Franco Santamaria,poesia,narrativa,pittura,culturapoesia narrativa pittura arte
   

 

Luciano Scateni

FRANCO SANTAMARIA

Opere
Hanno detto di
Franco Santamaria
Biografia
Biographie 
SALA DEGLI OSPITI
Poesia
Narrativa
Arte
Critica-Sagg.
Citazioni

Eventi Culturali Naz.
Concorsi Letter./Art.
Link Culturali

SALA DEGLI OSPITI

 

NARRATIVA / LUCIANO SCATENI


Ninì  Santagata. Commissario per caso

Luciano Scateni, Ninì Santagata. Commissario per caso

Luciano Scateni
NINÌ SANTAGATA. COMMISSARIO PER CASO
Editore Kairòs, Napoli, 2009
ISBN 978-88-95233-36-9, pagg. 112, € 14,00

Per ordinare il libro:
Editore Kairòs, Via Arte della Lana 16 – 80138 Napoli
Tel 081.0608890 - email: kairosedizioni@virgilio.it
www.edizionikairos.com

 

1

Il commissario è un omaccione burbero, di mole imponente e questo è l’elevato pensiero delle vecchie volpi in divisa che gli sono fedeli: “Quanno don Ninì sta int’o stritto, dà ’o meglio”. E lo stretto arriva.
Non piove e non c’è sole.
È uno di quei giorni che deludono i turisti, ancora emozionati dal mito di Napoli eternamente solare; è uno di quei giorni ostili al commissario, convinto che qualcuno abbia proditoriamente deciso di disturbare il fitto dialogo con Santo Porfirio, amicone degli ottimisti.
La responsabile è una femmina.
È la vedova nera di un capo branco ammazzato nel corso di uno fra tanti round degli agguati tra militanti di clan concorrenti, eseguti con pistola cecoslovaca maggiorata e proiettili dum-dum che aperta la strada attraverso l’inconsistenza della pelle, anche di pellacce, e scavata la carne, anche se di bisonte, squarciano arterie, nervi, muscoli ossa.
La “signora” del delinquentone di cui è vedova recente, in fine di una sofferenza tutta lacrime, bestemmie e lamentazioni, ha scelto nel mazzo della folta prole il rampollo under 14 a cui mancano pochi giorni per soffiare sulle candeline. Non ha bisogno di altri motivi per sapere che è l’esecutore perfetto della vendetta. Il boss, preso in marito nella parrocchia dell’Immacolata, sapeva di tradimenti e traditori. Da cornuto pensava: “Soffro molto meno a esser becco facendo finta di niente, almeno non le dò lo sfizio di giudicarmi un disgraziato senza palle”. L’intraprendente compagna, pur avendolo usato per sistemare lo stato civile di un nugolo di figli senza padre, che “se li manda la Provvidenza, che faccio, dico di no ?”, gli si era affezionata e in ogni caso da socia del boss non poteva certo lasciar correre. Il pargolo designato alla vendetta, “Cazzimma” nell’ambiente, riceve dalla madre la 7 e 65 regalata da un boss amico della famiglia ai figli del boss. Il ragazzino è obbediente e addestrato: porta il corpo snello e la mente ammaestrata nel corridoio del Tribunale dove cammina in transito pre-processuale l’assassino del padre che ha i ferri ai polsi e una maxi “Pall Mall” che pende da un labbro; l’espressione è sprezzante, ha capelli incolti e quel tipo di barba dura come setole di cavallo che ci si può sfregare contro uno “svedese” e accenderlo. Il virgulto della vedova sta per accreditarsi come erede del bos ammazzato. Si pianta dinanzi al bersaglio, gambe larghe e occhi dritti negli occhi del nemico, le mani serrate sul calcio della pistola, l’indice che sfiora il grilletto. La canna si accende con una successione impressionante, il sangue tinge di rosso maglia “intima”, camicia, pullover e giacchino a vento da inviato di guerra della vittima . Attorno al corpo ripiegato su se stesso si accalca una piccola folla di avvocati, di loro assistiti, curiosi, magistrati e carabinieri. Qualcuno copre il corpo con le pagine di un giornale. Il giovanissimo vendicatore getta la pistola e si consegna ai carabinieri. Sorride, pensando alla madre appagata, alla condizione di impunibilità su cui la vedova ha costruito la vendetta, al padre che da qualche parte dell’al di là avrà approvato, agli amici che lo invidieranno, a Teresa che potrebbe decidersi a diventare la sua ragazza.
E’ questo il prologo della rottura di palle telefonica che a Santagata ancora una volta dice male del nuovo giorno: “Ninì, siete voi ? ...Angelo Roversi, sono il giudice Roversi, salve. Ho saputo che siete stato per alcuni anni a San Giovanni e che conoscete fatti, uomini, alberi genealogici delle Famiglie locali. Mi sono permesso di chiedere al Questore di distaccarvi al caso del delittto nel tribunale, ma giusto per il tempo dell’indagine preliminare. Vi aspetto in Procura...subito.”
Sul limitare del palazzotto dei Santissimi Apostoli, di dove Santagata sta per muovere alla volta della Procura, la tasca del giacchino di camoscio vibra insieme al cellulare. “So’ Caruso, dottò, spiacente di disturbare sul cellulare, ma il ragazzino killer credo che può aspettare. C’è stato un triplice omicidio. Vi dico, un macello. Due di quelli crepati, so’ femmine. Venite più presto che potete”. Tre morti ammazzati in un lago di sangue battono tre a uno l’omicidio del Palazzaccio e anche il giudice Roversi lo capirà, benché in difetto di perspicacia secondo la maggior parte di conoscenti, amici e uomini sottoposti al suo sindacabile giudizio.
Santagata è sul posto.

