Franco Santamaria,poesia,narrativa,pittura,culturapoesia narrativa pittura arte
   

 

Giancarlo Micheli

FRANCO SANTAMARIA

Opere
Hanno detto di
Franco Santamaria
Biografia
Biographie 
SALA DEGLI OSPITI
Poesia
Narrativa
Arte
Critica-Sagg.
Citazioni

Eventi Culturali Naz.
Concorsi Letter./Art.
Link Culturali

SALA DEGLI OSPITI

 

NARRATIVA / GIANCARLO MICHELI


La grazia sufficiente

Giancarlo Micheli, La grazia sufficiente

Giancarlo Micheli
LA GRAZIA SUFFICIENTE, romanzo
Campanotto, Udine 2010; coll. Zeta Narrativa
ISBN 88-456-1133-9, pagine 128, prezzo € 13



Per ordinare il libro:
Campanotto editore
via Marano 46 - 33037 Pasian di Prato (UD)
tel. 0432 699390 – 0432 690155
fax 0432 644728 – 0432 644342
edizioni@campanottoeditore.it
www.campanottoeditore.it

 

Estratto dal Prologo

A chi costruisce il mondo abitabile

Una volta Zhuang-zi sognò che era una farfalla svolazzante e soddisfatta della sua sorte e ignara di essere Zhuang-zi. Bruscamente si risvegliò e si accorse con stupore di essere Zhuang-zi. Non seppe più allora se era Zhuang-zi che sognava di essere una farfalla, o una farfalla che sognava di essere Zhuang-zi. Tra lui e la farfalla vi era una differenza. Questo è ciò che chiamano la metamorfosi degli esseri. (dal libro Zhuang-zi, IV secolo a.C.)

 
Lungo la baia, sul fluttuante specchio lambito dai raggi del sole equinoziale, lungo la baia e al di sopra della linea di costa, dove le colline gonfiavano come verdi mongolfiere che si apprestassero ad azzurre ascensioni, là dove gli elementi celebrano la promiscuità delle loro nozze primaverili recando in dote al giorno aromi e colori, per l’ansato tragitto di una strada sterrata e solitaria se ne veniva Taisho(1). Avanzava a passo svelto sopra al pietrisco del ciglio, sollevava con il taccheggiare dei sandali di legno effimere nubi di polvere, le quali andavano in parte a depositarsi sopra al cuoio della valigia di foggia occidentale che egli reggeva nella mano. Si fermava talora per stringere il nastro che gli allacciava sui fianchi il komon(2) di seta nera, raddrizzava la tesa dell’ampio cappello di paglia e ripartiva con ravvivata lena. Una brezza lievissima spirava dal mare, si dissipava nel frondoso labirinto dei nespoli e dei susini che decoravano di frutti variopinti, dall’indaco al giallo al magenta, il declivio inerpicato sulla striscia bianca della strada.
Egualmente lievi, giacché attenuate da quotidiana consuetudine, erano le preoccupazioni che vertevano la connaturale serenità del pensiero di Taisho, cosicché del suo volto giovanile e polito al pari di una pietra del karesansui(3), solamente un ritmico, e peraltro impercettibile, incresparsi del labbro superiore turbava i lineamenti composti e distesi. Gli sovveniva, sincrono a certi estemporanei indugi dell’andatura, che egli nondimeno badava a mantenere uniforme e sollecita, gli sovveniva del volto rubizzo del maestro Aguri(4). A Taisho pareva di scorgere il volto di lui, dietro il pendulo ramo di un susino o dietro le rade fronde di un pesco, e rivedeva le guance rotonde, congiunte da un ben noto e durevole sorriso, tanto ironico quanto benevolo.
“Ciò che sai riconosci di saperlo, ciò che non sai riconosci di non saperlo. In ciò consiste tutta la sapienza” aveva detto il maestro Aguri alcuni giorni prima. Taisho aveva riflettuto molto su quella sentenza. Aveva riflettuto mentre osservava la madre che, con gesti pacati, alzava ed abbassava i licci del telaio a mano, davanti al quale ella trascorreva lunghe ore delle sue domestiche giornate.
In quel tempo esistevano ancora, in tutto il Giappone, centinaia di migliaia di quei telai artigianali, disseminati in migliaia di villaggi dove le tessitrici intrecciavano la trama e l’ordito dei fili di seta come le stagioni si intrecciano al tempo; e con rapida deliberazione della facoltà immaginativa Taisho trasportava quell’innumere schiera muliebre, biancovestita fino alla fioritura del mandorlo e, nei tiepidi alisei di aprile, rallegrata in un cromatico contrappunto di azzurro e lavanda, e Taisho trasportava quella schiera nelle quiete acque del pensiero, quiete al pari della baia di Nagasaki, affiorante dalla bruma mattutina che carezzava le pendici della montagna di Inasayama.
Consuetamente, sul fare del giorno, Taisho aveva intrapreso il cammino che dal villaggio di Mogi, lungo tre leghe di percorso rupestre, menava alla città di Nagasaki. Il maestro Aguri non tollerava ritardi. Si affrettò dunque Taisho, accelerando oltremodo il passo, tantoché non pochi tra gli artigiani di Tera-machi(5), nei sobborghi della città, arrestarono la ruota del tornio su cui modellavano l’argilla, o trattennero il bulino sopra ceppi di peri o ciliegi, per osservarlo con alacre condiscendenza mentre arrancava lungo l’infilata delle casupole dai bassi tetti di travi. Il maestro Aguri applicava con severità il rigoroso protocollo del Monbushou(6), e non tollerava ritardi.
Quando Taisho transitò nei pressi della scalinata del tempio di Kofukuji(7)il cielo si era incupito in larghe chiazze turchesi, ai cui bordi avanzavano sfrangiati cumuli di nubi grigie. Dalla baia aveva preso a soffiare un vento rafficato. Grosse gocce di pioggia rimbalzarono sui gradini di pietra, davanti al torii del tempio. Due gabbiani si tuffarono in picchiata e, lungo la strada, riecheggiò il loro grido stridulo e allarmato. Prese a piovere a dirotto.

