiasi risposta che gli placasse l’ansia provocata dalla domanda stessa?
La vita. Che parola completa!
Nelle quattro lettere che compongono la parola ci sono racchiusi gli aspetti
fondamentali di tutto il percorso di un essere vivente: la nascita, la crescita, l’evoluzione e l’adattamento. L’uomo, come essere vivente dotato di pensiero, con la vita si contrappone alla morte, il vivere gli dà la consapevolezza dell’esistenza vitale, l’esistere gli fornisce l’energia, la forza, il sollievo di sentirsi persona. Il camminare nel tempo gli dà l’essenza dell’attività, del movimento per arrivare a provare anche la salvezza dell’anima, soprattutto per colui che considera il senso teologico il senso più elevato.
In ultima analisi si potrebbe dire che la vita è una cosa concreta, difficile da costruire e da misurare ogni giorno.
Allora nel sentirsi vivo, chiunque può permettersi di interpretare la vita come gli detta il cuore, perché il cuore ha sempre ragione, la memoria del cuore rimane sempre intatta, non si fa scalfire dalla spada dell’oblio, mentre quella della mente è più fragile, si affievolisce, si fa sbiadire dalla luce intensa delle emozioni.
Forse la vita è una fiaba immaginata da un bambino, il bambino che è in ciascuno e che non cresce mai. E’ il racconto del “fanciullino” pascoliano che si
nasconde tra le pieghe delle sensazioni provate dall’animo, vestite della luce che si irraggia dalla sensibilità di cui è capace.
Forse è un viaggio nel tempo, sulla nave dell’irrefrenabile interesse alla vita e ad ogni suo aspetto, che finisce, però, ineluttabilmente con il vestirsi di nostalgia, che va dalla passione alla malinconia, magari anche al rimpianto.
Forse è la realtà che va a braccetto con la fantasia, dove la fiaba finisce in nome della giustizia che induce a far pace con ciò che si lascia alle spalle.
Forse è il più bel film da interpretare, quando la fantasia cattura l’uomo e lo circonda con i suoi sogni in una miriade di sfumature cromatiche.
Forse è un gioco della follia per avere il gusto che ognuno le dà.
Perché no?
Un gioco.
Un gioco che nasconda un po’ di azzardo, un po’ di rischio, un pizzico di incoscienza insieme ad un po’di innocenza.
Forse è come il gioco delle tre carte, quello dove è nascosto l’asso che, con l’abilità dell’imbonitore, cambia sempre di posto…

© Mariacarla Rubinacci

Il libro
“La fantasia di Francesca” di Mariacarla Rubinacci è un romanzo costruito sui ricordi di un uomo, l’avvocato di successo Roberto Schio che, in punto di morte, decide di riscrivere la propria vita, costellata di sogni, progetti, avventure. Testimoni di questa sua ansia di raccontarsi sono la compagna Elvira e Francesca, l’ex-moglie, legata al protagonista da un rapporto simbiotico che la eleva a coscienza se non ad autrice delle stesse memorie.
Il libro diviene, dunque, un elogio dell’immaginazione, facoltà che ci permette di rileggere la nostra esistenza come una fiaba o un gioco le cui carte sono la rappresentazione simbolica dei tre momenti essenziali di ogni vissuto: infanzia, giovinezza e maturità.

Memorie tra realtà e fantasia di Monica Florio (da www.zappingrivista.it)
È consuetudine tracciare attraverso la scrittura un bilancio del proprio vissuto.
Nel diario, in particolare, si esprime l’esigenza di raccontarsi e di rileggere la propria esistenza secondo un’interpretazione del tutto personale.
La possibilità di riconoscersi nella vicenda narrata è alla base del successo delle memorie, autobiografiche o fittizie che siano.
In “La fantasia di Francesca” di Mariacarla Rubinacci (Guida Editore, pp. 116, euro 11) è un uomo comune, l’avvocato di successo Roberto Schio, a ricostruire tappa per tappa, come al rallentatore, la propria vita per consegnarla ai posteri prima che sia troppo tardi.
Il suo è quasi un percorso terapeutico che lo aiuta a riappropriarsi di un passato di avventure, sogni, progetti, condivisi con la compagna Elvira e l’ex-moglie Francesca.
Ne scaturisce un itinerario che l’Autrice raffigura con l’immagine del gioco delle tre carte, rappresentazione simbolica dei momenti salienti del nostro vissuto: infanzia, giovinezza, maturità. Un gioco in cui ogni carta, un asso, acquista la medesima importanza, decretando la parziale vittoria del giocatore.
Con il colpo di scena finale la storia acquista un’inedita chiave di lettura, insinuando nel lettore il dubbio che i ricordi del protagonista siano frutto dell’invenzione di qualcun altro, magari della stessa Francesca.

