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FRANCO SANTAMARIA

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SALA DEGLI OSPITI

 

NARRATIVA / GIUSEPPE BIANCO


Lungo le strade del tempo

Giuseppe Bianco, Lungo le strade del tempo

Giuseppe Bianco
LUNGO LE STRADE DEL TEMPO - racconti
Prefazione di Eduardo Roccatagliata
Edizioni Spartaco, ISBN 88-8783-12-9, p. 120, € 6,20

Per ordinare il libro:
- Edizioni Spartaco, Corso De Carolis 18
 81055 S. Maria C.V. (Caserta)
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- Giuseppe Bianco <leparoleperte@alice.it>
- www.leparoleperte.it


A spasso tra le nuvole

Come va? Passavo di qua e....Ho sentito riecheggiare la tua voce e mi sono fermato. Ogni tanto fa bene fermarsi un po': in questo mondo va tutto così in fretta!
Volevo parlarti, sì! Discorrere della realtà, del tempo che va sempre più veloce: ogni anno sembra sempre più breve del precedente e passano come niente; se ti volti ce ne sono tanti accantonati là che sembra impossibile averli attraversati tutti....o ci hanno attraversato loro? Questo non lo so!
Gli esperti dicono che non esiste né il passato e né il futuro e che l'unica entità certa sia il presente. Ipotesi affascinante, ma mentre sei lì a pensarci un attimino su..... diventa già passato. Dicono che il segreto sia vivere bene ed intensamente l'attimo, e lo dicono come se fosse una cosa semplice.....è inutile negarlo: ci sono dei momenti invivibili in cui il tempo sembra fermarsi.....sembra! Forse è proprio questa la fregatura. Davanti ad una delusione o di fronte ad un dolore ti lasci andare e non reagisci come se il tempo si fosse davvero fermato. Invece no, mentre tu sei lì tutto continua ad andare lasciandoti indietro. A volte sai cosa penso? Bisognerebbe applicare al mondo un pulsante di un grande cronometro virtuale, così quando una persona attraversa un momento difficile schiaccia il pulsante ed il tempo ed il mondo si fermano per davvero; passato il dolore si ricomincia da dove si è lasciato, come nelle partite di basket.
Cosa dici? Sì hai ragione tu! Il mondo starebbe sempre fermo, oramai siamo diventati sei miliardi, sai quanti momenti difficili!?!?? Forse al di là di ogni filosofica teoria, nel bene o nel male, è proprio questa la sua bellezza, e come dice qualcuno la sua cura: lo scorrere! Solo che come un fiume si porta via tutto, anche le cose e le persone che vorresti tenere con te.
Lo dicevi anche tu: "La vita è dura ma passa, se ne va.......".

Lo vedi, sono di nuovo qua a dirti sempre le stesse cose....così!
L'altra volta parlavo di tempo e di cose fuori dallo scibile nonostante tutte le spiegazioni in proposito. No, sta' tranquillo, oggi mi chiedo solo se in me c'è qualcosa di te: un portamento, un pensiero....
Mi ricordo che a volte parlando di alcune persone e dei loro infimi comportamenti tu ti chiedevi: “ Siamo nel duemila ed esiste ancora questa gente?".
Lo dicevi qualche anno fa, quando ancora c'eri ed il terzo Millennio (a parte le date) non era ancora arrivato. Adesso nel duemila ci siamo per davvero e....sono ancora tante le cose da cambiare, sono sempre le solite cose, quelle che tutti sanno. Tu però, avevi fiducia nelle persone, tu come me. Probabilmente è questo il seme che hai lasciato in me: la fiducia nel prossimo, quella speranza che dicevi :" Bisogna cercare di tenere viva!".
Dimmi un' ultima cosa poi vado: ora che sei a spasso fra le nuvole e guardi il mondo da lassù. Ora che tante cose ti sembreranno stupide. Ora che di tutta la bella esteriorità del mondo ne puoi fare a meno e ti arriva solo la verità quella che a volte quaggiù manca. Dimmi ce l'hai ancora tutta quella fiducia nelle persone?
Pensaci un po', poi me lo dici.....ne ha bisogno quel seme che hai lasciato dentro di me.