© Giancarlo Micheli

Note:
(1)
Il lemma Taisho è qua usato quale nome proprio del personaggio protagonista, laddove esso presenta nella lingua giapponese numerosi significati, in varie composizioni di ideogrammi dalla medesima traslitterazione romaji: “Grande vittoria”, “sonora risata”, “origine del mondo”, “simmetria” etc. Tale parola è, inoltre, invalsa ad identificare l’omonima era della storia del Giappone, Taisho-jidai, “periodo di grande giustizia”, che corrisponde agli anni di regno del debole e malato Imperatore Yoshihito (1912-1926).
(2)  Tipo di kimono che si indossa in occasioni informali.
(3) Giardino di sabbia e pietre, il cui allestimento e la cui cura appartengono al rituale del buddismo Zen.
(4) In caratteri romaji la parola aguri designa, tra altri numerosi, i significati dei sostantivi “intesa”, “contratto”, e pure dell’aggettivo “brutto, vile”, sia in senso fisico che morale.
(5) Quartiere della città di Nagasaki.
(6) Ministero imperiale dell’educazione, istituito al principio dell’epoca Meiji (1868-1912) per dotare i sudditi di un’educazione di impronta contemporanea e occidentale.
(7) Tempio del buddismo zen nella città di Nagasaki.
(8) Porta d’accesso ad un tempio, sia shintoista che buddista.

Descrizione
Un viaggio narrativo per risalire al tempo dei primi contatti tra le culture occidentale e orientale, alla ricerca di una vita umana e sensibile, equanime e felice nei limiti della necessità. Una fuga dall’Europa del cinquecento, devastata dai conflitti religiosi, e dal potere monocratico del medioevo giapponese. Una navigazione lungo le contraddizioni della storia, orientata, sotto le costellazioni delle differenze, verso il congiungimento dell’azione alla memoria, del desiderio alla realtà.

Nota critica di Stefano Busellato
«Di tutte le cose che soddisfano i suoi bisogni l’uomo attribuisce il maggior valore a quelle che meno gli sono indispensabili». È uno dei tanti aforismi che punteggiano il testo di Micheli. È un aforisma dal sapore orientale, quasi una massima confuciana, ma è anche una sentenza occidentale, che contiene una critica implicita al capitalismo che in occidente ha avuto i propri albori. Vorrei proporre come chiave di lettura del romanzo di Micheli la sovrapposizione, il rovesciamento tra oriente e occidente che si ritrova lungo tutto il testo, a cominciare dal titolo: La grazia sufficiente. Un titolo pertinente alla piena teologia cattolica e quindi occidentale. La grazia sufficiente è la grazia che avremmo perso dopo la caduta del peccato originale; grazia efficiente è invece il dono che Dio ci offre di ristabilirci nella grazia originaria attraverso la morte e la resurrezione del Cristo. Quello di grazia sufficiente, del resto, è anche concetto fondamentale della teologia protestante, in particolare della dottrina della predestinazione, nella quale Weber, come è accennato in un passo del libro, vede nell’etica protestante il punto germinale del capitalismo. Dunque un titolo che fa esplicito riferimento alla teologia cristiana, occidentale, per un romanzo però ambientato in Giappone. Due personaggi: un giapponese Taisho, che studia per conformarsi al modello occidentale, e un olandese, Baruch, che vivrà in Giappone ed assumerà gli usi e i costumi del luogo. La scena principale del romanzo è posta a Nagasaki, città che, a distanza di pochi anni da quelli in cui si svolgono le vicende narrate, rappresentò il punto di impatto più devastante nell’incontro tra Occidente e Oriente. Il libro offre un ricchissimo campionario di tali luoghi d’incontro e rovesciamento, uno dei quale è proprio la ricchezza. Una ricchezza intesa in senso occidentale, sotto la categoria della quantità, ma non disgiunta da una correlativa accezione orientale, quale ricchezza interiore e dissipazione di essa. La ricchezza è anche la cifra più evidente della concrezione stilistica dell’opera. Quello del Micheli è uno stile ricercato, minuzioso, alto... (continua)