2

La prima volta nella mansarda della bella professoressa nessuno dei due ha voluto anticipare di un attimo l’esordio del rapporto sessuale. È piccola la casa. È un rifugio, la soluzione giusta per mettere da parte preoccupazioni e stress, per godere in pace gli spazi di solitudine, spesi nella lettura e nell’ascolto di buona musica. Patrizia continua a condividere la villa del marito e conferma la scelta di metter fine a una storia divenuta insostenibile senza traumi per tenerne fuori i figli. Il piède-à-terre si conclude con grandi travi di legno a vista e uno svolgimento degli spazi razionale. Da una piccola stanza di passaggio si accede all’ampio spazioso soggiorno-letto, arredato con sobrietà e al terrazzo. È grande il tavolo e ordinatamente caotico, non c’è traccia del vezzo femminile di collezionare ninnoli e invece libri, dappertutto, il lettore di compact disc e una favolosa macchina fotografica che porta sempre con sé, quasi un prolungamento degli occhi. Il lato della stanza che s’apre sul terrazzo è una grande parete di vetro, con due pannelli scorrevoli che si congiungono al centro e guardano agevolmente il mare di Posillipo, di lassù di un blu intenso, brillante dall’alba al tramonto per il volgere del sole da est a ovest che investe la casa, esposta a mezzogiorno, fino all’ultimo raggio. Al sorgere, il sole avanza maestoso alle spalle del cratere del Vesuvio e quando si prepara al riposo scende rapido dietro il profilo di Nisida. La prima volta. Patrizia si era liberata delle scarpe appena oltrepassata la porta d’ingresso per accoccolarsi sul letto, i cuscini dietro la schiena, il posacenere accanto, una gamba ripiegata sotto il corpo, l’altra scoperta ben oltre il ginocchio. Il commissario, sprofondato in un’avvolgente poltrona di pelle, non era completamente a suo agio, come sorpreso dalla spontaneità dell’invito della donna e dalla consapevolezza che era lei a guidare l’incontro, che era sua l’iniziativa, l’intraprendenza, il protagonismo. “Commissario cosa pensi?” “Che sei in vantaggio di un paio di punti, ma temo per te, non per molto” “Presuntuoso”. “Penso di pareggiare la partita. Perlomeno pareggiare. Esempio: una delle cose che faccio meglio è l’amore” “Dottore, ma quale impudenza…” “Tu a che pensi?” “Alla madonna del Carmine” “Sì, e io a sant’Agata, martire e stuprata” “Va bene, anch’io all’amore. E se fossi più esigente di quel che pensi?” “Non discuto, scommetto. Un milione?” “Anche due. Che altro attraversa la tua testa?” “Che spesso un uomo e una donna si guardano negli occhi senza vedersi. Anche rimanendo occhi negli occhi, quasi mai oltrepassano la cortina delle pupille. Prova a guardami negli occhi, così…ferma lo sguardo, prova ad accogliere il mio e lascia che vada oltre l’iride, in profondità, mentre cerca il profondo dell’anima, i pensieri meno accessibili, i luoghi delle emozioni, dei desideri, dei segreti inconfessabili”. L’idea di essere violata è sconvolgente, l’esito della resa altrettanto e Patrizia finisce inconsapevolmente nello spazio della memoria che le racconta di “O”, donna schiava per amore, della dipendenza illimitata dall’uomo padrone. E’ come lasciarsi cullare dall’ipnosi che genera pensieri inaspettati. “Perché proprio lui...Perché quest’uomo che arresta malavitosi e legge Proust, che sogna come un bambino e dice di far l’amore come un dio?” Quella prima volta nella mansarda sembrava non dovesse finire più.
“Ninì”
“Sì”
“Portami via”
“Sì, vieni sulla galassia Assia”
“Esiste ?”
“Se vuoi”
“Chi l’abita ?”
“Angeli e belzebù”
“Tu da che parte stai ?”
“Dov’è il fuoco...”
“E bruci ?”
“Brucio”
“Di quale fuoco ?”
“Di quello che fa ribollire il ventre dei vulcani”
“Vuoi dannare anche me ?”
“Sei già dannata, mi stai dentro”
“Durerà ?”
“Non scommetto mai sul futuro”
“Io sì”
“Diventa padrona del tuo destino e se ci riesci, del mio”
“E’ così facile ?”
“Così”
“Non mi hai ancora toccato”
“E tu ?”
“Ecco”