Sono le sei del mattino e sto andando a lavorare proprio come facevi tu. A quell'ora io non ti sentivo mai, avevo da dormire. Ora tocca a me. Tocca a me uscire quando il sole non è ancora su, e devo dire che stamattina fa tanto freddo che restare qualche ora in più a letto non sarebbe stato male. Che tempo c'è lassù? È sempre giorno? É sempre notte? É caldo o è freddo? Ti copri o le anime non hanno bisogno di niente? Spero che faccia caldo e che sia un giorno di sole, ché di freddo ne hai sentito tanto quaggiù!
Siamo a Gennaio e nonostante siano passate da un po' le sei è ancora notte. In macchina c'è una specie di riscaldamento e l'ho acceso, ma fa freddo e penso tante cose. Cose belle, cose brutte, dipende anche da come ho dormito le poche ore previste dal sistema. Chissà se tu mentre aspettavi l'autobus pensavi le stesse cose, avevi gli stessi dubbi, o eri convinto di quello che facevi?
Io convinto non lo sono quasi mai: mi chiedo che senso ha tutto questo: il copione che con tanto stress ed avidità, ogni giorno recita l'umanità e lo comincia a recitare ancora prima del giorno.
Una risposta a tutto questo c'è! Il mondo che ci siamo costruiti è un mondo fatto di bisogni superflui da soddisfare per essere all'altezza di non so che cosa, spesso dimenticando che i bisogni non sono sogni e alla fine possono non appagare: sai ..... non ho ancora quarant'anni ma di morti sui marciapiedi della nostra città ne ho incontrati davvero tanti e....quelli fanno paura. Sono fra di noi, si nascondono, si fingono amici solamente per trascinarti nel baratro. Noi ci abbiamo messo un po' di tempo ma queste cose le abbiamo capite, non possiamo far finta di niente. Aspetteremo il sole e poi lo grideremo assieme alla vita, alla gioia, alla felicità....

Sì, grideremo le nostre ragioni assieme alla vita, alla gioia e alla felicità, ma prima dobbiamo fare una guerra che non abbiamo mai fatto. Dobbiamo batterci contro nemici invisibili : l'ipocrisia, l'invidia, la meschinità. Penso che queste siano le grandezze occulte da cui non riusciamo a difenderci e che non riusciamo a capire. Sembra che stia dicendo una cretinata, certo! L'ipocrisia, l'invidia sono cose che tutti sanno cosa sono e dove stanno. Lo sanno tutti.......e allora perché nel duemila esistono ancora uomini usciti da una stessa donna ma divisi da poche centinaia di migliaia di lire, perché?
Perché Caino continua ancora ad ammazzare Abele e Giuda continua a tradire, perché?
Non so se a queste domanda ci sarà mai una risposta o se la risposta siamo noi come uomini. Io non lo so, ma lassù fra le nuvole ne parlate mai?
Avrei da dirti ancora tante cose ma arriva gente e devo tacere: va di sicuro a finire che mi prendono per pazzo. Qui uno non ci mette niente a dire 'quello parla da solo, quello è matto. Però puoi stare tranquillo l'ho capito.
Sì certo è chiaro!
Cambierà se cambierò è questa la cura, la ricetta.
Poi non so.
Cambierà se cambierò!
Ciao Papà, ciao...ciao.

