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Gloria Persico
LUCIA NELLA BOCCA DI LUPO - romanzo
Postfazione di Sergio Zazzera
Kairòs Edizioni, 2007, ISBN 88-95233-02-6, pp.93, € 10
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Lucia nella bocca di lupo (estratti)
L'antico
castello con le mura merlate, dalle pietre grigie sovrapposte a
scaletta con-tro il cielo, era gigantesco e sembrava inclinato.
Le feritoie erano occhi che scrutavano tutti quelli che si
preparavano ad entrare. Sull'arco del portone, la scritta "Casa
Circondariale" spiccava minacciosa. Davanti agli occhi avevo le
immagini delle donne in arresto che vi avevo accompagnato. Donna
come loro, ne avevo condiviso la sofferenza, ora ne avrei condiviso
il desti-no. Entravo innocente come si dichiaravano tutte.
E, anche a me, nessuno avrebbe creduto.
Rabbia e impotenza mi avevano devastata: corpo impietrito,
salivazione inesistente, mente torpida entrai nell'edificio in uno
stato di completa irrealtà, come se assistessi ad un film che mi
vedeva protagonista. Da agente, quando accompagnavo le arre-state,
potevo immaginare cosa le aspettasse, che sorte avrebbero avuto lì
dentro. Ora che toccava a me non vedevo che un buco nero pronto ad
inghiottirmi.
Un'altra storia.
…. Arrivai al primo piano per una scalinata che ricordava quella
della mia scuola. Passammo attraverso altri cancelli automatici e
ancora porte, un'infinità di porte, prima porta, seconda porta,
terza porta…Vedevo sulla destra un corridoio con delle celle; sulla
sinistra, invece, c'era un altro corridoio, piccolo e desolato, nel
quale mi fecero entrare. Ero nella zona d'isolamento.
Passai davanti ad una prima cella: era vuota, non c'era neanche il
lavandino ma solo il letto. Luci bassissime, una tristezza senza
fondo. Di fronte c'era una porta che chiaramente non introduceva in
una cella, ma nella stanza dell'ispettore capo di quel reparto.
Infine mi trovai dinanzi alla cella a me destinata. Per entrarvi
bisognava aprire una controporta di metallo, un blindato e poi un
cancello. Sempre come un automa, entrai in quell'antro dove c'era un
letto su cui posai le lenzuola; di fianco c'era un bagno con
gabinetto e bidè. Le pareti erano di pietra viva, e il gelo
ghiacciava le mura nonostante fosse maggio. Mi chiusero dentro senza
una parola e poi mi guardarono dal portellino. Le chiavi delle porte
erano enormi come quelle dei film o quelle di San Pietro, e chi le
portava aveva mani da galera, ovvero rovinate dall'artrosi. Chiavi
pesantissime, d'ottone, dal rumore arrogante, così grandi perché
dovevano aprire portoni dalle grosse serrature.
Per prima cosa, mi guardai intorno: i miei occhi furono attratti
dalla finestra che era a bocca di lupo, profondissima. Era
impossibile sedersi sulla parte iniziale più am-pia di questa
mostruosa finestra, che poi si stringeva talmente da non lasciare
alcuna possibilità di vedere l'esterno. Peraltro, se la guardia
esterna, maschio questa volta, ti avesse scoperto seduta sulla
bocca, avrebbe avvertito immediatamente le guardie interne perchè ti
facessero spostare. Nella parte stretta di questa finestra non
sarebbe passato nemmeno un bambino. All'estremità, c'era una rete
che offusca-va la visibilità e poi le doppie sbarre all'inizio e
alla fine. Le finestre di plexiglas che chiudevano la bocca di lupo
nel lato interno, erano infrangibili. Vidi, una volta, una ragazza
tossica smontare il letto e con un pezzo di quello cominciare a
menare colpi sul plexiglas. La guardia lasciava fare perché aveva la
speranza che si facesse male e venisse trasferita. Il plexiglas non
si rompeva.
… Il rapporto fra le guardie e le detenute è ambivalente, almeno
nella forma. Gene-ralmente, ci si tratta come nemici, o almeno come
avversari. Tuttavia le guardie, quando sono chiamate, cercano di
essere il più disponibili possibile, perché temono che i parenti
esterni, informati su un atteggiamento poco gentile o aggressivo,
pos-sano vendicarsi. Quindi, paradossalmente, a volte le guardie
della Sezione Speciale si ponevano al servizio di alcune detenute.
L'Ispettrice, a sua volta, aveva nei miei confronti un duplice
atteggiamento: se da una parte mi stimava ed apprezzava le mie
capacità organizzative ed esplicative nei confronti delle compagne,
dall'altra temeva che queste ultime, rese troppo consapevoli dei
loro possibili diritti, potessero darle dei problemi. Quando voleva
parlarmi, trovava sempre delle scuse plausibili per mandarmi a
chiamare, special-mente quando voleva sapere come andavano le cose
tra me e le altre. Queste nume-rose chiamate fecero nascere nelle
detenute il sospetto che io fossi un'infiltrata. Ma quando dopo
quindici giorni ero ancora lì, il sospetto cadde perché gli
infiltrati non possono rimanere più di quel tempo.
