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Giovanni Riccio
COME ALLE CINQUE E MEZZA DEL MATTINO
Presentazione di Luigi Merola
Chirico editore, ISBN 978-88-89872-22-2, p.128, € 9,00
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Introduzione
MH
27 maggio 2005. Oggi compio 46 anni: pochi? molti? Certo non è un
compleanno qualsiasi, e non per la cifra.
Sulla carta intestata della Divisione Ematologia del Cardarelli di
Napoli, dopo il mio nome e cognome mi sono ora abituato a leggere
due lettere maiuscole che, fino a qualche mese fa, avrei immaginato
in un giallo o in un indovinello: MH.
MH sta per morbo di Hodgkin che, per l’esigua stramaggioranza
di persone che non lo sapesse –senza che ciò costituisca reato né
peccato!– non è altro che un linfoma, un tumore del sangue che
attacca, in modo più o meno grave, il sistema linfatico: in ogni
caso un male oggi non fatale, con alte probabilità di guarigione
completa.
Non sono un tipo fissato con le malattie, uno di quelli che a
ogni sintomo pensa …che potrebbe mai essere?, e i sintomi
sono stati davvero scarsi: febbricola e astenia serali, raro prurito
notturno, riconsiderati solo dopo la diagnosi…
Cap. 1: Gli si puo’ parlare
(marzo)
Meno male (venerdì
18 e sabato 19)
Noto, o meglio non posso non notare, toccandola
più che vedendola, una pallina che mi sporge dal lato sinistro del
collo. Stavolta, la domanda incalza: E che roba è questa?
Meno male che dopodomani ho appuntamento in ospedale per verificare
l’estinzione di un focolaio di polmonite da cui sono reduce
(evidentemente non è un bel periodo!): così i medici controlleranno
la protuberanza e ci leviamo pure questo pensiero.
La festa del papà mi distrae, con quattro figli…
Senti pure tu (domenica 20 e lunedì 21)
Viene mia sorella maggiore che, costretta pure lei a toccare
per mia curiosità, giustamente mi rassicura:
- “Fatti controllare, che puo’ essere di grave?”.
La mattina dopo è san Benedetto… inizio della primavera, Domenica
prossima sarà Pasqua.
Passo dall’analista per un altro prelievo, allo studio per l’rx del
torace, poi arrivo in ospedale.
Il medico, nel tastarmi il collo, abbassa improvvisamente la voce
mentre dice al collega:
- “Vieni un po’ qui, senti pure tu”.
Di nuovo esplode dentro la domanda: Di che si tratta? Mi
rimandano al giorno dopo per un’ecografia.
‘Nu poco ‘e pacienza, dicette zi’ Vicienzo… *
* Un po’ di pazienza, disse zio Vincenzo… (detto napoletano)
Come uno specchio (martedì 22)
Senza sapere come me niente di preciso, mia moglie Giuliana ha come
un presentimento e, ottenendo un permesso a scuola, mi accompagna.
Durante l’ecografia, di nuovo i medici abbassano la voce nel
consultarsi.
Io vedo solo Giuliana che come uno specchio riflette i medici
stessi: non riesce a nascondere preoccupazione.
Più che il referto, sinteticamente: linfoadenopatia, mi colpisce
l’insistenza con cui mi sollecitano una visita ematologica urgente.
Ematologia? E che ci azzecca l’esperto del sangue? Risposta:
per scrupolo, per escludere ogni problema al riguardo. Il calcolo
delle probabilità si orienta allo stato attuale verso un virus che
analisi specifiche potranno identificare. Mah…
In serata riusciamo a partecipare, finché la solita astenia me lo
permette, all’incontro degli adulti CVX (Comunità di Vita Cristiana)*.
A casa la Nonna, come affettuosamente chiamo la mamma di Giuliana,
sempre parca di lamentele, accusa un mal di testa violentissimo;
intorno a mezzanotte Giuliana la accompagna in ospedale col 118,
dove le sarà poi diagnosticato un ictus.
Incredibile! Che periodo!
Addò steve scritto? **
Mah!…
* presente in 60 Paesi, la Comunità di Vita Cristiana (Cvx) riunisce
adulti e giovani di ogni condizione. Seguendo più da vicino Gesù
Cristo, ogni membro Cvx cerca di armonizzare la fede con la vita
quotidiana, e di rendersi disponibile a ciò che è più urgente e
universale (www.cvx.it).