Ieri

Parlare del "passato" come di qualcosa oramai andato mi sembra sbagliato, poiché esistono persone che vivono di passato o che cercano di dimenticarlo e se lo ritro-vano davanti, e persone che attingono dal passato i giusti sentimenti per vivere ina-spettate situazioni, e persone che purtroppo il passato lo hanno subito e ne portano dentro l'indelebile segno.
Ieri non è soltanto il giorno andato, quello con una cifra in meno a quello di oggi. Ieri è qualcosa che almeno in parte resta nella memoria e ti arricchisce con sensa-zioni che porterai sempre con te durante il viaggio.
Ieri è una stanza abbandonata in una grande casa, dove col passare dei minuti, delle ore, dei giorni e degli anni hai accumulato tutte quelle cose che al momento non ti servivano, ma all'occasione sai che sono lì..........
Una situazione vissuta con una certa intensità, un incontro importante, uno sguardo che ti è rimasto impresso; il professore che ti ha fatto l'esame di maturità, la prima masturbazione, la prima volta che hai fatto l'amore, lo sguardo severo di tuo padre; qualche schiaffo, quando hai pagato per fare l'amore; le persone attorno a te ad un funerale o su di un treno che ti portava lontano o al mare o in città, qualche addio......dei tanti momenti vissuti, il tempo col suo scorrere ne potrà smussare i contorni, delle persone digradarne i volti, ma delle sensazioni provate in quei mo-menti ti rimarrà dentro qualcosa in più di un ricordo senza nessun peso e nessuna importanza.
Qualcuno disse " Nessuno è senza passato", forse per dire che il passato con il presente è l'unico binomio certo del nostro vivere. Il futuro non è arrivato ancora, e credo che nessuno abbia la facoltà o la fortuna di firmare un improbabile e virtuale documento per esserci quando esso arriverà.
Per esprimermi meglio devo ritornare all'esempio di poco fa, quando paragonavo ieri ad una stanza abbandonata di una grande casa: per riuscire a vivere in quella casa con la necessaria armonia, bisogna farlo tenendo conto della stanza abban-donata, ma non commettere mai l'errore di vivere in funzione di essa, basterebbe un solo istante.
Comunque sia il tempo resta un egoista, pensa solo a se stesso ed alla sua folle corsa ignorando le inevitabili senescenze da lui provocate, anche se, per contrasto al suo scorrere, in certi momenti ti volti indietro e ti accorgi che tanti "ieri" sono ancora là!
Gli attimi che stiamo vivendo saranno i futuri ieri e dovrebbero essere vissuti e respirati tenendo presente questo piccolo particolare. In ultima analisi, bisogne-rebbe riuscire a vivere bene il presente pur pensando in qualche modo al futuro. Come dicevano gli antichi bisognerebbe ' friggere il pesce e riuscire a tener d'occhio il gatto'. Potrebbe essere in queste semplici parole la chiave ma intanto................ .........tic...tac...tic...tac....tic...ta.c.....

© Giuseppe Bianco, da “Lungo le strade del tempo”


Il libro

[...] ... l’immagine di copertina, come il contenuto del libro, riflette la personalità dello scrittore e lancia un primo messaggio al potenziale lettore: un uomo, di colore, in piedi e di spalle, con in primo piano le mani poste dietro la schiena, un uomo dagli abiti dimessi, in attesa. Cosa aspetta? Verso cosa guarda?
Le risposte le ho trovate nel libro, formulate spesso in modo palese, altre volte le ho cercate tra le righe, qualche volta le ho immaginate, proprio come lo scrittore voleva che facessi perché è giusto che ognuno legga con i suoi occhi, intenda a seconda del suo modo di discernere e concluda nel modo più appagante possibile.
È una raccolta di racconti che in nove momenti diversi ci introduce a storie di vita reale e ci permette di apprezzare l’arte narrativa dello scrittore che, come giusta-mente viene sostenuto nella prefazione, tratta problematiche attuali senza preten-dere di dare una soluzione.
Ci troviamo catapultati fin dall’inizio tra le parole che Giuseppe Bianco definisce “fotografie di sentimenti” perché come istantanee racchiudono le “espressioni facciali dell’anima”. [...]
Ed è piacevole andare in giro con il nostro Autore, tra le tematiche che si incrociano e le stupende immagini che si susseguono cariche di reconditi significati, sotto i flash retrospettivi che scandiscono in modo incisivo il percorso della narrazione intercalato da un presente che lampeggia e si spegne… appena un momento…
Ed il pensiero torna all’immagine dell’uomo in copertina: cosa aspetta? cosa guarda? Io credo di averlo capito. Vi aspetto per un confronto, quando anche voi avrete letto “Lungo la strada del tempo” …senza esservi persi! (Anna Bruno)