Biobibliografia di Giancarlo Micheli
Giancarlo Micheli è nato a Viareggio il 3 febbraio 1967. Si dedica alla scrittura, in versi e in prosa, da circa vent’anni. Ha pubblicato il suo primo racconto (Fucking fist, 2004) nella collana Jazz Mediterranea per l’editore Baroni di Viareggio. Per lo stesso editore alcune sue poesie sono presenti nella silloge di poeti versiliesi L’ora d’aria dei cani (2003), nella quale si raccoglie parzialmente il frutto del lavoro del gruppo omonimo (letture pubbliche di testi poetici, con accompagnamento musicale e videoproiezioni). Ha collaborato alla realizzazione della mostra-evento La vita agra - l’arte del resistere dal 1943 al 2003 (Viareggio 2003, Massa 2004). Dal 2003 partecipa alle iniziative dell’associazione culturale BAU, che promuove la produzione e la distribuzione dell’omonimo contenitore di arte e cultura contemporanea. Nell’autunno del 2004 è stata edita la sua prima raccolta di versi (Canto senza preghiera, Baroni editore). Ha partecipato a varie edizioni della rassegna nazionale di poesia Altramarea, ideata e diretta dal poeta e filologo Angelo Tonelli. Alcuni suoi versi figurano nell’antologia della rassegna, pubblicata dall’editore Campanotto, e sulle riviste Poesia di Crocetti, Isla negra, The waters of Hermes, Pagine, NLE. Altri suoi testi sono comparsi sulle riviste Zeta, La Mosca di Milano, Alleo. Nel febbraio del 2007 è stato pubblicato il suo primo romanzo, Elegia provinciale, per i tipi della collana Mediterranea di Mauro Baroni editore. Sempre nello stesso anno ha curato, per l’Associazione BAU, la pubblicazione del libro Percy B. Shelley – il cuore e l’ombra viva (Pezzini editore, 2007), raccolta collettanea di testi e riflessioni sulla poetica del grande romantico inglese. Nel marzo 2008 è stata pubblicata la sua seconda raccolta di versi, Nell’ombra della terra (Gabrieli editore). Nel settembre 2008 è stato pubblicato il suo secondo romanzo, Indie occidentali (Campanotto editore), cui è stato conferito il Premio Internazionale di Poesia e Letteratura “Nuove Lettere” (XXII edizione, 2008); nel febbraio del 2010, il nuovo romanzo La grazia sufficiente (Campanotto).
Ha compiuto vari lavori di traduzione di testi letterari, tra i quali una versione (ad oggi inedita) della raccolta Le grand jeu (Gallimard, 1928) del poeta francese Benjamin Péret.
Ha pure realizzato alcuni video operando ibridazioni dei formati e delle fonti luminose in direzione di una ricerca di realismo lirico (La realtà è quello che è?, 1996; L’amour fou, 1997; La terra desolata, 1997; Rendering, 1998; Res accendent lumina rebus, 2001; Impressioni n.16 (all’interno del Laboratorio Cinema del Comune di Viareggio, 2002); La colpa della troia è che i porci la pagano, 2002; Il sangue sulle spighe, 2003; Memoria e resistenza, 2004).
Coltiva passioni non inessenziali nel teatro e nel cinema. Nel 2004 ha lavorato, assieme a Paola Lazzari e a Pierfrancesco Biasetti, alla messa in scena dell’atto unico Parti di guerra (testi di Giancarlo Micheli, musiche di Antonio Agostini) e del monologo La confessione (interprete Paola Lazzari, testi di Sandro Luporini e Giancarlo Micheli).

Per ulteriori informazioni:
www.literary.it/autori/dati/micheli_giancarlo/giancarlo_micheli.html
http://novarubedo.blogspot.com/
http://www.youtube.com/novarubedo


Giancarlo Micheli
via San Francesco, 65 - 55049 Viareggio (LU)
tel. 0584 46188 – cell. 339 4129551
email: waltersavagelandor@virgilio.it


 


 

 

FRANCO SANTAMARIA: LETTERATURA E ARTE
Quando LETTERATURA e ARTE esprimono, metaforicamente, la dura condizione dell'uomo.