… Il sesso era una presenza costante nel carcere. Al piano di sopra,
non appena arrivavano nuove arrestate, era facile che dopo un po' di
tempo divenissero le fidan-zate di altre detenute che sembravano non
avere niente di femminile. Forse avevano sviluppato questi caratteri
perché erano dentro da anni ed erano state incaricate di lavori
pesanti. Io sono convinta che queste ragazze, fuori, non avessero
interessi omosessuali, ma vite normali, mariti e figli.
Capitava frequentemente di assistere dalle finestre ad abbracci e
baci profondi tra le detenute del piano di sopra: sembrava di vedere
un film di contenuto erotico. Da noi, invece, ho visto solo una
coppia mostrare una certa intimità, senza mai baciarsi veramente (
come presumibilmente avrebbero voluto ), ma solo camminando mano
nella mano o scambiandosi carezze.
Per quanto riguarda le agenti il discorso è diverso. Non facevano
niente alla luce del sole, ma tutto in segreto. ©
Gloria Persico, da ”Lucia
nella bocca di lupo”
Il libro
Più che un’opera di denuncia dei limiti del sistema carcerario
“Lucia nella bocca di lupo” di Gloria Persico è un romanzo quasi
intimistico, incentrato sulla storia di un’agente della polizia
giudiziaria condannata a sei mesi di reclusione dietro una falsa
accusa di furto.
Nella sezione speciale riservata alle colpevoli dei reati di camorra
di un carcere femminile del sud la protagonista è costretta, per
proteggersi, a celare la propria identità di poliziotta alle
compagne di cella. A contatto con l’umanità sofferta delle detenute
Lucia ritroverà, tuttavia, lo stimolo per continuare a lottare,
riscoprendo il valore della solidarietà e del perdono.
Al suo esordio nella narrativa la Persico ritrae la routine della
vita carceraria, le perquisizioni, i rari momenti di socialità, i
colloqui con i parenti, i rapporti fra le guardie e i detenuti,
l’erotismo all’insegna dell’ambiguità sessuale delle carcerate.
Ispirandosi ad una storia vera, l’autrice ci racconta la vicenda di
una donna capace di trasformare l’esperienza negativa del carcere in
un’occasione di crescita per sé e per le compagne.
Ritratto di
un’umanità sofferta (Monica Florio, Avanti! 21.01.2007)
Un romanzo che alla denuncia delle inadempienze del sistema
carcerario, ampia-mente mostrate dalla fiction cinematografica e
televisiva, preferisce soffermarsi sui legami di solidarietà sorti
tra le detenute di un carcere femminile del sud dove è stata
condotta la protagonista, un’agente della polizia giudiziaria
condannata a sei mesi di reclusione. Qui, nella sezione speciale
riservata alle colpevoli dei reati di camorra, Lucia si batte
affinché qualcosa cambi in un luogo dove, per citare Sergio Zazzera,
autore della postfazione al libro, si procede a “passi di formica”.
E ci riesce, grazie all’entusiasmo che le permetterà di svegliare
dal torpore le compagne di cella, abituate a trascorrere la giornata
prendendosi a botte o rimbambendosi a furia di telenovele.
Rivoluzionando la loro routine con la lettura di un quotidiano,
l’uncinetto o la pratica elementare del leggere e scrivere, la
protagonista finirà per conquistarne l’amicizia e per affezionarsi a
loro nonostante i crimini di cui si sono macchiate. Con molta
sobrietà la Persico rappresenta l’erotismo assai diffuso nelle
carceri femminili, visto come una sorta di ritorno allo stato di
natura dell’individuo, in origine bisessuale. Libere dal controllo
esterno, esercitato attraverso le famigerate finestre a bocca di
lupo, le carcerate approfittano della Messa per sfogare gli impulsi
sessuali più estremi e conturbanti. Ed è proprio nel ritratto di
questa umanità sofferta la novità di un libro breve ma prezioso,
efficace nel mescolare la realtà con la fantasia. Gloria Persico,
psicologa, psicoterapeuta, si occupa da circa venticinque anni di
sessuologia e di ricerca sessuologica. Didatta in corsi di
educazione e formazione sessuologica privati e universitari, ha
pubblicato tra l’altro “I segreti della sessualità e i misteri del
desiderio”; con G. Giannetti, “Il giardino segreto della sessualità
infantile” e con D. Segati “I labirinti della pedofilia”. Note biografiche di
Gloria Persico
Gloria Persico, psicologa e psicoterapeuta, si occupa da circa
venticinque anni di sessuologia e di ricerca sessuologica.
Ha pubblicato: “I segreti della
sessualità e i misteri del desiderio” (Franco Angeli Ed., 1997), “Il
giardino segreto della sessualità infantile” (Newton & Compton Ed.,
2000), “I labirinti della pedofilia” (Newton & Compton Ed., 2001),
“Bisessualità e dintorni: il sottile confine dell’identità sessuale”
(Franco Angeli Ed., 2004).
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