Note biografiche di Giuseppe Bianco

Scrittore, poeta e promotore culturale, Giuseppe Bianco consegue nel 2000 una Segnalazione speciale al premio Letterario Nazionale A.D.I. (Associazione Doganale Italiana). Nello stesso anno vince il premio Letterario “Città di Crispano”, con il racconto “A spasso fra le nuvole” e organizza il premio Letterario Nazionale “Tra le parole e l’infinito”, del quale è ideatore, e ne cura la presentazione e la pubblicazione dell’antologia omonima. Curerà questo premio e ne pubblicherà l’antologia delle opere vincitrici anche negli anni 2001 e 2002.
Nel 2001 vince la 13a edizione del premio Letterario nazionale “Silarus”, con il racconto “Il profumo della primavera”. Pubblica il racconto “Un vecchio blues” inserito nel volume “Il baule delle storie perdute” (edizioni Araba Fenice) e la raccolta di racconti “Lungo la strada del tempo” (edizioni Spartaco). Fa parte del comitato d’onore del premio internazionale “Ruggero II il Normanno”. Scrive la pagina culturale del mensile “Free-Press” e collabora con la rivista d’informazione culturale "Voci”.
Nel 2002 fa parte della giuria del premio Letterario nazionale organizzato dall’associazione culturale “Il Buco” di S. Nicola la Strada (CE) ed è riconfermato nel comitato d’onore del premio Nazionale “Ruggero II il Normanno”.
Nel 2003, con il racconto “ Il fratello di Giovanna”, scritto con e da un'idea di Donatella Garitta, vince il “Narrativa Art Festival” edizione 2002, organizzato dal circolo degli universitari di Afragola. Al premio Nazionale di Poesia “Città di Crispano” risulta quarto classificato con “Ma quale pace”. Organizza il "Premio città di Caivano” (evoluzione di "Tra le parole e l'infito"). Pubblica on-line “Le parole per te - Il sito da scrivere e da leggere”. Cura la pubblicazione di "Un mondo di Parole", antologia delle opere vincitrici del premio Letterairo Nazionale “Città di Caivano”.
Nel 2004 risulta secondo classificato al Premio Letterario Nazionale di Roma “Parole per amare” con il racconto epistolare “Stanamore”; secondo classificato alla 15° edizione del Premio Letterario Nazionale “Santuario Madonna di Montalto” di Messina; terzo classificato al Premio Letterario Nazionale “I nuovi orizzonti dell'arte”, organizzato dal CLC “Eugenio Montale” di Casal di Principe (CE), con la poesia “Piccolo fiore nero”; menzione al merito per il libro “Lungo la strada del tempo”, nell'ambito della Biennale Culturale organizzata dall'Accademia di Arti, Scienze e Lettere “Terra del Vesuvio”. Pubblica il racconto “La passeggiata” inserito nel volume “Faximile - 49 Riscritture” (Frilli editrice). Organizza la 5a edizione del “Premio Città di Caivano” e ne cura la pubblicazione dell'antologia. Fa parte della giuria del Premio Letterio Nazionale “L'arcobaleno della vita” di Rovigo.
Nel 2005 pubblica il racconto “Il profumo della primavera” inserito nel libro “Il lavoro nobilita?” a cura dell'associazione A3 di Genova e il racconto “Ancora viva” inserito nel libro “Vedi napoli e poi scrivi” (Kairos Edizioni).. Ottiene la Segnala-zione speciale al Concorso Internazionale “V. Rispoli” e il Premio della Giuria al Premio Letterario Nazionale “Vivere Baiano”. Organizza la 6a edizione del “Premio Città di Caivano”. Fa parte della giuria del Premio Internazionale “L'arcobaleno della vita” di Lendinara (Rovigo).
Nel 2006 pubblica sulla rivista Prospektiva il racconto “L'amore è una storia troppo grande” selezionato dalla casa editrice Prospettiva; il racconto “Una notte con Fernanda” nel volume “Oxè racconti erotici italiani” (Zona editrice); il racconto “Senza Parlare” nel volume “Angeli” (Keltia Editrice). Cura con Monica Schiaffini ed in collaborazione con Homoscrivens.it la raccolta di poesie “Le parole per te” (Giulio Perrone Editore). Ottiene la Menzione Speciale al concorso Nazionale di Narrativa “Totus Tuus” organizzato da “Il Gazzettino del Tirreno”; risulta 4° clas-sificato al concorso Letterario Nazionale di Poesia e Narrativa A.V.I.S Capannoli (Pisa). È in giuria nel concorso letterario nazionale “Napoli Cultural Classic” orga-nizzato dall'omonima associazione e al Premio Letterario Internazionale “L'arcoba-leno della vita”. Organizza la 7a edizione del Concorso Letterario “Premio Città di Caivano - Le parole per te”.
Nel 2007 è in giuria al Concorso Letterario per ragazzi “Il dolce in racconto”. Pubblica la raccolta di racconti "Chiedilo all'amore" (Albus edizioni).

 

Recensione di Anna Bruno a "Lungo le strade del tempo"
da "Chiedilo all'amore"

FRANCO SANTAMARIA: LETTERATURA E ARTE
Quando LETTERATURA e ARTE esprimono, metaforicamente, la dura condizione dell'uomo.