Franco Santamaria,poesia,narrativa,pittura,culturapoesia narrativa pittura arte
   

 

FRANCO SANTAMARIA

Opere
Hanno detto di
Franco Santamaria
Biografia
Biographie 
SALA DEGLI OSPITI
Poesia
Narrativa
Arte
Critica-Sagg.
Citazioni

Eventi Culturali Naz.
Concorsi Letter./Art.
Link Culturali

SALA DEGLI OSPITI

 

NARRATIVA / GLORIA PERSICO


Lucia nella bocca di lupo
Storie di amicizia, di amore e di sesso in un carcere femminile del Sud

Gloria Persico, Lucia nella bocca di lupo

Gloria Persico
LUCIA NELLA BOCCA DI LUPO - romanzo
Postfazione di Sergio Zazzera
Kairòs Edizioni, 2007, ISBN 88-95233-02-6, pp.93, € 10

Per ordinare il libro:
- Kairòs, Via Calabritto, 20 - 80122 Napoli
kairosedizioni@virgilio.it - www.napoliontheroad.it


Lucia nella bocca di lupo (estratti)

L'antico castello con le mura merlate, dalle pietre grigie sovrapposte a scaletta con-tro il cielo, era gigantesco e sembrava inclinato.
Le feritoie erano occhi che scrutavano tutti quelli che si preparavano ad entrare. Sull'arco del portone, la scritta "Casa Circondariale" spiccava minacciosa. Davanti agli occhi avevo le immagini delle donne in arresto che vi avevo accompagnato. Donna come loro, ne avevo condiviso la sofferenza, ora ne avrei condiviso il desti-no. Entravo innocente come si dichiaravano tutte.
E, anche a me, nessuno avrebbe creduto.
Rabbia e impotenza mi avevano devastata: corpo impietrito, salivazione inesistente, mente torpida entrai nell'edificio in uno stato di completa irrealtà, come se assistessi ad un film che mi vedeva protagonista. Da agente, quando accompagnavo le arre-state, potevo immaginare cosa le aspettasse, che sorte avrebbero avuto lì dentro. Ora che toccava a me non vedevo che un buco nero pronto ad inghiottirmi.
Un'altra storia.

…. Arrivai al primo piano per una scalinata che ricordava quella della mia scuola. Passammo attraverso altri cancelli automatici e ancora porte, un'infinità di porte, prima porta, seconda porta, terza porta…Vedevo sulla destra un corridoio con delle celle; sulla sinistra, invece, c'era un altro corridoio, piccolo e desolato, nel quale mi fecero entrare. Ero nella zona d'isolamento.
Passai davanti ad una prima cella: era vuota, non c'era neanche il lavandino ma solo il letto. Luci bassissime, una tristezza senza fondo. Di fronte c'era una porta che chiaramente non introduceva in una cella, ma nella stanza dell'ispettore capo di quel reparto. Infine mi trovai dinanzi alla cella a me destinata. Per entrarvi bisognava aprire una controporta di metallo, un blindato e poi un cancello. Sempre come un automa, entrai in quell'antro dove c'era un letto su cui posai le lenzuola; di fianco c'era un bagno con gabinetto e bidè. Le pareti erano di pietra viva, e il gelo ghiacciava le mura nonostante fosse maggio. Mi chiusero dentro senza una parola e poi mi guardarono dal portellino. Le chiavi delle porte erano enormi come quelle dei film o quelle di San Pietro, e chi le portava aveva mani da galera, ovvero rovinate dall'artrosi. Chiavi pesantissime, d'ottone, dal rumore arrogante, così grandi perché dovevano aprire portoni dalle grosse serrature.
Per prima cosa, mi guardai intorno: i miei occhi furono attratti dalla finestra che era a bocca di lupo, profondissima. Era impossibile sedersi sulla parte iniziale più am-pia di questa mostruosa finestra, che poi si stringeva talmente da non lasciare alcuna possibilità di vedere l'esterno. Peraltro, se la guardia esterna, maschio questa volta, ti avesse scoperto seduta sulla bocca, avrebbe avvertito immediatamente le guardie interne perchè ti facessero spostare. Nella parte stretta di questa finestra non sarebbe passato nemmeno un bambino. All'estremità, c'era una rete che offusca-va la visibilità e poi le doppie sbarre all'inizio e alla fine. Le finestre di plexiglas che chiudevano la bocca di lupo nel lato interno, erano infrangibili. Vidi, una volta, una ragazza tossica smontare il letto e con un pezzo di quello cominciare a menare colpi sul plexiglas. La guardia lasciava fare perché aveva la speranza che si facesse male e venisse trasferita. Il plexiglas non si rompeva.

… Il rapporto fra le guardie e le detenute è ambivalente, almeno nella forma. Gene-ralmente, ci si tratta come nemici, o almeno come avversari. Tuttavia le guardie, quando sono chiamate, cercano di essere il più disponibili possibile, perché temono che i parenti esterni, informati su un atteggiamento poco gentile o aggressivo, pos-sano vendicarsi. Quindi, paradossalmente, a volte le guardie della Sezione Speciale si ponevano al servizio di alcune detenute.
L'Ispettrice, a sua volta, aveva nei miei confronti un duplice atteggiamento: se da una parte mi stimava ed apprezzava le mie capacità organizzative ed esplicative nei confronti delle compagne, dall'altra temeva che queste ultime, rese troppo consapevoli dei loro possibili diritti, potessero darle dei problemi. Quando voleva parlarmi, trovava sempre delle scuse plausibili per mandarmi a chiamare, special-mente quando voleva sapere come andavano le cose tra me e le altre. Queste nume-rose chiamate fecero nascere nelle detenute il sospetto che io fossi un'infiltrata. Ma quando dopo quindici giorni ero ancora lì, il sospetto cadde perché gli infiltrati non possono rimanere più di quel tempo.