Nel leggere la “Fantasia di Francesca”, fin dalle prime pagine, sono stata presa dalla curiosità di conoscere l’autrice.
Sono convinta, e lo sanno tutti quelli che scrivono, che del tutto involontariamente, l’autore immette nella scrittura parti di sé: ossessioni, problematiche, desideri.
Immediatamente la Rubinacci ci mostra l’urgenza di porre quella domanda che tutti ci siamo fatta, alla quale hanno cercato di rispondere menti eccelse lungo tutta la storia della filosofia. Infatti al secondo rigo della prima pagina domanda: “Cosa è la vita?”.
L’autrice, ed è proprio lei, Roberto non è ancora apparso nel testo, che pone la domanda. Un incipit sconvolgente, che appena ti affacci alla lettura ti risucchia e ti fa domandare: chi è l’autrice? Quali sono le problematiche che la rendono inquieta?
Seguono altri quesiti esistenziali che sembrano le stiano molto a cuore, ai quali la Rubinacci dà risposte anche se precedute da un prudente forse.
Ma di una cosa sembra del tutto sicura, che l’Amore è la chiave di volta della vita: la modula, la definisce, la risolve.
L’autrice ci ha fatto il gioco delle tre carte, quello che lei stessa, alla fine del libro utilizza nella sua strategia narrativa riferendosi alle stagioni della vita.
Sotto quale di queste si cela il protagonista? Chi è? Roberto, Francesca, o la stessa MariaCarla? La terza carta non sarà scoperta.
Gli elementi della natura sono strutture portanti della narrazione e in ogni momento emergono come i personaggi di un coro. Quando nomina stagioni o mesi, questi dovrebbero essere scritti in maiuscola perché vengono presentati come strutture antropomorfe (pag. 43): “Aprile aveva sparso per i balconi i primi germogli…”. Ci sembra quasi di vedere un personaggio che tocca le piante con una bacchetta magica.
C’è una galleria di personaggi che si staccano dalla scrittura che è estremamente plastica , come dipinti nelle cornici.
Due parole bastano a far immaginare la storia di ciascuno: “Una madre minuta”, “ il padre nel suo vestito grigio”, “due sorelle opposte di carattere”.
Anche sulle cose inanimate la narratrice fa un'operazione di antropomorfizzazione. Un esempio per tutti “L’edicola lo accolse…”.
Piccoli gioielli sono alcune metafore o forme espressive molto singolari:
“…rincorrendo le impronte che lo precedevano..”, sembra di vederle queste orme, come in un film.
“Un gomitolo di sorprese”.
“Il vento era molle e si faceva lavare dalla pioggia”.
Si tratta di una prosa molto poetica.
Nelle pag. 88-89 sembrerebbe che M.Carla abbandoni i suoi personaggi, ed è nuovamente lei che parla, fra virgolette.
Credo che strutturalmente il libro è pieno di misteri.
Perché non ho parlato della storia di Roberto? Altri lo avrebbero fatto.
Una vita come un'altra, ma raccontata con dolcezza infinita.
Il mondo che emerge sembra governato da una tensione etica, in un’atmosfera calma e pacata, quasi con accenti di favola.
Forse perché le emozioni sono raccontate dal di fuori, senza entrarci; il dramma è raccontato con tranquillità.
La bellezza della natura, invece, è profondamente drammaticamente vissuta.
Questo perché la natura riporta ai grandi misteri che si pongono interrogativamente nel cuore e nella mente della nostra autrice.
Qui mi incuriosisce nuovamente la scrittrice, quando in altre parti del libro, fuori della storia di Roberto, l’atmosfera è diversa: ci sono pennellate forti, quasi colpi di sciabola. La scrittura da poetica diventa corposa come se invece di una penna che lascia i segni sulla carta, ci fosse un bastoncino che incide le parole su di una tavoletta di cera. (Relazione di Gloria Persico)

L’autrice
Milanese trapiantata a Napoli, Mariacarla Rubinacci ha insegnato per anni nelle scuole elementari. Vincitrice di premi letterari, è stata finalista nei concorsi dell’ANPAI per il 2005, il 2006 e il 2007 in Parole d’amore, Pianeta donna, Natale per un mondo di pace.
Abile nel ritrarre personaggi femminili ha pubblicato sempre per Guida Editori “Il covo di villa Arzilla” (2002) e “Il giorno che mi amerai” (2004).

 

Mariacarla Rubinacci, La bambola sulla sedia

 

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Quando LETTERATURA e ARTE esprimono, metaforicamente, la dura condizione dell'uomo.