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Giancarlo Micheli
LA GRAZIA SUFFICIENTE, romanzo
Campanotto, Udine 2010; coll. Zeta Narrativa
ISBN 88-456-1133-9, pagine 128, prezzo € 13
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Estratto dal Prologo
A chi
costruisce il mondo abitabile
Una volta
Zhuang-zi sognò che era una farfalla svolazzante e soddisfatta della
sua sorte e ignara di essere Zhuang-zi. Bruscamente si risvegliò e
si accorse con stupore di essere Zhuang-zi. Non seppe più allora se
era Zhuang-zi che sognava di essere una farfalla, o una farfalla che
sognava di essere Zhuang-zi. Tra lui e la farfalla vi era una
differenza. Questo è ciò che chiamano la metamorfosi degli esseri. (dal
libro Zhuang-zi, IV secolo a.C.)
Lungo la baia, sul
fluttuante specchio lambito dai raggi del sole equinoziale, lungo la
baia e al di sopra della linea di costa, dove le colline gonfiavano
come verdi mongolfiere che si apprestassero ad azzurre ascensioni,
là dove gli elementi celebrano la promiscuità delle loro nozze
primaverili recando in dote al giorno aromi e colori, per l’ansato
tragitto di una strada sterrata e solitaria se ne veniva Taisho(1).
Avanzava a passo svelto sopra al pietrisco del ciglio, sollevava con
il taccheggiare dei sandali di legno effimere nubi di polvere, le
quali andavano in parte a depositarsi sopra al cuoio della valigia
di foggia occidentale che egli reggeva nella mano. Si fermava talora
per stringere il nastro che gli allacciava sui fianchi il komon(2)
di seta nera, raddrizzava la tesa dell’ampio cappello di paglia e
ripartiva con ravvivata lena. Una brezza lievissima spirava dal
mare, si dissipava nel frondoso labirinto dei nespoli e dei susini
che decoravano di frutti variopinti, dall’indaco al giallo al
magenta, il declivio inerpicato sulla striscia bianca della strada.
Egualmente lievi, giacché attenuate da quotidiana consuetudine,
erano le preoccupazioni che vertevano la connaturale serenità del
pensiero di Taisho, cosicché del suo volto giovanile e polito al
pari di una pietra del karesansui(3), solamente un
ritmico, e peraltro impercettibile, incresparsi del labbro superiore
turbava i lineamenti composti e distesi. Gli sovveniva, sincrono a
certi estemporanei indugi dell’andatura, che egli nondimeno badava a
mantenere uniforme e sollecita, gli sovveniva del volto rubizzo del
maestro Aguri(4). A Taisho pareva di scorgere il volto di
lui, dietro il pendulo ramo di un susino o dietro le rade fronde di
un pesco, e rivedeva le guance rotonde, congiunte da un ben noto e
durevole sorriso, tanto ironico quanto benevolo.
“Ciò che sai riconosci di saperlo, ciò che non sai riconosci di non
saperlo. In ciò consiste tutta la sapienza” aveva detto il maestro
Aguri alcuni giorni prima. Taisho aveva riflettuto molto su quella
sentenza. Aveva riflettuto mentre osservava la madre che, con gesti
pacati, alzava ed abbassava i licci del telaio a mano, davanti al
quale ella trascorreva lunghe ore delle sue domestiche giornate.
In quel tempo esistevano ancora, in tutto il Giappone, centinaia di
migliaia di quei telai artigianali, disseminati in migliaia di
villaggi dove le tessitrici intrecciavano la trama e l’ordito dei
fili di seta come le stagioni si intrecciano al tempo; e con rapida
deliberazione della facoltà immaginativa Taisho trasportava
quell’innumere schiera muliebre, biancovestita fino alla fioritura
del mandorlo e, nei tiepidi alisei di aprile, rallegrata in un
cromatico contrappunto di azzurro e lavanda, e Taisho trasportava
quella schiera nelle quiete acque del pensiero, quiete al pari della
baia di Nagasaki, affiorante dalla bruma mattutina che carezzava le
pendici della montagna di Inasayama.
Consuetamente, sul fare del giorno, Taisho aveva intrapreso il
cammino che dal villaggio di Mogi, lungo tre leghe di percorso
rupestre, menava alla città di Nagasaki. Il maestro Aguri non
tollerava ritardi. Si affrettò dunque Taisho, accelerando oltremodo
il passo, tantoché non pochi tra gli artigiani di Tera-machi(5),
nei sobborghi della città, arrestarono la ruota del tornio su cui
modellavano l’argilla, o trattennero il bulino sopra ceppi di peri o
ciliegi, per osservarlo con alacre condiscendenza mentre arrancava
lungo l’infilata delle casupole dai bassi tetti di travi. Il maestro
Aguri applicava con severità il rigoroso protocollo del Monbushou(6),
e non tollerava ritardi.