… Il sesso era una presenza costante nel carcere. Al piano di sopra, non appena arrivavano nuove arrestate, era facile che dopo un po' di tempo divenissero le fidan-zate di altre detenute che sembravano non avere niente di femminile. Forse avevano sviluppato questi caratteri perché erano dentro da anni ed erano state incaricate di lavori pesanti. Io sono convinta che queste ragazze, fuori, non avessero interessi omosessuali, ma vite normali, mariti e figli.
Capitava frequentemente di assistere dalle finestre ad abbracci e baci profondi tra le detenute del piano di sopra: sembrava di vedere un film di contenuto erotico. Da noi, invece, ho visto solo una coppia mostrare una certa intimità, senza mai baciarsi veramente ( come presumibilmente avrebbero voluto ), ma solo camminando mano nella mano o scambiandosi carezze.
Per quanto riguarda le agenti il discorso è diverso. Non facevano niente alla luce del sole, ma tutto in segreto.

© Gloria Persico, da Lucia nella bocca di lupo

Il libro
Più che un’opera di denuncia dei limiti del sistema carcerario “Lucia nella bocca di lupo” di Gloria Persico è un romanzo quasi intimistico, incentrato sulla storia di un’agente della polizia giudiziaria condannata a sei mesi di reclusione dietro una falsa accusa di furto.
Nella sezione speciale riservata alle colpevoli dei reati di camorra di un carcere femminile del sud la protagonista è costretta, per proteggersi, a celare la propria identità di poliziotta alle compagne di cella. A contatto con l’umanità sofferta delle detenute Lucia ritroverà, tuttavia, lo stimolo per continuare a lottare, riscoprendo il valore della solidarietà e del perdono.
Al suo esordio nella narrativa la Persico ritrae la routine della vita carceraria, le perquisizioni, i rari momenti di socialità, i colloqui con i parenti, i rapporti fra le guardie e i detenuti, l’erotismo all’insegna dell’ambiguità sessuale delle carcerate.
Ispirandosi ad una storia vera, l’autrice ci racconta la vicenda di una donna capace di trasformare l’esperienza negativa del carcere in un’occasione di crescita per sé e per le compagne.

Ritratto di un’umanità sofferta (Monica Florio, Avanti! 21.01.2007)
Un romanzo che alla denuncia delle inadempienze del sistema carcerario, ampia-mente mostrate dalla fiction cinematografica e televisiva, preferisce soffermarsi sui legami di solidarietà sorti tra le detenute di un carcere femminile del sud dove è stata condotta la protagonista, un’agente della polizia giudiziaria condannata a sei mesi di reclusione. Qui, nella sezione speciale riservata alle colpevoli dei reati di camorra, Lucia si batte affinché qualcosa cambi in un luogo dove, per citare Sergio Zazzera, autore della postfazione al libro, si procede a “passi di formica”. E ci riesce, grazie all’entusiasmo che le permetterà di svegliare dal torpore le compagne di cella, abituate a trascorrere la giornata prendendosi a botte o rimbambendosi a furia di telenovele. Rivoluzionando la loro routine con la lettura di un quotidiano, l’uncinetto o la pratica elementare del leggere e scrivere, la protagonista finirà per conquistarne l’amicizia e per affezionarsi a loro nonostante i crimini di cui si sono macchiate. Con molta sobrietà la Persico rappresenta l’erotismo assai diffuso nelle carceri femminili, visto come una sorta di ritorno allo stato di natura dell’individuo, in origine bisessuale. Libere dal controllo esterno, esercitato attraverso le famigerate finestre a bocca di lupo, le carcerate approfittano della Messa per sfogare gli impulsi sessuali più estremi e conturbanti. Ed è proprio nel ritratto di questa umanità sofferta la novità di un libro breve ma prezioso, efficace nel mescolare la realtà con la fantasia. Gloria Persico, psicologa, psicoterapeuta, si occupa da circa venticinque anni di sessuologia e di ricerca sessuologica. Didatta in corsi di educazione e formazione sessuologica privati e universitari, ha pubblicato tra l’altro “I segreti della sessualità e i misteri del desiderio”; con G. Giannetti, “Il giardino segreto della sessualità infantile” e con D. Segati “I labirinti della pedofilia”.

Note biografiche di Gloria Persico
Gloria Persico, psicologa e psicoterapeuta, si occupa da circa venticinque anni di sessuologia e di ricerca sessuologica.
Ha pubblicato: “I segreti della sessualità e i misteri del desiderio” (Franco Angeli Ed., 1997), “Il giardino segreto della sessualità infantile” (Newton & Compton Ed., 2000), “I labirinti della pedofilia” (Newton & Compton Ed., 2001), “Bisessualità e dintorni: il sottile confine dell’identità sessuale” (Franco Angeli Ed., 2004).

FRANCO SANTAMARIA: LETTERATURA E ARTE
Quando LETTERATURA e ARTE esprimono, metaforicamente, la dura condizione dell'uomo.