© Luciano Sateni

Il libro
Commissario di frontiera, Ninì Santagata. Nella Napoli della Camorra e delle bande organizzate, risolve i casi più difficili grazie all’umanità e alla sua simpatica pellaccia. Questa volta è un triplice e assurdo omicidio con cui deve fare i conti. E sbuffa, contro la burocrazia e i metodi sbrigativi della polizia di Stato, lui che si propone, oltre che di svelare i colpevoli, anche di recuperare un baby killer o redimere boss sanguinari e spietati.
Insomma, un poliziotto sui generis, di quelli che fanno pensare. Un giallo che viene sospeso fino a un irrisolto finale, e un geniale metodo di investigazione sociale in un mondo di violenza e di sopraffazione.

L'Autore
Luciano Scateni, giornalista professionista, scrittore, pittore, vive e lavora a Napoli. È stato sindacalista della CGIL e, nel 1975, addetto stampa del sindaco di Napoli Maurizio Valenzi. Caporedattore del quotidiano “Paese sera” responsabile dell’edizione della Campania. In Rai, dal 1980 ha ricoperto i ruoli di caposervizio, di inviato radiotelecronista e, per tredici anni, di conduttore del TG3 Campania. Collabora alla fondazione del periodico “La Voce della Campania”, ora “Voce delle Voci”. Ha pubblicato i volumi Violenze e dintorni (edizioni L’altra Napoli), Io comunista (edizioni L’altra Napoli), Diciassette (edizioni Lo Stagno incantato), L’ospitalità tollerata (Associazione Jerry Essan Masslo), Racconti minimi (Edizioni Elio De Rosa) e per le edizioni Intra Moenia: Amore e/o Morte, Ferri vecchi, Scugnizzi, Comunicare, Vite disobbedienti, Napoli nel tempo, L’Italia inedita di un secolo fa.
Ha esposto i propri quadri e disegni in numerose mostre personali e collettive.



 

 

FRANCO SANTAMARIA: LETTERATURA E ARTE
Quando LETTERATURA e ARTE esprimono, metaforicamente, la dura condizione dell'uomo.