Quando Taisho transitò nei pressi della scalinata del tempio di
Kofukuji(7)il cielo si era incupito in larghe chiazze
turchesi, ai cui bordi avanzavano sfrangiati cumuli di nubi grigie.
Dalla baia aveva preso a soffiare un vento rafficato. Grosse gocce
di pioggia rimbalzarono sui gradini di pietra, davanti al torii del
tempio. Due gabbiani si tuffarono in picchiata e, lungo la strada,
riecheggiò il loro grido stridulo e allarmato. Prese a piovere a
dirotto.
©
Giancarlo Micheli
Note:
(1) Il lemma Taisho è qua usato quale nome proprio
del personaggio protagonista, laddove esso presenta nella lingua
giapponese numerosi significati, in varie composizioni di ideogrammi
dalla medesima traslitterazione romaji: “Grande vittoria”, “sonora
risata”, “origine del mondo”, “simmetria” etc. Tale parola è,
inoltre, invalsa ad identificare l’omonima era della storia del
Giappone, Taisho-jidai, “periodo di grande giustizia”, che
corrisponde agli anni di regno del debole e malato Imperatore
Yoshihito (1912-1926). (2) Tipo di kimono
che si indossa in occasioni informali.
(3) Giardino di sabbia e pietre, il cui
allestimento e la cui cura appartengono al rituale del buddismo Zen.
(4) In caratteri romaji la parola
aguri designa, tra altri numerosi, i significati dei
sostantivi “intesa”, “contratto”, e pure dell’aggettivo “brutto,
vile”, sia in senso fisico che morale.
(5) Quartiere della città di Nagasaki.
(6) Ministero imperiale dell’educazione, istituito
al principio dell’epoca Meiji (1868-1912) per dotare i sudditi di
un’educazione di impronta contemporanea e occidentale.
(7) Tempio del buddismo zen nella città di
Nagasaki.
(8) Porta d’accesso ad un tempio, sia shintoista che
buddista.
Descrizione
Un viaggio narrativo
per risalire al tempo dei primi contatti tra le culture occidentale
e orientale, alla ricerca di una vita umana e sensibile, equanime e
felice nei limiti della necessità. Una fuga dall’Europa del
cinquecento, devastata dai conflitti religiosi, e dal potere
monocratico del medioevo giapponese. Una navigazione lungo le
contraddizioni della storia, orientata, sotto le costellazioni delle
differenze, verso il congiungimento dell’azione alla memoria, del
desiderio alla realtà.
Nota critica di
Stefano Busellato
«Di tutte le cose che soddisfano i suoi bisogni l’uomo attribuisce
il maggior valore a quelle che meno gli sono indispensabili». È uno
dei tanti aforismi che punteggiano il testo di Micheli. È un
aforisma dal sapore orientale, quasi una massima confuciana, ma è
anche una sentenza occidentale, che contiene una critica implicita
al capitalismo che in occidente ha avuto i propri albori. Vorrei
proporre come chiave di lettura del romanzo di Micheli la
sovrapposizione, il rovesciamento tra oriente e occidente che si
ritrova lungo tutto il testo, a cominciare dal titolo: La grazia
sufficiente. Un titolo pertinente alla piena teologia cattolica e
quindi occidentale. La grazia sufficiente è la grazia che avremmo
perso dopo la caduta del peccato originale; grazia efficiente è
invece il dono che Dio ci offre di ristabilirci nella grazia
originaria attraverso la morte e la resurrezione del Cristo. Quello
di grazia sufficiente, del resto, è anche concetto fondamentale
della teologia protestante, in particolare della dottrina della
predestinazione, nella quale Weber, come è accennato in un passo del
libro, vede nell’etica protestante il punto germinale del
capitalismo. Dunque un titolo che fa esplicito riferimento alla
teologia cristiana, occidentale, per un romanzo però ambientato in
Giappone. Due personaggi: un giapponese Taisho, che studia per
conformarsi al modello occidentale, e un olandese, Baruch, che vivrà
in Giappone ed assumerà gli usi e i costumi del luogo. La scena
principale del romanzo è posta a Nagasaki, città che, a distanza di
pochi anni da quelli in cui si svolgono le vicende narrate,
rappresentò il punto di impatto più devastante nell’incontro tra