** Dove era scritto, deciso?
Una persona speciale (mercoledì 23)
Avvio i miei figli più piccoli, gemelli di 10 anni, al pulmino alle
8 meno un quarto, e mi assicuro che pure i grandi, di 16 e 17
anni, si dirigano a scuola.
Con qualche ora di, diciamo così, sonno e… ‘na capa tanta *,
alle 10 e mezza faccio il necessario maxi-prelievo del sangue.
Nel pomeriggio riesco a contattare a telefono l’ematologo. Per me è
una persona speciale, anche se non ci vediamo da tempo: da ragazzo è
stato il fratello maggiore (che non ho) che abitava al piano di
sotto, e io per lui il fratello (che non ha).
- “Ok, Giovà, vieni da me domani mattina al Cardarelli”.
Domani mattina: perché tanta pressa **?
* una testa piena
** fretta
Dal fondo del corridoio (giovedì 24)
Prima visita ematologica e, ovviamente, nuovo prelievo: quanti ne ho
fatti? e quanti altri ne dovrò fare?
Lo specialista pensa a una malattia virale che presenta sintomi
simili, e ci invita ad aspettare l’esito di non so quale test
ematico che mi fa effettuare.
Alle 14 circa ci fa cenno di seguirlo nella stanza.
Vedendolo venire dal fondo del corridoio:
- “Che brutta faccia che tiene…”, dico a Giuliana.
- “Sai che pensieri ha per la testa col lavoro che fa?”.
- “Hai ragione, mica esisto solo io!”.
Mi prenota sobriamente una visita chirurgico-endocrinologica per il
giorno dopo.
Domani? Un’altra volta domani? Perché tanta pressa? E
il chirurgo, che c’entra? ©
Giovanni Riccio, da "Come alle cinque e mezza del mattino"
Il libro
Presentazione di Luigi Merola
Questo libro affronta, vissuto in prima persona, il tema-tabù della
sofferenza.
Giovanni non esorcizza il male né lo domina, semplicemente e
docilmente lo esplora, vi entra con arguzia e sagacia e ne cava
considerazioni che lo fanno vivere quale esso è, un aspetto
inevitabile della vita. Giuliana, la sua dolce e forte compagna,
nella sua prima frase che apre il libro, ne rappresenta come
l’architrave: “Qualsiasi cosa si tratti affrontiamola da credenti“.
Una fede radicata e non di facciata ma al contempo né bigotta né
fanatica: il lettore non credente o che è in ricerca non si sente a
disagio.
Il libro ha un ritmo forte e impetuoso. Per mia natura quando leggo
preferisco centellinare la lettura, farla scendere giù piano piano,
per masticarla lentamente e farla divenire parte di me…: qui no, qui
non si riesce a farlo, il testo va preso di petto guardandolo dritto
negli occhi, senza finzioni. La lettura non si interrompe, corre
necessariamente ai puntini sospensivi della fine, per poi di nuovo
tornare alle frasi, alle citazioni, ai pensieri. È un testo
autentico, scritto con la penna su fogli di carta, non frutto di una
elaborazione del computer.
Senza essere travisato, dico che è un libro popolare, vissuto da una
persona normale che vive la dura quotidianità della malattia con
dolore misto a ironia, con dolcezza e forza, inquietudine e
leggerezza… bellissimi i passaggi in napoletano, opportunamente
tradotti.
Oggi Giovanni è guarito clinicamente dal male ma deve affrontare il
ciclo di radioterapia ed essere sottoposto ad accertamenti nei
prossimi cinque anni per il pericolo di recidive: scrive ancora
viandante della vita… Ora sarà ciascuno a vivere il testo per come
egli stesso sente, immerso nell’inquieto mare dell’amore.
Note biografiche di
Giovanni Riccio
Giovanni Riccio è nato a Napoli nel 1959. È sposato con quattro
figli.
Laureato in Giurisprudenza, già vicedirettore del Ministero delle
Finanze, è stato fino al 31 luglio 2007 capo area della Sepsa, un’importante Società
di trasporti partenopea.
Aderente della Comunità di Vita Cristiana (www.cxvx.it), che ha
rappresentato nel laicato cattolico a livello nazionale, è da sempre
impegnato nella formazione e nel volontariato, in particolare nella
parrocchia di Forcella. Ha vissuto un’esperienza di affidamento
familiare.
“Come alle cinque e mezza del mattino” costituisce il suo debutto
letterario.
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