Occidente e Oriente. Il libro offre un ricchissimo campionario di
tali luoghi d’incontro e rovesciamento, uno dei quale è proprio la
ricchezza. Una ricchezza intesa in senso occidentale, sotto la
categoria della quantità, ma non disgiunta da una correlativa
accezione orientale, quale ricchezza interiore e dissipazione di
essa. La ricchezza è anche la cifra più evidente della concrezione
stilistica dell’opera. Quello del Micheli è uno stile ricercato,
minuzioso, alto... (continua)
Biobibliografia di
Giancarlo Micheli
Giancarlo Micheli è nato a Viareggio il 3 febbraio
1967. Si dedica alla scrittura, in versi e in prosa, da circa
vent’anni. Ha pubblicato il suo primo racconto (Fucking fist,
2004) nella collana Jazz Mediterranea per l’editore
Baroni di Viareggio. Per lo stesso editore alcune sue poesie sono
presenti nella silloge di poeti versiliesi L’ora d’aria dei cani
(2003), nella quale si raccoglie parzialmente il frutto del lavoro
del gruppo omonimo (letture pubbliche di testi poetici, con
accompagnamento musicale e videoproiezioni). Ha collaborato alla
realizzazione della mostra-evento La vita agra - l’arte del
resistere dal 1943 al 2003 (Viareggio 2003, Massa 2004). Dal
2003 partecipa alle iniziative dell’associazione culturale BAU, che
promuove la produzione e la distribuzione dell’omonimo contenitore
di arte e cultura contemporanea. Nell’autunno del 2004 è stata edita
la sua prima raccolta di versi (Canto senza preghiera, Baroni
editore). Ha partecipato a varie edizioni della rassegna nazionale
di poesia Altramarea, ideata e diretta dal poeta e filologo
Angelo Tonelli. Alcuni suoi versi figurano nell’antologia della
rassegna, pubblicata dall’editore Campanotto, e sulle riviste
Poesia di Crocetti, Isla negra, The waters of Hermes,
Pagine, NLE. Altri suoi testi sono comparsi sulle
riviste Zeta, La Mosca di Milano, Alleo. Nel
febbraio del 2007 è stato pubblicato il suo primo romanzo, Elegia
provinciale, per i tipi della collana Mediterranea di
Mauro Baroni editore. Sempre nello stesso anno ha curato, per
l’Associazione BAU, la pubblicazione del libro Percy B. Shelley –
il cuore e l’ombra viva (Pezzini editore, 2007), raccolta
collettanea di testi e riflessioni sulla poetica del grande
romantico inglese. Nel marzo 2008 è stata pubblicata la sua seconda
raccolta di versi, Nell’ombra della terra (Gabrieli editore).
Nel settembre 2008 è stato pubblicato il suo secondo romanzo,
Indie occidentali (Campanotto editore), cui è stato conferito il
Premio Internazionale di Poesia e Letteratura “Nuove Lettere” (XXII
edizione, 2008); nel febbraio del 2010, il nuovo romanzo La
grazia sufficiente (Campanotto).
Ha compiuto vari lavori di traduzione di testi letterari, tra i
quali una versione (ad oggi inedita) della raccolta Le grand jeu
(Gallimard, 1928) del poeta francese Benjamin Péret.
Ha pure realizzato alcuni video operando ibridazioni dei formati e
delle fonti luminose in direzione di una ricerca di realismo lirico
(La realtà è quello che è?, 1996; L’amour fou, 1997;
La terra desolata, 1997; Rendering, 1998; Res
accendent lumina rebus, 2001; Impressioni n.16
(all’interno del Laboratorio Cinema del Comune di Viareggio, 2002);
La colpa della troia è che i porci la pagano, 2002; Il
sangue sulle spighe, 2003; Memoria e resistenza, 2004).
Coltiva passioni non inessenziali nel teatro e nel cinema. Nel 2004
ha lavorato, assieme a Paola Lazzari e a Pierfrancesco Biasetti,
alla messa in scena dell’atto unico Parti di guerra (testi di
Giancarlo Micheli, musiche di Antonio Agostini) e del monologo La
confessione (interprete Paola Lazzari, testi di Sandro Luporini
e Giancarlo Micheli).
Per ulteriori informazioni:
www.literary.it/autori/dati/micheli_giancarlo/giancarlo_micheli.html
http://novarubedo.blogspot.com/
http://www.youtube.com/novarubedo
Giancarlo Micheli
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